×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

ADN Kronos
30 12 2014

Ci sono anche tre italiani tra le 12 vittime della sciagura del Norman Atlantic, il traghetto italiano, partito da Patrasso e diretto ad Ancona, dove domenica è scoppiato un incendio (Foto - Video). Lo rende noto in un tweet la Guardia Costiera.

Si contano anche due morti anche tra i soccorritori. Si tratta di due marinai albanesi che fanno parte dell'equipaggio di un rimorchiatore albanese, Iliria, che ha agganciato il traghetto per portarlo a Valona. L'incidente si è verificato dopo la rottura di un cavo lanciato da un primo rimorchiatore. I due marinai, rimasti feriti, sono morti in seguito.

Il numero dei dispersi è ancora da accertare. Complessivamente sono state evacuate dalla nave e messe in salvo 427 persone, tra passeggeri e equipaggio.

La nave San Giorgio e il cacciatorpediniere de La Penne della Marina Militare sono ancora impegnati nelle ricerche di eventuali dispersi del tragico incendio. Al momento quindi non è possibile stabilire quando avverrà il rientro nel porto di Brindisi.

Potrebbero essere dirottati a Brindisi o ad Ancona i 39 naufraghi che, a bordo del mercantile 'Aby Jeannette' di bandiera maltese, stanno cercando di raggiungere Manfredonia, nel foggiano. A creare problemi le condizioni meteomarine difficili, che renderebbero molto complesso e pericoloso il trasbordo dei profughi sulle motovedette in mare aperto, necessario perché il mercantile non può attraccare in porto a Manfredonia. Tra i 39 profughi, per la gran parte albanesi e bulgari, ci sono anche cinque minori, con le famiglie, e tre feriti lievi.

E sono ore di ansia per Giuseppe Mancuso, autotrasportatore di 57 anni di Rocca di Caprileone, piccolo centro del messinese, tra i passeggeri della nave. Da 48 ore i parenti dell'uomo non hanno notizie del loro congiunto che non risulta né tra i superstiti né tra le vittime accertate.

"Purtroppo, fino a questo momento non ci sono notizie di Mancuso", conferma all'Adnkronos Bernadette Grasso, sindaco di Rocca di Caprileone e deputata regionale all'Ars che sta seguendo da vicino le sorti dell'uomo. Mancuso ha chiamato il figlio, un consigliere comunale del piccolo centro messinese, alle cinque del mattino di due giorni fa per dire che si trovava su una scialuppa, da solo. Ma da quel momento non si sono più avute notizie. Il telefono, da domenica mattina, è irraggiungibile.


Ieri l'autorità giudiziaria barese ha ordinato il sequestro della Norman Atlantic e ha iscritto nel registro degli indagati l'armatore Carlo Visentini e il comandante Argilio Giacomazzi. Si tratta di ''atto dovuto'', legato alla necessità di sequestrare il relitto per accertare una serie di ipotesi. Si procede per naufragio colposo e omicidio plurimo colposo.

Per gli inquirenti, oltre alla raccolta di testimonianze che già è in corso presso il Porto di Bari o in Salento, sarà fondamentale accertare le cause dell'incendio, in che modo si è propagato, se sono scattati i dispositivi antincendio, se era tutto efficiente e, per quanto riguarda la catena di comando, occorre stabilire cosa sia avvenuto sulla Norman Atlantic quando è stato dato l'allarme con abbandono nave.

Corriere della Sera
22 09 2014

Il fatto è successo alla Co.Impo di Adria. Probabile errore umano. Il quarto cadavere ritrovato a tre ore dall’incidente. Due feriti. Intossicato un vigile del fuoco

ROVIGO — Incidente sul lavoro ad Adria. Quattro operai sono morti e due sono feriti in modo grave, uno è stato intubato all’ospedale di Rovigo. Il cadavere di un quarto operaio è stato scoperto a distanza di tre ore dall’incidente. Il fatto, che ha commosso il presidente della Repubblica Napolitano, è successo alla Co.Impo, azienda che conta otto dipendenti e si occupa della lavorazione dei rifiuti speciali. Due sono dipendenti dell’azienda, uno è un camionista padovano che lavorava per una ditta esterna. Questi i nomi: Nicolò Bellato, 28 anni, impiegato (morto nel tentativo di soccorrere i due operai e il camionista), Paolo Vallesella, 53 anni, e Marco Berti, 47, tutti e tre di Adria; Giuseppe Baldan, 47, di Piove di Sacco (Padova), camionista per un’azienda di Campolongo Maggiore (Venezia). Gli operai e il camoionista, a detta di tutti, erano molto esperti. Il ferito grave. M.G. ha 41 anni, anch’egli di Adria. All’origine della tragedia probabilmente un errore umano. «C’è stata una errata manovra nel processo che la ditta faceva per trattare questi reflui, che ha comportato la nube tossica di anidride solforosa» ha confermato infatti il comandante dei vigili del fuoco di Rovigo, Girolamo Bentivoglio.

