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Corriere della Sera
14 07 2014

In Italia ci sono 10.048.000 di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi 6.020.000 sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%). È quanto rileva l’Istat nel report sulla Povertà in Italia.

Tra il 2012 e il 2013 l’incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7% al 12,6%), ma l’incidenza di povertà assoluta è aumentata, specie al Sud: sono poveri in maniera assoluta 725 mila persone in più tra quelle che vivono nel Mezzogiorno.Nel 2012 i poveri assoluti al Sud erano 2.347.000, nel 2013 3.072.000. Lo rileva l’Istat.

Lavoro femminile, la strada è ancora lunga

  • Lunedì, 30 Giugno 2014 09:05 ,
  • Pubblicato in Flash news

Linkiesta
29 06 2014

Al Sud le donne più istruite sembrano essere quelle che più spesso ricadono nella categoria Neet

Francesco Drago

Uno dei pochi segnali incoraggianti sul mercato del lavoro sembrerebbe essere, secondo l’ultimo rapporto Istat, la tenuta dell’occupazione femminile. Tale fenomeno è associato, da un lato, all’allungamento dell’età pensionabile e, dall’altro, alla circostanza che quando il coniuge (uomo) perde il lavoro la donna, fino a quel momento fuori dalla forza lavoro, comincia a lavorare. In molti hanno notato quest’ultima tendenza, più marcata al Sud, al punto che si inizia a parlare delle donne meridionali come “capifamiglia per necessità”.

Tuttavia, resta da capire se la tenuta dell’occupazione femminile nelle regioni del Mezzogiorno rifletta un fenomeno generalizzato di più alta partecipazione al mercato del lavoro congiuntamente a un livello di formazione più elevato anche per le giovani donne.

Purtroppo, come è noto, l’Italia ha altissimi tassi Neet, acronimo per “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, vale a dire giovani che non studiano (scuola, università, corsi di aggiornamento professionale o di formazione) né lavorano. Il 21 per cento dei giovani tra i 15 e i 24 anni, numero che sale al 26 per cento se si allarga la fascia fino ai 29 anni. Tali statistiche aumentano drammaticamente al 35,4 per cento per la prima fascia di età e il 29,5 per la seconda, se si guarda unicamente alle regioni del Sud.

Concentrandoci sulla fascia di età 15-24, nel grafico sotto riportiamo l’andamento per le regioni del Mezzogiorno dei tassi Neet, con l’inclusione del primo trimestre del 2014. Come è possibile vedere, purtroppo, i giovani Neet della fascia di età 15-24 anni aumentano al Sud durante la recessione. Vero è che gli uomini sorpassano le donne nell’anno più duro della recessione, ma non si può dire che per queste dati siano confortanti.

Anche nelle regioni settentrionali l’andamento del tasso Neet complessivo è in aumento. Al Nord i tassi Neet per donne sono ancora più alti rispetto a quelli degli uomini, nonostante il gender gap stia diminuendo.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il dato più scoraggiante è che le donne più istruite sembrano essere quelle che più spesso ricadono nella categoria Neet. Infatti, guardando solo agli individui che hanno al massimo la licenza media notiamo che, dall’inizio della recessione ad oggi, il tasso Neet femminile è diminuito.

La tenuta dell’occupazione femminile al Sud riscontrata dall’ultimo rapporto Istat sembra quindi essere prevalentemente il risultato dell’allungamento dell’età pensionabile piuttosto che una reale inversione di tendenza nel senso di un aumento dell’occupazione femminile al Sud. Sebbene la teoria delle donne meridionali come “capifamiglia per necessità” non sia da escludere, questo fenomeno tuttavia non indica una reale inversione di tendenza di partecipazione al mercato del lavoro al Sud; la percentuale di giovani donne tra i 15 e 24 anni che non studiano né lavorano, continua ad aumentare a tassi molto elevati. Questo è un dato preoccupante che denota una generazione di donne che rischia di rimanere permanentemente fuori dal mercato del lavoro.

Istruzione, va al sud la maglia nera

  • Lunedì, 12 Maggio 2014 11:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
12 05 2014

Save the Children fotografa lo stato delle scuole italiane. Il rapporto è negativo: nessuna regione italiana è in linea con alcuni obiettivi europei

Il sitema scolastico italiano fa acqua da tutte le parti e a confermarlo un rapporto di Save the Children. "È la Campania, seguita da Calabria, Puglia (ex equo) e Sicilia, la regione con la maggiore 'povertà educativa', cioè dove più scarsa e inadeguata è l'offerta di servizi e opportunità educative e formative per bambini e adolescenti". Sono "largamente insufficienti gli asili e le scuole a tempo pieno" e "alto e allarmante il tasso di dispersione scolastica".

