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Huffington Post
25 10 2013

Siamo quelle che hanno fatto leggere a Berlusconi la parola "basta!" scritta sui nostri seni nudi, prima delle ultime elezioni in Italia.

Siamo quelle che hanno fatto sentire a Putin voci di donne che urlavano "Fanculo la dittatura!" durante una delle sue visite ufficiali in Europa.

Siamo quelle che hanno disturbato la messa domenicale di Papa Benedetto XVI con lo slogan "Omofobo, stai zitto!" in Vaticano.

Siamo le soldatesse nude del femminismo. Siamo le Femen, la nostra tattica è il "sex-tremismo". E lo stiamo portando nel Regno Unito!

Il movimento Femen è stato fondato in Ucraina nel 2008, come gruppo femminista locale. A partire dal settembre 2012, siamo diventati un movimento internazionale femminile con rappresentanti in 10 paesi. Poco più di un anno fa abbiamo aperto il nostro quartier generale europeo a Parigi, che funge da centro di addestramento per le "sex-tremiste".

Prima di dare vita al movimento internazionale Femen, sono scappata dalla dittatoriale Ucraina dopo che ero stata cercata e trattata come una criminale per la mia attività con le Femen.

Pensavo a come il sistema patriarcale debba essere impaurito dalle Femen, perché ha dato l'ordine di arrestarci, di accusarci, di picchiarci, o addirittura ucciderci ( come è quasi successo a me e a due altre sex-tremiste a Minsk, Bielorussia, nel 2011). E perché? Perché mostravamo i nostri seni! È perché infrangiamo il loro sistema con i nostri seni! I nostri seni sono politicamente aggressivi per il mondo maschile ma non sono più passivamente sotto il suo controllo. Ci stiamo sbarazzando della dominazione maschile del mondo con gli attacchi in luoghi inaspettati delle nostre coraggiose "sex-tremiste".

Femen è un gruppo di resistenza attiva contro istituzioni oppressive come l'industria del sesso, la dittatura e la religione. Non ci danno pace e non dovremmo dargliene alcuna nemmeno noi. Visto che occupano il mondo con le loro tradizioni oppressive, le regole e le rivendicazioni, noi li seguiamo ovunque con la nostra resistenza e la nostra lotta. Femen è in Ucraina, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Svezia, Danimarca, Canada, Messico, Tunisia. E stiamo venendo in Gran Bretagna.

L'unico motivo per costituire un nuovo esercito di Femen in un paese, come il Regno Unito, è quando veniamo chiamate dalle donne. Le donne britanniche sono entrate nel nostro esercito nudo, dicendo "abbiamo bisogno delle Femen nel Regno Unito".

Prostituzione, leggi sull'immigrazione, estremismo islamico nel Regno Unito non sfuggiranno al massacro delle Femen. Che sia la scuola Al-Madinah di Derby o Buckingham Palace, le Femen troveranno sempre il modo di esserci dove c'è bisogno.

Ora, ancor più donne britanniche saranno addestrate e preparate come sex-tremiste. Le strade di Londra saranno occupate dai nostri corpi nudi, colorati dalle nostre rivendicazioni politiche e le nostre corone di fiori colorati. Il femminismo sta tornando sulle strade. Le "suffragette" vengono rimpiazzate dalle Femen!

Vi avverto che saremo estremamente provocatorie, inusualmente politically incorrect, anormalmente coraggiose, accuratamente esigenti e molto stimolanti!

Vai Femen Uk!

Inna Shevchenko

(Traduzione e adattamento di Lorenzo Forlani)

La loro storia va oltre il premio che hanno ricevuto. È la storia di donne e uomini che si sono battuti per la libertà dei loro popoli, per l'affermazione di valori e diritti universali. E lo hanno fatto rischiando di persona. Ed ora scendono in campo sul "fronte russo". Undici premi Nobel per la pace hanno scritto una lettera congiunta al Presidente russo, Vladimir Putin, per sostenere i 28 attivisti di Greenpeace e i due giornalisti freelance trattenuti per due mesi in custodia cautelare dalle autorità russe con l'accusa di pirateria. ...

