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Il Vicariato di Roma Getta la maschera

  • Venerdì, 15 Novembre 2013 14:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
15 11 2013

In un durissimo editoriale uscito su RomaSette.it, portale di informazione del Vicariato di Roma, Angelo Zema attacca con estrema violenza il Sindaco Marino per il suo impegno a fare approvare in tempi brevi, anche nella Capitale, un Registro delle Unioni Civili e per il suo sostegno esplicito a matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali.

Per Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, “Quelle del Vicariato sono parole durissime e inaccettabili che mettono in discussione i principi di uguaglianza e rispetto di tutte le minoranze, elementi fondanti di qualsiasi democrazia. Come sempre il Vicariato si muove in nome di argomenti ideologici fuori dalla storia e dalla realtà che hanno il solo effetto di alimentare pregiudizi e odio e di creare inaccettabili graduatorie tra le famiglie, le persone, e, cosa ancor più grave, i figli delle coppie omosessuali”.

“Il Vicariato” – prosegue Maccarrone – “ricordi che Roma è la Capitale di un Paese laico e democratico e non deve rispondere ai suoi diktat ma ai cittadini che si sono recentemente espressi nel voto per un Sindaco che aveva nel suo programma proprio il Registro delle Unioni Civili e la tutela dei diritti sociali e civili di tutte e tutti”.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime solidarietà al Sindaco Ignazio Marino per l’attacco ricevuto e offre pieno sostegno per l’iter di approvazione del Registro.

Alla Chiesa di Roma ricordiamo che, invece di continuare a spargere odio e a sostenere le discriminazioni delle persone LGBT, farebbe bene a guardare al suo interno e a fare chiarezza sui tanti gravissimi scandali che la toccano e all'uso, decisamente poco cristiano, che fa dell'enorme patrimonio, anche immobiliare, che detiene in città.

Questa Chiesa degli ori e degli scandali ha perso qualsiasi autorità morale e farebbe bene a smetterla di attaccare e puntare il dito contro una comunità che chiede solo il rispetto dei propri diritti, ricordando che sono i cittadini italiani a foraggiarla coi miliardi dell'Otto per Mille, delle loro tasse e delle enormi esenzioni e finanziamenti di cui gode.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Maccarrone – Presidente
3297488791
Ufficio Stampa
065413985 – 3487708437



La Repubblica
15 11 2013

"Scandalo Atac, vergogna nazionale. Ma ne verremo fuori. Se servirà, andrò anche io in Procura". "Gay, sì ai matrimoni e alle adozioni, vigilando che siano nel totale interesse del bambino", e anche "entro la consiliatura realizzeremo il grande parco archeologico dei Fori, dal Colosseo, all'Appia Antica al Circo Massimo, e che sia un luogo vivibile e aperto anche la notte". Poi avanti con altre pedonalizzazioni "con lo stesso impatto di piazza del Popolo" e lavoro duro su un maggior decoro urbano". E poi "voglio riportare la legalità nella Capitale e mi piacerebbe anche che qui la parola solidarietà tornasse di moda". "Non sappiamo comunicare le cose concrete fatte? Preferisco lavorare 18 ore al giorno, alle parole preferisco vedere i fatti. E comunque la chiusura di Malagrotta è stato un importantissimo obbiettivo centrato, anche se in tanti in campagna elettorale mi dicevano: "Non ce la farai mai, sarà impossibile".

Dai falsi biglietti dell'Atac, all'emergenza buche, dal caos del traffico alla questione pendolari, ma anche accoglienza a 89 superstiti della tragedia di Lampedusa, il sindaco Ignazio Marino ha partecipato al videoforum su Repubblica.it e ha risposto alle domande dei lettori, della giornalista Silvia Garroni e del caporedattore della cronaca di Roma, Giuseppe Cerasa.

