Un po' di rispetto per chi accoglie

  • Giovedì, 05 Novembre 2015 10:42 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Tsipras e MerkelTeodoro Andreadis Synghellakis, Il Manifesto
5 novembre 2015

Alexis Tsipras lo ha ripetuto anche nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: ha definito "assurde" le richieste delle istituzioni creditrici, che vogliono mettere all'asta le prime case dei cittadini greci indebitati con le banche. ...

Grecia, al via le prime riforme imposte dall'Europa

  • Lunedì, 19 Ottobre 2015 08:28 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Il Manifesto
18 10 2015

Il par­la­mento di Atene ha varato le “riforme” impo­ste dall’Europa, con i voti della mag­gio­ranza di governo di Syriza e dei Greci indi­pen­denti di Ane. Si tratta di misure che la sini­stra greca non avrebbe voluto adot­tare ma che si è deciso di votare per rice­vere i primi 2 miliardi di aiuti da parte dei creditori.

Le con­di­tio sine qua non a cui si è dovuti sot­to­stare pre­ve­dono che la tassa sulla casa debba essere pagata da tutti, anche dei pos­ses­sori di immo­bili in stato fati­scente, che sinora erano esclusi, men­tre a chi non ha ver­sato l’Iva per una somma supe­riore a 150.000 euro ver­ranno bloc­cati auto­ma­ti­ca­mente i conti ban­cari. Per i cit­ta­dini che sono riu­sciti a farsi dila­zio­nare i pro­pri debiti con lo Stato per un totale di cento rate men­sili, viene riba­dito che dovranno effet­tuare, in con­tem­po­ra­nea, tutti i ver­sa­menti rela­tivi alle nuove impo­ste. Se lo Stato, poi, dovesse veri­fi­care che le entrate del cit­ta­dino age­vo­lato dalla rateiz­za­zione sono, in parte, aumen­tate, può richie­dere il paga­mento di quanto dovuto in tempi più veloci.

La mag­gio­ranza di governo ha pre­fe­rito riti­rare, alla fine, la misura che pre­ve­deva l’aumento dell’imposizione fiscale per chi affitta un immo­bile. Ini­zial­mente si era deciso di far salire la tas­sa­zione sulla somma com­ples­siva per­ce­pita da affitti che non supe­rano i 12.000 euro annuali, dall’11% al 15%. È stato com­preso, tut­ta­via, che depri­mere ulte­rior­mente un mer­cato immo­bi­liare in cui le case hanno perso più di un terzo del loro valore a causa della crisi, avrebbe potuto avere ulte­riori effetti dele­teri. A fine mese, o al più tardi nella prima set­ti­mana di novem­bre, dovrà essere appro­vata una nuova serie di decreti attua­tivi del memo­ran­dum fir­mato dal governo in ago­sto, per rice­vere un ulte­riore miliardo di euro e poter dare il via alla trat­ta­tiva sulla ridu­zione, o alleg­ge­ri­mento, del debito pub­blico del paese.

Nel frat­tempo, però, si dovrà affron­tare anche il dif­fi­ci­lis­simo nodo delle pen­sioni. Secondo la stampa greca, se verrà attuato quanto sug­ge­rito da una spe­ciale com­mis­sione di saggi creata dal mini­stero del lavoro elle­nico, chi per­ce­pi­sce una pen­sione che supera i mille euro men­sili, potrebbe per­dere da una, sino anche a tre pen­sioni all’anno. Allo stesso tempo, l’unificazione di tutti gli enti pre­vi­den­ziali del Paese potrebbe pro­vo­care tagli auto­ma­tici a tutte le pen­sioni, anche a quelle infe­riori agli 800 euro men­sili. Il mini­stro del lavoro, Jor­gos Katrou­ga­los, ripete con forza che il governo farà tutto il pos­si­bile per evi­tare impatti trau­ma­tici e pro­teg­gere le cate­go­rie più deboli, ma che si tratti di una sfida molto dif­fi­cile, è sotto gli occhi di tutti.

