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di Eleonora Cirant

Nel 2005, proprio in questo periodo, in molte eravamo impegnate nella campagna di referendum per abrogare alcune parti della legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita. Non convinte che la strada referendaria, voluta dai Radicali fosse la più opportuna, ci demmo tuttavia da fare, intendo noi donne delle associazioni, dei gruppi e dei collettivi che compongono i femminismi italiani. Provavamo, in quei mesi di campagna referendaria, se non a sciogliere almeno ad evidenziare i nodi di una materia complessa.
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di Annamaria Rivera

Per favore, non si chiami sultanato il regime berlusconiano. E non si parli di harem o di suq quando si cerca di definire le pratiche sessuo-mercantili dell’indegno capo del governo italiano. Gli stereotipi orientalisti, lasciamoli a Giovanni Sartori, l’illustre politologo (1). Il quale a tal punto è ossessionato dall’invasione dei saraceni da teorizzare, fin dal 2000 (2), la “radicale non integrabilità” degli “islamici” (si noti il linguaggio, davvero da fine studioso), suggerendo come rimedio l’immigration choisie di migranti di confessioni altre da quella musulmana: alla faccia del conclamato liberalismo.
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di Lea Melandri

I mariti, gli amanti passano, i figli restano; vacilla la stabilità della famiglia, cresce in percentuale il numero delle donne che, secondo i dati della clinica Mangiagalli di Milano, al momento del parto non indicano il padre del bambino. Il cognome che ha rappresentato per secoli il passaggio della filiazione sotto l’egida paterna subentra caso mai in un secondo tempo, legittimato dalla donna, presso gli uffici anagrafe del Comune. E’ questa la “rivoluzione” epocale riportata alla fine di dicembre sui maggiori quotidiani nazionali con la sottile ambiguità che accompagna ancora i processi emancipatori del sesso femminile.
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di Barbara Romagnoli

Cosa hanno in comune Silvia Sanna (giovane scrittrice, già ex maestra cassintegrata), Alessandra Carnicella (lavoratrice ex Eutelia), Rossella Muroni (direttrice generale Legambiente), Claudia Bernardi (dottoranda della rete Laboratori Precari delle università di Roma) e Samuela Meci (lavoratrice Omsa)? Almeno tre cose.
La prima: si sono ritrovate l’una accanto all’altra, qualche sera fa a Roma, per animare un dibattito sull’occupazione dell’ex carcere dell’Asinara da parte di un gruppo di cassintegrati, che ha raggiunto la notorietà anche per aver parodiato il noto reality dell’isola dei famosi.
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di Stefano Ciccone

Come uomini di maschile plurale abbiamo incontrato le donne promotrici delle manifestazioni contro la violenza maschile, quelle impegnate nei centri antiviolenza su un comune impegno: quello di far emergere che la violenza non è questione di ordine pubblico né può essere strumentalizzata per alimentare politiche xenofobe ma chiama in causa tutti gli uomini, chiede un “cambio di civiltà” nelle relazioni tra i sessi.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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