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"La priorità è tutelare da abusi, non evitare gli scandali"

  • Giovedì, 05 Febbraio 2015 14:33 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Stampa
05 02 2015

Il desiderio di evitare lo scandalo non può essere prioritario rispetto alla difesa di un bambino abusato da un sacerdote, perché «non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Papa Francesco demolisce decenni di atteggiamenti improntati ad un uso improprio ed eccessivo della “discrezione” da parte di troppi vescovi che hanno coperto preti macchiatisi di atti di pedofilia. Lo fa in un passaggio di una lettera inviata ai Presidenti delle Conferenze Episcopali e ai Superiori degli Istituti di vita consacrata resa nota oggi. Bergoglio scrive: «Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura».

Ed eccolo il passaggio chiave: «Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c'è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori».

Nella missiva il Pontefice ripercorre le tappe con cui si è arrivati alla nascita, fortemente voluta da Bergoglio stesso, della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Tra pochi giorni tutti i membri della Commissione si riuniranno a Roma per la prima volta. Nato nel marzo dello scorso anno, l’organismo (creato da Jorge Mario Bergoglio per la prevenzione della pedofilia), conta 17 membri, rappresentanti di tutti i continenti, tra i quali otto donne, dieci laici e due persone, un uomo e una donna, che da bambini furono abusati da un prete. Un organismo interdisciplinare, guidato dal cardinale Sean O’Malley il cappuccino statunitense che, proprio da arcivescovo di Boston, negli anni passati aveva dovuto affrontare la questione della pedofilia nella sua diocesi.

«Al Vescovo diocesano e ai Superiori maggiori - osserva il Papa - spetta il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili. Come espressione del dovere della Chiesa di manifestare la compassione di Gesù verso coloro che hanno subito abusi sessuali e verso le loro famiglie, le Diocesi e gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sono esortati ad individuare programmi di assistenza pastorale, che potranno avvalersi dell'apporto di servizi psicologici e spirituali. I Pastori e i responsabili delle comunità religiose – prosegue il Pontefice - siano disponibili all'incontro con le vittime e i loro cari: si tratta di occasioni preziose per ascoltare e per chiedere perdono a quanti hanno molto sofferto».

«Per tutti questi motivi – conclude il Papa -, chiedo la vostra collaborazione piena e attenta con la Commissione per la Tutela dei Minori. Il lavoro che ho affidato loro comprende l'assistenza a voi e alle vostre Conferenze, attraverso il reciproco scambio di “prassi virtuose” e di programmi di educazione, formazione e istruzione per quanto riguarda la risposta da dare agli abusi sessuali».

Milano, prete pedofilo al convegno anti-gay

È seduto in seconda fila, sorridente. Dietro al presidente Roberto Maroni e al suo predecessore Roberto Formigoni, di cui per lungo tempo è stato confessore. Al discusso convegno di sabato in difesa della famiglia "tradizionale" c'era anche don Mauro Inzoli, il prete pedofilo costretto dallo stesso Vaticano a ritirarsi a vita privata. 
Matteo Pucciarelli, la Repubblica ...

Quel "genere" di scuola manda la Curia in tilt

Identità di GenereGli insegnanti di religione cattolica come "cavalli di Troia" della Curia di Milano nelle scuole statali con una missione precisa: scoprire dove vengono organizzati progetti di educazione alla "differenza di genere" e informare la diocesi, perché evidentemente possa predisporre opportune contromisure. Il copyright è del card. Bagnasco. L'espressione "cavallo di Troia" l'ha usata [...] per chiudere le porte a eventuali provvedimenti di riconoscimento delle unioni civili etero e omosessuali.
Luca Kocci, Il Manifesto ...

la Repubblica
13 11 2014

Diventa un caso la circolare di don Rota che chiedeva di indagare su come sia affrontato nelle classi il tema dell'omosessualità. La Diocesi ambrosiana: "Era soltanto un'indagine informale"

Milano, la Curia ai professori di religione: "Segnalateci tutte le scuole pro omosessuali"Una richiesta scritta ai 6.102 insegnanti di religione della Diocesi ambrosiana per avere la segnalazione dei colleghi e dei progetti che nella loro scuola trattano con gli alunni temi legati all’omosessualità e all’identità di genere. La lettera, riservata, è stata messa online sul portale a cui accedono solo i prof di religione con una password. E appena in Curia è arrivata la notizia che il contenuto della missiva stava per diventare pubblico, come d’incanto la lettera è sparita. Con la precisazione che si trattava solo di «un’indagine informale». Alcuni docenti di religione però l’avevano già stampata e si erano interrogati sul suo significato, prima di girarla a Repubblica.

«Cari colleghi — si legge nella lettera scritta dal responsabile di settore della Diocesi, don Gian Battista Rota — come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale». Una lettera che pare dunque pensata per mettere in piedi un sistema di contromisure che “proteggano” gli ignari studenti dalla “campagna” di indottrinamento e dal confronto con i temi “sensibili” per la chiesa cattolica. «Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del “gender” - scrive la Curia - vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte».

Detto ciò, la richiesta è chiara: «Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana». La Curia conferma quella che definisce «indagine informale mirata a conoscere i progetti scolastici relativi al tema della differenza di genere».Sempre don Rota, responsabile del servizio per l’Insegnamento religione cattolica, cerca di mettere un freno alle polemiche e innesta la retromarcia rispetto alla lettera che esprimeva preoccupazione di fronte alla «campagna per delegittimare la differenza sessuale»: «L’iniziativa è contestualizzata nell’ambito della formazione in servizio dei docenti. La richiesta di informazioni nasce dalla preoccupazione che gli eventuali discorsi su temi così delicati e all’ordine del giorno del dibattito pubblico, vengano sempre affrontati dagli insegnanti di religione con competenza e rispetto delle posizioni di tutti».

Appena il testo della lettera ha cominciato a girare, c’è stato chi fra i prof di religione ha deciso di ritirarsi dall’insegnamento e chi invece ha girato il documento alle associazioni Lgbt. «È incredibile che una Diocesi di una città moderna come Milano chieda agli insegnanti di religione di segnalare le scuole in cui si parla di identità e orientamento sessuale - commenta Maria Silvia Fiengo, editrice ed esponente del Movimento famiglie Arcobaleno - I prof dovrebbero trasformarsi in “spioni” per conto di Dio (o di chi per lui) sul lavoro dei colleghi, dipendenti dello Stato. Non si capisce sulla base di quale investitura la Chiesa metta il naso in iniziative culturali proposte dalle scuole su temi di attualità e interesse anche per i ragazzi».

Zita Dazzi

Le vere domande di fronte a un suicidio

  • Giovedì, 06 Novembre 2014 14:24 ,
  • Pubblicato in Il Commento
Vladimiro Zagrebelsky, Micromega
5 novembre 2014

Ancora una volta un suicidio è stato accompagnato da un forte richiamo mediatico, preparato dalla stessa persona che ha deciso di togliersi la vita. Altri casi, anche in Italia, hanno avuto, per scelta espressa, grande risonanza mediatica.

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