Il Quo­ti­diano dei Redat­tori (Efi­me­rida Syn­dak­ton), vicino al governo di Syriza, riba­di­sce che stiamo par­lando di una «patata bol­lente», di un pro­blema che impe­gnerà al mas­simo l’esecutivo. Il pro­blema, ovvia­mente, è che tutte le nuove misure impo­ste dai cre­di­tori vanno a impat­tare su una eco­no­mia depressa da 5 anni di auste­rità, con la disoc­cu­pa­zione al 25%. La spe­ranza di Ale­xis Tsi­pras e del suo governo, è di riu­scire a inver­tire la rotta in corso d’opera, anche gra­zie a dei cam­bia­menti a livello euro­peo, di cui il Por­to­gallo sem­bra essere il primo esem­pio con­creto. Soste­nendo, con­tem­po­ra­nea­mente, l’economia reale, gra­zie anche ai pro­grammi di aiuto euro­pei. È però, una spe­cie di corsa con­tro il tempo.

La domanda, in sol­doni, è se la sini­stra riu­scirà a gestire e cam­biare l’austerità, o se sarà l’austerità ad inde­bo­lire e cam­biare la sini­stra. Il 22 e 23 otto­bre, sarà ad Atene il pre­si­dente fran­cese Hol­lande, per una visita uffi­ciale, in cui si par­lerà anche della ridu­zione del debito. La sua visita dovrebbe coin­ci­dere con quella dei rap­pre­sen­tanti delle isti­tu­zioni cre­di­trici, che con­trol­le­ranno i «pro­gressi» nell’attuazione del com­pro­messo fir­mato in estate. Il mini­stro delle finanze, Efkli­dis Tsa­ka­lo­tos, ha chia­rito che lo scopo del governo è arri­vare al più pre­sto ad una valu­ta­zione posi­tiva, da parte della nuova Troika, per potere, appunto, girare pagina e discu­tere del debito. E nel frat­tempo, il governo Tsi­pras si pre­para a met­tere sul tavolo la nuova legge sulle fre­quenze tv, per riu­scire a rego­la­men­tare la pre­senza dei pri­vati nel sistema radio­te­le­vi­sivo nazionale.

Teodoro Andreadis Synghellakis

Il Manifesto
13 10 2015

Il congresso straordinario di Syriza si terrà ad febbraio, in modo da ufficializzare la nuova linea del partito, dopo la scissione di agosto e la vittoria elettorale nelle elezioni di tre settimane fa. Una decisione che mira anche a favorire il rafforzamento organizzativo della Coalizione della Sinistra Radicale, dopo la decisione di alcuni responsabili di seguire Panajotis Lafazanis nella nuova esperienza politica di Unità Popolare. ...

Teodoro Andreadis Synghellakis

Connessioni Precarie
29 09 2015

Sono stato in Grecia nei giorni delle elezioni e in quelli successivi e, leggendo la maggior parte dei commenti scritti al riguardo dall’estero (ma in alcuni casi anche in Grecia) ho avuto una sensazione di disagio, di discrepanza, al punto che mi sono chiesto se quei testi stessero davvero parlando degli eventi di cui avevo appena fatto esperienza. Forse questo non dovrebbe sorprendere, perché la situazione che stiamo vivendo è estremamente sfaccettata, è senza precedenti, e i modelli che abbiamo a disposizione per pensarla e darne ragione sono inadeguati. Qui perciò non ho la pretesa di dire «la vera verità» o restituire un’«immagine reale» contro una «falsificata». Cercherò solo di offrire un altro punto di vista per leggere questa complessità.

