CORRIERE DELLA SERA

Golpe in TurchiaAntonio Ferrari, Corriere della Sera
16 luglio 2016

Che cosa si nasconde dietro a un "golpe" durato appena quattro ore. Il ruolo dei vertici militari, quello del nuovo capo del governo, quello di Gulen. E chi ha da guadagnare da quanto accaduto.

I centri per le donne lasciati senza fondi

Magritte, Violenza sulle donneLuisa Pronzato ed Elena Tebano, La 27esima Ora
2 luglio 2016

Il  23 giugno  ha chiuso Casa Fiorinda, l’unico rifugio  per donne maltrattate di Napoli. Tre giorni prima aveva serrato le porte il Centro antiviolenza Le Onde di Palermo, che adesso riesce a garantire solo l’ascolto telefonico.
Frida Khalo AbortoMargherita De Bac, La 27ora

Storie raccolte sul campo contro numeri. Testimonianze di persone con nome e cognome contro dati e tabelle. Scaturisce anche dalla diversità degli strumenti di valutazione utilizzati l’aspra polemica scoppiata tra la Cgil e il Ministero della Salute sull’applicazione della legge sull’aborto.
Donne maternità e lavoroAntonella De Gregorio, Corriere della Sera
10 maggio 2016

Disparità di genere, molti carichi familiari e poco lavoro tra le principali sfide per le "mamme equilibriste" italiane. Da Save the Children una mappa regionale (Rapporto "Le equilibriste") della maternità.
Keith Haring, AlberoMaria Serena Natale, Corriere della Sera
25 marzo 2016

Lo studioso e filosofo polacco spiega che le prime armi dell'Occidente per sconfiggere Isis sono inclusione sociale e integrazione: "Solo la società nel suo insieme può farlo."

Le persone e la dignità
30 09 2015

E’ l’attivista russa Ludmilla Alekseeva la vincitrice del Premio per i diritti umani dedicato a Vaclav Havel. Lo ha deciso il 28 settembre l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

“Il premio è un riconoscimento di tutti i russi che operano per difendere i diritti umani in circostanze molto difficili”, ha dichiarato Alekseeva, 88 anni, visibilmente commossa.

Ludmilla, dagli anni Sessanta del Novecento, prima in Unione sovietica e poi in Russia, si batte per il rispetto dei diritti umani. Nel 1977 è stata costretta a lasciare il suo paese per gli Stati Uniti ed è tornata in Russia nel 1989 dove ha più volte denunciato l’inasprimento delle norme contro la società civile in Russia, in particolare la legge del 2012 contro le organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti dall’estero. L’attivista ha espresso ottimismo solo “per le prospettive a lungo termine”, non per il futuro prossimo.

“Un giorno, saremo senza dubbio un paese democratico, perché siamo un paese europeo”, ha sottolineato. Alekseeva, che aveva lasciato nel 2012 il Consiglio per i diritti umani del Cremlino, è tornata a farvi parte nei mesi scorsi per difendere le ong da quello che ha definito come l’”oltraggioso” abuso della legge, riconoscendolo come uno degli unici canali di comunicazione con le autorità “in questi tempi difficili”.

Il premio Vaclav Havel, accompagnato da un assegno di 60mila euro, è una iniziativa dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, della Biblioteca Havel e della Fondazione della Carta 77. Sono stati premiati nel 2013 l’attivista bielorusso Ales Byalyatski e l’anno successivo il dissidente azero Anar Mammadli.

Tunisia, un anno di carcere a studente gay

Le persone e la dignità
29 09 2015


Un anno di carcere perché omosessuale. Succede ancora nel 2015 in Tunisia dove uno studente di 22 anni è stato addirittura sottoposto a esami da parte di un medico legale per provare che avesse avuto rapporti sessuali con altri uomini. Lo studente era stato convocato lo scorso 6 settembre a Hammam-Sousse, nel sud della Tunisia, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di un uomo. Lo studente ha negato il proprio coinvolgimento, ma ha ammesso davanti al giudice di aver avuto una relazione con la vittima. L’avvocato ha raccontato che a quel punto il giovane è stato costretto a sottoporsi a un esame anale. In base all’articolo 230 del Codice penale tunisino, la sodomia tra adulti consenzienti è punibile con una condanna fino a tre anni di carcere.

“Voglio riprendere la mia vita, non voglio essere rifiutato dalla società”, ha commentato il ragazzo, secondo quanto riferito dal legale.

