atinel

atinel

Blog Sciopero Sociale
07 09 2015

Sembrano passati anni dalla straordinaria vittoria dell’OXI al referendum del 5 luglio in cui il popolo greco è stato in grado di porre all’attenzione europea e globale un’alternativa possibile alla dittatura del debito e della finanza. Proprio in quella importante giornata, la Coalizione dello Sciopero sociale si metteva di nuovo in cammino indicando i sentieri su cui immaginare un autunno in grado di dare consistenza organizzativa e attitudine maggioritaria alle lotte contro l’austerity e i processi di precarizzazione nel nostro paese.

Quello che è accaduto in Grecia riguarda e coinvolge tutti, perché negli ultimi mesi l’Europa dell’austerity si è rivelata come la più potente offensiva di classe dall’alto verso il basso, basti pensare ai muri alzati contro i migranti e la gestione criminale delle frontiere.

L’attacco portato dal governo Renzi alla scuola, ai servizi pubblici e ai beni comuni, ai diritti sul lavoro, al salario e al welfare continua la sua azione implacabile. Il piano nazionale delle riforme imposto dalla Commissione EU ad un Paese ormai commissariato, ha aperto la strada all’affondo diretto contro il diritto di coalizione e il diritto di sciopero, tema su cui si è concentrato il dibattito estivo aperto dal Governo e continuato da Confindustria.

Dopo gli errori clamorosi del Ministero del Lavoro, all’ufficio propaganda di Renzi è bastato ritoccare i dati sull’occupazione per annunciare l’efficacia della riforma del mercato del lavoro e l’avvio della ripresa, proprio mentre nei prossimi giorni andrà in approvazione il decreto del Jobs Act riguardante i dispositivi del welfare to work. Ma sappiamo che disoccupazione, precarietà espansiva e carenza di reddito rimangono gli elementi strutturali ed in crescita nella vita di milioni di soggetti. Nella crisi di rappresentanza sociale delle grandi organizzazioni sindacali confederali, ormai inoffensive e trasformate in burocrazie di servizio, la Lega, responsabile delle recenti politiche di precarizzazione ha lanciato un blocco di tre giorni del paese. Ma soltanto forme inedite di coalizioni, di organizzazione e di sindacalismo sociale potranno contrastare le forze reazionarie ed unire in un auspicato sciopero sociale e generale le molteplici vittime degli ultimi 8 anni di crisi.

Respingere l’offensiva significa sperimentare coalizioni e organizzazione, connettere lavoro precario e disoccupati, lavoro autonomo e stabile, sindacalismo conflittuale e reti sociali. Praticare, verificare e reinventare continuamente un mutualismo delle lotte a partire da istanze programmatiche comuni: reddito di base, salario minimo e permesso di soggiorno minimo europei .

Costruire l’alternativa anti-austerity vuol dire ricominciare a camminare verso una campagna d’autunno dar fa vivere nei territori in connessione con i movimenti europei. Il 17 ottobre, la giornata mondiale contro la povertà, in cui la Coordination Blockupy ha rilanciato il contro vertice Ue di Bruxelles, è un’occasione importante di convergenza delle lotte nazionali e transazionali, una tappa importante per rimettere al centro nei movimenti sociali le battaglie per l’uguaglianza e per il welfare universale.

Il successivo appuntamento di Poznan del 2-3-4 Ottobre è un momento di connessione e verifica per costruire uno sciopero transnazionale e sociale e che si possa tradurre nel nostro paese, ancora una volta come lo scorso 14 novembre, coinvolgendo su tutto il territorio nazionale precari, disoccupati, cassintegrati e lavoratori autonomi. Per bloccare il paese, per chiedere reddito e diritti, per aprire una nuova stagione di protagonismo sociale.

Un inedito processo sociale tutto da costruire, con coalizioni, soggettività e reti sociali non rassegnate alla miseria del presente.

