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di Federica Ruggiero
8 novembre 2011

Il costante aumento del fenomeno migratorio sta trasformando la nostra società in un arcipelago multiculturale in cui traspaiono però, sempre più nitidamente, i limiti e le difficoltà ad intraprendere un cammino verso una società realmente pluralista e interculturale. A tal proposito sembra doveroso interrogarci sulla natura del nostro sguardo, che si poggia su chi consideriamo o percepiamo come Altro/a da noi.
Benché la società contemporanea offra molteplici spunti di riflessione su questioni relative all’intercultura e a volte sulle sue difficoltà di realizzazione, il fenomeno delle Mutilazioni/modificazioni genitali femminili (MGF) può essere particolarmente emblematico per analizzare la nostra predisposizione epistemologica in proposito.
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di Anna Simone
25 ottobre 2011

Tra le innumerevoli parole che sono state spese e ancora si spendono sul 15 ottobre ce n’è una fondativa, almeno secondo me. E’ l’incipit di uno scritto pubblicato sul blog di “figlie femmine”. Alcune donne, con estrema lucidità, scrivono: “Il desiderio di esprimerci sull’esperienza del 15 ottobre parte da una serie di sommovimenti interni ai nostri corpi, più che da un’esigenza di far parte della tempesta di “comunicati”. Un comunicato è un participio passato, noi speriamo di metterci in comunicazione”. Desiderio, corpo, comunicazione. Tre parole che dicono di un “fare” politica a partire dalle nostre esperienze reali, dalle nostre vite, dal nostro bisogno di relazione.
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di Bianca Pomeranzi
27 settembre 2011

C’è qualcosa di estremamente soffocante nel clima di crisi e di scandali che si respira in Italia in questi mesi. Qualcosa di estremamente pericoloso non solo per la vita materiale, ma soprattutto per la perdita di senso logico. La continua teoria di intercettazioni illeggibili e di talk show televisivi non fa che acuire l’impotenza che ciascuno di noi prova di fronte a tanta banalità al potere al punto che viene da augurarsi uno sciopero delle parole.
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di Elettra Deiana
21 giugno 2011

Il problema è antico e annoso, irto di ambiguità, contraddizioni, colpevoli rimozioni, come è, da sempre, la storia delle relazioni tra donne e uomini nell’intreccio tra sfera privata e sfera pubblica, tra personale e politico, tra arcaico e moderno. E tra cittadinanza e Stato: sempre zoppicante la prima, quando riguarda le donne, sempre misogino il secondo, quando deve loro rendere giustizia. Lo chiamammo – quel problema – intreccio tra lavoro di riproduzione sociale e lavoro di produzione, il primo intestato alle donne come un “destino naturale”, che aspramente contestammo; l’altro espressione pratica e soprattutto simbolica degli uomini, via via però abbracciato da molte del nostro sesso, come la grande occasione dell’emancipazione, che le donne percorsero con impeto, per necessità, voglia di libertà, sfida alle tradizioni.
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di Simona Argentieri*
17 maggio 2011


La violenza sessuale sui bambini incute a noi tutti il massimo dello sconcerto e dell’orrore; per contro è un evento frequentissimo, come dimostra la casistica clinica se solo vogliamo dare ascolto ai pazienti. Personalmente, seppure in varie forme e in variabilissima misura, non ho incontrato nessuno che non abbia subito quando era piccolo una qualche insidia o molestia sessuale da parte di adulti – estranei o più spesso familiari. Assai più raro – come è noto – è che ce ne riferiscano coloro che hanno agito la violenza; sia perché rimuovono o negano, sia perché non si rivolgono spontaneamente agli psicoterapeuti.
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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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