Un'ora di dibattito e risposte serrate, e anche con un sorriso un po' amaro: "Con il nuovo bilancio, da gennaio, ci dedicheremo alle opere di manutenzione ordinaria come la sistemazione di strade, buche e marciapiedi. E' un problema che conosco bene, io che giro con la bicicletta. E anche a me in questi anni è capitato di fare qualche volo per terra. Mi chiedo se in strade ad alto scorrimento come via Nazionale sia così necessario lasciare i sampietrini".

Si parte dallo scandalo dei falsi biglietti Atac: "L'ho detto e lo ribadisco, è stata una vergogna, persone pagate, assunte, per fare il bene pubblico, che organizzano una rete criminale interna per mettere in ginocchio un'azienda che di problemi ne ha già di per sè. Chi sa qualche cosa di più e magari ha timore di andare dal procuratore, venga da me e poi dai magistrati ci andrò io stesso". Detto questo, ha aggiunto Marino, è anche vero che nell'ultimo bilancio della Regione Lazio, per colpa dei diverbi tra l'allora sindaco Alemanno e la presidente Polverini, alla voce trasporti di Roma la cifra di spesa messa in bilancio è "zero". Ho già incontrato il presidente Zingaretti, occorre porre riparo a questa assurdità".

La pedonalizzazione, parziale, di via dei Fori: "Entro la fine della mia consiliatura punto a pedonalizzare l'intera area dei Fori Imperiali, per realizzare il grande parco archeologico di Roma, con una suggestiva passeggiata da piazza Venezia al Circo Massimo passando dall'Appia antica al Colosseo. Voglio garantire che via dei Fori non sarà più una via ad alto tasso di traffico e soprattutto che il Colosseo non sarà più una rotonda spartitraffico. E sempre in questa ottica abbiamo già aperto ai pedoni la bellissima via Alessandrina che ha uno strepitoso affaccio sul Foro di Augusto e nei prossimi 2 o 3 anni chiuderemo al traffico tutta l'area man mano che avremo a disposizione nuovi mezzi pubblici, anche se deve essere chiaro che non posso realizzare un tram o una fermata metro in un week end".

"Nei giorni scorsi" aggiunge il sindaco, "ho avuto un incontro con i commercianti di quelle zone: pur essendo prudentemente favorevoli, chiedono un approfondimento soprattutto sui mezzi pubblici di trasporto. Lavoreremo per questo e anche per rendere vivibile l''area anche nelle ore notturne con un'adeguata illuminazione. La mia visione? Far diventare quel centro di Roma un'attrazione turistica straordinaria". Ma non solo. Punto a pedonalizzare anche tutto il Tridente, partendo dall'idea che la chiusura di piazza del Popolo fu un'ottima realizzazione e che ci dobbiamo muovere in quella direzione".

Urbanistica: "Non porteremo nuovi blocchi di cemento nell'Agro romano. Anzi, stiamo scrivendo una delibera per dare parti dell'Agro romano a giovani delle cooperative agricole e poi lavoreremo per il riuso di interi isolati di città abbandonate. Parlo di aree come depositi Atac, caserme in Guido Reni e qui vorrò realizzare un museo della Scienza, assurdo che una Capitale non ne abbia neanche uno" .

Diritti civili: "A Roma avremo il registro delle unioni civili, presto. Ci sarà una apposita delibera subito dopo l'approvazione del bilancio". E il sindaco aggiunge: sono da tempo favorevole ai matrimoni gay "se due persone si amano si sposano, non vedo quale sia il problema. Poi afferma: "L'Italia è terribilmente indietro sulla questione dei diritti delle persone, siamo lontani come la Grecia". "Molti, a sinistra," sottolinea "hanno paura della parola matrimonio, a me non fa per niente paura". Anzi, anche sulle adozione gay niente in contrario. "Qualche hanno fa avrei avuto perplessità ma poi all'estero ho conosciuto amici di mia figlia cresciuti in famiglie con genitori dello stesso sesso, tutti ragazzi felici, e ora non avrei alcun problema. Ma sono temi che vanno regolati a livello nazionale".