Invitiamo tutte e tutti all’assemblea pubblica che si terrà giovedì 10 Settembre presso il Loa Acrobax (via della vasca navale n.6 – Roma), a partire dalle ore 14.00 pm.

Etichettato sotto

Notav. info
07 09 2015

Più di 200 persone si sono trovate davanti al carcere Lorusso Cotugno per far sentire la propria vicinanza a tutti i notav rinchiusi da questa notte e agli altri ragazzi arrestati nei giorni scorsi. Ogni volta un presidio davanti ad un’istituzione totale come è il carcere fa montare la rabbia e sapere che ci sono persone che conosciamo bene dentro, è ancora più difficile.

Giovani che lottano per la libertà di tutti, con generosità e coraggio difendono una Valle e dei valori, come l’antirazzismo e l’antifascismo, in prima persona, mettendo la paura in un angolo, mettendosi in gioco in prima persona. Per questo sono lì.

Ed oggi lo abbiamo detto forte, prima con un piccolo corteo fino alle recinzioni del carcere e poi in presidio tra fuochi di libertà e bandiere al vento.

Abbiamo imparato una cosa in questi anni: la resistenza si fa un passo alla volta, con impegno e dedizione, e senza paura, perché tra le nostre montagne non è più di casa da molto tempo.

A Cecca, Donato, Luca, Damiano, Mattia, Nicola,Francesca, Jacopo, Gianluca, Pierpaolo, Alex, Valeria, Checco, Carlo, Liberi Tutti, avanti notav!

 

 

Etichettato sotto

Dinamo Press
07 08 2015

I farfugliamenti sulla “grande politica” che hanno accompagnato il disarmo politico e morale della sinistra italiana nell’ultimo ventennio non depongono a favore del termine. Tuttavia la grande politica esiste. Solo che la fanno gli altri. Anche su temi come i migranti. Vediamo di imparare. Gesti semplici, calcoli precisi, parole comprensibili. Ovviamente su cose importanti, addirittura epocali. Per esempio, la tumultuosa migrazione dei popoli che oggi è manifestamente l’effetto e il sedimento dinamico di una profonda crisi economica e non solo.

Abbiamo registrato tre grandi risposte.

Papa Bergoglio l’ha messa al centro degli eventi e ha proclamato un’accoglienza incondizionata e illimitata, che non distingue fra asilanti, profughi di guerra e migranti economici. Abbastanza realistico, prima ancora che misericordioso: difficile fare una cernita motivazionale da chi scappa dalla morte (per fame, per persecuzione, per conflitto). Quali sono le ragioni di Francesco? Beh, il mestiere di papa implica nei casi migliori una valenza profetica e accogliere i fuggitivi la realizza (quanto soccorrere gli afflitti). Anche la tenuta della Ditta ne risente positivamente, migliorando il proselitismo o quanto meno compensando gli attacchi della concorrenza.

Erdoğan ha accolto due milioni di siriani in Turchia e ha largamente concesso loro il diritto di voto, incrementando così le fortune del suo AKP ma soprattutto utilizzando questa apertura per conquistare un’egemonia regionale, barcamenandosi fra Europa, Usa, Fratelli Musulmani e Isis e tenendo a bada i suoi nemici interni (i curdi) e i competitor esterni (Iran, Arabia Saudita, Egitto, Israele). Accogliere tanti siriani in Anatolia e smaltirne una parte in Europa dopo i più recenti cambiamenti di scenario fa parte di una complessa partita a scacchi per consolidare il traballante potere interno, compromesso dalle ultime elezioni, e rilanciare le storiche aspirazioni ottomane nella regione.