La condanna del giovane è stata criticata da organizzazioni locali a difesa dei diritti umani che hanno parlato di uno scandalo per il Paese e hanno chiesto di depenalizzare l’omosessualità in Tunisia. Yamina Thabet, presidente dell’associazione tunisine di sostegno alle minoranze ha parlato di una legge “abusiva”, l’associazione Shams, che si batte contro l’omofobia ha definito il test “scandaloso”. Anche i giovani del partito politico Al Massar hanno pubblicato un comunicato nel quale condannano fermamente il test al quale il giovane è stato sottoposto, definendolo “inumano e inaccettabile”, e chiedono l’annullamento dell’art. 230 del codice penale. La norma infatti da tempo presta il fianco a molteplici critiche per la sua genericità.

Corriere della Sera
25 09 2015

L’uomo è seduto sulla sua sedia a rotelle. Un poliziotto si avvicina e gli urla di deporre la pistola. Si sente un sparo. Il poliziotto e un collega lo raggiungono. Lui si muove, si i tocca i jeans, prova a sollevare il bacino. E viene colpito da una scarica di pallottole. Si accascia, morto. È lo sconvolgente video girato da un passante che ha assistito alla sparatoria di Wilmington, nello stato americano del Delaware. Secondo le sequenze, Jeremy McDole, 28enne disabile nero, è stato freddato dalle forze dell’ordine.

Il filmato amatoriale
Il filmato amatoriale, in cui non si vede alcuna pistola riconducibile a McDole, è attualmente nelle mani degli investigatori che ne stanno esaminando la veridicità. La polizia sostiene che mercoledì 24, il giorno della sparatoria, una calibro 38 è stato trovata al fianco della sedia a rotelle. La famiglia di McDole, paralizzato dalla vita in giù da 10 anni dopo essere stato colpito da uno sparo accidentale di un amico con cui stava fumando marijuana, non è di questo avviso: «È stata un’esecuzione», ha detto lo zio di McDole Eugene Smith all’Ap. Smith ha affermato di essere stato con il nipote fino a un quarto d’ora prima della sparatoria e di non aver visto alcuna pistola.

La madre cerca risposte
La madre del 28enne, Phyllis McDole, ha interrotto la conferenza stampa della polizia per chiedere «risposte» appellandosi al video amatoriale: «C’è un video che dimostra che non ha tirato fuori un’arma». Il capo della polizia di Wilmington Bobby Cummings e il sindaco Dennis Williams hanno assicurato «sarà condotta un’indagine approfondita e trasparente».

Huffington Post
24 09 2015

Violentata a 27 anni durante la Seconda Guerra Mondiale, viene risarcita 71 anni dopo: la storia di Rosa, 98 anni

Rosa aveva 27 anni quando il 22 di maggio 1944 fu stuprata, oggi ne ha 98. A ben 71 anni di distanza da quella terribile notte, la Corte dei Conti la ripaga delle violenze subite e le impartisce un risarcimento per i danni morali. Una magra consolazione a corredo di una delle pagine più buie che la storia italiana ricordi. Perché, come racconta Il Corriere della Sera, Rosa non fu la sola che in quell'occasione subì un tale abuso.

Era il maggio del 1944 e diversi paesi del basso Lazio, che attendevano gli americani liberatori, vissero invece l’incubo dei 7.000 goumiers (organizzati in “goums”, gruppi da una settantina di uomini) che rubarono, ammazzarono, distrussero, violentarono. Uno stupro di massa che segnò e distrusse la vita di 3.000-3.500 donne e minorenni, secondo le stime più attendibili. E molti uomini che tentavano di proteggere le loro mogli e figlie vennero sodomizzati e uccisi.

Un episodio che è stato poi ricordato non solo dai libri di storia. Proprio da questi tragici fatti, Alberto Moravia prese spunto per scrivere La Ciociara dal quale Vittorio De Sica ne trasse un film omonimo che valse l'Oscar a Sophia Loren.

La ragion di Stato (Italia, alleata dei nazisti, uscita perdente dalla guerra e Francia vincente) tenne a lungo coperte le atrocità subite da quei paesi della Ciociaria ai piedi dei monti Aurunci tra il 12 e il 27 maggio del’44. Pochi anni dopo partirono le battaglie legali per ottenere i risarcimenti.

Rosa venne ricoverata in ospedale alcuni mesi dopo la violenza e negli anni subirà poi una serie di interventi chirurgici. Nel 1992 le riconoscono la pensione di guerra di ottava categoria “per l’infermità ‘stato nevrosico’ contratta a seguito della violenza carnale subita in epoca bellica”. Ma gli avvocati della signora Rosa fanno un passo ulteriore: chiedono, sempre nel ‘92, la liquidazione del danno non patrimoniale sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale del 1987.