Tra quelli che hanno commentato i risultati delle elezioni, alcuni hanno espresso disperazione per ciò che percepiscono come «un affare macabro che ha condotto al funerale del primo governo radicale di sinistra che si vedesse in Europa da una generazione». Altri, che non vogliono abbandonarsi al pessimismo, hanno cercato di immergersi nell’aritmetica elettorale e nelle cifre e hanno invocato l’alto tasso di astensionismo per provare che «i media si sbagliano nel presentare la vittoria di SYRIZA come la ratifica dell’austerity da parte del popolo greco»[1]. In effetti, questa lettura offerta dai media è sbagliata, ma non per la ragione appena enunciata. Tanto la versione «pessimistica» quanto quella «ottimistica» sono basate su una lettura che dà per scontati i numeri delle elezioni, gli obiettivi politici e i programmi dichiarati dai candidati. Ma non è tutto qui. Bisognerebbe infatti tenere presente che in politica (come altrove) una grande parte della comunicazione è messa in atto tacitamente o indirettamente, e ciò vale anche – e soprattutto – per la comunicazione di «un popolo che afferma la propria volontà sovrana». Anche in politica agisce una cosa chiamata intimità culturale (per usare un’espressione coniata dall’antropologo Michael Herzfeld, che ha condotto una lunga ricerca sul campo proprio in Grecia)[2]. Intimità culturale è un’espressione ricca e delicata, ma in questo articolo la userò per indicare il sotto-testo spesso invisibile che fa da complemento a ciò che è detto apertamente e pubblicamente e può anche trasformarlo o alterarlo.

Non sto parlando di qualcosa di mistico o soprannaturale. L’intimità politica si può esprimere anche in cifre, ammesso che si facciano le domande giuste. In questo caso, molte cose possono rivelarsi differenti a seconda di dove volgiamo lo sguardo. Ad esempio, un’agenzia statistica (non greca) ha fatto alcune delle domande giuste in un sondaggio realizzato in Grecia subito prima delle elezioni. Una delle domande era: «credi che il Memorandum d’Intesa tra il governo greco e i suoi creditori sarà implementato»? Questo è ciò che hanno scoperto e che hanno definito «stupefacente»:

È piuttosto stupefacente che il 64% creda che il terzo Memorandum non sarà implementato, mostrando una grande sfiducia nelle capacità di tutti i partiti politici che si sono impegnati a implementarlo. Oltre a questo, il 79% crede che il Memorandum non migliorerà le condizioni economiche e sociali in Grecia e solo il 15% pensa il contrario. Entrambe le cifre mostrano che negli anni passati i cittadini greci hanno acquisito un’esperienza sufficiente riguardo a ciò che significa implementazione, e rispetto al modo in cui questa implementazione – con le condizioni che implica – avrà effetti sul rendimento economico e sulla stabilità sociale. Nonostante tutto, le risposte a queste domande mandano un chiaro messaggio al prossimo governo e, più in generale, alla classe politica greca e dell’Eurozona (il grassetto è nella versione originale, il corsivo è mio).

Per quanto mi riguarda, l’unica cosa che ho trovato stupefacente è che secondo questo sondaggio esista un 15% che si aspetta seriamente che il Memorandum possa «migliorare le condizioni economiche e sociali della Grecia». Quanto al resto, andrei anche più in là aggiungendo che la prima cifra (che, come qualcuno può aver notato, coincide approssimativamente con la percentuale dell’OXI del referendum del 5 luglio) non solo mostra «una grande sfiducia rispetto alla capacità» di «tutti i partiti politici che si sono impegnati» a implementare il Memorandum, ma anche una grande fiducia verso l’indisponibilità di un partito politico – proprio quello che si è effettivamente impegnato – a implementarlo. In ogni caso, ciò rivela che la società greca è molto meno disperata dei suoi (auto-proclamati) difensori, e che ha in effetti «acquisito abbastanza esperienza riguardo a ciò che significa implementazione». Incidentalmente, si può notare che si tratta di un’espressione inusuale per il linguaggio spesso tecnocratico dei sondaggisti: di fatto, che cosa significa implementazione? E in che cosa consiste l’esperienza acquisita dalla società greca al riguardo?

