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Gli animalisti e la provocazione di Caterina

Cara Caterina, ti scrivo in qualità di Presidente dell'Associazione animalisti italiani onlus (www.animalisti.it). Ti esprimo la nostra solidarietà, sincera, umana: essere animalisti significa battersi contro ogni forma di sfruttamento, violenza, prevaricazione sui più deboli, donne e bambini, anziani e disabili, animali e immigrati. ...

Florida, corsa contro il tempo per salvare le balene "smarrite"

  • Venerdì, 06 Dicembre 2013 10:44 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
06 12 2013

Corsa contro il tempo per salvare 41 balene dalle acque basse della Florida meridionale. Da oltre 48 ore le squadre di emergenza della "National Oceanic and Atmospheric Administration" sono all'opera in una baia remota del Everglades National Park, nell'estremo Sud della penisola, dove mercoledì pomeriggio sono state trovate 51 balene, che per qualche ragione hanno perso l'orientamento, finendo in una zona di acque basse dove rischiano di morire.

All'arrivo, gli specialisti della "Noaa" hanno trovato 6 esemplari già morti mentre ad altri 4 hanno praticato l'eutanasia e adesso gli sforzi sono tesi a indurre le rimanenti 41 a uscire da una zona ad alto rischio, a causa di un livello dell’acqua salata inferiore al metro.

"Stiamo facendo di tutto per riuscire nel tentativo e rimaniamo ottimisti nonostante le difficoltà" afferma Liz Stratton, portavoce dei team della "Noaa" impegnati nell'operazione-salvataggio, spiegando che "operiamo da chiatte per impedire che le balene si avvicinino alla riva, distante appena 25 metri, invertendo la rotta e tornando indietro".

I maggiori ostacoli vengono dai banchi di sabbia, presenti in quest'area, come anche dal fatto che si tratta di una regione del Everglades National Park dove non c'è copertura cellulare e dunque il coordinamento fra i soccorsi è più difficile. Il tentativo è di sfruttare l'alta marea notturna per allontanarle.

"Non abbiamo molto tempo a disposizione" ammette Blair Mase, coordinatore del dipartimento della "Noaa" responsabile del salvataggio di "animali sperduti".

Maurizio Molinari

Il Fatto Quotidiano
02 12 2013

Ricordate Richard Parker, la tigre del Bengala protagonista del film 'La vita di Pi'? Non era realizzata al computer: per molte scene è stato necessario utilizzarne una vera, di nome King, che più di una volta ha rischiato di annegare sul set, nel disinteresse totale dell’American humane association (Aha), l’associazione animalista che alla fine della pellicola permette la dicitura “nessun animale è stato maltrattato per realizzare questo film”.

Lo ha scoperto la rivista The Hollywood Reporter, che ha letto la mail inviata a un collega da una dipendente della Aha, la signora Gina Johnson, che come annuncia la stessa rivista, è stata licenziata in tronco dalla Aha. Da qui il magazine americano ha cominciato un’inchiesta, ascoltando altri membri della Aha che hanno preferito rimanere anonimi scoperchiando un mondo di maltrattamenti e uccisioni di animali in film che riportavano però la famosa dicitura “nessuno è stato maltrattato”.

La casa di produzione Fox, responsabile del film ‘La vita di Pi’ del regista Ang Lee, vincitore di quattro premi Oscar, ha negato con forza che la tigre King abbia mai rischiato di annegare. E la Aha ha risposto attaccando il report e affermando poi che la percentuale di animali non maltrattati nei film si avvicina al 99.8%. Un numero, spiegano alcune fonti, che è però gonfiato: sul set infatti sono presenti decine di migliaia di insetti, dai vermi alle lumache alle mosche, proprio per abbassare la percentuale di infortuni. Inoltre, continuano le fonti dell’Hollywood Reporter, per legge sono conteggiati solo gli incidenti che avvengono sul set vero e proprio, davanti alle telecamere. Non quelli che accadono durante i frequenti trasporti o nelle strutture che ospitano gli animali durante la lavorazione del film. Per il resto, i numeri del report sono ben diversi.

