Le vedove afghane "preferiscono morire"

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 10:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio Afghanistan
01 02 2013

In un paese in cui il futuro di una donna dipende dal marito, le vedove sono spesso impotenti

Le vedove afghane lottano per la sopravvivenza. Dopo la morte del marito, le donne sono sottoposte a stupri, povertà, condanna sociale. Una di loro ritiene che la sua vita fosse finita prima ancora di cominciare.
Il mondo di Gulghotay si è distrutto quando ha saputo della morte del marito. Erano sposati da soli tre mesi ed ora, improvvisamente, era morto. Tuttavia, Gulghotay non voleva condurre la vita di una vedova. Così decise di bere una bottiglietta di acido e porre fine anche alla sua vita.

Gulghotay vive nella provincia orientale afghana di Maidan Wardak. Stava facendo i lavori domestici quando una bomba collocata su una bicicletta scoppiò di fronte ad una stazione di polizia nella vicina provincia di Ghazni, uccidendo due persone. Sette civili vennero portati in ospedale, fra questi il marito di Gulghotay. Morì poco dopo per le gravi ferite riportate. Mohammad Azim, fratello della giovane vedova, afferma che la sua morte fu uno shock per Gulghotay.

Azim racconta che sua sorella era molto felice col marito. Tuttavia, ora è molto preoccupato per lei. “Gulghotay era a casa con un’amica quando ha bevuto l’acido”, dice. Per fortuna, l’amica è riuscita a portarla velocemente in ospedale.

Donne spinte ad un “punto di rottura”

Il destino di Gulghotay è simile a quello di molte altre donne afghane. Negli ultimi tre decenni migliaia di donne hanno perso i mariti o altri parenti maschi durante la guerra. Poiché dipendono dagli uomini, per loro è molto difficile affrontare la perdita sia dal punto di vista emotivo che finanziario, e cadono spesso in uno stato depressivo.

Mohamad Hemat, direttore dell’ospedale della città di Ghazni, afferma che in media tre donne alla settimana vengono ricoverate in ospedale per aver tentato il suicidio.

“Per la maggior parte, abbiamo a che fare con stati di stress emotivo e problemi familiari che spingono sovente le donne ad un punto di rottura” racconta Hemat. “Fortunatamente, Gulghotay è arrivata in ospedale appena in tempo. Ora le sue condizioni sono buone e si trova in uno dei nostri reparti” aggiunge il direttore.

Gulghotay è stata fortunata ed è ora in grado di riprendersi, ma la sua principale preoccupazione non è la salute fisica. Alla giovane età di 22 anni, è ora costretta a continuare la sua vita come vedova. E’ improbabile che trovi un altro marito. Secondo la tradizione afghana, la vedova deve risposarsi con il cognato.

Le donne preferiscono morire

“In un paese in cui il futuro di una donna dipende dal marito, le vedove sono spesso impotenti” dichiara Wazhma Frogh, attivista per i diritti delle donne e co-fondatrice e direttrice esecutiva dell’Istituto di Ricerca per le Donne, la Pace e la Sicurezza.

Con la morte del marito, una donna non perde solo la sua identità, ma anche il suo posto nella società. “In realtà, queste donne preferiscono morire”, racconta Frogh, aggiungendo che non è nemmeno permesso loro di continuare a vivere come vedove. L’attivista cita casi in cui le donne subiscono violenze sessuali dagli stessi padri o dai cognati.

Attualmente esistono circa 2 milioni e mezzo di vedove in Afghanistan, di cui 70.000 vivono nella capitale Kabul. Queste donne rappresentano il 12% dell’intera popolazione afghana. Molte di loro sono analfabete e relativamente giovani.

Nessun protezione governativa

Shajan, della città orientale di Jalalabad, è una di loro. Racconta che l’unico motivo che l’ha spinta a continuare a vivere sono i suoi figli. Ora sta lottando per uscire dalla povertà. “Non ho un marito che mi può sostenere e guidare”.

I suoi figli sono ancora piccoli e Shajan lavora facendo le pulizie in una scuola. Guadagna 1.200 Afghani al mese, l’equivalente di € 17. “C’è pochissimo lavoro. Spero che il governo possa aiutare la povera gente, in particolare le vedove e coloro che hanno bisogno di protezione”, aggiunge.

Tuttavia, il governo afghano non fornisce nessuna tutela alle vedove, dichiara Frogh. Se un poliziotto o un soldato muore durante il lavoro, non sono la moglie o i figli a ricevere un sostegno finanziario mensile, bensì il padre. Questo mostra chiaramente che nemmeno il governo riconosce la condizione delle vedove nella società afghana.

Una vedova è considerata come un malaugurio dalla società afghana. Gulghotay deve ora affrontare tutte queste sfide. Sopravviverà e probabilmente guarirà, ma a che prezzo? La famiglia spera che questo suo tentativo di suicidio sia l’ultimo.