La solidarietà: "Abbiamo accolto 89 superstiti del terribile naufragio del 3 ottobre a Lampedusa, e ne ospiteremo altri 60. Non potevano stare solo a guardare le tragedie ma ora spero che altre città ci emulino. Ieri a Fiumicino - ha aggiunto Marino - non ho voluto telecamere e fotografi perché quell'abbraccio non doveva essere un'occasione di pubblicità per il sindaco e il comune. E sono rimasto con quelle persone per due ore, molto turbato anche perché moltissimi di loro hanno l'età di mia figlia, 21 anni. Alcuni di quei ragazzi hanno iniziato il loro viaggio, giunto ieri a Fiumicino, anche da un anno, mentre altri anche da due anni e mezzo perché sono stati 6-7 mesi nelle carceri libiche. Io li ho guardati con rispetto e ammirazione perché non hanno perso il sorriso, hanno una forza incredibile".

Per dare loro una possibilità di rifarsi una vita, rivela il sindaco, "si sono mobilitati professionisti, la comunità ebraica, aziende. Pronti ad aiutarli per imparare l'italiano, per integrarli e dar loro un lavoro. Ho avuto in questi mesi la possibilità di fare diversi dialoghi con papa Francesco, e in uno di questi ha detto che dobbiamo far tornare di moda la parola solidarietà, termine che a Roma è diventato quasi una parolaccia. Ecco, rilancio questa frase del papa, in città la solidarietà diventi una moda".

Il futuro di Roma: "Riqualificazione urbanistica, e penso alle tante aree come l'ex Fiera di Roma sulla Colombo, gli ex depositi Atac in Prati, le caserme intorno via Guido Reni, vicino al fiume, che hanno spazio per realizzare alloggi popolari, alloggi residenziali e un museo della Scienza; investimenti nell'arte, nella cultura e nell'archeologia, attirando finanziamenti da grandi filantropi e mecenati italiani e stranieri; valorizzazione delle grandi intelligenze che sono di base nella capitale, penso a università, centri di ricerca, fondazioni, laboratori che possono attrarre fondi per creare una nuova economia E anche un piano per produrre reddito dai rifiuti dopo la chiusura di Malagrotta".

Simona Casalini

 

Huffington Post
01 11 2013

 Reportage dal ghetto di via Gordiani.

Quarantadue milioni di euro. È la cifra spesa dal Campidoglio negli ultimi tre anni per l'inclusione dei circa settemila rom residenti a Roma. "E non sappiamo davvero dove siano finiti", ammette un funzionario del Comune mentre osserva una baracca fatiscente del campo nomadi di via Gordiani, uno degli otto regolarmente presenti nella Capitale, che questa mattina ha accolto la ministra Cecile Kyenge e la viceministra al welfare Maria Cecilia Guerra.

Una visita istituzionale che conclude la sesta conferenza internazionale di Cahrom, il gruppo di 47 esperti del Consiglio d'Europa dedicati alla soluzione della discriminazione nei confronti dei rom. E in Europa, specifica Michael Guet, "l'Italia è rimasto l'unico Paese con i campi nomadi insieme alla Francia".


Il campo di via Gordiani, assicurano gli educatori della cooperativa Ermes impegnata nel villaggio attrezzato, è il migliore di Roma: è relativamente centrale e dunque ben collegato con il resto della città. Eppure è un agglomerato di container sovraffollato.

"Vorremmo uscire dal campo e finalmente avere una casa", dice Ava Nicolic, una delle anziane rom alla ministra Kyenge. E poco dopo un uomo spiega: "Ci chiamano ladri ma noi abbiamo anche pulito le tombe dei cimiteri per pochi euro".

