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di Barbara Mapelli

Imperscrutabili sono talvolta – almeno per me e, credo per molti altri e altre, credenti e non – le intenzioni dell’attuale Papa. Difficile comprendere quali strategie politiche stiano al fondo di una serie di atti, dichiarazioni pubbliche, che assumono naturalmente e subito una straordinaria risonanza come ogni parola che venga pronunciata da quella sede. Qualche giorno fa l’attacco ai nomi ‘non tradizionali’, e la difesa dunque di scelte quali Giuseppe, Maria, Giovanni per i nuovi nati e nate contro Deborah, Samantha, Kevin….
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di Barbara Mapelli

Non possumus. Si può riassumere con queste parole la posizione espressa dal Papa nel libro-intervista “Luce del mondo”, curato dal giornalista tedesco Peter Seewald, a proposito dell’ennesima negazione del sacerdozio alle donne. Ricordando che la Chiesa Cattolica è ormai l’unica a formulare ancora questa proibizione, a erigere questo steccato, leggiamo le parole pronunciate, almeno quelle che, tra virgolette, riportano i quotidiani.

“La Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale. Non si tratta di non volere, ma di non potere. Il Signore ha dato una forma alla Chiesa (…). Seguirla è un atto di obbedienza, nella situazione odierna forse uno degli atti di obbedienza più gravosi…” (Corriere della Sera, 21 novembre 2010).
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di Barbara Pettine, Fiom Nazionale

Nel corso del 2009 oltre 600.000 metalmeccaniche e metalmeccanici sono state/i coinvolti dalla cassa integrazione e hanno visto diminuire  i loro redditi di circa il 50%: la precarietà del lavoro è diventata condizione di tutte/i, perché le crisi aziendali  (alcune vere, altre costruite ad arte da un padronato cinico e corrotto) minacciano la stabilità e il futuro lavorativo di centinaia di migliaia di operaie/i  e impiegate/i.
Chi aveva un lavoro precario è già stato lasciato a casa (circa 200.000 solo nella nostra categoria, sono le persone con contratto temporaneo a vario titolo, che hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi ad oggi).
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di Bianca Pomeranzi

Si è già molto detto e scritto sul confronto tra Emma Bonino e Renata Polverini  nel Lazio, cioè in una regione importante di un paese che continua a essere invaso da storie di sesso che sembrano il complemento o la sostituzione della più classica “bustarella”.
Non vi è dubbio infatti, che la scelta di due candidate come leader dei maggiori schieramenti, proprio all’indomani dello scandalo Marrazzo, faccia riflettere e meriti l'attenzione anche di quelle femministe che,  come me, pensano alle relazioni asimmetriche tra uomini e donne come uno dei nodi importanti della politica contemporanea, la cui comprensione rende possibile la  trasformazione e il salto di civiltà ormai necessarie e inevitabili nel mondo globalizzato. E' quindi opportuno chiedersi come interpretare queste candidature nel clima di omologazione  vagamente  anni cinquanta che si respira in Italia, dove non mancano i sepolcri imbiancati e i susseguenti scandali.
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di Lea Melandri

Ciò che ha contraddistinto il femminismo degli anni Settanta è stato il prendere coscienza che l’espropriazione più profonda di esistenza delle donne passa attraverso il corpo: dalla sessualità negata e trasformata in sessualità di servizio, all’obbligo procreativo. A essere messa in discussione era perciò la femminilità per come si era definita tradizionalmente: in relazione all’uomo e in funzione dell’uomo.
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