Frontiere news
04 01 2013

Malala Yousafzai, la studentessa pakistana quindicenne aggredita da talebani armati lo scorso ottobre, è stata insignita del “2012 Tipperary International Peace Award”. Gli organizzatori hanno voluto in questo modo riconoscere il coraggio della giovane ragazza, “colpevole” di aver promosso gli studi scolastici per le ragazze del suo paese.

Dal 2009 Malala, tramite un blog sul sito della BBC, informava circa le difficili condizioni di vita in Pakistan e, a causa di questa attività, nell’ottobre scorso a Mingora nel distretto di Swat, è stata vittima di un attentato per mano talebana. Un proiettile l’aveva raggiunta sopra l’occhio sinistro sfiorandole il cervello e lasciandola in fin di vita.

La giovane è stata trasportata in Gran Bretagna e ricoverata presso il Birmingham Queen Elizabeth Hospital, dove il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, le ha fatto visita il mese scorso. Attualmente si trova in una fase di riabilitazione.

In occasione della Giornata Mondiale della Pace, il segretario Martin Quinn della Tipperary Peace Convention, ha dichiarato: “il coraggio Malala ha dimostrato di essere una fonte di ispirazione per tutto il mondo.” Ed ha proseguito: “Il diritto all’istruzione è negato a 61 milioni di bambini in età scolare in tutto il mondo e le speranze di questi bambini sono rappresentate dalla determinazione, dal coraggio, e dalla voce di Malala Yousafzai.

“I talebani hanno provato a farla tacere ma non ci sono riusciti, anzi hanno amplificato la sua voce.”

“La battaglia di Malala, per garantire l’accesso all’istruzione per le ragazze in alcune regioni del Pakistan, – ha poi concluso Quinn – ha anche evidenziato le preoccupazioni più generali, come la salute e la sicurezza dei bambini nel mondo in via di sviluppo, i diritti delle donne e la lotta contro l’estremismo.”

In passato, tra gli altri, hanno ricevuto l’onorificenza: Nelson Mandela, l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ed il defunto ex primo ministro del Pakistan, Benazir Bhutto.

“Non mi importa se devo sedermi sul pavimento della scuola. Tutto quello che voglio è l’istruzione. E non ho paura di nessuno”. Malala Yousafzai

Il Fatto Quotidiano
17 12 2012

Stavano raccogliendo la legna quando una di loro ha urtato l'ordigno con l'accetta. Secondo il governatore del distretto di Chaparhar, si sarebbe trattato di un residuato bellico risalente all'epoca della guerra contro l'ex Armata Rossa, mentre per quello provinciale a piazzarlo sarebbero invece stati i Talebani.

Dieci bambine, di età compresa tra i nove e gli 11 anni, sono morte nell’esplosione di una mina antiuomo urtata accidentalmente mentre stavano raccogliendo legna nell’est dell’Afghanistan. Lo hanno reso noto oggi le autorità locali.

L’incidente è avvenuto nella provincia orientale di Nanagahar, quando una delle bambine ha colpito per sbaglio una vecchia mina con un’accetta. ”L’esplosione della mina ha ucciso dieci bambine e ne ha ferite altre due”, spiega il governatore del distretto di Chaparhar, Mohammad Sediq Dawlatzai.

Incerta l’origine dell’ordigno: secondo il governatore del distretto di Chaparhar, si sarebbe trattato di un residuato bellico risalente all’epoca della guerra contro l’ex Armata Rossa sovietica, mentre per quello provinciale sarebbero invece stati i Talebani a piazzare di recente l’ordigno.

Intanto a Kabul un’autobomba è esplosa lungo una strada dove si trovano una base della Nato e altre strutture che ospitano forze militari straniere. L’obiettivo dell’attentato era un complesso dove ha sede la società edile americana Contrack, appaltatrice di opere di costruzione per conto dell’Esercito e della Polizia Nazionale afghani: lo hanno riferito fonti delle forze di sicurezza locali, secondo cui la carica esplosiva, molto potente, era stata piazzata su un furgone parcheggiato davanti all’edificio. L’onda d’urto ha ucciso almeno un passante e haferito altre quindici persone, per lo più dipendenti della compagnia, compresi alcuni di nazionalità statunitense e sudafricana.

Reportage dal carcere femminile di Herat

  • Lunedì, 17 Dicembre 2012 10:47 ,
  • Pubblicato in Il Racconto

Giulia Migneco, Osservatorio Afghanistan

17 dicembre 2012

Il carcere femminile di Herat rappresenta un luogo di rifugio per le donne afghane. Difficile da credere, ma dopo aver ascoltato le storie di queste donne tutto diventa più chiaro.

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