A via Gordiani, periferia est, vivono 245 rom in container che risalgono al 2002, così come indicato nelle targhe, e che ormai cadono a pezzi. Vesna Halilovic ci invita nel suo bagno, rotto da tre anni: l'acqua scorre inarrestabile. "Chiediamo al Campidoglio di mandare qualcuno ad aggiustare ma dicono che hanno finito i soldi". Il fratello di Vesna, Cimic, sposato a una calabrese che vive con lui da venticinque anni in questo campo nomadi, dice che l'unico aiuto economico diretto viene dato dalla comunità di Sant'Egidio, che assicura a ogni famiglia cento euro una tantum se i bambini vanno regolarmente a scuola.

Alcuni dei residenti hanno trovato lavoro presso la cooperativa Ermes, come Vesna che fa le pulizie. Altri, come Cimic, vendono rose ai turisti. E uno ha trovato lavoro come autista d'autobus alle dipendenze della Cotral. "Fortissimo è lo stigma sociale nei confronti dei rom", dice alla fine della visita la viceministra Guerra, "e per questo la Strategia di inclusione è fondamentale per accompagnarli verso l'autonomia lavorativa e residenziale".

Kyenge e Guerra concordano nel superamento dei campi, mentre rimane cauta l'assessora alle politiche sociali di Roma Rita Cutini: "Il Campidoglio è impegnato a risolvere il problema della casa per tutti i romani, e dunque anche per i rom. Se a volte sorgono problemi burocratici come il mancato certificato di residenza dei rom, non e' per discriminazione. I campi si devono organizzare".

Eppure Cutini, che promette di chiudere i due campi di Salone e Castel Romano, veri e propri ghetti, non promette di modificare la circolare introdotta da Alemanno lo scorso inverno secondo la quale, nell'assegnazione del punteggio per la graduatorie degli alloggi popolari, incredibilmente le baracche dei rom risultano come abitazioni permanenti, facendo scivolare le famiglie rom in fondo alla classifica dei bisognosi: "Naturalmente anch'io mi rendo conto che i campi sono temporanei e non permanenti, ma se una famiglia rom ottiene un punteggio basso può comunque fare ricorso".

Proprio la discriminazione dei nomadi nell'assegnazione delle case pubbliche a Roma, e i continui sgomberi da parte dell'amministrazione, sono finiti in un dossier presentato ieri da Amnesty International. Tuttavia Ignazio Marino non ha voluto affrontare la questione, sempre spinosa per qualunque inquilino del Campidoglio: oggi infatti è saltato l'incontro in Comune con i rappresentanti di Cahrom.

"Date a noi i soldi che dite di spendere per i rom" dice Cimic, quando ormai la delegazione si è allontanata dal campo. Con quarantadue milioni di euro - trentadue dei quali ottenuti per il Piano Nomadi che si è concluso con la decadenza di Alemanno - ogni rom avrebbe ricevuto seimila euro ciascuno. "Avrei preso in affitto una casa", dice Cimic, che con una famiglia di cinque persone avrebbe percepito 30mila euro.

La signora Ava, che poco prima aveva parlato alla ministra, mostra il cancello all'entrata del campo: rotto. "Nessuno viene ad aggiustarlo, è aperto giorno e notte e dobbiamo stare attenti perché i bambini potrebbero uscire e finire investiti". Nemmeno per la pulizia del campo vengono spesi i finanziamenti del capitolo rom (circa una decina di milioni l'anno): due giorni fa in previsione della visita del governo, raccontano i rom di via Gordiani, grossi camion hanno portato via tutta la spazzatura accumulata in due anni tra un container e l'altro.

Laura Eduati

Amnesty, i campi rom sono una macchia per la città di Roma

  • Mercoledì, 30 Ottobre 2013 12:19 ,
  • Pubblicato in Flash news
Ansa
30 10 2013

Rapporto su discriminazioni in Italia per accesso all'alloggio.

Le autorita' comunali di Roma hanno portato avanti un sistema 'a doppio binario' di assegnazione degli alloggi che sta negando a migliaia di rom l'accesso a un alloggio adeguato: e' quanto e' denunciato da Amnesty International in un rapporto, presentato oggi a Roma, sulla discriminazione basata sull'etnia per l'accesso a un alloggio adeguato in Italia.