Da ultimo la Merkel ha cominciato a parlare di superamento di Dublino e di accoglienza incondizionata dei soli siriani in Germania, scatenando un casino pazzesco nei paesi vicini di transito. Per un verso, la Cancelliera prende atto con realismo di un flusso inarrestabile (i siriani vogliono andare in Germania, e con loro anche tutti gli altri). Per l’altro, mira a utilizzare questa invasione come un’irrigazione, secondo la buona regola di gestire le crisi come occasioni. In primo luogo e subito, garantendosi con tale gesto un’egemonia politica e morale in Europa che non poteva più mantenere con un’ottusa supervisione dell’austerità. Ci butta dentro un bel po’ di soldi, ma ne guadagna politicamente e in termini di forza – così come aveva fatto il suo maestro Kohl con l’unificazione tedesca e il cambio alla pari del marco nel 1989. O prima ancora, accogliendo dopo la disfatta nel 1945 milioni di tedeschi espulsi dall’Est. Nel medio periodo, si procura abbondante manodopera (acculturata e neppure troppo islamica) per sostenere lo sviluppo economico in un mercato europeo asfittico e nella prospettiva di una contrazione considerevole degli sbocchi in Cina. Senza esitare di fronte ai rischi di un allentamento dell’asse geopolitico con i paesi dell’Europa orientale, oggi volti piuttosto verso l’Inghilterra repellente di Cameron.

Tre operazioni di grande politica (Obama ci sta provando su altri terreni). Sono però “altri” a farla (e almeno due sono pure “nemici”).

E la sinistra?

Vabbè, distinguiamo. La sinistra socialdemocratica sta in coda alla Merkel e magari rosicchierà qualche briciola, I partiti socialisti spagnolo e francese latitano. Renzi si agita e chiacchiera, ma si limita a contendere il terreno a Salvini con atteggiamenti più “umanitari”. Si è ben guardato, tra le tante “riforme”, dal cancellare la Bossi-Fini, una legge per metà inapplicabile, per metà criminogena, che costituisce, fra l’altro, il sostegno statale dall’alto della perversa distinzione (ignota perfino in gran parte dell’Europa) fra migranti “regolari” e “clandestini”. Non a caso il governo Cameron l’ha presa a modello per frenare l’immigrazione, in primo luogo quella italiana…Il Pd spera soltanto che i profughi scappino al più presto dall’Italia terrorizzati da Lega, burocrazia e disoccupazione. Quelli che restano vanno ad alimentare non lo sviluppo industriale, ma il sommerso, nel ventaglio che va dal caporalato all’edilizia all’economia criminale – tutte componenti ascendenti del Pil…

E la sinistra “vera”, cioè quella che si oppone de core e non conta un cazzo? Molto solidale con i migranti, beneficamente attiva con marce, scuole, assistenza, sportelli, occupazioni, ma senza un progetto strategico né in generale né che li comprenda come forza attiva e soprattutto come occasione. Le rivoluzioni non seguono un ordine dettato dalla storia e neppure da programmi di partito, ma si innestano su “accidenti” (diceva un antico) che vanno sfruttati al volo, previsti o no che siano. Se non c’è “riscontro”, l’occasione passa e magari viene usata da altri per schiacciarci. Nel migliore dei casi, l’accidente viene subìto, espulso come un corpo estraneo: per esempio, in Grecia l’improvviso riversarsi dei migranti dal corridoio turco ha alimentato le pulsioni razziste di Alba Dorata (e ovviamente continua a farlo), è stato accolto con solidarietà dai movimenti, ma non si è sommato alle altre spinte derivanti dalla crisi: in fin dei conti sembra che il governo Syriza abbia cercato di non infierire troppo, ma di sbarazzarsi al più presto di questo ulteriore guaio spintonandolo verso la Macedonia. Forse non si poteva fare altrimenti, ma un certo disagio per la gestione di questo e altri accidenti socio-economici rimane e comunque configura una situazione di sconfitta.

Cominciamo con il prendere atto di questa situazione e che si tratta del principale complesso di movimenti e variabili con cui ha a che fare oggi ogni processo politico, quindi anche quelli che si propongono mutamenti di struttura. Prendiamo atto che il blocco della sinistra riformista e rivoluzionaria verte su questo, come nel 1914 e nel 1939 sulla guerra. In attesa, magari, che fra spinte e controspinte la guerricciola che oggi cova in Ucraina si candidi a esiti più impegnativi. E che se ne esce impostando una svolta strategica che parli alla gente, mentre oggi perfino i militanti più impegnati fanno fatica a capirsi fra loro e a decifrare i documenti pazientemente postati on line...

