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Se l'occupazione è cruciale ma i diritti no

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La Stampa
06 01 2013

L'assenza dei temi etici nell'Agenda Monti penalizza le donne
L’attuale premier e candidato alla guida di una coalizione centrista alle prossime elezioni, Mario Monti, ha ribadito nella diretta Twitter di ieri che lo sviluppo del Paese passa per le donne. “Valorizzare il ruolo delle donne” sarà la prima priorità per un suo futuro governo, “senza questo l’Italia non crescerà” termina nei 140 caratteri.

Un concetto, espresso già molto chiaramente nella conferenza stampa di fine d’anno in cui al primo posto ha messo proprio la necessità di un diverso e migliore ruolo della donna italiana e di uno sguardo maschile differente su di lei. Poi, nell’Agenda pubblicata online ha elencato alcune iniziative, come la detassazione selettiva del lavoro femminile, “robuste” politiche di conciliazione lavoro-famiglia, estensione del congedo di paternità. Ora, aspettiamo che alle parole seguano i fatti, se Monti ne avrà occasione. Intanto, però qualcosa di importante si è verificato e che non fa ben sperare che la condizione femminile possa virare rispetto a quella attuale. Monti ha chiarito che occuparsi di diritti civili o temi etici non è urgente.

No a interventi su coppie di fatto, omosessuali, fecondazione assistita per esempio, e immaginiamo anche il rispetto della legge che autorizza l’aborto (194), la diffusione dell’aborto farmacologico (meno invasivo e rischioso per la salute femminile), implementazione dei consultori familiari e quindi, l'attenzione alla salute produttiva (la prevenzione di gravidanze indesiderate per fare un esempio concreto). Tutti temi scontatamente e spiccatamente femminili e da cui dipende il benessere fisico e psicologico delle donne: migliorare la loro condizione economica e l'occupazione vuol dire allargare le possibilità di scelta in molti altri ambiti. Anche il riconoscimento delle coppie di fatto migliorerebbe la vita delle donne conviventi con figli, se come ha denunciato Linda Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, sono loro le più esposte alla povertà in caso di separazione.

Chissà poi, se è considerato un tema, più o meno etico, l’adozione di una strategia nazionale efficace per il contrasto della violenza di genere (circa il 30% delle italiane ha dichiarato di esserne vittima, Istat 2007), contro il femminicidio, allarme nazionale. Però sentirsi sicure e vivere libere dalla violenza è la prima condizione per crescere come persone e sviluppare le proprie capacità, trovare un lavoro, ma magari anche aspirare a “una piena partecipazione della donna al processo delle decisioni”, come scritto nell’ Agenda Monti. Ci sarebbe anche il tema più “raffinato” della medicina di genere (ben spiegato dal recente articolo sulla rivista Ingenere da Letizia Gabaglio), che comprende un sistema sanitario in grado di venire incontro alle esigenze femminili, per esempio abbassando gli altissimi tassi (ben oltre il livello considerato di sicurezza dall’Organizzazione mondiale della sanità) dei parti cesarei.

Il lavoro pare essere il punto di partenza di un'Agenda Monti al femminile. Ma il lavoro è soprattutto il punto di arrivo di un percorso di liberazione, consapevolezza e crescita che segue delle tappe difficili da saltare.
Twitter @laurapreite

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