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Il fantasma della peste

Ecco il punto: l'esperienza del terrore può dissolvere i vincoli più sacri fra gli esseri umani. L'aggressione di un nemico invisibile, di una minaccia mortale senza riparo, può davvero trasformare l'essere umano in lupo per il suo simile. E oggi Ebola minaccia di rinnovare questa esperienza
Adriano Prosperi, la Repubblica ...
Il malato immaginario di oggi bussa sempre alla "porta" del dottor Internet e non è mai soddisfatto. Chiede aiuto agli specialisti italiani, poi si sposta verso quelli stranieri quindi vira verso le medicine alternative e, infine, si tuffa nei forum dei malati. ...

La paura che ci salva o ci imprigiona

Il Fatto Quotidiano
10 03 2014

di Marina Valcarenghi

La parola paura è oggi la più ricorrente nel corso di un’analisi, di quasi qualunque analisi e non era così anche solo vent’anni fa. Intendiamoci: la paura è un sentimento complesso e può essere sia l’istintiva difesa di fronte a un pericolo, sia il freno davanti a un ostacolo vero o immaginario. Nel primo caso la paura ci salva, nel secondo ci imprigiona.

Scrivo qui della paura che ci imprigiona e che presume di azzerare un rischio creandone uno peggiore perché appanna la vita. All’ombra di questo potere nessuna felicità sembra possibile, ma solo la provvisoria quiete di un nascondiglio. “Ho paura dell’aereo” “Non prendo mai l’ascensore” “Ho paura degli imprevisti” “Mi terrorizzano i piccioni” “Non guido in autostrada” “Non sopporto la solitudine” “Ho paura di innamorarmi” “Temo di essere disapprovato”: frasi come queste denunciano un sintomo, ma la vera paura sta nascosta da qualche altra parte perché non ce la si fa a prenderla in considerazione.

Il sintomo – in altre parole – devia inconsciamente il sentimento verso obbiettivi affrontabili. Siamo spaventati, alla fine,- dal vivere e dal morire. Ed è molto comprensibile; ma, affrontando la vera paura, si trova poi anche il coraggio di andare avanti e di riconoscere la bellezza della vita. Si tratta di un sentimento particolarmente vivo nei momenti di crisi e di passaggio, nella vita individuale e collettiva, quando diventa necessario andare oltre e si teme – spesso senza rendersene conto – ciò che non si conosce e anche ciò che si conosce ma che non si controlla.

Per esempio nella vita di un essere umano è il passaggio dell’adolescenza a fare paura, ma anche la gravidanza e il puerperio, l’inizio di una nuova attività, un trasferimento, l’arrivo della vecchiaia. Ma poi nella maggioranza dei casi l’istinto si incarica di travolgere le resistenze e di farci andare avanti. Nella vita collettiva sono per esempio le emergenze sociali, le guerre, le trasformazioni radicali del costume, le crisi economiche a fare paura e quindi possiamo capire come mai oggi questo sentimento si aggravi e si diffonda fino a diventare un disagio psichico collettivamente rilevante.

Abitiamo l’impero della paura, spesso senza saperlo, ma soffrendone l’oppressione. La paura dell’avventura e la paura del conflitto mi sembrano due comportamenti particolarmente diffusi in questi anni e in diversi modi mascherati. Ne parleremo nei prossimi giorni.

 

Ma loro, i cinesi, che dicono? Un gruppetto di donne confabula appoggiata ad un'auto dei carabinieri. Gli uomini osservano in silenzio, passano accanto agli italiani e tacciono. Alla domanda "parli italiano?" abbassano lo sguardo e procedono oltre. Nessuno parla, nessuno ha voglia di condividere il dolore per questa immane tragedia. ...
Noi siamo tutti coinvolti, perché non soltanto lo straniero è il nostro prossimo, ma è quello che può capitare a noi stessi, a causa di un destino incerto: ciascuno di noi è uno straniero in potenza. ...

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