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Huffington Post
20 05 2015

Trash is for Tossers, Lauren Singer racconta due anni di vita "a spazzatura zero". Tra prodotti handmade e spazzolini di bambù

“Non è tanto una questione di come vivi, ma di che scelte fai. Ci sono sempre delle alternative”. Lauren Singer ha 24 anni e vive senza produrre spazzatura. Newyorkese, laureata in Studi Ambientali, conduce una “Zero Waste Life” a Brooklyn. “Un mio compagno di università si portava tutti i giorni il pranzo da casa in un sacchetto di plastica, con un contenitore usa-e-getta accompagnato da una bottiglietta d’acqua monouso. Mi ha fatta riflettere: Noi dovremmo costruire il futuro del nostro pianeta, ed eccoci qui a incasinare tutto con la nostra spazzatura”.

Lauren è già diventata un punto di riferimento internazionale per la lotta agli sprechi, e sul suo blog Trash is for Tossers ha documentato il processo di cambiamento della sua vita, da eticamente indirizzata a praticamente etica. “Volevo vivere davvero seguendo i miei valori”, racconta. Perciò evita di comprare prodotti confezionati in contenitori non riciclabili o riutilizzabili, compra nei mercati alimentari, fa i cosmetici in casa (il cosiddetto “spignattare”), fa la differenziata e il compost dei rifiuti organici, mette solo vestiti di seconda mano.

La mattina, dopo colazione, si lava i denti con uno spazzolino in bambù riciclabile. “Prima pensavo di avere bisogno di mille prodotti diversi, ma quando ho iniziato a fabbricarmi saponi e creme in casa ho ridotto il numero al necessario: pochi, ma buoni”, racconta ad HuffPost. Per contenere cosmetici e alimenti usa tantissimi vasetti di vetro, come quelli per le conserve e le marmellate. “Quando sono fuori per i pasti o mi porto il pranzo da casa, oppure scelgo ristoranti che siano in linea con la mia etica: biologici, con contenitori biodegradabili... Non è un problema trovarne, anche in viaggio: al massimo vado a cercare ingredienti nei mercatini”.

Ovviamente c’è voluto tempo – spiega Lauren – per raggiungere questo livello assoluto di zero sprechi. Un processo sempre dinamico (si augura di imparare a cucirsi i vestiti da sola, un giorno), raccontato tra blog, video-tutorial Youtube e profili social: “Non cerco di imporre la mia scelta agli altri, ma voglio dare il buon esempio sperando di potere influenzare qualcuno. Dimostrando che non solo è possibile, ma semplice.”

Questa semplicità ha dato il nome alla sua ultima avventura: la creazione, a inizio 2015, di The Simply Co., un’azienda di prodotti naturali e fatti a mano. Il progetto è stato finanziato tramite crowdfunding su Kickstarter, con 820 donatori e un totale di 42mila dollari (in due giorni ne aveva già raccolti 10mila). Il “primo nato” è un sapone per la lavatrice fatto di tre soli ingredienti, bicarbonato, soda e sapone di Marsiglia, in due profumi, lavanda o neutro. “Il crowdfunding è un ottimo metodo di testare il mercato quando si lancia un nuovo progetto, perché ti permette di avere già alle spalle fin dalla partenza dei potenziali interessati – sottolinea Lauren – inoltre puoi trasmettere le tue idee a chiunque, nel mondo”.

 

Corriere della Sera
24 11 2014

Campagna ecologista di Eric Piolle: via gli attuali 326 spazi di affissione al loro posto, dove possibile, degli alberi

Più alberi, meno pubblicità. Potrebbe essere questo lo slogan del sindaco di Grenoble, che ha messo in piedi un’operazione senza precedenti, almeno in Francia. Il primo cittadino del comune transalpino ha infatti deciso di rimuovere la pubblicità esterna in quella che si presenta come una rivoluzione ambientale. Dato che al posto degli spazi di affissione delle reclame, verranno piantati, dove possibile, degli alberi.