Corriere della Sera
24 09 2015

Varese « Mio figlio è morto schiacciato da un treno - sospira Stefania, con la voce spezzata -, eppure c’è chi ha festeggiato la tragedia su Facebook. È giusto fare finta di niente?». Dilaniato da un convoglio merci, alla stazione di Arona. Così è morto Edo (Edoardo Baccin), il giovane writer di Somma Lombardo, 19 anni, che la notte del 6 agosto non si accorse del passaggio di un treno tra i binari della stazione piemontese dove era entrato di nascosto con gli amici. Per dipingere, o forse imbrattare: dipende dai punti di vista. Per dare sfogo alla propria arte, anche se clandestinamente e in maniera illegale. Storia controversa, quella dei writer. Artisti o delinquenti? La tragedia avvenuta quella notte aggiunge altra carne al fuoco. Nessuno potrà restituirle il figlio, ma Stefania Pasqualon, 45 anni, ha deciso di non stare più zitta. Vuole lanciare un segnale, far discutere, e in special modo si rivolge agli utenti di internet.

Ieri ha presentato alla questura di Varese una denuncia contro un iscritto a Facebook, un ragazzo che commentò con crudeltà la notizia della scomparsa del figlio. Frasi violente, scritte dal giovane su un profilo personale ma anche aggiunte di proposito in una pagina pubblica di discussione. Parole come queste: «Sììì. Godooo....un bastardo bimbominkia in meno!». E altre. Perché tanta violenza? Non bisogna nascondere la verità. Le «crew» della bomboletta spray clandestina sono tante e sui treni hanno già causato danni per migliaia di euro. Denaro pubblico, di tutti i cittadini. E forse anche per questo motivo che quella mattina, quando i siti di notizie lanciarono la storia, alcuni utenti di Facebook non esitarono a esprimere soddisfazione per la morte di Edoardo. Mamma Stefania ha però deciso di ribellarsi al fatto che qualcuno possa festeggiare la morte di un 19enne, qualunque sia l’azione che abbia commesso. «Mio figlio era solo un ragazzo che dipingeva - osserva la signora Pasqualon - neanche a un animale vengono rivolte offese così gravi. Ho parlato con la polizia - continua - e ho deciso di querelare l’autore del commento più grave, perchè vorrei lanciare un segnale e far riflettere tutti sulla crudeltà che spesso si nasconde dietro alle tastiere di internet. Non si possono giudicare le persone e offendere i morti senza pietà».

La polizia, finora, si è mossa ipotizzando il reato di manifestazioni oltraggiose verso i defunti. La digos di Varese aveva già avviato una propria indagine quando, ad agosto, uno degli amministratori della pagina Facebook in cui comparve il commento incriminato, segnalò in questura l’autore delle offese. Ma in generale i commenti comparsi in rete contro il writer, quel giorno, non furono certo pochi. «Sapeva a che cosa poteva andare incontro...non mi strappo i capelli», scrisse un altro utente. Al quale seguirono ne seguirono altri ancora. «Capisco, ma in un caso si è andati davvero troppo oltre - ribatte Stefania -, non so se voglio incontrare questa persona, ma di sicuro gli lancio un appello. Chieda scusa e faccia una riflessione sul valore della vita umana. E io ritirerò la denuncia».

Secondo la madre di Edoardo Baccin è il pregiudizio il male oscuro che ha guidato i pensieri di chi, usando i social network, ha inveito contro il figlio: «Se non conosci questi ragazzi, li giudichi male, io stessa non volevo che Edo frequentasse i writer. Lui mi raccontava tutto, mi diceva che andava a pitturare. Io mi opponevo, non ero d’accordo. Oggi però li ho conosciuti e ho cambiato idea. Edo ha seguito un ideale e anche se alcune azioni sono illegali - fa notare la donna - non si tratta di delinquenti ma di artisti. Non uccidono, non spacciano. Scrivere sui treni, per loro, significa far viaggiare la propria arte per il mondo. So che può essere discutibile, ma è così. Inoltre non pitturano sempre in maniera illegale, ma spesso hanno partecipato a manifestazioni artistiche alla luce del sole, come quando mio figlio e i suoi amici si diedero da fare per abbellire i sottopassaggi comunali, grazie a uno spazio concesso dal comune di Somma Lombardo».

Resta da sottolineare una cosa: comunque la si pensi, i writer si stanno dimostrando una comunità. Hanno organizzato una giornata di ricordo per Edo. Qualcuno lo ha ritratto su un muro in provincia di Milano come un angelo con la bomboletta spray. «I suoi amici da quel terribile giorno mi stanno continuamente vicino - rivela la donna -, mi vengono a trovare a casa, mi impediscono di restare troppo da sola. Non giudicateli. I treni si possono pulire, alla morte invece non c’è rimedio».

Roberto Rotondo

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