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Huffington Post
02 09 2015

Dopo la decisione di aprire le porte a tutti i siriani, la Germania continua a fare scuola sul fronte dell’accoglienza. Secondo quanto riporta il quotidiano Berliner Zeitung, la prestigiosa università berlinese Humboldt ha deciso di fare lo stesso con i rifugiati siriani, afgani e iracheni che desiderano frequentare l’ateneo pur non avendo le risorse economiche per farlo.

A partire dal semestre invernale 2015/2016, i rifugiati potranno partecipare a tutti i corsi e seminari organizzati dall’università registrandosi come “studenti visitatori” a titolo completamente gratuito. Questo il comunicato ufficiale dell’ateneo:

“Il prossimo semestre invernale l’università Humboldt di Berlino invita i rifugiati ad ascoltare letture e seminari come studenti ospiti. L’invito è a prendere dimestichezza con il sistema d’alta formazione tedesca, con l’esperienza della vita universitaria e a diventare membri della comunità Humboldt”.
L’università invita i richiedenti asilo a partecipare a un incontro introduttivo il prossimo 22 settembre. Per loro l’ateneo metterà a disposizione anche un servizio di assistenza linguistica e burocratica.

Si tratta solo di un esempio tra tanti di accoglienza. Come questo graffito in arabo apparso su un treno di Dresda: una scritta in arabo che recita “un sincero benvenuto”, a warm welcome, اهلًا وسهلاً. Piccoli gesti capaci di lanciare un grande messaggio.

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Internazionale
02 09 2015

Guardata dal lato della cattedra, la riforma della scuola è una bolgia e una mezza rivoluzione. Il ministero l’ha divisa in fasi (quelle di attuazione della cosiddetta Buona scuola), numerandole da uno a tre: nella prima, ci sono i “salvati”, quelli che sono già entrati in ruolo secondo il vecchio metodo dello scorrimento delle graduatorie e sono andati a sostituire 29mila docenti andati in pensione.

Questi sanno già, alla riapertura dell’anno, in quale scuola andare e – più o meno – per fare cosa. Non devono ringraziare né il presidente del consiglio Renzi né la ministra dell’istruzione Giannini, né i sindacati, perché sarebbero saliti in cattedra comunque.

Poi ci sono i “sommersi”, quelli che, trovandosi un po’ più indietro nelle graduatorie, hanno fatto la domanda per il piano di assunzioni straordinario, la grande sanatoria che avrebbe dovuto abolire per sempre la lista dei precari. Una parte di loro – uno su cinque – non ha fatto domanda di assunzione, e perde per sempre (pare) il diritto a un posticino in graduatoria.

In pieno marasma
I 71.463 che l’hanno fatta, invece, adesso sono in pieno marasma: un algoritmo gli sta assegnando il posto (combinando classi di concorso, loro preferenze e sedi disponibili in tutt’Italia), entro l’11 settembre dovranno dire se accettano, se non lo fanno saranno (sicuramente) depennati per sempre dalle graduatorie. Molte di queste domande sono già state cancellate, perché non ricevibili.

Fuori da tutto ciò, ci sono le liste residue dei precari: quelli delle graduatorie d’istituto, quelli che si sono laureati e specializzati troppo tardi per iscriversi alle graduatorie esaurimento, i più giovani. E le 24mila maestre della materna, tenute fuori dalle assunzioni poiché non se ne parla prima di una riforma complessiva dell’istruzione da zero a sei anni che è stata affidata a un decreto delegato (uno dei tanti, se ne attendono 24 in tutto, per attuare la Buona scuola).

Solo nel 2016 scatteranno le novità che più hanno diviso e fatto discutere

Guardata invece dal lato dei banchi, la bolgia resta ma la rivoluzione è quantomeno rinviata. I circa otto milioni di studenti che nei prossimi giorni metteranno piede nelle quarantamila scuole statali italiane non troveranno ad attenderli grandi novità. E non solo perché – sin dall’inizio – la riforma non ha scelto di incidere su programmi, ordinamenti, organizzazione dell’istruzione. Ma anche perché di fatto entrerà in vigore solo nel 2016, cioè con l’inizio del prossimo anno scolastico.

Solo allora scatteranno le novità che più hanno diviso e fatto discutere: il nuovo potere dei presidi, i comitati di valutazione, gli albi territoriali degli insegnanti. E solo per l’anno prossimo arriveranno i nuovi docenti selezionati con il nuovo concorso – che stando alle promesse dovrebbe essere bandito entro breve.

Precari alla spicciolata
Per ora c’è il piano di assunzione dei precari: esattamente quel che sindacati e opposizioni avevano chiesto di far partire prima, stralciandolo dalla riforma, e che il governo non ha voluto stralciare per poter far passare rapidamente tutto il pacchetto. I precari entreranno alla spicciolata, da ottobre e novembre in poi. Ma attenzione: non saranno tutti.

Non riempiranno il contingente studiato e introdotto per poter svuotare le graduatorie, chiamato “organico potenziato”: dovevano essere mediamente sette docenti in più per scuola, per 48.812 posti ordinari e 6.446 di sostegno (secondo la tabella 1, allegata alla legge 107). Ma circa diecimila posti resteranno vacanti perché non coperti dalle domande. E molti altri – non si sa ancora quanti di preciso, ma un sito autorevole come Tuttoscuola è arrivato a stimarne trentamila – resteranno vuoti per un altro inghippo tutto ministeriale: se i docenti nominati su quei posti hanno nel frattempo avuto e accettato una supplenza annuale su altri posti, possono rinviare di un anno l’entrata in ruolo nei ranghi dell’organico potenziato.

