Se l'orizzonte è il sistema tedesco

La suocera avrà capito le implicazioni dell'accordo raggiunto al vertice europeo di domenica tra Grecia e Germania? Le suocere in verità sono molte, l'Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo e tutti i paesi in cui vi è chi ancora immagina uno spazio politico ed economico per risolvere la crisi.
Paolo Pini/Roberto Romano, Il Manifesto ...

Ha perso l’Europa, ha perso la democrazia

  • Martedì, 14 Luglio 2015 07:57 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micromega
14 07 2015

All’Eurosummit, l’Unione Europea ha mostrato il proprio volto criminale imponendo alla Grecia una pace punitiva. Il compromesso è molto al ribasso e ora il leader ellenico, se non vuole spaccare Syriza e rendersi protagonista di misure impopolari e non previste nel suo programma, dovrebbe rassegnare le dimissioni.

di Giacomo Russo Spena

Non ha perso Alexis Tsipras. Ha perso l’Europa. Abbiamo perso tutti noi. Prima di entrare sul piano economico, e di analizzare nel dettaglio l’accordo chiuso stamattina all’EuroSummit, è necessario soffermarci sul come in Europa si sia consumato uno scontro prettamente politico. I falchi dell’Unione Europea, capeggiati dal ministro tedesco Schauble, hanno voluto umiliare la Grecia, “rea” di aver sfidato la Troika e il regime di austerità. Ad essa, non ci può essere alternativa. È la vendetta germanica.

Chi si oppone viene accompagnato fuori dalla porta, magari per una Grexit momentanea di 5 anni come proposto ieri durante l’Eurogruppo. Hanno voluto umiliare il Paese ellenico, la sua resistenza e il suo OXI espresso legittimamente lo scorso 5 luglio. “Oltre i sacrifici imposti coi memorandum, in questi anni, ora vogliono il nostro sangue”, dicono ad Atene. Punirne uno per educare tutti gli altri ed evitare così qualsiasi possibile contagio democratico. Hanno voluto piegare la sovranità popolare. Una brutta pagina per quest’Europa a trazione tedesca. Per l’economista Paul Krugman ieri “hanno ucciso il progetto europeista”, quello pensato da Altiero Spinelli, l’Europa dei popoli, della solidarietà, dei diritti e della pace.

L’accordo imposto a Tsipras è pessimo, di fatto impone il ritorno della Troika in Grecia e nuove politiche recessive. E soprattutto ora dovrà combattere su altro fronte, quello interno, dove la minoranza di Syriza ha già annunciato di non votare tale “umiliazione per i greci”. Il partito rischia di spaccarsi a soli 6 mesi dalla vittoria elettorale del 25 gennaio. Una vera Caporetto. Ma in tale quadro, sono indecorosi gli attacchi che il premier ellenico sta subendo dai vari Matteo Salvini, Beppe Grillo e No-Euro vari. Laura Castelli, cittadina grillina, twittava stamattina: “Per molti #tsipras è incredibile e deludente. Purtroppo si era intuito e ora sta giocando sulla pelle di tutti gli europei, non solo i greci”. Si era intuito? E pensare che il 5 luglio le cronache raccontavano di una delegazione M5S a sostegno proprio del governo greco… Da nuovo Che Guevara a “traditore del popolo” in poche ore. Il classico isterismo italico.

La verità è che Tsipras si è trovato, ieri, in una condizione nella quale uscirne illeso era difficilissimo. Qualsiasi mossa si poteva rivelare errata e controproducente. Abbandonare quel summit, significava Grexit un’opzione che la maggioranza dei greci non vuole e soprattutto Paese in bancarotta. Per andare dove? Sotto l’egemonia dei capitali russi e cinesi? La Grecia, tra l’altro, è membro Nato, Obama l’avrebbe permesso?

Matteo Renzi spiegava – erroneamente – il 4 luglio, giorno precedente al referendum in Grecia, come la consultazione fosse tra euro e dracma. La vittoria dell’OXI avrebbe significato la fuoriuscita dalla moneta unica e il ritorno della dracma. Niente di più falso, a dimostrarlo la cronaca di queste ore. Tsipras non ha preso in considerazione l’uscita dall’euro. Secondo lui la Grecia non era pronta per tale opzione. L’alternativa era chiudere un compromesso onorevole. Tertium non datur. L’Europa delle banche e della finanza non ha permesso quell’“onorevole”.

