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Corriere.it
26 04 2013

In Russia l'omosessualità era reato fino al 1993.

Niente più bambini russi in adozione alle famiglie francesi dopo l'approvazione a Parigi della legge sulle nozze gay. È la minaccia del leader del Cremlino Putin, secondo quanto riferiscono agenzie di stampa russe.

LA LEGGE OMOFOBA-«Dobbiamo reagire a quello che succede vicino a noi, rispettiamo i nostri vicini ma chiediamo il rispetto verso le nostre tradizioni culturali, etiche, legislative e verso le nostre norme morali» ha detto l'ex agente del Kgb. Che recentemente ha fatto approvare una legge fortemente repressiva contro i gay e la loro "propaganda omosessuale". Del resto fino al 1993 in Russia l'omosessualità era considerata un reato e prim'ancora una malattia mentale. L'annuncio di Putin segue un altro provvedimento repressivo: quello del divieto di adozione di bambini russi negli Stati Uniti. Approvato come ritorsione alle sanzioni americane nei confronti di 18 cittadini della Federazione accusati di violazione dei diritti umani e sospettati di aver avuto un ruolo nella morte in carcere dell'avvocato Serghiei Magnitski.

"Fuck dictator", protesta Femen. A seno nudo contro Putin

  • Martedì, 09 Aprile 2013 13:26 ,
  • Pubblicato in Flash news
L'Unità
08 04 2013

Durantela visita alla Fiera di Hannover della delegazione guidata da Merkel e dal suo ospite, sono spuntate all'improvviso quattro donne a seno nudo del gruppo Femen.
Le Femen hanno messo a segno un altro colpo, da vere maestre. Durante la visita alla Fiera di Hannover della delegazione guidata da Angela Merkel e dal suo ospite, il presidente russo Vladimir Putin, sono spuntate all'improvviso nei pressi dello stand della Volkswagen quattro donne a seno nudo del gruppo Femen, al grido di «Fuck dictator».

Lo stesso slogan era dipinto con smalto nero in lingua russa sulle schiene delle ragazze. Gli uomini della sicurezza hanno rapidamente ripreso il controllo della situazione portando via le attiviste. Durante l'intervento inaugurale della Fiera, il cancelliere tedesco ha invitato Putin a «dare una chance» alle organizzazioni non governative, descritte da Merkel come un «motore dell'innovazione». Il governo russo ha avviato un giro di vite nei confronti delle ong straniere per controllarne le attività.

Una legge entrata in vigore a fine 2012, obbliga le ong beneficiarie di finanziamenti esteri ed aventi un'attività politica ad iscriversi in un registro di «agenti stranieri» e a presentarsi come tali in tutte le attività pubbliche. Per il momento nessuna ong ha accettato di iscriversi e i loro responsabili rischiano una condanna fino a due anni di detenzione in campi di lavoro.
E' la prima volta che un Paese del G8 affida a una donna la guida della sua autorità monetaria. Un ruolo cruciale per indirizzare l'economia, soprattutto in tempi complessi come quelli attuali. ...
Con la legge contro la "propaganda" pro-omosessualità, la Russia si allontana ancora di più dall'Europa. La legge che legalizza il matrimonio tra omosessuali, è già in vigore in molti paesi dell'Europa occidentale.(...) Oltre al matrimonio sono legali sia l'adozione e il ricorso alla procreazione medicalmente assistita per le coppie di donne ...
26 01 2013

La Duma approva il divieto di propaganda. Arrestati i manifestanti che protestavano davanti al Parlamento. Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei russi sono d'accordo. E l'opposizione tace  dal nostro corrispondente.
   
MOSCA - Rappresentano da sempre la più fragile, la meno amata, delle tante opposizioni al governo di Vladimir Putin. Adesso gli omosessuali di Russia stanno per essere definitivamente emarginati per colpa dell'ennesima legge dal gusto sovietico. Con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo ha approvato ieri l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale.

Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze dei cittadini gay. La definizione, strategicamente un po' vaga, di "propaganda" darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un'opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Ma soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di "propaganda gay".

Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel '34 e abolito solamente nel '93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità ma l'evocazione del passato è evidente e pesante. E tanti anni di omofobia di Stato hanno comunque lasciato un segno. Pochissimi contestatori ieri davanti alla Duma. Solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l'unica cellula di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.

Nell'indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione hanno sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan. E' bastato un solo furgone per portare in cella i trenta ragazzi catturati dopo qualche ben assestato colpo di manganello. Mentre salivano sul cellulare hanno preso qualche calcio e qualche sputo anche dai soliti estremisti della Chiesa ortodossa, sempre in piazza in occasioni come queste. Gli stessi che esultavano davanti al tribunale per la condanna delle Pussy Riot.

In aula intanto si poteva ascoltare una raffica di pareri e di pregiudizi che sono purtroppo largamente diffusi nell'opinione pubblica. "Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra", diceva uno particolarmente esaltato. "Non è una legge contro gli omosessuali - spiegava in vena di giustificazioni - quanto una via per proteggere la nostra gioventù i cui valori sono minacciati da certi discorsi, certe immagini scandalose". E i giornali più allineati riportavano con evidenza i risultati dell'istituto di sondaggi più serio del Paese, la Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d'accordo con la decisione del Parlamento. E c'è di peggio: due terzi della popolazione ritiene che l'omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell'esercito russo di radiare ogni "sospetto omosessuale" dal servizio militare.

La mancanza di solidarietà nei confronti dei giovani malmenati e arrestati del resto parla da sola. Il blogger anti corruzione Aleksej Navalnyj, ritenuto uno dei più coraggiosi oppositori del Cremlino e che attacca ogni giorno qualunque decisione del Parlamento, preferiva rimanere in silenzio. Solo la scrittrice Ljudmilla Ulitskaja, accettava di mettere tra virgolette una dichiarazione contro "una legge medievale che gioca sull'ignoranza di una popolazione ancora dominata da pregiudizi e da retoriche machiste".

Anche Vladimir Putin tace. Sull'omosessualità ha sempre evitato di esprimere pareri ma ha sempre precisato: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
 

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