Il fatto sarebbe dovuto a una nube di ammoniaca provocata dalla reazione chimica creata con lo sversamento di acido solforico in una cisterna di liquami. Sarebbe stata l’esalazione di ammoniaca a uccidere i tre operai e il camionista esterno. L’incidente sarebbe successo a metà mattinata, fra le 10 e le 10.30. I carabinieri di Adria hanno «blindato» il sito per i rilievi. Sul posto sono arrivati anche i tecnici dello Spisal che dovranno accertare se gli operai avessero rispettato tutte le misure di sicurezza. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero di turno della procura di Rovigo, Sabrina Duò, che ha aperto una inchiesta. In tarda mattinata sono arrivati davanti all’azienda il sindaco di Adria Massimo Barbujani e il vice Giorgio D’Angelo. Con loro c’era anche la senatrice leghista Emanuela Munerato. «È una disgrazia», ha detto la politica attenta al mondo del lavoro e delle fabbriche. «Non avevo mai ricevuto nessuna segnalazione su eventuali problemi legati alla sicurezza di questo sito produttivo, solo le lamentale di chi abita qui vicino per le esalazioni che venivano diffuse nell’aria».

I cadaveri dei quattro operai sono stati rimossi a distanza di ore perché prima l’azienda ha messo in sicurezza l’area per evitare che le esalazioni dell’acido possano causare problemi ad altre persone. Un vigile del fuoco si è sentito male ed è stato trasportato all’ospedale di Adria per una leggera intossicazione.

Il Corriere della Sera
15 07 2014

È di sedici morti e 149 feriti il bilancio - ancora provvisorio - dell’incidente verificatosi stamane nella metropolitana di Mosca sulla linea Arbatsko-Pokrovka per un calo di tensione. Secondo il capo del Dipartimento Sanità del come di Mosca, Gerogy Golukhov, più della metà dei 106 feriti ricoverati in ospedale versa in gravi condizioni. Citata dalla radio Eco di Mosca, la responsabile comunicazione della metropolitana moscovita, Angelica Filippova, ha fatto sapere che è ancora in corso l’evacuazione dei passeggeri e che almeno una persona è ancora intrappolata viva dentro uno dei vagoni.Nel frattempo il Comitato investigativo russo ha aperto un’inchiesta penale sull’incidente per «violazione dei regolamenti sulla sicurezza dei trasporti».

La ricostruzione
Alcuni vagoni sono usciti dai binari dopo che uno sbalzo di tensione ha fatto scattare un allarme, che ha fatto frenare il treno di scatto. Lo ha fatto sapere Yuri Akimov, un rappresentante dei servizi di emergenza di Mosca. Nelle immagini diffuse sui siti di social media si vedono passeggeri camminare lungo i binari all’interno del tunnel. Un uomo con una ferita da taglio sulla fronte ha detto all’emittente Rossiya 24 di aver sentito uno scatto prima che il treno si fosse fermato improvvisamente. «C’era del fumo - ha riferito - ed eravamo bloccati dentro. È un miracolo che siamo usciti, pensavo che fosse la fine».Park Pobedy è una delle più profonde stazioni della metro di Mosca, 84 metri sotto il livello del suolo, il che rende i soccorsi particolarmente ardui. Gli incidenti sono frequenti nella metropolitana di Mosca,ma quelli mortali sono rari.È di sedici morti e 149 feriti il bilancio - ancora provvisorio - dell’incidente verificatosi stamane nella metropolitana di Mosca sulla linea Arbatsko-Pokrovka per un calo di tensione. Secondo il capo del Dipartimento Sanità del come di Mosca, Gerogy Golukhov, più della metà dei 106 feriti ricoverati in ospedale versa in gravi condizioni. Citata dalla radio Eco di Mosca, la responsabile comunicazione della metropolitana moscovita, Angelica Filippova, ha fatto sapere che è ancora in corso l’evacuazione dei passeggeri e che almeno una persona è ancora intrappolata viva dentro uno dei vagoni.Nel frattempo il Comitato investigativo russo ha aperto un'inchiesta penale sull'incidente per «violazione dei regolamenti sulla sicurezza dei trasporti».

La ricostruzione
Alcuni vagoni sono usciti dai binari dopo che uno sbalzo di tensione ha fatto scattare un allarme, che ha fatto frenare il treno di scatto. Lo ha fatto sapere Yuri Akimov, un rappresentante dei servizi di emergenza di Mosca. Nelle immagini diffuse sui siti di social media si vedono passeggeri camminare lungo i binari all’interno del tunnel. Un uomo con una ferita da taglio sulla fronte ha detto all’emittente Rossiya 24 di aver sentito uno scatto prima che il treno si fosse fermato improvvisamente. «C’era del fumo - ha riferito - ed eravamo bloccati dentro. È un miracolo che siamo usciti, pensavo che fosse la fine».Park Pobedy è una delle più profonde stazioni della metro di Mosca, 84 metri sotto il livello del suolo, il che rende i soccorsi particolarmente ardui. Gli incidenti sono frequenti nella metropolitana di Mosca,ma quelli mortali sono rari.

Nessuno scoppio della ruota e nessun segno di frenata sull'asfalto che sta a dire che i freni erano fuori uso. La cosiddetta scatola nera si è frantumata e del cronotachigrafo, conferma la pm, Cecilia Annecchini, titolare dell'inchiesta, non c'è più traccia. ...

facebook