Per non limitarci a un lamento, osserviamo che la spinta delle migrazioni non agisce solo oggettivamente, travolgendo muri e reticolati e sconquassando le regole europee e gli egoismi nazionali, ma anche soggettivamente, con piccoli e grandi pressioni (Ceuta, Ventimiglia, Brennero, Gevgelija, Budapest e soprattutto Calais) – sommosse senza paragone negli ultimi anni e neppure del tutto sconfitte. Le cose cambiano così. Non ne dovremmo imparare qualcosa, rinfrescarci la memoria?

di Augusto Illuminati

Kobane-AiutiDinamo Press
2 settembre 2015

Appello internazionale per un "Corridoio umanitario" - Kobane ha disperatamente bisogno del nostro aiuto per essere ricostruita. Per questo c'è urgente bisogno di creare un corridoio umanitario tra Kobane e la Turchia.

Etichettato sotto

Dinamo Press
02 09 2015

Appello internazionale per un “Corridoio umanitario” - Kobane ha disperatamente bisogno del nostro aiuto per essere ricostruita. Per questo c'è urgente bisogno di creare un corridoio umanitario tra Kobane e la Turchia.

Ancora oggi, nel luglio 2015, la città di Kobane, situata sulla frontiere turco-siriana, rimane soggetta degli spietati attacchi di ISIS. Dotata di armi meno sofisticate e di risorse limitate, l'incrollabile determinazione di sopravvivere è l'unica arma della popolazione di Kobane di opposizione all'ISIS, per mantenere la propria indipendenza ed essere liberi da tale brutale violenza. E questo è ciò che loro hanno intrapreso, a volte con il supporto delle forze aeree USA come parte della coalizione internazionale per resistere all'avanzata dell'ISIS. Il prezzo della resistenza di Kobane è stato alto: innumerevole il numero dei morti e dei feriti e le infrastrutture della città quasi completamente distrutte, che hanno lasciato le forniture di acqua, elettricità, cibo e medicine al collasso. E la minaccia derivante da ISIS non è stata ancora eliminata.

Durante la battaglia per Kobane, l'ISIS ha lasciato milioni di mine per bloccare il ritorno della popolazione alle proprie case e per rendere la coltivazione agricola da cui dipende la loro sopravvivenza impossibile. Kobane è quasi completamente chiusa dal resto del mondo ed ogni giorno deve fronteggiare nuovi attacchi. L'unica via attraverso cui la popolazione può ottenere le forniture necessarie alla propria sopravvivenza e protezione è a Nord attraverso la frontiera con la Turchia. Questo corridoio è per larga parte chiuso dal governo turco. La Turchia ha fornito asilo e cure mediche a molta gente proveniente da Kobane.

Ciò nonostante, data la scala della guerra all'ISIS e la catastrofica situazione della città, questo non è affatto sufficiente, specialmente da quando molti che erano scappati sono ritornati alla propria città distrutta al fine di ricostruirla. Mentre gli aiuti umanitari internazionali ad altre regioni della Siria sono stati forniti attraverso la frontiera turca, oggi dovrebbe essere possibile anche per la popolazione di Kobane ricevere aiuti. Solo se la frontiera con la Turchia fosse aperta, la popolazione di Kobane sarebbe in grado di ricevere tutto l'aiuto e l'assistenza che le è stato offerto al fine di rifornire, proteggere e ricostruire la propria comunità. La ricostruzione delle infrastrutture distrutte sarà possibile solo se ai volontari ed agli esperti dell'emergenza sarà garantito l'accesso sul campo alla città che è in urgente bisogno.

