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La Stampa
24 04 2013

di Monica Ricci Sargentini

Continua la campagna degli ultraconservatori islamici contro le ragazzine che vanno a scuola. Dopo la vicenda di Malala in Pakistan, questa volta ci occupiamo di Afghanistan dove sono già diversi i casi documentati di avvelenamento di massa di giovani studentesse.

Ieri in una scuola di Bibi Maryam, 250 chilometri a nord di Kabul, 74 ragazzine si sono sentite improvvisamente male e sono state ricoverate per aver inalato gas tossico (nella foto). Funzionari locali hanno riferito che le ragazze hanno accusato il malore dopo aver sentito odore di gas. A puntare il dito sull’attentato è stato il portavoce del governatore della provincia interessata, quella di Takhar, Sulaiman Moradi, che ha accusato i “nemici del governo e del Paese” e ha precisato che l’obiettivo era quello di scoraggiare le ragazze dal frequentare la scuola. Molte ragazzine sono state già dimesse ma altre versano in condizioni critiche. “Abbiamo spedito i campioni di sangue al ministero della sanità – ha detto il direttore dell’ospedale Jamil Frotan -, presto sapremo cosa è successo esattamente”.

La polizia al momento sta ancora seguendo diverse piste, compreso l’attacco terroristico da parte dei talebani. Non sarebbe la prima volta. Quattro giorni fa in un’altro liceo femminile, a Taluqan, una dozzina di studentesse si sono sentite male. E tra maggio e giugno dello scorso anno ci sono stati quattro attacchi al gas in una scuola femminile sempre nella provincia di Takhar tanto che i presidi furono costretti a far sorvegliare gli istituti. Impossibile pensare che sia una coincidenza.

La provincia di Takhar è nota per essere la culla della militanza musulmana e di svariate attività criminali sin dal 2009. Nell’area sono attivi i Talebani ma anche il movimento islamico dell’Uzbekistan. Nel Paese dopo la sconfitta dei talebani nel 2001 le bambine hanno ricominciato a tornare a scuola, specialmente a Kabul, ma gli attacchi contro di loro, le loro insegnanti e gli edifici scolastici continuano. E mentre le forze occidentali si preparano a lasciare il Paese le donne temono in un ritorno a quei tempi in cui i loro diritti non esistevano.

Il clima non è buono anche per gli uomini che collaborano con le truppe occidentali. Ieri le autorità afghane hanno reso noto il terribile destino di due ragazzi che lavoravano per una azienda che fornisce servizi logistici ai convogli della Nato.

I talebani, bollandoli come traditori, hanno tagliato ad entrambi una mano e una parte della gamba (nella voto una delle vittime in ospedale). L’aggressione è avvenuta nella provincia occidentale di Herat, la stessa dove opera il contingente militare italiano.

È una sorta di censimento per immagini. Una raccolta di ritratti dei cittadini della "nuova" Kabul che cerca di tornare alla vita. La "società civile", come si dice qui da noi, per indicare la parte migliore della popolazione che tenta di mandare avanti il paese, nonostante tutto. ...
Ancora donne e bambini afghani uccisi dalle bombe sganciate dagli aerei americani. Secondo fonti locali sarebbe una carneficina: undici bambini, tra cui uno di pochi mesi, e una o due donne. ...

Se l'Afghanistan rinasce

Corriere della Sera
02 04 2013

Il reportage di David Gill a Firenze e la popolazione afghana che ricominciare a vivere

È vero, c’è ancora la guerra, ma a Kabul è tutta un’altra storia. Gli attacchi di terrorismo continuano a imperversare, la povertà persiste e la devastazione attanaglia le strade. Eppure, qualcosa si muove. Se fino a dieci anni fa il 90 per cento degli edifici della capitale afghana era distrutto, oggi si respira un’atmosfera nuova. Vibrante, a tratti effervescente. Il pil cresce a vista d’occhio. La quotidianità scorre fluida, arrivano addirittura i primi turisti e i giovani escono la sera. Ma soprattutto, c’è tanto lavoro. E girando per le strade di Kabul, la guerra sembra appartenere a un’altra epoca.
Ce lo raccontano bene gli inediti e curiosi ritratti di «Kabul at work», il progetto multimediale di David Gill che raccoglie in giro per la capitale afghana interviste, ritratti fotografici e cortometraggi della gente di Kabul nel loro ambiente lavorativo. Uomini e donne che lavorano dieci ore al giorno segnando la resurrezione della società afghana. I corti si potranno vedere in anteprima italiana alla quarta edizione di Film Middle East Now, la rassegna cinematografica sul Medio Oriente che andrà in scena a Firenze dal 3 all’8 aprile e che prevede un focus speciale sull’Afghanistan. Non c’è da stupirsi se, nelle decine di interviste realizzate in città, si incontra perfino la guida turistica, una mansione fino a pochi mesi fa impensabile.

Si chiama Kausar Hussain e il suo obiettivo è quello di «promuovere l'Afghanistan come una destinazione turistica, anche se non ci sono molti turisti». Ma qualcuno arriva e «Kabul ha molto da offrire ai viaggiatori, per esempio il Darulaman Palace o i giardini Babur. Ci sono poi tanti santuari e la famosa moschea in cui era solito pregare Bin Laden». E infine le numerose attività che i viaggiatori possono sperimentare, come quella di «far volare gli aquiloni e il celebre Buskashi, lo sport nazionale». La vita scorre normale e per strada, tra crateri e insicurezza, si incontra perfino il gelataio, Abdul Nabii: «Ho 30 anni e ho lasciato Ghazni per trovare lavoro a Kabul. Sono stato un venditore di gelato da dodici mesi. La mia giornata tipo inizia intorno alle 7. Per prima cosa vado al deposito locale per caricare il carrello con una selezione di ghiaccio. Una volta che ho riempito il carro, esco per strada». Come lui, ci sono altre decine di gelatai. E non mancano usi e costumi di un paese normale.

Ecco allora l’attore comico, Aasef Jalali: ha recitato in circa 20 spettacoli, 10 film e un paio di show televisivi. «Con la guerra la disoccupazione era totale e mi son sentito perduto, ma adesso sono rinato. L'Islam non è contro risate e felicità. Ogni essere umano ha l’esigenza di sorridere, in particolare il nostro popolo che ha passato un sacco di guerre». E poi c’è l’allenatore di cricket (sì, a Kabul è ripreso anche lo sport), il tassista, il postino, il conducente d’autobus, l’insegnante di musica (l’arte è parte integrante della capitale afghana), la maestra di scuola guida («le donne guidano molto meglio degli uomini»), il bambino vigile urbano che dirige il traffico con una bottiglia di plastica al posto della paletta, l’imprenditrice e la graffitara. Questi piccoli ritratti, che intendono dissipare la percezione negativa dell'Afghanistan, sono uno spaccato della vita di Kabul, una finestra nell'anima di una città assalita dai pregiudizi. «Anche se questa è una città con enormi problemi e la sicurezza è certamente una questione importante, c'è un altro lato di Kabul», spiega il regista Gill. «Oggi è una metropoli vivace e affascinante di quasi 4 milioni di persone». Tanto che lo stesso Gill si è trasferito qui quattro anni fa. E non ha intenzione di andarsene.

Jacopo Storni
Recupero crediti alla vecchia maniera. A 6 anni venduta come serva/sposa al figlio sedicenne del creditore. In Afghanistan la famiglia dello sposo è chiamata a pagare una dote per la moglie. In questo caso Naghma è gratis. Vale il debito di 2.500 dollari. ...

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