Esperienza può essere proprio un altro nome per intimità culturale, o per uno dei suoi oggetti privilegiati. Uno dei principali interessi di Herzfeld, infatti, è questa distanza/alterazione che strutturalmente e inevitabilmente interviene tra la proclamazione formale di una legge (o di un principio, o di un accordo) e la sua applicazione, come egli ha recentemente chiarito proprio nel contesto di una discussione sulla crisi e la corruzione in Grecia e più in generale in Europa:

Nessuno sta guardando alle radici simboliche della corruzione. È un termine che ha radici molto profonde nella tradizione giudaico-cristiana – la corruzione della carne –e non credo che uno Stato possa funzionare bene senza un certo grado di ciò che si potrebbe descrivere come l’abilità dei cittadini di «massaggiare» le leggi in modo tale da rendere la vita sopportabile (corsivo mio).

L’esperienza ha insegnato al popolo greco che nessuno dovrebbe aspettarsi nel prossimo futuro che il Consiglio europeo se ne venga fuori dicendo «ok ragazzi, l’austerity in Grecia (e in Europa) è finita». Per questa ragione non avrebbe alcuna utilità per un paese esporsi e insistere con questa rivendicazione; non solo, ma questa rivendicazione non farebbe che esacerbare l’ossessiva insistenza dei cosiddetti «partner» sulle misure punitive.

Quelli che interpretano il risultato elettorale come il prodotto di «disappunto […] apatia politica o cinismo» trovano soddisfazione solo nel dire che, senza questi sentimenti, gli elettori greci avrebbero votato «Unità popolare» (la nuova formazione creata dai politici che si sono separati da SYRIZA accusando il partito di tradimento). Se la gente fosse ancora disposta a combattere l’austerity – secondo questa lettura – avrebbero avuto davanti a sé un’ampia scelta di partiti che pubblicizzano sui loro striscioni la lotta contro l’austerity e contro l’EU, e avrebbero potuto seguire uno di questi. Una simile lettura può suonare convincente sulla carta, ma in pratica la gente sapeva che un voto di questo tipo avrebbe solo significato rivivere un’altra volta ciò che si è già vissuto, forse in termini anche peggiori. Perché se, per supposizione, «Unità popolare» avesse ottenuto il 40%, che cosa sarebbe accaduto poi? Poi, sarebbe stato nominato un nuovo primo ministro di sinistra che sarebbe dovuto andare a Bruxelles a negoziare un accordo. In questo caso, lui o lei avrebbe dovuto affrontare lo stesso ricatto che Tsipras si è trovato davanti e lui o lei sarebbe stato ugualmente disarmato di fronte a esso, se non di più. Nel frattempo, la situazione finanziaria avrebbe continuato a deteriorarsi, senza nessun evidente guadagno in vista come risarcimento.

Per questo ritengo che la bassa percentuale ottenuta dai nuovi o vecchi partiti anti-austerity e anti-EU non sia segno di rassegnazione, ma di prudenza. La prudenza che spinge uno stratega ad abbandonare il fronte quando non può essere più difeso e a spostare le sue forze su obiettivi più fruttuosi. Accettare una sconfitta che è inevitabile e irreversibile non è disfattismo, è un prerequisito per elaborare il lutto e imparare a vivere ancora con ciò che ci è stato lasciato. Da ciò che posso vedere, allora, la moltitudine in Grecia non ha sostenuto la fatalità dell’austerity, ma ha solo abbandonato la fantasia modernista di mantenere il controllo dello Stato nazione e governarlo in un modo migliore, approvando leggi migliori, e così via. Ha deciso di procedere, nel prossimo futuro, lungo un altro percorso: quello che permette di sfuggire allo Stato – e alle organizzazioni interstatali – e alle sue leggi. Ha scelto di praticare – per usare l’espressione di un altro antropologo – «l’arte di non essere governati»[3].

[1] Le citazioni vengono dai social media; preferisco non riportare i nomi degli autori che potrebbero non volerli vedere pubblicati, ma vi assicuro che entrambi i commenti sono veri.

[2] Michael Herzfeld, Cultural Intimacy: Social Poetics in the Nation-state (1997), New York & London: Routledge, 2004.

[3] James C. Scott, The Art of Not Being Governed. An Anarchist History of Upland Southeast Asia, Yale University Press, New Haven & London, 2009.

 

Politica immobilitàTheodoros Karyotis, Dinamo Press
26 Settembre 2015

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