Per questo motivo stiamo chiedendo al governo turco di aprire urgentemente un corridoio per Kobane che permetta alla città di tornare a vivere ed alla ricostruzione di iniziare. Stiamo inoltre chiedendo a tutte le istituzioni internazionali ed al governo dell'Unione Europea di esercitare la propria influenza sul governo turco perchè finisca il blocco.

Le Nazioni Unite dovrebbero estendere la decisione S/RES/2165 (2014) del 14 Luglio 2014, Articolo 2, al fine di garantire un ulteriore passaggio di frontiera per Kobane. Nel passato, la comunità internazionale, in particolare le Nazioni Unite sono state in grado di garantire un corridoio umanitario attraverso l'intervento politico e diplomatico.

L'apertura della frontiera e il supporto alla ricostruzione di questa città sono oggi questioni di urgenza umanitaria

Valori universali come la democrazia e la libertà vengono oggi difesi a Kobane.

Comitato per la ricostruzione di Kobane

Firmato da:

Thomas Schmidt, Lawyer, Secretary General of ELDH, Germany; Prof. Dr. Norman Paech, International Law - Germany; Dr.h.c. Hans von Sponeck, UN Assistant Secretary-General a.D. - Germany; Murat Çakır, Geschäftsführer der Rosa-Luxemburg-Foundation Hessen-Germany; Prof.Dr.med.Ulrich Gottstein, Frankfurt/Main-Germany; Prof. Dr. Elmar Altvater, Germany; Janet Biehl, Writer, Eco-Feminist -US; Sukla Sen, Peace activist, India; Emma Wallrup, Swedish member of Parliament for the Left, Sweden; Benny Gustafsson, The support comittee for Kurdistan, Sweden; Prof. Franco Cavalli, President of Cancer Fight Association, former MP, Switzerland; Nina Rasmussen og Hjalte Tin, Denmark; Harem Karem, editor, Pasewan, India; Caroline Lucas, MP for Brighton Pavilion, House of Commons; Minoo Alinia, Associate Professor in Sociology,

Department of Sociology, Uppsala University, Sweden; Liliane Maury Pasquier, Federal MP and member of EC- Switzerland; Carlo Sommuruga, MP Social Democratic Party of Switzerland; Jean Zigler ,Membre du comité consultatif du Conseil droits de l'Homme des Nations Unies - Switzerland; Bernard Kouchner, Co-Founder of Doctor Without Borders and former Foreign Affairs Minister - France; Patrice Franceschi , Author of the Book `Die for Kobane` France; Edourd Martin, MEP - France; Vittorio Agnoletto, World Social Forum International Conciel, Italy; Claudio Bisio, Actor, presenter, voice actor, comedian and writer - Italy; Luisa Morgantini, Former Vice-President of European Parliament, Italy; Rete Kurdistan, Kurdistan Solidarty Network, Italy; Blade Nzimande: Minister of Higher Education and Traning and General Secretary of the SACP, ANC, NEC and NWC, South-Africa; Joyce Moloi Moropa: Member of South African Parliament (ANC), Soth-Africa' Zingiswa Losi : 2nd Deputy President of COSATU, South-Africa ; Jeef Radebe : Minister in the Presidency for Performance Monitoring and Evaluation (ANC), Lawyer, Former Political Prisoner, South-Africa; Lechesa Tsenoli: Deputy Speaker of the South African National Assembly, Former Minister of Local Government and Traditional Affairs, South-Africa;

Celiwe Madlopha: Member: National Assembly (Parliament) South-Africa ; Mugwena Maluleka: General Secretary of the South African Democratic Teachers Union (SADTU), South-Africa; Mluleki Dlelanga: National Secretary of the YCLSA, Young Comunist League of South Africa; Hillary Qjukuru: Niigeria, Editor of Uharu (Freedom) Magazine based in South Africa; Adrian Williams: Member: National Assembly (Parliament) South-Africa; George Mashamba : SACP Central Committee Member and former Robben Island Prisoner; Che Mathloke: SACP Central Committe member and Secretary for International Affairs and General Secretary of Friends of Cuba Society in South Africa; Jeremy Cronin : SACP 1st General Deputy Secretary and Deputy Minister of Public Works, South-Africa; Fiona Treggana: Proffesor of Economy, South-Africa; Sabir Abu Saadia: Representative of the SPLM-N Sudan in South Africa; Vuyani Iyhali : Communist Party of Lesotho (CPL) , South-Africa; Inter Parliamentary Work Group in Belgium; Coordination Stop the War against Kurds, Belgium; Kurdish Institutions in Belgium; Info-Turk, Belgium; VREDE, Belgium; Solidarity committee with Rojava,

