Grillo a Casapound: «Sembrate grillini!»

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Popoff.globalist.it
11 01 2013

Il video è piuttosto eloquente, facilmente rintracciabile in rete (la nostra è una sintesi rapida) e si commenta da solo. Ne facciamo un riassunto sbrigativo.

Mentre i delegati di tutte le liste fanno la fila al Viminale per depositare il simbolo, quelli di Casapound scorgono il proprietario del marchio del movimento 5 stelle, l'ex comico Beppe Grillo. La telecamerina lo inquadra, una voce fuoricampo domanda: «Grillo, quelli di Casapound vogliono sapere se sei antifascista».

«Questo è un problema che non mi compete, questo movimento è ecumenico: io se un ragazzo di Casapound volesse entrare nel movimento 5 stelle e ha i requisiti non ci sono problemi oggettivi... più o meno avete delle idee che sono condivisibili... questa è democrazia». Segue un teatrino in cui i due amiconi sembrano trovarsi d'accordo sull'antiliberismo di Casapound (foraggiata e protetta da giunte e governi di destra) che contesta le delocalizzazioni e si vanta di avere occupato case per restituirle «agli italiani», di operare nella protezione civile. Grillo è felice: «Non possiamo non essere d'accordo sui concetti: una banca di Stato, il microcredito alla piccola impresa...». Ma il fascista del III millennio lo rimprovera: «Non dovresti dire che "o arriviamo noi in parlamento o arriva Alba dorata", dovresti dire: "O noi o Monti"». Manco a dirlo, Grillo è d'accordo anche stavolta e suggerisce agli "squadristi del cuore" (un celebre slogan degli albori del gruppo) temi come la nazionalizzazione di energia, sanità, scuola. «Noi - dice Grillo rivolto a Casapound - siamo la controparte... Sembri un delegato del movimento 5 stelle».

Spezzeremo le reni all'India

Ma chi è l'interlocutore che delizia Grillo nel video? E' Simone, aspirante presidente della Regione Lazio, figlio di Luigi Di Stefano, smascherato dal sito di Wu Ming per una pseudoperizia (presa per oro colato dai media per otto mesi) che dimostrerebbe l'innocenza dei due marò che hanno ammazzato due pescatori poveri in India mentre scortavano una petroliera privata. Di Stefano però ha ammesso di non avere avuto accesso a dati di prima mano e di non essere iscritto ad alcun Albo provinciale di ingegneri e di avere conseguito la laurea, che dichiara "un semplice vezzo", alla Adam Smith University: ente para-universitario per l'apprendimento a distanza e non accreditato. Il suo titolo vero è quello di responsabile energetico di Casapound. Un altro vezzo di questa lista è quello di chiedere la dichiarazione di guerra all'India se non dovessero liberare i due militari italiani.

Non è la prima volta che M5s strizza l'occhio a determinati settori (spesso votando nei consigli comunali la solidarietà a Casapound o Forza nuova), però un'occhiata rapida a certi certificati penali e alle rassegne stampa potrebbe tornare molto utile all'ex comico ligure: attivisti di Casapound sono ripetutamente coinvolti in episodi di violenza politica. Quando non possono negare minimizzano e parlano di «virili scazzottate» come nel caso dell'aggressione al giornalista finiano Filippo Rossi. Casseri, il killer di Firenze che a dicembre del 2011 compì una strage di senegalesi, era un frequentatore di alcune sedi toscane del movimento e protagonista in diversi dibattiti ospitati. L'organizzazione, è vero, ne ha preso, subito dopo l'eccidio le distanze, ma attira sempre quel tipo di "intellettuali" coinvolti nelle pagine oscure dell'estrema destra di questo paese.

Due dei suoi dirigenti sono stati rinviati a giudizio per aver aiutato nel luglio 2008 tale Mario Santafede, uno dei cento latitanti più pericolosi d'Italia, legato alla camorra, latitante dal 2004 e con una condanna a 12 anni per traffico internazionale di stupefacenti. Santafede si era presentato agli sportelli di uno dei municipi di Roma per avere una carta d'identità avendo come garanti proprio i due fascisti del III millennio che dicono di essere parte lesa e vittime di un raggiro e, come al solito, diffidano i giornalisti «dall'accostare in modo improprio» il loro nome e quello di Casapound alla vicenda. Ma Santafede è un pezzo da 90 dell'estrema destra romana e alla fine degli anni '70 fu condannato a otto anni per droga nel processo contro la Banda della Magliana insieme ad ex esponenti dei Nar come Cristiano Fioravanti, Massimo Carminati o Maurizio Lattarulo, nei mesi scorsi salito agli onori della cronaca per la sua consulenza con il Campidoglio. Uno dei capitoli della parentopoli nera di Alemanno che ha tentato di regalare alla tartaruga il palazzo dell'Esquilino "restituito agli italiani" (ovvero blindato e impermeabile al quartiere) che ha scelto come sede quando regnava Storace alla pisana. Per ora la delibera è saltata ma sono a rischio quasi 12 milioni di euro dei romani.

Spezzeremo le reni alla Birmania

In queste settimane Casapound e in particolare il suo presunto braccio umanitario, la onlus La salamandra, è stata indicata da un noto newsmagazine per lo strano aiuto a favore della popolazione Karen in Birmania, una minoranza etnica dal 1948 in lotta armata per l'indipendenza. «Una battaglia, quella del Knla (Karen Nation Liberation Army) che da tempo vede "aiuti" stranieri, spesso non disinteressati visto che la zona è al centro della produzione di anfetamine e del traffico di eroina», recita L'Espresso. Da quelle parti Casapound lavorerebbe in tandem con la onlus Popoli, fondata dal veronese Franco Nerozzi che, secondo la Procura di Verona ha addestrato in Birmania un gruppo di volontari reclutati dallo stesso Nerozzi per realizzare un golpe nelle Isole Comore, vicino al Madagascar. Nerozzi, arrestato con l'accusa di terrorismo internazionale, si è sempre proclamato vittima di un equivoco ma alla fine ha patteggiato una condanna a un anno e dieci mesi. Poi, appena terminato di scontare la pena, ha ripreso l'attività in Birmania. Da qualche anno, come detto, anche col supporto di Casapound. Quattro le missioni svolte da Casapound fra i guerriglieri karen. Uno dei filantropi più assidui è lo stesso dirigente del movimento coinvolto negli scontri di piazza Navona (l'aggressione a studenti di sinistra), arrestato a fine 2011 per un'aggressione ad alcuni militanti del Pd proprio di rientro dalla Birmania e poi condannato a due anni e otto mesi.

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