Nel kolossal ‘Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato’ di Peter Jackson sarebbero morti 27 animali, alcuni per troppa fatica e altri, tra cui pecore e capre, annegate durante una pausa del film in un canale vicino alla fattoria dove erano custodite. Quando uno degli allevatori, John Smythe, ha inviato una mail all’Aha per denunciare il fatto, si è sentito rispondere che non c’erano prove. In una successiva lettera l’uomo risponde che avendole sepolte lui poteva produrre come prova i cadaveri. Inutile, perché la replica dell’Aha è chiara: “Non essendo morte sul set durante la lavorazione del film non sono di nostra competenza”. In quello specifico caso poi, la Aha si è tutelata scrivendo sulla pellicola che “nessun animale era stato maltrattato durante le scene del film che erano state monitorate”. Una “finezza” legale non sempre usata visto che dicitura classica è messa anche quando nonostante diversi animali siano stati maltrattati, o addirittura morti.

Secondo l’inchiesta di The Hollywood Report, nel film ‘8 Amici da salvare’ prodotto dalla Disney un cane husky sarebbe stato picchiato violentemente e colpito più volte sul diaframma, come appare da questa mail interna e confidenziale della Aha, mai resa pubblica.

Mentre uno scoiattolo sarebbe stato calpestato e ucciso nella commedia romantica con Sarah Jessica Parker ‘A casa con i suoi’, prodotto dalla Paramount. Così come la Aha ha messo a tacere la moria di pesci e altri animali marini giunti morti sulla spiaggia nei quattro giorni seguenti la lavorazione di una scena del film Disney con Johnny Depp ‘Pirati dei Caraibi: la maledizione della prima Luna’. Una moria, spiegano i leaks, dovuta alle mancate precauzioni durante le numerose sequenze di esplosioni. Tre esempi di come, quando alla fine di un film si legge la dicitura “nessun animale è stato maltrattato per realizzare questo film”, ci sia poco da fidarsi.

Luca Pisapia

twitter: @ellepuntopi

Il canile degli orrori a Roma

  • Giovedì, 14 Novembre 2013 12:36 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
14 11 2013

Scoperto alle porte di Roma un canile abusivo in un’area in assoluto stato di degrado, tra cataste di rifiuti con pericolose lastre di eternit, batterie per veicoli e pneumatici di autovetture. Il canile è stato trovato dai carabinieri di Palestrina a San Cesareo, alle porte di Roma, durante la perquisizione nell’abitazione di un 53enne, scattata subito dopo il arresto essere stato trovato in possesso di 110 grammi di marijuana, di un bilancino di precisione e di tutto l’occorrente per confezionare le singole dosi.

I CANI MALTRATTATI – In un`area adiacente all’abitazione dell`uomo erano presenti nove cani di razza (uno Springer Spaniel e otto Setter inglesi), denutriti e con segni di maltrattamenti, in ricoveri del tutto inadeguati, senza ciotole per l’acqua e completamente esposti alle intemperie.

I carabinieri hanno anche rinvenuto e sequestrato un collare elettrico per l’addestramento dei cani, strumento coercitivo assolutamente bandito dalla legge.

Le gabbie e i manufatti dove erano tenuti i cani sono risultati del tutto abusivi. È stato richiesto l`intervento di personale specializzato dell`ASL ordinaria e di quella veterinaria e della Polizia Locale del Comune di San Cesareo.

Oltre che di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti in materia penale, l’arrestato dovrà ora rispondere anche di maltrattamenti e detenzione di animali in condizioni incompatibili per la loro natura, omessa custodia di armi, violazioni delle norme sull’ambiente e abusivismo edilizio.

All’uomo sono stati inoltre sequestrati 5 fucili da caccia, alcuni dei quali irregolarmente detenuti e mal custoditi, e numerose cartucce non denunciate.