Belgium; Union of the Socialist Women in Belgium; Belgium Immigrants Collective, Belgium; Anni Pues, Human Rights Lawyer, International Committee Scottish Green Party, UK; Minoo Alinia, Associate Professor in Sociology, Department of Sociology, Uppsala University, Sweden; Joost Jongerden, Assistant Professor, Wageningen University, Netherlands; Shannon Brincat, Academic, Griffith University, Australia; Sukla Sen, peace activist, India; Abdalkareem Atteh, Phd Student, Essex University, UK; Caroline Lucas MP, Green Party of England and Wales, UK; Derek Wall, International Coordinator of the Green Party of England and Wales; UK; Kate Osamor MP, House of Commons, UK; Val Swain, Phd candidate, University of East Anglia, UK ; Houzan Mahmoud, Kurdish feminist activist; Sean Hawkey, photo journalist, UK; Harem Karem, editor, Pasewan.com, UK; Isabel Kaser, PhD candidate SOAS, UK; Stephen Smellie, UNISON South Lanarkshire, Scotland; John Hunt, editor, writer; UK;

Corporate Watch, UK; Julia Iglesias, Newroz Basque-Kurdish Friendship Association, Basque Country; Joe Ryan, Chair of Westminster Diocese for Peace and Justice, UK; Bob Rossi, Labour and solidarity activist, US; Thomas Schmidt, lawyer, Secretary General of ELDH; Bob McGlynn, Neither East Nor West-NYC, US; Andreas Gavrielidis, Greek-Kurdish Solidarity, UK; Trevor Rayne Lecturer in Economics and Public Service Management & Fight Racism! Fight Imperialism! UK; Sarah Parker, human rights activist, UK; Bronwen Jones, barrister, UK; Peter Tatchell, Director, Peter Tatchell Foundation, UK; Dashty Jamal, Secretary, International Federation of Iraqi Refugees-IFIR, UK; Khatchatur I. Pilikian, Prof. of Music & Art, UK; Oonagh Cousins, Film Producer, UK; Joshua Virasami, Social Justice Activist, Black Dissidents, UK; Richard Haley, Chair, Scotland Against Criminalising Communities; Scotland; Nick Hildyard, policy analyst, UK; Isil Altan, Student, Kurdish Society of Nottingham Trent University, UK; Kardo Bokani, Assistant Lecturer, University College Dublin (UCD); Ireland; Jonathan Bloch, author; UK; Azad Dewani, PhD candidate; UK; Baris Oktem,

Post Graduate Sociology Department, University of Essex; UK; Campaign Against Criminalising Communities UK; Dr Meryem Kaya, Trainee doctor, Kurdish Professionals Network, UK; Tara Jaff, musician, UK; Kat Glover, IT developer, UK; Neil Taylor LL.M, PGCM, MCIPR, Lawyer and Journalist, UK; Roza Salih, Human Rights Activist (Glasgow Girl) and the Co-founder of the Scottish Solidarity with Kurdistan, UK; Jasim Ghafur, Visual Artist and Welfare Rights advisor, UK; Raoof Sofie, Accountant-UK; Tim Cooper, treasurer Nottingham Unite Community and Nottingham Kurdish Solidarity campaign, UK; Melissa Cowell, PhD student, Nottingham Kurdish Solidarity Campaign, UK; Yasin Aziz, Author, poet, UK; Penny Papadopoulou, freelance journalist, UK; National Union of Journalists (NUJ), Manchester Branch, UK;

