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Huffington Post
22 05 2015

Fermiamo insieme la strage di foreste! Anche oggi, tutti insieme, mieteremo migliaia di ettari di foreste. Anzi, per essere più precisi: mano nella mano, da Milano a Sidney, da Calcutta a Durban, faremo fuori più di 35.000 ettari di alberi.

Un bel bottino, che arriverà nelle nostre case come legno e carta o nelle nostre bocche come soia, olio di palma e carne. Sono queste le produzioni responsabili di buona parte della deforestazione del pianeta. 13.000.000 di ettari ogni 365 giorni. Una strage. E chi se ne importa se insieme all'emorragia di tronchi da segare e di terreno finalmente libero a cui succhiare ogni beneficio - finché l'erosione lo trasformerà in polvere - ci porteremo via anche (badate bene) in una sola giornata l'estinzione di centinaia di specie di piante e animali. Chi se ne importa se si tratta di gorilla, scimpanzé, elefanti, antilopi e farfalle.

Questa è la potenza della specie umana. In poche generazioni ci siamo mangiati quasi il 40% della copertura di foreste che abbracciava il pianeta. Abbiamo preteso beni immediati, combustibili, nuove terre da arare, materiali duttili e comodi, fibre, medicine. Senza minimamente considerare che quel mare di alberi verdi sono la nostra riserva di acqua potabile, sono le nostre piogge, sono la nostra difesa dal riscaldamento del pianeta e dal cambiamento climatico, sono la casa di 300 milioni di persone, il rifugio di 60 milioni di indigeni, sono la vita e la scuola di centinaia di milioni di bambini, la sicurezza di tutta l'umanità.

E non basta: come racconta David Quammen nel suo bellissimo libro Spillover (Adelphi, 2014): "Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie...". Ecco quindi che la distruzione delle foreste aiuta la diffusione di Ebola, Dengue, malaria, HIV e molte altre malattie.

Fermare la deforestazione è una sfida difficile. Vuol dire lavorare nelle foreste, denunciare la corruzione, convincere i consumatori, parlare ai governi, bloccare i progetti delle multinazionali e difendere i diritti dei più deboli. Può anche voler dire farsi uccidere.

Ma si può fare. Se vuoi dare una mano puoi: mangiare meno carne, consumare meno legna, carta e combustibili fossili. Fino a domenica 24 maggio, inoltre, puoi mandare un sms al numero 45503 (2 euro). Ci aiuterai. Aiuterai i tuoi figli. Aiuterai le foreste!

Isabella Pratesi

La Repubblica
08 07 2013

Secondo l'indagine della Commissione Ue, tra il 1990 e il 2008 Il vecchio continente ha importato e consumato circa 9 milioni di prodotti provenienti da aree disboscate, contro i 4,5 milioni dell'Asia orientale e l'1,9 dell'America del nord. L'allarme delle associazioni ambientaliste

di ROSITA RIJTANO

AUMENTA il consumo di carne e cereali, diminuiscono le foreste. Sono 239 i milioni di ettari scomparsi dal 1990 al 2008, tredici ogni anno. Uno sterminio al quale contribuisce in modo decisivo l'Unione europea. Proprio così: il vecchio continente conquista il primato di divoratore di boschi. Ma a pagare le spese sono soprattutto Africa, Sudamerica, Indonesia e Australia, ovvero arterie di un patrimonio verde d'inestimabile valore che rischia di scomparire. A rivelarlo è il rapporto 2013 della Commissione europea, 108 pagine in cui si evidenzia come, contrariamente a ogni luogo comune, il disboscamento tropicale sia legato solo in minima parte alla produzione di legname. Ma se pensate che la colpa sia dei mobilifici siete fuori strada. È la vertiginosa ascesa dei bisogni umani a muovere le ruspe che ogni anno macinano chilometri di vegetazione: secondo il report, infatti, su 132 milioni di ettari distrutti, solo 4,4 servono alle fabbriche di legno, mentre ben 58 a far spazio agli allevamenti zootecnici e 69 alle produzioni agricole, soprattutto di soia, mais, olio di palma, riso e canna da zucchero.

Se la maggior parte dei prodotti è consumata a livello locale o regionale, quasi il 36 per cento delle merci esportate arriva sulle tavole del Vecchio continente. "La maggior parte delle grandi forniture agricole dell'Ue è basata sullo sfruttamento di terreni forestali di nuova acquisizione", denuncia il presidente del Wwf Italia, Dante Caserta. "Il Parlamento europeo deve rivedere le politiche legate al consumo di risorse provenienti da aree disboscate per ridurre la deforestazione del 50 per cento entro il 2020, come previsto dagli accordi comunitari". Un risultato che sembra ancora lontano, nonostante l'entrata in vigore lo scorso marzo dell'Eu Timber regulation, una norma che ha l'obiettivo di rendere trasparente l'intera filiera produttiva del legname. "Mancano però indicazioni chiave, interpretazioni univoche e applicazioni unitarie, né si è tenuto conto della corretta manutenzione delle foreste. La strada per raggiungere risultati significativi è ancora lunga". Tra il 1990 e il 2008 l'Europa ha importato e consumato circa 9 milioni di prodotti provenienti da zone disboscate, contro i 4,5 milioni dell'Asia orientale, e l'1,9 dell'America del nord. Cifre che, secondo il Wwf, rappresentano persino una stima contenuta non includendo la domanda di biomassa crescente nel corso degli ultimi anni: "Dobbiamo ridurre il nostro impatto ambientale - conclude Caserta - e far rispettare le norme necessarie per assicurare che i beni consumati arrivino da produzioni efficienti e sostenibili".

Ma a rischiare la corteccia non sono solo gli alberi. Popolazioni indigene, specie protette e piante rare: sono interi habitat quelli coinvolti nei processi di disboscamento. Un fenomeno che non riguarda esclusivamente paesi lontani, ma si riflette sui cambiamenti climatici con conseguenze da "effetto farfalla": un albero in meno, una tacca in più sul termometro di casa. Spiega Federica Barbera dell'ufficio Aree protette di Legambiente: "Le foreste proteggono l'80 per cento della biodiversità terrestre e sono fonte di servizi ecosistemici essenziali al benessere umano. Per non parlare dell'aspetto sociale, nel mondo ci sono 50 milioni di persone la cui sopravvivenza è minacciata dal disboscamento, e soprattutto del fondamentale ruolo svolto da questi polmoni verdi nell'assorbimento dell'anidride carbonica".



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