Il Fatto Quotidiano
26 09 2013

Estate bollente per il mondo della ricerca biomedica italiana. Dopo le accese polemiche scatenate dall’approvazione alla Camera, lo scorso 31 luglio, della delega al Governo che recepisce, inasprendola, la Direttiva europea “Sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, un’altra iniziativa rischia di alimentare ancor di più il dibattito.

Una petizione popolare, battezzata “Stopvivisection”, che proprio in questi giorni ha superato il traguardo delle 500mila firme, chiede alla Commissione europea l’abrogazione della Direttiva appena licenziata dagli Stati membri e la presentazione di una nuova “proposta finalizzata al definitivo superamento della sperimentazione animale”. Promossa lo scorso anno da un gruppo di studiosi, associazioni di animalisti e parlamentari europei, l’iniziativa popolare ha l’obiettivo di raggiungere entro l’1 novembre il milione di firme, traguardo a partire dal quale la Commissione europea è obbligata ad analizzare le richieste dei cittadini entro tre mesi dal deposito delle firme.

La Lav: “La sperimentazione animale è un clamoroso errore metodologico”. Le associazioni animaliste come la Lav si mostrano soddisfatte che il tema della sperimentazione animale sia sempre più al centro del dibattito pubblico, ma considerano le nuove norme solo un primo passo. E rilanciano, schierandosi a favore della petizione europea: “Dopo un’iniziale perplessità sui tempi scelti, sosteniamo attivamente con la raccolta firme l’iniziativa “Stopvivisection” – afferma il presidente della Lav Gianluca Felicetti -. È una delle strade positive da praticare contro la vivisezione. Un termine, questo, usato come sinonimo di sperimentazione sugli animali anche da autorevoli dizionari scientifici e che crea paura perché evoca purtroppo la realtà. Fino ad oggi, secondo i dati ufficiali sottostimati, un esperimento su quattro è stato condotto senza anestesia”.

Quanto al testo approvato dal Parlamento, la Lav lo considera ancora carente: “Il testo rappresenta certamente la base per una legge realmente migliorativa per i quasi 900mila animali utilizzati ogni anno in Italia. Un punto di partenza per altri cambiamenti. Ma – precisa Felicetti – non è equilibrato, in quanto non prevede ancora l’abolizione dell’uso degli animali. La sperimentazione animale è, infatti, un clamoroso errore metodologico, con tutti i rischi quindi di essere inaffidabile e fuorviante sul piano scientifico: nessuna specie vivente può essere considerata un modello umano semplificato a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche ed etologiche che le contraddistinguono. E così ciò che risulta innocuo negli animali può essere tossico per l’uomo. Gli animali da laboratorio, spesso frutto di manipolazioni genetiche, – sottolinea il presidente della Lav – talvolta differiscono perfino dai loro simili in libertà. Anche le malattie indotte sugli animali a fini sperimentali sono diverse dalle patologie che si manifestano naturalmente”.

Il mondo della ricerca è in allarme: “Mistificazioni e inganni sulla reale situazione dei laboratori”. Il mondo della ricerca è in allarme. Gli scienziati, che non ci stanno a essere descritti alla stessa stregua di assassini o torturatori, giudicano il nuovo testo approvato dal Parlamento un ennesimo colpo alla ricerca italiana, già fortemente penalizzata dagli esigui finanziamenti e dal fenomeno della fuga dei cervelli.

“È bene chiarire alcuni termini per non cadere in trappole linguistiche e culturali – commenta Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e professore di Zoologia e Biologia dello sviluppo presso l’Università di Pavia -. Va subito precisato, per non falsare un necessario e utile confronto di posizioni, che purtroppo molti degli attivisti contrari all’impiego degli animali nella ricerca biomedica usano il termine vivisezione in modo del tutto inappropriato. La vivisezione è una pratica criminale, vietata da molti decenni dalla legge e che oggigiorno ha, per fortuna, solamente un significato storico. È un termine carico di emotività che viene associato ad immagini terribili (di cui spesso non è nota la provenienza), che impressionano il grande pubblico e non aiutano a sviluppare un utile dibattito tra i cittadini, mistificando e ingannando sulla situazione che in realtà è presente nei laboratori di ricerca. A riguardo, va ribadito che gran parte delle conoscenze scientifiche in base alle quali un medico può svolgere la sua attività a salvaguardia della salute dei cittadini deriva proprio dalla sperimentazione animale”.