Barbara Spinelli, lawyer, women's rights activist, Italy; Ugo Mattei, jurist, Professor, Hastings College of the Law, University of California, San Francisco; Federica Giardini, Professor, University of RomaTre, Italy; Sandro Mezzadra, Professor, University of Bologna, Italy; Beppe Caccia, researcher, Venezia, Italy; Benedetto Vecchi, journalist of IlManifesto, Italy; Martina Pignatti M., President of UnPontePer... NGO, Italy; Carlo Capellari, Lawyer, italy; Evelyn Dürmayer, Representative of the International Association of Democratic Lawyers(IADL) at the UN Vienna (Austria); La Casa Internazionale delle Donne di Roma, Italy; Erasmo Palazzotto MP – Vice president Foreign Affairs Committee at Chamber of Deputies, Italy; Massimiliano Smeriglio Vice President Region of Lazio, Italy; Andrea Catarci, President of VIII municipality of Rome, Italy; Peppe De Cristofaro MP, Vice president Foreign Affairs Committee at Senate, Italy; Arturo Scotto MP, Spokesperson of Left Ecology Freedom Party at Chamber of Deputies , Italy; Nicola Fratoianni MP, National Coordinator of Left Ecology Freedom, Italy; Celeste Costantino MP, member of Council of Europe's Parliamentary Assembly, Italy; Franco Bordo MP, Italy; Daniele Farina, MP, Italy; Marisa Nicchi, MP, Italy; Giovanni Paglia, MP, Italy; Giulio Marcon, MP, Italy;

Curzio Maltese, MEP, Italy; Marta Bonafoni, member of Regional Parliamentary Assembly of Lazio, Italy; Luca Casarini, member of National Bureau of Left Ecology Freedom, Italy; Gianluca Peciola member of Municipal Assembly Rome, Italy; Annamaria Cesaretti, member of Municipal Assembly Rome; Luca Gibillini, member of Municipal Assembly Milan; Claudio Marotta Council member of VIII Municipality of Rome; Alessio Arconzo, Human rights activist; CSOA La Strada, Roma; Casetta Rossa S.P.A., Roma; Action diritti in movimento, Roma; ESC Atelier Autogestito, Roma; LABAS, Bologna; T.P.O., Bologna; YA BASTA. Bologna; Celia Mayer, Culture and sports councillor, Madrid City Council; COBAS Trade union in Italy; Rojava Calling company help for kurdish in Rojava, Italy; Marco Bruciati, member of Municipal Assembly Livorno, Italy; Rete della Conoscenza, Italy; Giovanni Romano, lawyer, Italy; Anna Falcone, lawyer for human rights; Daniela Brancati, journalist, Italy;

Luisa Betti, journalist, Italy; Nazzarena Zorzella, lawyer in Bologna, Italy; Junior Sprea, artist; Carlo Balestri, Uisp international department; FIOM, Federations trade union Metal Mechanic, Italy; Dott.ssa Lea Boschetti, Membro del Consiglio Direttivo UNICEF, Italy; Stefania Spanò, cartoonist, Italy, Marta Ajò, activist; Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, Italy; Amedeo Ciaccheri, consigliere municipio VIII, Roma, Italy; Tiziana Dal Pra, Presidente del Centro Interculturale delle Donne di Trama di Terre Imola-Bologna, Italy; Stefano Galieni, Journalist, Italy; Luigi Ficarra, avvocato in Padova; Davide Falcioni, giornalista di Fanpage; Associazione Senza Paura, Genova; Angela Bellei, Associazione Azad, Italy; Mario Angelelli, Associazione Progetto Diritti; Anna Brambilla, Lawyer in Milan, Italy; Antonia Sani presedent of WILPF Italia (Women’s International League for Peace and Freedom), Italy; Servizio Civile Internazionale, Associazione Laica di Volontariato Internazionale, Italy...

Etichettato sotto

facebook