Russia, xenofobia e retate. A Mosca caccia agli immigrati

  • Martedì, 15 Ottobre 2013 11:53 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
15 10 2013

Un omicidio fa scoppiare la “bomba” clandestini: 380 finiti in manette dopo le scende di guerriglia urbana.


Tumulti xenofobi, scontri con la polizia, stato di massima allerta anche in piazza Rossa, 380 fermati, maxi raid anti immigrati della polizia: scene di guerriglia urbana ieri, e di caccia al clandestino oggi a Mosca, la più popolosa capitale europea sempre più ostile ai circa due milioni di immigrati caucasici e centro-asiatici, in gran parte musulmani, che vi sbarcano il lunario svolgendo i lavori più umili e pesanti in condizioni spesso di sfruttamento.

Un episodio che ha riacceso le polemiche su un problema scottante, tanto da evocare un’inchiesta parlamentare, mentre la Duma ha invitato in aula il ministro dell’Interno, il direttore del servizio immigrazione e il sindaco di Mosca per una discussione. Monta inoltre la preoccupazione di altri incidenti, alla vigilia del Kurban Bayram (in arabo Eid el Adha), dedicata al sacrificio di Isacco, la festa più importante del calendario musulmano.

La Federazione dei migranti di Russia ha invitato gli stranieri a non uscire raccomandando la massima prudenza. Ad accendere la miccia di una xenofobia diffusa che esplode sempre più frequentemente è stato l’omicidio di un venticinquenne russo, Iegor Sherbakov, accoltellato nei giorni scorsi davanti agli occhi della fidanzata per aver tentato di difenderla dagli insulti di un passante, poi identificato con un azero sulla base delle immagini di una videocamera. Ieri, sul luogo del delitto, a Biriuliovo, periferia sud della capitale, centinaia di abitanti locali si erano radunati per chiedere giustizia e protestare contro l’eccessiva presenza di immigrati, ritenuti responsabili della crescente criminalità. La manifestazione è poi degenerata, anche per l’intervento di gruppi nazionalisti radicali: al grido di `La Russia ai russi´ è stato assaltato il centro commerciale `Biriusa´`. Poi i primi tafferugli all’arrivo degli Omon, gli agenti anti sommossa: lanci di bottiglie, fumogeni, colluttazioni e primi fermi. Ma gran parte della folla è riuscita a dirigersi verso un vicino mercato all’ingrosso di frutta e verdura gestito in prevalenza da caucasici e centro-asiatici, con il pretesto di cercare il responsabile del delitto. Gli immigrati ancora al lavoro si sono dileguati, forse avvertiti da qualcuno, mentre la polizia mandava rinforzi circondando il mercato e facendo scattare il codice ´Vulcano’, il massimo stato d’allerta, anche in piazza Rossa e nell’antistante Maneggio, subito blindati.

Dopo i nuovi scontri in periferia, le forze dell’ordine hanno fermato 380 persone per teppismo, liberate già oggi: solo due sono state trattenute, 70 invece sono state citate in tribunale, dove rischiano provvedimenti amministrativi sino ad un massimo di 15 giorni di carcere. Gli investigatori stanno però valutando il reato di disordini di massa. Una ventina i feriti, di cui 8 ricoverati: 5 sono Omon.

Oggi la polizia, dopo un colloquio tra il sindaco di Mosca Serghiei Sobianin e il presidente Putin, ha annunciato una vasta operazione per il controllo dell’immigrazione clandestina e l’individuazione dell’autore dell’omicidio: i primi a farne le spese sono stati 1200 lavoratori caucasici e centro-asiatici del mercato preso d’assalto ieri, tutti fermati. Il mercato invece è stato provvisoriamente chiuso, mentre altri saranno controllati nelle prossime ore. Ispezioni a tappeto anche negli immobili sospettati di ospitare immigrati.

