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la Repubblica
18 12 2014

Un progetto della Federazione della aziende sanitarie italiane per estendere a livello nazionale l'esperienza creata cinque anni fa a Grosseto accordo. Sin dal pronto soccorso, operatori appositamente formati individueranno le eventuali vittime di abusi e faranno intervenire una 'squadra' di cui faranno parte all'occorrenza psicologi, assistenti sociali, ma anche magistrati e forze dell'ordine.

Al pronto soccorso le violenze sulle persone fragili, donne e bambini in testa, avranno un codice "rosa-bianco". La Fiaso, cioè la federazione delle aziende sanitarie italiane, estenderà a livello nazionale un modello attivo da tempo in Toscana e creato a Grosseto. Quando in ospedale si presenteranno donne, anziani, bambini, portatori di handicap, o più in generale persone deboli che hanno subìto violenza, non si procederà semplicemente a curare il corpo. I medici e gli infermieri dell'emergenza coinvolgeranno psicologi, assistenti sociali ma anche procure e forze dell'ordine per rintracciare i responsabili, assicurando, se necessario, protezione e sostegno alle vittime.

Secondo Fiaso, che ha messo insieme una serie di studi scientifici, sono almeno tre milioni i cittadini indifesi che potrebbero aver bisogno del "Codice rosa bianca", come è stato chiamato il progetto. Si è deciso così di firmare un protocollo con la Asl di Grosseto, dove il modello è stato inventato 5 anni fa e si è passati da 2 a 450 segnalazioni di violenze domestiche e sessuali all'anno. "Il problema dell'assistenza e delle denunce - spiega la dottoressa della Asl toscana - parte proprio dalla trincea dei pronto soccorso, perché la persona che si rivolge prima alle forze dell'ordine, ai consultori o ai centri anti-violenza ha già la coscienza di essere vittima di violenza. Ma così non è nella stragrande maggioranza dei casi, i milioni di abusi fantasma, che restano senza denuncia ogni anno e che lasciano le vittime sole con il loro dolore". Sempre a Grosseto, modello che verrà ripreso nelle altre aziende sanitarie italiane, c'è una squadra di 40 persone tra medici, sanitari, forze dell'ordine, volontari, psicologi ed assistenti sociali, che comincia a operare da subito, dalla fase di accoglienza al pronto soccorso che i tecnici chiamano "triage". Dopo l'intervento sanitario, il personale formato appositamente chiarisce se c'è da assegnare un altro codice.

Il presidente di Fiaso, Francesco Ripa di Meana, ha anche uno slogan: "Più impegno e meno sdegno. È questa la molla che dovrebbe muovere tutto il sistema amministrativo pubblico. Contiamo, grazie a un effetto domino, di portare questa rivoluzione contro gli abusi ai più deboli nella maggior parte delle nostre aziende sanitarie pubbliche. Tanto più sapendo di poter contare sulla professionalità e la passione dei nostri sanitari. Gli stessi - conclude Ripa di Meana - che hanno reso possibile a Grosseto quello che molti all'inizio giudicavano un sogno di pochi visionari".

Il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin ha commentato l'iniziativa della Fiaso ricordando come nelle linee guida stabilite dal ministero della Salute sia previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro per l'assistenza psicologica alle donne vittime di violenza. "Il ministero - afferma Lorenzin - , attraverso l'ufficio prevenzione, ha già stabilito le modalità di formazione del personale dedicato e una centrale unica per le informazioni che devono arrivare dai pronto soccorso. La procedura va condivisa con le politiche sociali e il protocollo dovrà essere poi recepito dalle Regioni. Se il fondo sanitario non verrà intaccato, nel 2015 verranno reperite le risorse necessarie".

Michele Bocci

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