Con l'aiuto di esperti l'organizzazione ha misurato la deprivazione educativa dei minori in Italia nel nuovo Indice di Povertà Educativa (IPE), mentre lancia la campagna "Illuminiamo il Futuro", in favore dei bambini colpiti dalla povertà. "Una deprivazione educativa - sottolinea una nota - che si somma alla povertà economica che colpisce più duramente proprio i bambini del Sud e riguarda ormai oltre un milione di minori in tutta Italia, mentre tre milioni e 500mila sono a rischio di povertà ed esclusione". Insomma una mancanza di opportunità che si somma e alimenta la povertà economica che colpisce già un 1 milione di minori in tutta Italia.

"Al polo opposto della classifica è il Friuli Venezia Giulia, seguito da Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni italiane più 'ricche' di servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti", aggiunge Save the children.

Dal rapporto, però, si evince che nessuna regione italiana "è in linea con alcuni obiettivi europei quali, per esempio, la copertura degli asili nido che dovrebbe essere del 33% (nella fascia di età 0-2 anni), ma arriva a stento al 26,5% con l'Emilia Romagna, mentre la Calabria, con il 2,5%, dista quasi 31 punti percentuali dal target europeo. E obiettivo mancato, anche nella maggior parte dello Stivale, la riduzione della dispersione scolastica sotto il 10%, con numeri altissimi in Sicilia (25,8%) ma anche in regioni del Nord come la Valle d'Aosta (19%)".

Il rapporto "La Lampada di Aladino - L'Indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia" è stato realizzato dall'organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dei minori. Lo studio è stato presentato in contemporanea al lancio della campagna 'Illuminiamo il Futuro': "Tre settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi fino al 1° giugno e l'avvio di un intervento programmatico sul territorio con l'apertura in cinque città (Palermo, Catania, Gioiosa Ionica (RC), Bari, Genova) dei primi Punti Luce". "Presso questi centri 'ad alta densità educativa' - spiega Save the children - bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative".

I dati - "La Campania è in cima alla lista delle regioni italiane per povertà educativa", evidenzia l'organizzazione, facendo riferimento al nuovo Indice di Povertà Educativa (IPE). Sono di segno negativo 11 indicatori su 14: "grave per esempio la penuria dei servizi per la prima infanzia: appena 2,8 bambini su 100 (nella fascia di età 0-2 anni) quelli presi in carico dagli asili pubblici campani; un dato che scende ulteriormente in Calabria (2,5%) e che registra valori bassi anche in Puglia (4,5%), Sicilia (5,3%), Basilicata (7,3%), Abruzzo (9,5%): bene a distanza quindi dall'Emilia Romagna (26,5%) e ancor più dall'obiettivo del 33% stabilito dalla Ue", si legge nella nota.

Save the children aggiunge che "la Campania si segnala ancora per una bassa presenza del servizio mensa nei principali istituti (l'hanno il 49% circa di essi a fronte del 73% in Lombardia), per l'inferiore numero di scuole con collegamento internet (52,6% a fronte del 77, 5% in Basilicata e del 75,7% nelle Marche) ma soprattutto per il notevole tasso di dispersione scolastica (22%); un problema molto grave anche in Sicilia (con il 25,8%) e in Sardegna (24,7%) ma che non risparmia anche regioni del Nord, come la Valle d'Aosta (19,1%) e la provincia autonoma di Bolzano (16,7%), tenendo l'Italia ancora molto lontana dalla soglia europea del 10%".

Il Friuli Venezia Giulia, invece, detiene il primato della regione "con la più 'ricca' offerta di servizi e opportunità di formazione per i minori", riporta la nota, distinguendosi "per numero di bambini che legge (il 75,7% ha letto almeno un libro nell'ultimo anno), che fa sport (il 56%, poco meno della Valle d'Aosta), per livelli di dispersione scolastica (11,4%) vicini alla soglia della media Ue, edifici scolastici mediamente in buone condizioni (il 73,2% delle scuole ha certificato di agibilità)".

Durante gli scontri i ribelli sono stati cacciati dai soldati governativi del Spla, ma non senza gravi perdite. Molti dei soldati e dei civili feriti dai colpi di kalashnikov sono arrivati qui, all'unico centro sanitario attrezzato in centinaia di chilometri. Comunque non abbastanza grande per ospitare l'esodo dei feriti di guerra. ...
L'investimento sulla consistenza quantitativa e qualitativa delle nuove generazioni è precondizione per mettere le basi del futuro. Restituire centralità alle giovani generazioni nel mercato del lavoro è l'urgenza principale per tornare a crescere. ...

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