Tsipras, in questi mesi, ha condotto una coraggiosa e dignitosa battaglia a Bruxelles riuscendo a far discutere finalmente il Parlamento di Strasburgo di effetti dell'austerity, ristrutturazione del debito, conferenza di Londra del 1953 e rapporto Paesi creditori-debitori. Si è parlato, tardivamente, del destino dell'Europa, di diritti e sovranità popolare. Di democrazia. Già dimenticato? Questo Paese di 9 milioni di abitanti, isolato all’interno dell’Eurogruppo, sta lottando per aprire una breccia.
Da solo era ovvio non potesse vincere le Istituzioni. Ai movimenti sociali, ieri non pervenuti, e magari a Podemos (in Spagna si voterà a novembre), Sinn Fein etc continuare il lavoro iniziato dai greci. La Spagna, quarta economia europea, l’avrebbero trattata come la Grecia? Quanto è pesato l’isolamento ellenico in questa partita? Sono soltanto alcune delle domande ora da porsi e, nello stesso momento, aprire un vero dibattito sulla possibilità o meno di riformare quest’Europa ad egemonia tedesca.

Per evitare una Caporetto e spaccare il suo partito, Tsipras ha davanti una sola soluzione: dare le dimissioni. Il suo scalpo, come chiede cinicamente quella Troika che, forse, con l’accordo dell’Eurosummit ha già vinto. Non essere lui l’artefice di fatto di un ennesimo memorandum. Esso aprirebbe a disordini di piazza e malcontento sociale. Lo snaturamento del programma originario del leader greco. Far gestire questa fase ad un governo tecnico per poi ritornare al voto in autunno, con la facile vittoria in tasca visto che al momento non ha rivali in termini di consenso (l’ultimo sondaggio dà Syriza al 40 per cento).

Altrimenti, Tsipras rischia di perdere il “suo” popolo, quello dell’OXI, e la minoranza del partito per imbarcare forze centriste, e soprattutto corre il pericolo di spianare la strada ai nazisti di Alba Dorata, lì nell’angolo in attesa del proprio turno. In caso di fallimento del governo Syriza, non è detto che i greci non vedano in Alba Dorata l’unica carta ancora da spendere a Bruxelles. E sinceramente l’Europa non si merita quest’ennesima pagina cupa della propria storia.

Un timoniere nella burrasca

Il piccolo paese devastato dai cinque armi di austerità dovrà ancora sopportarne il peso, percorrendo una strada tutta in salita. La Grecia finisce sotto amministrazione controllata, soprattutto dalla Troika, che torna ad Atene con il compito di vagliare ogni legge nazionale.
Norma Rangeri, Il Manifesto ...

Verso un accordo disgustoso

  • Lunedì, 13 Luglio 2015 14:13 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atene Calling
13 07 2015

Il primo ministro Alexis Tsipras ha ceduto sotto il peso delle pressioni insopportabili dei tedeschi. Si prepara a firmare con i creditori un accordo vergognoso, supplicando in ginocchio…un Terzo Memorandum! Ha chiesto e ottenuto dal popolo un nobile e orgoglioso NO, con una percentuale del 63,1%. Il primo ministro l’ha però “svenduto”, prima che passasse una settimana! Ha gestito il NO del popolo come se a vincere fosse stato il SI!

Ora l’unica cosa che resta da fare a Tsipras è includere nel governo anche…Stavros Theodoràkis (To Potami, n.d.t), che i tedeschi vogliono a tutti i costi come nuovo primo ministro!

Diciasette deputati di Syriza hanno rifiutato di approvare la firma dell’accordo basato sulla vergognosa proposta del governo, che è stato costretto a presentare come proposte sue (!) quelle dei tedeschi! Dei 17 deputati, 2 hanno detto “No”, otto si sono dichiarati “presenti” e 7 erano assenti. La Presidente del Parlamento Greco Zoì Konstantopoulou e due ministri, Panaghiotis Lafazanis e Dimitris Stratoulis, sono tra i casi più degni di nota tra chi ha dichiarato di essere “presente” rifiutando di delegare il governo a firmare l’accordo basato sulla vergognosa proposta presentata dal governo stesso.
L’aera politica favorevole al Memorandum (ND, Pasok, Potami) ha dato volontieri il proprio consenso, e così il governo ha ottenuto 251 (!) voti e la delega che desiderava. Solo 17 deputati di Syriza, quelli del KKE e di Alba Dorata, per un totale di 49 parlamentari, si sono opposti, per diversi motivi, all’ accettazione della – per così dire – proposta greca e delle rivendicazioni dei tedeschi: 32 “no”, 8 “presente” e 9 astensioni.

