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Lo sterminio dei pesci nel lago inquinato

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Giornalettismo
07 11 2013

L’inquinamento cinese continua a devastare flora e fauna. L’ultimo caso a Shenzhen, nella provincia del Guangdong, dove migliaia di pesci che vivevano in un lago, sono stati trovati morti a causa delle sostanze nocive sversate nelle acque da vicini stabilimenti industriali.

PUZZA NAUSEABONDA – La macabra scoperta ha letteralmente lasciato di stucco gli abitanti della zona e qualche giornalista che ha provato a descrivere e ricostruire quanto accaduto. Il lago è apparso di colore giallo scuro, mentre insetti e mosche coprivano le tonnellate di pesce marcio, subito preda, tra l’altro, di gatti e uccelli. I testimoni raccontano che la puzza nauseabonda risulta percepibile anche a mezzo chilometri di distanza dal lago e rende assai difficile l’avvicinamento al luogo del disastro.

Uno dei presenti, ad esempio, ha dichiarato di aver avvertito senso di vertigini e vomito. A poco sembrano servire le maschere, insomma. Un operaio addetto alla rimozione dei pesci ai cronisti ha raccontato che l’acqua del lago si è sporcata ed è destinata a rimanere sporca a causa della scarsità di piogge e dei liquidi inquinati continuamente scaricati dagli stabilimenti poco distanti, nella maggior parte produttori di plastica. «Non riuscivo nemmeno a deglutire. Mi sentivo male. Ci sono almento 7 tonnellate e mezzo di pesci qui», ha spiegato.

IL PRECEDENTE – Lo sterminio dei pesci segue di poco un altro simile disastro. Nel mese di settembre infatti sono stati estratti da un lungo tratto (40 km) del fiume Fuhe, nella provincia di Jiangxi, circa 100 tonnellate di pesci morti, uccisi dalla grande quantità di ammoniaca rilasciata da un impianto chimico. E’ probabile che non si tratti degli ultimi casi.

In Cina gli ultimi tre decenni di crescita economica galoppante sono stati accompagnati da controlli inadeguati o del tutto inesistenti per l’industria, e, contemporaneamente, da leggi troppo lassiste.

Dario Ferri

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