×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Il Fatto Quotidiano
02 04 2015

La notizia proveniente dall’Indiana sul “Religious Freedom Restoration Act” – la legge che permette ad esercenti e ristoratori di non fornire i propri servizi alle persone Lgbt in virtù della loro fede – è stata salutata dall’integralismo cattolico italiano come un atto di libertà religiosa da prendere ad esempio e, possibilmente, da estendere ad altri ambiti. A quanto pare è fondamentale per le esigenze dello spirito, la salvezza della propria anima e al fine di scongiurare la dannazione eterna, impedire che un gay si sieda a tavola in un fast food o negare il catering per la festa di compleanno del figlio di una coppia di lesbiche.

Quale relazione possa esserci tra questi atti e la compiacenza di Dio è uno dei tanti misteri della spiritualità della società d’oggi, implacabile con quei soggetti percepiti come marginali e bollati come peccatori, forse anche per un approccio letterale al Levitico per cui giacere con uomo come si fa con donna è certamente abominio. Sarebbe interessante, tuttavia, riscontrare se quei ristoratori e quegli esercenti di cui sopra serviranno ancora crostacei nei loro locali o se vestiranno con stoffe diverse: tali peccati sono descritti come altrettanto riprovevoli sempre nel testo appena citato, ma sono pur trascurati dai fautori di certe discriminazioni.

Adesso, che in questo o quel libro sacro una fellatio tra maschi e un bollito di aragosta possano condurre direttamente tra le braccia di Lucifero in persona, è fatto che potremmo lasciare volentieri alle categorie del fantasy, genere che un tempo ispirava religioni intere e che ha dato i frutti di cui tutti abbiamo memoria quali eccidi, roghi, massacri e qualsiasi altro atto sia stato pensato per rendere il proprio dio ancora più grande e misericordioso. Che tali ossessioni siano ancora oggi al centro di dibattito politico e ispirino l’azione dei legislatori, è cosa che dovrebbe far riflettere una civiltà che poi inorridisce per i fondamentalismi degli altri: Isis in testa.

Credo, ancora, che chiamare “libertà religiosa” la facoltà di discriminare esseri umani – sempre per quel misterioso legame che unisce omosessuali e cocktail di scampi, passando per la Bibbia – sia un lusso che una società che si dice progredita o che pretende di esserlo non può permettersi. La libertà non dovrebbe mai essere abuso a danno di terzi. A meno che non si dimostri che servire un hamburger a Elton John e a suo marito impedisca qualcuno a recarsi in chiesa la domenica a pregare e a trarre buoni propositi per la sua anima.

Anche perché se passa quest’idea per cui tutto ciò che è previsto da un libro sacro deve essere legge o tutelare giuridicamente gruppi professionali, poi non lamentiamoci se un giorno si infibuleranno bambine in nome dello stesso concetto o si impedirà a qualche ebreo di accedere a un centro commerciale magari perché visto come deicida. Perché è vero, siamo tutti liberi e libere di credere che il Padreterno (o chi per lui) abbia a cuore la clientela dei suoi supporter – e pazienza se poi nel mondo ci sono cose ben peggiori di un caffè servito a Ricky Martin – ma la libertà dovrebbe essere un concetto ben più nobile della facoltà di chiunque di esercitare discriminazioni a danno di una categoria sociale con la protezione o l’avallo dello Stato. Anche perché è una storia già vista, almeno dai tempi delle leggi razziali in poi. E sappiamo come finisce quella storia. A meno che non la si voglia ripercorrere. Con la benedizione di Dio, va da sé.

Dario Accolla

I predatori globali del sistema

  • Venerdì, 27 Marzo 2015 00:00 ,
  • Pubblicato in L'Intervista

GlobalizzazioneBenedetto Vecchi, Il Manifesto
27 marzo 2015

La conversazione è iniziata laddove era stata interrotta alcuni anni fa. Anche allora la crisi dominava la scena. Ma Occupy Wall Street era molto più che una debole speranza, mentre gli indignados sembravano inarrestabili. Per Saskia Sassen erano segnali di una possibile inversione di tendenza rispetto alle politiche economiche e sociali di matrice neoliberista. ...