Garattini, Airc, Telethon, Accademia dei Lincei contro decisione della Camera. Una delle prime voci a levarsi contro la nuova legge italiana è quella di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che ha immediatamente criticato la decisione della Camera, attirandosi le ire di alcuni gruppi animalisti, che hanno contestato allo studioso la partecipazione al Festival della mente di Sarzana, sebbene la sua conferenza vertesse su altri temi.

L’intervento del farmacologo, di fronte a una platea di 800 persone, alla fine si è svolto secondo programma. Lo studioso ha parlato per un’ora e risposto per un’altra ora alle domande del pubblico, interrotto solo per alcuni minuti da tre attiviste che, eludendo il cordone di sicurezza, sono riuscite a entrare nella sala conferenze e a gridare slogan di scherno all’indirizzo del relatore per le sue posizioni sulla sperimentazione animale. All’esterno, intanto, altri attivisti hanno esposto cartelli e striscioni. Tra loro alcuni esponenti locali del Movimento 5 Stelle, che hanno alla fine invitato Garattini a un dibattito pubblico sul tema.

Alle critiche di Garattini si aggiungono quelle di migliaia di studiosi dell’Airc, di Telethon, dell’Accademia dei Lincei, o del Gruppo 2003 che raccoglie i ricercatori italiani con all’attivo il maggior numero di citazioni sulle riviste scientifiche, che hanno firmato un appello rivolto al Governo - cui è indirizzata la delega del Parlamento e cui spetta adesso predisporre un regolamento di attuazione – affinché tuteli la ricerca italiana. Minacciano, altrimenti, di avviare una procedura d’infrazione di fronte all’Ue.

Secondo gli studiosi, infatti, “sul piano tecnico il testo intacca uno dei pilastri fondativi dell’Unione, l’armonizzazione delle regole nei diversi Stati. E su quello scientifico, potrebbe mettere la ricerca italiana fuori dall’Europa”. I ricercatori lamentano, inoltre, “la totale assenza di consultazione della comunità scientifica da parte del Legislatore”. Il presidente della Lav respinge al mittente queste critiche, bollate come “difesa di posti di potere da parte di alcuni scienziati atterriti dal cambiamento in atto da tempo in altri Paesi”.

Ma cosa prevede il testo di Bruxelles e perché gli scienziati ne difendono lo spirito? “La Direttiva europea è stata studiata a lungo, discussa in molte sedi istituzionali, compresa l’Italia – ragiona Redi – e il testo finale è un corretto compromesso tra la necessità della sperimentazione animale e il rispetto per gli animali”.

Il provvedimento, nello specifico, vieta che le procedure sulle cavie siano svolte senza anestesia, nel caso in cui il dolore superi quello di un’iniezione. Fissa gli standard per l’allevamento e chiede che i ricercatori ottengano l’ok di un’autorità competente prima di effettuare i test. Ma, al contempo, ammonisce i Paesi dell’Unione a non introdurre norme più restrittive.

