Una campagna contro il ritorno del fascismo

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Internazionale
16 04 2013

Igiaba Scego è una scrittice somalo italiana. Il suo racconto Salsiccia ha vinto il premio Eks&tra nel 2003. Igiaba si è laureata a Roma, e sta frequentando un dottorato in scienze della formazione.

Come altri italiani, è preoccupata dopo che diversi politici italiani hanno recentemente tentato di riabilitare il fascismo. Per questo ha deciso di scrivere una petizione, racconta il giornalista indiano Amitav Ghosh.

Il caso riguarda Affile, un paese in provincia di Roma. Qui l’11 agosto del 2012 il sindaco ha inaugurato un monumento in onore del gerarca fascista Rodolfo Graziani. Un generale di Mussolini, responsabile della morte di migliaia di persone, alcune uccise con l’uso di armi chimiche, in Eritrea.

Igiaba Scego ha scritto un appello al governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti, per chiedergli di prendere posizione contro il monumento di Rodolfo Graziani. La petizione si può firmare qui.

Brescia e la memoria contesa. Un altro caso recente di riabilitazione del fascismo è quello di Brescia, come ha raccontato il professor James Walston in un articolo di Italian Politics, pubblicato anche nell’ultimo numero di Internazionale.

    Come l’odore stantio di uno spogliatoio dove non si cambia l’aria, la puzza di fascismo si ripresenta di continuo. Mentre le abitazioni private degli italiani sono in genere immacolate, la loro casa politica lascia molto a desiderare.

    A 250 metri dal luogo dove il 28 maggio 1974 una bomba neofascista causò otto morti e un centinaio di feriti, il consiglio comunale di Brescia vuole ripristinare una scultura monumentale che ha un nome inquietante: Era fascista. Si tratta di una colossale statua in marmo di Carrara alta trenta metri, raffigurante un nudo maschile, che ha troneggiato nella centralissima piazza della Vittoria dal 1932 fino alla sua rimozione, nel 1945. I bresciani la chiamavano “il Bigio” e piaceva molto a Mussolini. Dopo la Liberazione la statua fu presa di mira dagli antifascisti e la nuova amministrazione, insieme ai britannici, decise di toglierla.

    Attualmente il consiglio comunale di Brescia ha una maggioranza di centrodestra (Pdl e Lega nord), e l’idea di rimettere il Bigio al suo posto è venuta a due consiglieri che, secondo Manuel Colosio di Radio Onda d’Urto, in passato hanno fatto parte dell’estrema destra. Sono Mario Labolani, che ha cominciato la sua carriera politica nella sezione giovanile del Movimento sociale italiano (Msi), e Andrea Arcai, figlio del giudice che ha condotto la prima indagine sulla bomba del 1974.

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