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Che cosa significa "intimità" dal punto di vista maschile?

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Corriere della Sera
29 09 2013

di Elisabetta Rosaspina

Se leggere è un vizio, la narrativa rosa è dolce come un cioccolatino. Confortante, come un bagno caldo. Lussuosa, come un pomeriggio in una spa. «Insomma, consolatoria», riassume Maria Paola Romeo, editor, agente letteraria e cofondatrice del festival letterario femminile che, da dieci anni, si consuma — per tre, voluttuosi, giorni — nella magia dei Sassi di Matera. Senza negarsi nulla.  

Senza complessi di inferiorità, senza imbarazzi quando si disserta di un genere rosa cui, in molti casi, viene perfino negato l’accesso in libreria e imposto il confino negli umili espositori delle edicole. Autrici e autori, lettrici e (non molti, in effetti) lettori, aspiranti scrittrici e scrittori, editor, talent scout hanno preso invece quest’appuntamento molto sul serio; e si ritrovano a tu per tu ai tavolini della terrazza delle Monacelle, con vista a strapiombo sulla città scavata nella pietra. Eppure intimi come confessionali. Qui chi ha una trama nel cassetto trova finalmente il coraggio di esporla e orecchie per ascoltarla.
 
Ma soprattutto l’opportunità di recapitarla in mani appropriate e di ottenere un giudizio competente. E chi cerca il nuovo fenomeno letterario ha dieci minuti di tempo, quanto dura ogni colloquio, per capire se il destino gli ha benevolmente servito il prossimo bestseller. O almeno una storia piacevole come un massaggio shiatsu. «Dieci minuti possono bastare per capire se un’idea funziona, o perlomeno se si può inserire in un filone di successo»: Jacopo De Michelis, direttore editoriale di Marsilio, per esempio, è ripartito ieri da Matera con almeno due o tre sinossi, su venti proposte esaminate, che potrebbero interessare la casa editrice. Ma ammette di non essere sicuro che, nelle stesse circostanze, avrebbe riconosciuto vent’anni fa le potenzialità di Federico Moccia. Gli «speed date», gli appuntamenti veloci con gli autori, sono un’idea dell’americana Elizabeth Jennings, promotrice del Women’s Fiction Festival nel 2003, e lei stessa prolifica autrice di «romanzi consolatori»: «Seguendo la trafila abituale, l’autore di un nuovo Gattopardo impiega anni per essere pubblicato. Qui, in un pomeriggio, parla con cinque case editrici. Ma il futuro della narrativa per me è digitale e nell’autopubblicazione».  

Interprete e traduttrice da oltre trent’anni, trasferita a Matera da 25, ovviamente per amore, Elizabeth Jennings non si considera un epigono di Barbara Cartland: scrive di passioni, sì, ma soprattutto con passione ed è «pronta a cavare gli occhi a chi dica che la letteratura rosa è di serie B. Non è un sottoprodotto». E lei non si aggira in vestaglie vaporose come Meryl Streep, penna sentimentale per fiction in La morte ti fa bella: «La scrittrice di narrativa femminile sta in pigiama davanti al computer per 12 ore al giorno, a produrre».  

Meglio parlarle di Amazon, Kindle, Kobo, Whispernet e di biblioteche virtuali: «A Matera, posso scaricarmi a mezzanotte lo stesso romanzo che sta uscendo in libreria a Seattle. Ma soprattutto pubblicare un ebook costa molto meno di un libro di carta e quasi non comporta rischi per l’editore. Ecco perché non c’è mai stato un momento più felice per diventare scrittori». Ieri è stato il giorno dei premi: a chi ci ha creduto fin dall’inizio, come Laura Donnini, nel 2003 alla guida di Harlequin Mondadori e attualmente amministratore delegato di Rcs Libri, e a Sveva Casati Modignani, prova vivente che il genere sbanca. A condizione di sapersi documentare, fino a immergersi nelle discariche se, per eroina, si sceglie una disinfestatrice, come nel caso di Cinzia Leone per il suo Cellophane (Bompiani).  

Ogni anno, a Matera, le emule di Agatha Christie si affidano a un esperto della scena del crimine e, stavolta, per essere sicure di non sbagliare veleno, al medico legale Francesco Introna. L’arsenico funziona sempre, anche senza i vecchi merletti.  
A Matera, tra scrittrici ed editori circolava anche una domanda. Ci si è interrogati sul significato della parola “intimità”. Secondo qualcuna gli uomini lo considerano il risvolto negativo della convivenza. E in ogni caso l’interpretazione maschile del termine è (spesso) diversa da quella femminile. La domanda è stata posta dalla scrittrice Carlotta Mismetti Capua a due dei pochi, audaci, uomini che si sono uniti al Festival.  

Che cosa significa «intimità» dal punto di vista maschile? E gli sventurati hanno risposto. «Intimità, per me, è annoiarsi insieme una domenica pomeriggio» ha tentato Luca Bianchini, autore di Io che amo solo te (Mondadori). «Una lettera scritta a mano di una vecchia fidanzata» non ha esitato Raffaello Mastrolonardo, autore de La scommessa, per gioco o per destino (Tea). Perplessità in platea. E voi, che ne pensate? Ci sono modi diversi di vivere l’intimità tra uomini e donne?

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