Proprio su quest’ultimo punto si concentrano le critiche degli scienziati, secondo i quali questo aspetto sarebbe stato disatteso. “Come ricercatori siamo preoccupati del modo in cui l’Italia ha recepito la Direttiva comunitaria sulla sperimentazione animale – si legge nell’appello promosso dal Gruppo 2003 – tradendone di fatto lo spirito e vietandola in ambiti importanti della ricerca di base e della biomedicina, pur con i giusti richiami al benessere animale e ai conseguenti controlli. Occorre fermare questo stravolgimento. La Direttiva Ue – sottolineano gli studiosi – non vieta, infatti, l’utilizzazione degli animali ma indica i principi da rispettare nel loro uso e nell’allevamento a fini sperimentali. Se applicati, i divieti contenuti nel testo licenziato dalla Camera produrranno inevitabilmente il blocco dei finanziamenti, sia futuri che quelli già attribuiti alla ricerca di base, e di fatto l’impossibilità di praticarla”.

Contraria, invece, a un “recepimento-fotocopia” della Direttiva la Lav: “La miglior riprova che il testo salva animali licenziato dalla Camera è importante è data proprio dall’opposizione che ha ricevuto. Come immediata conseguenza – precisa Felicetti – sarà chiuso per sempre l’allevamento Green Hill e non vedremo mai più il nostro Paese complice nell’ospitare questo tipo di lager”.

Ma quali sono nello specifico i divieti introdotti dal Parlamento? Il nuovo testo italiano prevede che prima di ogni iniezione (come i prelievi di sangue) alle cavie sia somministrato un sedativo per bocca (eccetto per i test su anestetici e analgesici). Vieta l’allevamento e l’uso di cani, gatti e primati. Sancisce il divieto di utilizzare gli animali “per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche, ad eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari”. Questo punto, in particolare, allarma molto gli studiosi.

Con il termine xenotrapianti, infatti, secondo gli esperti non s’intende solo la sostituzione di organi interi da una specie all’altra, ma anche il trapianto di un piccolo numero di cellule dei tumori dell’uomo nei roditori, uno dei metodi più adoperati per testare nuove terapie oncologiche personalizzate. “Si tratta di ulteriori appesantimenti e restrizioni al testo originario, che pongono ancora una volta limiti non razionali alla ricerca scientifica italiana – spiega Redi -. È opportuno ricordare che la sperimentazione animale è già condotta nel rispetto di rigide regole: ogni programma di ricerca deve, infatti, essere approvato dal veterinario incaricato dal ministero della Salute e gli stabulari sono controllati da ispettori delle Aziende sanitarie locali, al fine di assicurare l’assenza di pratiche dolorose per gli animali. Occorre controbattere – incalza lo scienziato dei Lincei – alla diffusione di informazioni parziali e distorte, fare conoscere la realtà e impedire interpretazioni non corrette delle norme sulla sperimentazione animale”.

La Lav: “Esistono metodi alternativi”, Redi: “Sperimentazione animale indispensabile”. Il Governo ha anche accolto un ordine del giorno che lo impegna, indicando dove attingere le risorse, a “sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali”. Un punto carente, secondo la Lav, in quanto “interpretabile nella sua traduzione in legge – critica Felicetti -. Esistono centinaia di metodi alternativi alla sperimentazione animale: i modelli informatici, le analisi chimiche, le indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi), gli organi bioartificiali, i microchip al Dna e i microcircuiti con cellule umane. Nei crash test di automobili o nei test di gravidanza, ad esempio, oggi non si utilizzano più animali. È indispensabile – sottolinea il presidente della Lav – promuovere maggiori investimenti nella ricerca senza uso di animali e istituire un registro ufficiale aggiornato di questi metodi. Altrettanto importante è favorire la cultura della prevenzione: uno stile di vita sano, una corretta alimentazione, anche questa senza fare uso di animali, può essere un valido aiuto. Nessun compromesso – chiosa Felicetti – sarà possibile, finché l’uso degli animali non sarà abolito”. I pareri restano molto distanti. “I ricercatori sarebbero senz’altro pronti a rinunciare alla sperimentazione animale, se questa non fosse indispensabile – spiega Redi -. Ma la notevole espansione delle ricerche biomediche a livello cellulare e molecolare verificatasi negli ultimi decenni non ha, purtroppo, eliminato la necessità della sperimentazione animale”.

Davide Patitucci

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