×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

la Repubblica
26 02 2015

Come possiamo definirla? "Eutanasia silenziosa". Per noi è un fatto di tutti i giorni. Lo affrontiamo con grande difficoltà, ma sicuri di fare sempre la cosa più giusta", dice Michele (lo chiameremo così). Una laurea, la specializzazione, il master, la carriera infermieristica, oggi è caposala all'ospedale Careggi di Firenze. Ha voglia di raccontare quello di cui, chissà se per pudore o se per una congiura del silenzio, nessuno parla mai. E di farlo evitando la politica, "ma con il buonsenso di chi sta in prima linea".

Premessa: Michele non è ateo, anzi, è un cattolico praticante, va a messa due volte alla settimana. Sorride di questa apparente contraddizione, "ma qui Dio non c'entra nulla. Sono un professionista, ho studiato. Se teniamo in vita artificialmente un paziente, siamo noi che ci stiamo sostituendo a Dio...".

Ogni anno, in un grande reparto come quello dove lavora Michele, medici, infermieri e operatori sanitari hanno a che fare con almeno 30-40 casi di persone sospese in una terra di mezzo dove il confine tra cosa è eutanasia e cosa no è sottilissimo. "Dal punto di vista normativo siamo obbligati a nutrire e idratare anche un vegetale. In queste condizioni un paziente può andare avanti per mesi, o anni", spiega.

Un po' come avvenne con Eluana Englaro: "Ho perso il conto di quanti malati ho visto così. E da fuori, quando si sta bene, non ci si rende conto di quanto sia facile ritrovarsi in quelle condizioni. Il caso Eluana ci diede una lezione: nessun riflettore, silenzio sulla materia con l'esterno. Poi però mi chiedo se è giusto omettere la verità".

Matteo Pucciarelli

Quando partorire è un rischio

  • Venerdì, 20 Febbraio 2015 09:49 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
20 02 2015

Fuori standard quasi 3 punti nascita su 10 secondo un rapporto di Save The Children

Partorire può essere molto rischioso. La vicenda di Catania dove una neonata è morta in una clinica privata dopo una serie impressionante di superficialità, errori, approssimazioni, lo ha dimostrato ancora una volta ma al di là di questo triste caso ce ne sono purtroppo molti altri. E' irregolare il 29% dei Punti Nascita - dove avviene la maggioranza dei parti - perché non in linea con i parametri: vi si effettuano meno di 500 parti l’anno ed è insufficiente il loro personale medico/ostetrico e di servizi di trasporto materno e neonatale di emergenza. Il numero più alto di queste strutture è in Campania (20), Sicilia (18), Lazio (12), Sardegna (10). Lo sottolinea Save The Children nel rapporto “Mamme in arrivo”.

Quando si tratta di parti cesarei c'è chi esagera. Sono in media più di 1 su 3, il 36,3% dei parti, quasi 10 punti sopra la media UE 27 (26,7% nel 2011) e più del doppio rispetto a quanto raccomandato dall’OMS. Troppi soprattutto in Campania (61,5%), Molise (47,3%), Puglia (44,6%), Sicilia (44,8%).

Ancora troppi neonati muoiono soprattutto in alcune parti della penisola. La mortalità infantile è tra le più basse al mondo ma fa registrare un +30% nel Mezzogiorno, con picchi in Sicilia (4,8 bambini che perdono la vita entro il primo anno, su 1000 nati vivi), Campania (4,1), Lazio (3,9) e Liguria (3,8).

L'età delle mamme è sempre più avanzata. 11 neonati su 100 in Italia hanno una mamma sotto i 25 anni, 8 su 100 invece di 40 anni e più e 280 sono state le mamme over 50. Tra l’8 e il 12% delle neo madri, pari a un numero compreso tra le 45 e le 50 mila donne l’anno, soffre di depressione post partum; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale.

"Per prevenire situazioni di maltrattamento, abuso o di grave disagio materno è necessario definire protocolli che escludano, in qualsiasi circostanza, le dimissioni ospedaliere di una neo mamma che mostri gravi condizioni di fragilità sociale o psicologica, senza una adeguata presa in carico, da attivarsi già durante il ricovero ospedaliero", chiede Raffaella Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children presentando i risultati del progetto "Fiocchi in arrivo" che ha accompagnato e sostenuto madri e padri in tre ospedali italiani, a Milano, Napoli e Bari. Per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile, i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911: circa 1 ogni 29 mila abitanti.

La copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni,toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d’altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale.

Flavia Amabile

Una neonata muore in ambulanza per una violenta crisi respiratoria, durante il trasporto da Catania a Ragusa. E' stata respinta dai tre ospedali catanesi [...]. Solo l'ennesima vergogna per la sanità siciliana, per la quale adesso comincerà il solito balletto di responsabilità, che il più delle volte non approda mai a nulla. 
Giuseppe Giustolisi, Il Fatto Quotidiano ...

Sull'ospedale

Perchè la gente va all'ospedale? [...] "Lo sai, Giuseppe, che mia mamma mi ha detto che delle ragazze vogliono dimagrire troppo? Sì, perché tutti adesso vogliono essere magrissimi, soprattutto le ragazze, le donne, perché dicono che sono più belle. Ma dopo possono diventare anche degli stecchini e prendere una bruttissima malattia che si chiama anoressia e si può anche morire. Me lo ha detto mia mamma". 
Giuseppe Calicetti, Il Manifesto ...

Sull'ospedale

  • Venerdì, 19 Dicembre 2014 09:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
19 12 2014

Perchè la gente va all'ospedale?

"Per trovare i malati".

"Per farsi curare".

"Perché ha fatto un incidente con l'auto".

"Lo sai, Giuseppe, che mia mamma mia ha detto che della ragazze vogliono dimagrire troppo? Sì, perchè tutti adesso vogliono essere magrissimi, soprattutto le ragazze, le donne, perchè dicono che sono più belle. Ma possono diventare anche degli stecchini e prendere una bruttissima malattia che si chiama anoressia e si può anche morire. Me lo ha detto mia mamma". ...

facebook