Iniziativa
L’iniziativa, promessa del sindaco ecologista, Eric Piolle, durante la campagna elettorale è «una prima europea per una grande città», spiega il sindaco. «Il comune - aggiunge Piolle - fa la scelta di liberare lo spazio pubblico di Grenoble dalla pubblicità sviluppando spazi di espressione pubblica e non lancia nuovi appalti per la cartellonistica pubblicitaria». La rimozione degli attuali 326 cartelloni durerà quattro mesi. L’unica pubblicità esterna che resisterà alla grande operazione di decoro urbano, sarà quella affissa alle fermate degli autobus, almeno per il momento. Al posto dei cartelloni, Grenoble promette di piantare «una cinquantina di giovani alberi prima della primavera». Già da tempo, la Francia ha dichiarato guerra ai cartelloni pubblicitari, a partire da Parigi, dove oggi non esistono praticamente più, fatta eccezione per pochi e selezionati spazi, con rigorosi vincoli estetici e di sicurezza stradale.

Francia: se vai a lavoro in bici aumento in busta paga

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 08:55 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atlasweb
04 06 2014

Il ministero dell’Ecologia, Sviluppo Sostenibile ed Energia della Francia ha lanciato ufficialmente un progetto pilota di sei mesi con il quale mira a promuovere l’uso della bicicletta per recarsi a lavoro attraverso il pagamento per chilometro.franciabici

In base al progetto, già annunciato lo scorso 5 marzo, gli impiegati che si recheranno sul posto di lavoro in bicicletta percepiranno 25 centesimi di euro per chilometro compiuto. L’iniziativa gode del sostegno di una ventina di compagnie francesi che complessivamente contano circa 10 mila lavoratori.

Il segretario di stato Stato Frédéric Cuvillier si è complimentato con queste società per la loro “responsabilità sociale”.

La misura punta a ridurre l’inquinamento atmosferico e il consumo di carburante e a promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto “ecologico, economico e sano”.

I dati sull’uso della bicicletta che saranno elaborati a partire da questi 10 mila lavoratori saranno pubblicati alla fine dell’anno e il governo ha già promesso una seconda fase su più ampia scala.

Paesi come Danimarca, Germania, Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi hanno adottato da anni programmi come quello francese. Esenzioni fiscali, pagamento per chilometro e aiuti finanziari per l’acquisto di una bicicletta sono solo alcuni degli incentivi che propongono.

"Il futuro è di chi lo fa, disse un brigante 10 anni fa". Sono orgogliosi delle loro magliette, i "briganti" di questo paese a un tiro di schioppo con il confine toscano. ...
12 04 2013

Che le donne siano le più attente all’ambiente è noto, e altrettanto noto è che sono le più attive sul fronte del riciclaggio e della raccolta differenziata (vetro, carta, plastica, umido). Cioè sono quelle che in famiglia sono in prima linea nelle buone pratiche ecologiche, mentre gli uomini a volte se ne dimenticano. “Fare la differenziata è inutile, perché quando la raccolgono finisce tutto insieme”, dicono. Una tipica scusa per non fare nulla, perché “fare”, anche una piccola cosa come la differenziata, costa fatica e poi – ovviamente – tutti a lamentarsi che l’ambiente fa schifo, che si dovrebbe fare (leggi: gli altri) qualcosa e via dicendo.

Le donne, invece, parlano poco e “fanno la cosa giusta”. Anche perché la cura dell’ambiente non inizia con i grandi progetti, ma in casa, nelle piccole cose.

Mariagrazia De Castro si rivolge proprio alle donne nel suo libro Economia domestica ad impatto zero, edizioni Simple (intanto per avere anche un titolo a impatto zero poteva tagliare la “D” eufonica, ndr). Ma già nella copertina (scelta sua o della casa editrice?) in un certo qual modo si limita: compare una donna in grembiule e guanti di gomma, pronta ai lavori di casa. Non entriamo nell’eterna diatriba che i lavori domestici dovrebbero essere condivisi anche dagli uomini.

La domanda è un’altra: per il bene delle nostre comunità, per il bene dell’intero pianeta,

    è più saggio migliorare le buone pratiche ecologiche di casa rivolgendosi alle donne (che però già in buona parte le praticano), oppure sarebbe meglio ampliare già da subito il discorso agli uomini che, dati alla mano, sono i principali contributori all’inquinamento globale?

Paolo Virtuani

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