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“Questo il futuro del teatro Valle”. Ma Marino tiene nascosto il dossier

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Il Fatto Quotidiano
09 07 2014

“Come è triste la prudenza” recita lo striscione appeso nella sala settecentesca occupata tre anni fa da un collettivo di artisti e lavoratori dello spettacolo. Ed è quello che deve aver pensato Ignazio Marino quando, dopo mesi di silenzio, ha deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e annunciare che il tempo è scaduto: “Il teatro Valle deve tornare libero”. Nessuna forma di mediazione e, una volta sloggiati gli attivisti, semaforo verde a una gara per assegnare il prestigioso palco nel centro della Capitale.

Eppure da metà giugno negli uffici del Comune di Roma c’è un corposo dossier, commissionato dall’amministrazione a un gruppo di esperti, che suggerisce delle soluzioni molto diverse: qualsiasi ipotesi sulla futura governance della sala deve tener conto “dell’esperienza di gestione informale” degli occupanti e di quanto di buono “ha prodotto in termini di innovazione teatrale, culturale, gestionale e sociale”. Nello studio, che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere in esclusiva, c’è scritto: “E’ importante consentire ai valori e all’esperienza che TVBC (Teatro Valle Bene comune, il soggetto giuridico elaborato dagli occupanti, ndr) ha prodotto di essere parte del codice genetico della futura soluzione gestionale”.

Lorenzo Galeazzi

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