"Il Comune di Roma sta tenendo migliaia di rom ai margini della societa'. Il sistema di assegnazione degli alloggi pubblici e' congegnato e attuato in modo tale da condannare migliaia di rom, per semplici ragioni di etnia, a vivere in strutture segregate, al di sotto degli standard, in campi lontani dai servizi e dalle aree residenziali. Questa e' una macchia per la citta' di Roma - ha detto John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International - e cio' avviene con la tacita complicita' del Governo italiano, che a livello nazionale non sta garantendo uguale accesso agli alloggi pubblici per tutti".

Il rapporto di Amnesty, intitolato "Due pesi e due misure: le politiche abitative dell'Italia discriminano i rom", denuncia come oltre 4.000 rom residenti nei campi autorizzati di Roma subiscano una discriminazione sistematica, anche quando fanno domanda di assegnazione di un alloggio pubblico.

A seguito degli sgomberi forzati queste persone sono state trasferite in container e roulotte all'interno di campi "segregati, sovraffollati e recintati", costruiti e gestiti dalle autorita' comunali. Questa circostanza, sottolinea il rapporto, limita profondamente le possibilita' d'integrarsi in una comunita' piu' ampia e di trovare un impiego regolare. 

Per oltre un decennio, denuncia Amnesty, i criteri per dare priorita' alle domande di alloggio popolare hanno impedito ai rom di accedervi: il richiedente doveva dimostrare di essere stato legalmente sfrattato da un alloggio privato in affitto, cosa impossibile per i rom residenti nei campi o sgomberati.

Alla fine del 2012 e' stato introdotto un nuovo criterio per dare priorita' alle persone svantaggiate, ospitate a titolo provvisorio in strutture fornite da enti caritatevoli o dallo stesso Comune di Roma. Ma quando i rom hanno iniziato a presentare domande, il Comune - ricorda Amnesty - si e' affrettato a chiarire, con una circolare, che quel criterio non si applicava nei loro confronti.

Per non parlare poi, continua la denuncia, del 'Piano nomadi' adottato nel 2008, che "ha comportato sgomberi forzati per centinaia di rom". Il 28 ottobre scorso, in un incontro con Amnesty, la nuova amministrazione ha espresso l'intenzione di annullare la circolare che impedisce ai rom di accedere agli alloggi pubblici, e la cessazione del Piano nomadi. Cio' costituirebbe, hanno sottolineato, un importante passo nella giusta direzione. 

Ora l'amministrazione capitolina "deve far seguire azioni concrete, nel breve periodo, per mitigare la segregazione dei rom e le misere condizioni di vita di coloro che vivono nei campi e sviluppare un piano di piu' lunga durata".

Amnesty ricorda che meta' dei rom in Italia e' costituita da cittadini italiani; altri sono riconosciuti come rifugiati dall'ex Jugoslavia, sono immigrati provenienti per lo piu' dalla Romania o dai Balcani o apolidi, riconosciuti o di fatto. "I rom sono parte integrante della societa' italiana. Eppure, restano tra coloro che sono piu' gravemente colpiti da condizioni abitative profondamente inadeguate e da una diffusa discriminazione a Roma come in molte altre citta' italiane" ha concluso Dalhuisen.

 

Giovani bangladeshi in lotta

  • Martedì, 21 Maggio 2013 05:54 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Dinamo Press

Martedì 21 maggio, ore 15.00

Manifestazione sotto il Parlamento

I giovanissimi migranti bangladeshi affidati ai centri di accoglienza della capitale, oggetto da circa due mesi di una pesante procedura persecutoria su regia del Comune di Roma, invitano a scendere in piazza al loro fianco. I ragazzi annunciano una lettera aperta al governo e al Parlamento per un urgente intervento istituzionale all’insegna della reale tutela dei giovani stessi e chiedono l'immediato rilascio dei due ragazzi attualmente trattenuti presso il Cie di Ponte Galeria.

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