L’atteggiamento del primo ministro Alexis Tsipras causa un enorme danno, non solo a lui stesso personalmente e a Syriza. L’atteggiamento di Tsipras è dannoso per la credibilità della sinistra rispetto alla coscienza popolare. Nel migliore dei casi, in questo modo Syriza si presenta come una forza politica incapace di realizzare le promesse e gli impegni nei confronti del popolo greco. Anche se le altre forze della sinistra sottolineano giustamente le loro differenze da Syriza, il fatto è che nella coscienza del popolo viene gradualmente instaurata la percezione che “anche la sinistra è come tutti gli altri”.

L’atteggiamento di Syriza ricorda quello disastroso del KKE che, assieme al movimento che si è poi trasformato in Syriza (allora si chiamava temporaneamente EAR, abbandonando il nome KKE-interno), nel 1989 collaborò con la Destra: prima con la odiosa ND di Konstantinos Mitsotakis, formando il governo Tzannetakis (con la pretesa di portare di fronte alla giustizia Andreas Papandreou) e poi con ND e Pasok, formando il governo Zolotas!

A distanza di quasi un quarto di secolo, il KKE non ha mai ottenuto la percentuale che aveva prima di far parte dei governi di coalizione di Tzannetakis e Zolotas, e per cui non ha mai fatto autocritica. Aspetta che muoiano di vecchiaia tutti i protagonisti di allora per poter fare un’ipocrita autocritica, che non produrrà alcun risultato politico pratico.

La sinistra non si è mai liberata dal peso di aver fatto parte dei governi di Tzannetakis e Zolotas nella coscienza del nostro popolo. Non diciamo queste cose per…nostalgia del passato e degli errori fatali della Sinistra e del KKE, ma perché un nuovo disastro sta minacciando la Sinistra, una catastrofe che rischia di compromettere la sua stessa esistenza.
Se Syriza firma questo Terzo Memorandum per il quale Alexis Tsipras sta supplicando in ginocchio i Tedeschi, nella coscienza dei Greci si rafforzerà l’idea che la sinistra al potere è come la destra e il Pasok, indipendentemente dalle differenze che esistono, ma che non cambiano nulla per il popolo.

Primo Memorandum nel 2010 con primo ministro Ghiorgos Papandreou, secondo Memorandum nel 2012 con primo ministro Antonis Samaràs e Terzo Memorandum nel 2015 con Alexis Tsipras: ecco ciò che rimarrà inciso nella coscienza del nostro popolo. In cosa sono quindi diversi Pasok, ND e Syriza? In cosa sono diversi il centro, la destra e la sinistra?

A parte quei 17 deputati di Syriza che hanno rifiutato in un modo o nell’altro di sostenere la vergognosa scelta di Tsipras di trasformare il NO del popolo in un SI del governo ai termini imposti dai Tedeschi, è successa anche un’altra cosa molto importante: 15 deputati di Syriza hanno firmato un testo in cui dichiarano di essere stati costretti a votare SI in parlamento! Non è affatto certo però che voteranno di nuovo SI, nel caso in cui questo vergognoso accordo arriverà in Parlamento con le modifiche apportate dai Tedeschi per completare l’umiliazione di Alexis Tsipras.

Berlino non dimentica mai. Se Tsipras pensa che prostrandosi ai piedi dei Tedeschi loro lo lasceranno al potere, si sbaglia di grosso. I Tedeschi lo faranno cadere dopo averlo umiliato, così se ne andrà nel disprezzo del popolo greco: non sarà ricordato come il giovane primo ministro che si è opposto ai Tedeschi, ma come un primo ministro che si è arreso ai rapporti di forza vigenti.

Tre giorni per riformare la Grecia, e una serie di diktat uno più duro dell'altro. I falchi volteggiano trionfanti sui cieli d'Europa. E dettano a Tsipras un ultimatum impossibile, come quello dell'Austria alla Serbia che innescò la prima guerra mondiale.
Andrea Bonanni, La Repubblica ...

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