L'ho uccisa perchè l'amavo: ci siamo

  • Mercoledì, 17 Aprile 2013 10:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
17 04 2013

“L’ho uccisa perché l’amavo” esce domani per Laterza: è un piccolo libro scritto con Michela Murgia in una manciata di settimane (è stato annunciato a me a dicembre, mentre ero in Val d’Aosta, ed è stato concluso a gennaio, mentre Michela era in Val d’Aosta, per chi crede nelle coincidenze. Noi sì). Lo presenteremo a Roma, lunedì 22 aprile alle 18.30, presso la libreria Giufà, e lo presenteremo alla Fiera del Libro di Torino il 18 maggio. Lo presenteremo anche altrove, cercando di incastrare i tempi complicati di tutte e due.
Quello che è importante è il vostro riscontro: perché quello che si propone il libro non è raccontare storie (altri e altre lo hanno fatto ed è importante che si continui a fare), ma ragionare sulle parole che vengono usate per raccontare le storie. Per questo, vi posto qui un frammento del capitolo introduttivo. Ma prima, ancora una volta e come sempre, grazie, commentarium: se non ci foste voi, non ci sarebbero spunti, idee, riflessioni che diventano, ancora una volta, parole nuove. A domani!

“Per chi di parole vive, per chi alle parole crede, non si può che cominciare da qui, da quel racconto deviato che riporta tutto a un concetto “naturale” (si è maschi e femmine per natura e non per cultura) ancora non scalfito nonostante i secoli. Di nuovo c’è che quel malinteso concetto di natura, uomini forti e donne deboli, uomini predatori e donne prede, si miscela con un generale terrore dell’abbandono che oggi ci riguarda tutti, donne e uomini. Ma le donne, diceva una psicologa tempo fa, temono di essere lasciate, gli uomini lo rifiutano. Per cultura, e non per natura: il femminicidio si chiama così proprio perché definisce un tipo di delitto che avviene all’interno di relazioni impregnate di una struttura culturale arcaica, che ancora non si dissolve. Non tutte le relazioni sono così, non sempre. Ma un poco di questa eredità ci riguarda tutti, uno per uno e una per una, e anche con questo bisogna fare i conti, anche questo dobbiamo imparare, a non dire “a me non succede e neanche a quelli che conosco”. Bisogna guardare oltre. O guardarsi dentro, che è ancora più difficile”.

Mezzo secolo vissuto ciondolando le gambe tra i rami delle case sugli alberi, perdendosi nei boschi fatati, piangendo e ridendo sulle inadeguatezze degli adulti che, sconcertati, vivono l'avventura di essere genitori. ...

Dolori di successo

Elena Stancanelli, La Repubblica
3 marzo 2013

Quanto è pericoloso - si chiede Amanda Craig -, consegnare a ragazzi molto giovani storie nelle quali la malattia e la mortificazione del corpo, sono presentati come luoghi della conoscenza, addirittura condizioni di privilegio emotivo? La letteratura per ragazzi pretende una enorme responsabilità sociale e morale. ...
Quanto è pericoloso - si chiede Amanda Craig -, consegnare a ragazzi molto giovani storie nelle quali la malattia e la mortificazione del corpo, sono presentati come luoghi della conoscenza, addirittura condizioni di privilegio emotivo? La letteratura per ragazzi pretende una enorme responsabilità sociale e morale....

Due libri sul femminicidio

  • Giovedì, 28 Febbraio 2013 11:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
28 02 2013

Sono usciti (o meglio, uno è uscito e l’altro è in arrivo) due libri sul femminicidio, e altri ne usciranno, e questo è un bene, perché più se ne parla e meglio è, dal momento che la tendenza tutta contemporanea a dimenticare le proprie emergenze come se potessero cessare di essere tali dopo una fiammata informativa è, credo, persino in aumento nell’attuale stato di incertezze.
Il primo libro si chiama Questo non è amore, lo hanno scritto per Marsilio le redattrici del blog La 27esima ora e propone, com’è giusto, storie. Storie di donne picchiate, costrette all’angolo, uccise. In coda, ci sono gli interventi di approfondimento (Lea Melandri, Barbara Spinelli, Anna Costanza Baldry, Fabio Roia), gli elenchi dei centri antiviolenza e dei centri di ascolto per gli uomini, alcune norme di legge.
Il secondo libro si chiama Ferite a morte, lo ha scritto Serena Dandini per Rizzoli (esce il 6 marzo) e fa parte di un progetto più ampio che riguarda anche il teatro e coinvolge le reti antiviolenza.
Perché è importante che le storie si moltiplichino? Perché, come testimoniato dalla puntata di Presa Diretta di domenica scorsa (qui il video), e dalle reazioni di stupore che ho letto in questi giorni, c’è bisogno di parlarne: specie, ripeto, ora, perché è proprio in questo momento che si rischia di scivolare nel “non c’è tempo per occuparci di questo”. Certo, non abbiamo ancora imparato a parlare correttamente di femminicidio: ma è soltanto continuando a farlo, e confrontandoci su questo, che la narrazione si perfezionerà.

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