Nel dibattito si è inserito il blogger anti Putin Alexiei Navalni, noto per le sue posizioni nazionaliste: ha puntato il dito contro il leader del Cremlino e contro la corruzione della polizia contigua all’immigrazione clandestina, rilanciando la sua proposta di un regime di visti con le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Ipotesi contro cui si era già schierato Putin nei giorni scorsi. In Russia sono frequenti le mobilitazioni xenofobe: la più clamorosa risale al dicembre 2010, quando decine di migliaia di nazionalisti si radunarono in piazza del Maneggio, vicino al Cremlino, per la morte di un giovane tifoso russo dello Spartak in una rissa con caucasici. Secondo il politologo Dmitri Trenin, i raid anti immigrati mettono a nudo «il più grande pericolo per la sicurezza nazionale russa: le relazioni inter-etniche nelle grandi città». (Ansa)

Il Fatto Quotidiano
02 10 2013

“Politica e sport sono sempre connessi, anche se c’è gente che agisce come se fossero due cose differenti”. Così lo sciatore statunitense Bode Miller, come tanti altri atleti, ha ribadito la sua contrarietà alle leggi omofobe russe a quattro mesi dalle Olimpiadi invernali di Sochi. “Credo che sia assolutamente vergognoso che ci siano paesi e persone che siano tanto intolleranti e tanto ignoranti”, ha detto il vincitore di cinque medaglie olimpiche, che disputerà a Sochi a febbraio i suoi quinti Giochi invernali.

Ad allarmare in particolar modo la comunità internazionale – addirittura si è paratalo del boicottaggio delle Olimpiadi di Sochi – è la legge sulla cosiddetta ‘propaganda dell’omosessualità’. E’ stata firmata dal presidente russo Vladimir Putin a giugno e quindi sarà in vigore anche durante i Giochi. Il provvedimento delinea pesanti sanzioni per coloro che dovessero promuovere l’omosessualità verso i minori di 18 anni. Promuovere in questo caso vuol dire, per esempio, anche tenersi per mano in posti pubblici. Il Comitato Olimpico Internazionale ha rassicurato tutti dicendo di aver ricevuto garanzie dal governo russo che non ci saranno discriminazioni contro gli sportivi né contro i tifosi e si è detto convinto che la Russia rispetterà la Lettera Olimpica che proibisce discriminazioni di qualunque tipo.

Ma Miller rimane perplesso davanti alla prospettiva di gareggiare a Sochi, o comunque in Russia, Paese dove certe opinioni vanno tenute nascoste. Lo sciatore 35enne ha assicurato che la legge che proibisce la propaganda gay e le dimostrazioni di affetto in pubblico, mette in una situazione complicata gli sportivi che andranno ai Giochi. “Chiedere ad uno sportivo di andare in un posto – gareggi e rappresenti una filosofia - e poi dirgli che non può esprimere le sue opinioni né dire quello che pensa è ipocrita ed ingiusto”, ha sostenuto il campione Usa. Ma il Compitato Olimpico Statunitense non si è mai sbilanciato su un eventuale boicottaggio dei giochi. Anche se si è detto in disaccordo con la legge in una lettera pubblicata nel mese di agosto, ha anche spiegato di ritenere fuori questione il boicottaggio delle Olimpiadi invernali ospitate dalla Russia. “Stiamo cercando di spiegare agli atleti che stiamo ottenendo tutte le garanzie possibili dal Cio sul fatto che gli atleti e i tifosi saranno al sicuro, e che tutti a Sochi siano in grado di concentrarsi esclusivamente sulle competizioni”, ha assicurato il portavoce Patrick Sandusky.

"Se Berlusconi fosse stato gay, nessuno avrebbe osato alzare un dito contro di lui: se l'hanno processato è perché vive con le donne". Una simile scemenza non poteva essere detta che da un amico molto omofobo dell'ex premier. ...

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