Francesco Semprini, La Stampa
26 marzo 2015

La crociata per la salute pubblica parte dalla prima infanzia. E' questa la filosofia alla quale si sono ispirate le autorità di New York nell'applicare una serie di misure restrittive a "salvaguardia" dei piccolissimi che ogni giorno trascorrono parte della loro giornata in asili e nidi.

La Stampa
26 03 2015

La crociata per la salute pubblica parte dalla prima infanzia. E’ questa la filosofia alla quale si sono ispirate le autorità di New York nell’applicare una serie di misure restrittive a «salvaguardia» dei piccolissimi che ogni giorno trascorrono parte della loro giornata in asili e nidi. A partire dall’imposizione di un limite massimo di trenta minuti per tutte le «attività sedentarie», compreso lo stare seduti ai banchi o ai tavolini di scuola. Attualmente il limite era di 60 minuti, considerato dalle autorità un tempo troppo lungo, e quindi incline a favorire ozio e aumento di peso.

LE LINEE GUIDA DI MICHELLE OBAMA
Il giro di vite imposto ai «day care» certificati della City prevede inoltre limiti alla somministrazione di succhi di frutta e restrizioni severe ai tempi concessi davanti alla televisione. La «ricetta perfetta» per un’infanzia salutare - così è stata definita dagli esperti - è divenuta operativa a partire da questa settimana per disposizione del Board of Helath della Grande Mela. Le autorità cittadine tengono a precisare di aver seguito le linee guida tracciate dalle strutture federali per contrastare il fenomeno dell’obesità giovanile, nell’ambito di quella crociata per la salute pubblica di cui è divenuta alfiere indiscusso Michelle Obama.

SUCCHI DI FRUTTA SOLTANTO DALL’ETA’ DI 2 ANNI IN SU
E allora ecco fissata la nuova maggiore età per bere un succo di frutta presso la mensa di un asilo o un asilo nido, ovvero due anni, anziché gli otto mesi precedentemente fissati. Età superata la quale è possibile consumare comunque non più di quattro once (circa 110 grammi) di succhi, rispetto alle sei once previste prima. Si deve inoltre trattare di succhi al 100%, e quindi sono banditi tutti quei surrogati diluiti. Davanti alla tv si può trascorrere solo mezz’ora e non più un’ora, ben inteso che il limite è comprensivo anche del tempo che si passa davanti a un tablet, un pc o qualunque tipo di schermo.

IL TEMPO CONCESSO ALLA SEDENTARIETA’? AL MASSIMO 30 MINUTI
«La ricetta perfetta» passa inoltre per la lotta dura alla sedentarietà, ovvero non più di trenta minuti sono concessi per qualsivoglia abitudine che rientri in questa categoria, come lo stare seduti ad esempio. Non è compreso in questo caso invece il tempo che si dedica al riposo, inteso come sonno o pisolino pomeridiano, così come il tempo dedicato alla lettura, al disegno in tutte le sue espressioni, e quello concesso ai puzzle. Non è chiaro se i «Lego» rientrino nella categoria o siano un’attività «border line».

NON TUTTI I GENITORI SONO D’ACCORDO
Il giro di vite ha raccolto il plauso dei salutisti che lo hanno paragonato ai divieti imposti da Michael Bloomberg per le bibite gassate. Ma non tutti i genitori sono d’accordo, c’è chi sostiene che si tratta pur sempre di bambini tra 0 e 5 anni, per i quali tali regole sono veramente troppo severe. Tanto da essere considerate una forma di «pubblicità occulta» da parte del sindaco Bill De Blasio che vuole solo dimostrare di non essere da meno rispetto al suo predecessore in fatto di salute pubblica.

Francesco Semprini

No place for racismPer i neri di Ferguson "la paura e la sfiducia nei confronti della polizia è giustificata", hanno scritto i relatori del Dipartimento di giustizia degli Stati uniti a proposito di Ferguson, lo scorso 4 marzo. Come alcuni scrittori americani - spesso ci hanno fatto immaginare, seppure in epoche diverse, la polizia americana ha un problema con il razzismo. E il report di 108 pagine prodotto dalla United States Department of Justice Civil Rights Division il 4 marzo scorso [...] ha denunciato ampiamente il razzismo degli agenti locali, testimoniando come la componente razzista sia alla base dei provvedimenti e dei comportamenti presi dalla polizia locale.
Il Manifesto ...

facebook