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Lo chef Emanuele, Livia tra i tavoli "Noi Down in hotel contro i pregiudizi"

Corriere della Sera
17 02 2014

La sfida di sei ragazzi: impariamo un lavoro e realizziamo i nostri sogni

di Michela Proietti

Di sera, quando si tolgono gli abiti da lavoro, sono davvero stanchi. Edoardo, il più giovane del gruppo, ha girato il mondo con i genitori e i due fratelli. «I ricordi sono sempre molto belli quando si viaggia, ma starci dentro è diverso, non mi ero mai reso conto che esistesse un lavoro come quello che sto facendo ora». Edoardo ha 20 anni e la sindrome di Down. Ha appena iniziato un tirocinio nell’Hotel Melià Aurelia Antica di Roma: dovrà occuparsi della manutenzione e dice che ogni cinque minuti è chiamato a risolvere un piccolo problema. «Il primo giorno è stato veramente duro, un impatto troppo forte, ma poi sono migliorato». Ha imparato a togliere e mettere le lampadine, a lavorare con il trapano, «anche se all’inizio non sapevo farlo e ho rischiato di farmi male». Una sfida condivisa con altri ragazzi Down, assunti come lui con un contratto di formazione: Nicolas alla reception, Martina cameriera ai piani, Benedetta e Livia cameriere di sala, Emanuele aiuto cuoco.

Le loro giornate di lavoro sono riprese dalle telecamere, che da lunedì prossimo trasmetteranno nella docu-fiction «Hotel 6 stelle» di Claudio Canepari, in onda su Rai3, come è possibile l’integrazione di un disabile nel mondo del lavoro. Il progetto, sostenuto dall’Aipd, l’Associazione italiana persone down, è stato sostenuto da Palmiro Noschese, area manager dell’hotel romano, con l’idea che nella diversità ci sia un valore aggiunto.

Attualmente in Italia un bambino su 1.200 nasce con la sindrome di Down e grazie allo sviluppo della medicina e alle maggiori cure si può parlare di un’aspettativa di vita di 62 anni. «Il messaggio che vogliamo comunicare è che tutti ce la possono fare. Attraverso la formazione tutti possono arrivare ovunque. La tivù ci aiuterà semplicemente a veicolare questo messaggio, perché speriamo che altre aziende possano seguire la nostra strada. Non temo le critiche, se saranno critiche costruttive ben vengano: stiamo facendo una lavoro di cui siamo orgogliosi».

Timidezza, entusiasmo, qualche volta sopportazione: con un’altalena di sentimenti, i ragazzi hanno imparato a convivere con le telecamere. Per Benedetta è stata una sfida nella sfida. «Mi hanno imbarazzato molto le riprese». Prima di fare la cameriera di sala nell’hotel romano ha lavorato in un supermercato. «Mi occupavo di sistemare la merce negli scaffali, ma questo tirocinio mi piace molto: il momento più bello per me è servire il breakfast, preparare le colazioni e prendere le ordinazioni». Ha 23 anni, è diplomata al liceo scientifico, ama la danza moderna e la ceramica. «Qui ho fatto delle belle amicizie, sono stata e sono molto felice: mi piacerebbe che questo fosse il mio lavoro fisso per il futuro».

Con un sogno più forte di tutti gli altri: «Vorrei tanto che le mie aspettative sentimentali si realizzassero». Emanuele, l’aiuto cuoco diplomato all’istituto alberghiero, sta con Moira e sogna di sposarla e fare una famiglia. Come tanti ragazzi della sua età vorrebbe diventare uno chef famoso, puntando sulle sue specialità: la pasta e il risotto ai funghi. E poi un altro sogno: «Vorrei che tutti i ragazzi con la sindrome di Down, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, potessero lavorare. Lavorare è possibile».

Durante il tirocinio formativo John Peter Sloan avvicinerà i ragazzi allo studio della lingua straniera, per migliorare il rapporto con i clienti, e ognuno di loro sarà seguito da un tutor per tutta la durata dello stage. Nicolas, il concierge del gruppo, è andato oltre i ruoli: «Il tutor è diventato il mio amico e il mio confidente». Dice che fin da ragazzino sognava di andare in tivù con la giacca e la cravatta: «Questo per me è un traguardo». Il suo racconto è un saliscendi di emozioni. «È molto bello lavorare, dà tanta gioia e mi sento felice. Significa essere indipendente, avere lo stipendio e le mance, vorrei poterlo fare 24 ore su 24 per sposarmi con la mia ragazza, andare via da casa dei miei genitori e vivere con lei tutta la vita». Il futuro però lo preoccupa: «Lo stage sta per finire e io non so cosa farò dopo».

L’obiettivo dell’esperienza è quella di trasformare il tirocinio in una concreta opportunità lavorativa, valorizzando le capacità di ognuno. Livia, cameriera di sala, ha un’attitudine particolare con il pubblico: è estroversa, solare e la sua passione è il nuoto sincronizzato, lo pratica a livello agonistico e ha vinto già delle medaglie. Una disciplina e un entusiasmo che trasferisce anche quando serve ai tavoli. «Se per caso mi scivola un bicchiere? Asciugo e pazienza, la prossima volta farò più attenzione». Calma e rigore. «Non ho mai avuto a che fare con un cliente incontentabile, ma se mi dovesse capitare lo manderei a parlare direttamente con il direttore. In questo lavoro non bisogna entrare in confidenza, bisogna mantenere rispetto e il giusto distacco. Siamo in un hotel 6 stelle!».

Per Martina, cameriera ai piani, questa è la prima occasione seria di lavoro. Ha 31 anni e ogni giorno sistema le stanze secondo le sue regole: bagno pulito a fondo, camera ben ordinata e aspirapolvere passato ovunque. Una delle sue paure è quella di essere criticata e non capita dagli altri: «Vorrei dare voce a tutti quelli che, come noi, cercano lavoro. È vero che in Italia c’è la crisi, ma a tutti serve una possibilità».

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