Le scuole dovranno scegliere cosa far fare ai nuovi arrivati

Conclusione: o l’organico potenziato nel primo anno sarà assai depotenziato – con un risparmio notevole per le casse pubbliche, dai quattrocento milioni a oltre un miliardo – oppure i nuovi posti, appena nati, saranno già coperti dai supplenti, alimentando quel precariato che la legge voleva eliminare. La ministra Giannini, in una nota in risposta a questi dubbi, ha promesso che si sceglierà la seconda soluzione: supplenti sui posti non coperti.

Insomma: al rientro in classe, i ragazzi si troveranno gli antichi professori, i nuovi che hanno sostituito quelli in pensione, e in più dai quattro ai sette docenti in ogni scuola (alcuni fissi, altri supplenti) che non hanno ancora un incarico preciso. Infatti la stessa legge prevede un elenco infinito di compiti da assegnare all’organico potenziato (che vanno dalla lettera a alla lettera r del comma 7 dell’articolo unico che compone la riforma), ma passa alle scuole la palla: queste dovranno scegliere cosa far fare ai nuovi arrivati, con il piano triennale dell’offerta formativa, che si scriverà di qui a ottobre.

In compenso, ci sarà qualcuno nelle scuole che ha fin troppo da fare: i cosiddetti “vicari” dei dirigenti, maestre e professori ai quali fino all’anno scorso era alleggerito il carico didattico perché svolgevano ruolo di vicepreside, e che invece da oggi dovranno fare tutte le ore previste. Sempre che, come molti chiedono, non arrivi anche su questo una correzione della riforma.

Se ancora non si sa di preciso cosa faranno i professori dell’organico potenziato, si sa a grandi linee cosa sanno fare. La specializzazione prevalente, tra le domande ricevute, riguarda le discipline giuridiche ed economiche: ben 5.460 domande, di cui oltre mille dalla sola Campania, 663 dalla Puglia e 623 dalla Sicilia. Per fare un confronto: i nuovi entrati docenti di diritto ed economia (discipline che si insegnano in pochi indirizzi delle scuole italiane) sono il doppio di quelli di inglese, e il triplo di quelli di matematica.

Roberta Carlini 

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Il Manifesto
02 09 2015

Argentina/Desaparecidos. Sono oltre 300 i minori sequestrati ancora senza nome

In Argen­tina, l’organizzazione Abue­las de la Plaza de Mayo ha comu­ni­cato di aver ritro­vato la nipote numero 117. Si cer­cano ancora oltre 300 bam­bini, sot­tratti dai repres­sori durante il regime mili­tare, che ha insan­gui­nato il paese tra il 1976 e il 1983. I geni­tori, mili­tanti di sini­stra, veni­vano tor­tu­rati uccisi e il bam­bino veniva dato ad altri: di solito, a fami­glie di mili­tari o loro complici.

E’ suc­cesso così alla figlia di Wal­ter Domin­guez e Gla­dys Castro, mili­tanti del par­tito Comu­ni­sta marxista-leninista dell’Argentina. Quando i due mili­tanti ven­nero arre­stati nella città di Men­doza, nel 1977, Castro era incinta di sei mesi e, in pri­gione, ha dato alla luce una bam­bina nel 1978. Il Dna ha ora con­fer­mato che una donna, ritro­vata gra­zie alla tena­cia delle Abue­las, è la figlia di Domin­guez e Castro.

La fami­glia ha ini­ziato subito la ricerca della nipote e dei suoi geni­tori, due degli oltre 30.000 scom­parsi in Argen­tina. Nel corso degli anni, ha inu­til­mente bus­sato a tutte le porte: all’arcivescovado, al comando IV Bri­gata aerea, al Side. Fin­ché, dopo essere venuta a cono­scenza che esi­ste­vano altri casi come il suo, la nonna Maria Assof si è recata per la prima volta a Bue­nos Aires per con­tat­tare le Abue­las e ha ini­ziato la ricerca del nipote (o della nipote).

Nel 1994, il Movi­mento ecu­me­nico per i diritti umani di Men­doza ha inviato alle Abue­las una denun­cia ano­nima in merito a una gio­vane, nata nel marzo del ’78 e improv­vi­sa­mente com­parsa presso una cop­pia di anziani. La ragazza ha sem­pre saputo di non essere la vera figlia dell’anziana cop­pia, ma non ha mai preso con­tatto con le Abue­las. Solo di recente, dopo essere stata con­tat­tata dalla Com­mis­sione nazio­nale per il diritto all’identità (Conadi), ha accet­tato di sot­to­porsi all’esame del Dna, con­sen­tendo ai suoi veri fami­gliari di poterla abbrac­ciare dopo 37 anni.

 

Lecce prima.it
02 09 2015

Il provvedimento è stato disposto dall'autorità giudiziaria. All'interno della struttura, che sorge in via Dalmazio Birago, vi erano 12 persone. L'occupazione è iniziata nel marzo del 2014 da parte di studenti e precari vicini al movimento antagonista

Il Binario 68, centro sociale occupato dal 3 marzo del 2014 da studenti e precari vicini ai movimenti antagonisti, è stato sgomberato all'alba di oggi. All'interno vi erano dodici persone che, all'arrivo delle forze dell'ordine, sono salite sul terrazzo fino a che non sono state portate all'esterno dello stabile che sorge in via Dalmazio Birago e che, dai primi di luglio, mostra alla città una grande e colorata opera realizzata da Blu, una delle figure più rappresentative a livello mondiale della tecnica dei murales e della street art.

Le voce si è sparsa intorno alle 6: agenti di polizia, personale dell'ufficio Digos e carabinieri hanno chiuso al traffico l'accesso alla strada che da viale della Repubblica conduce fino a Porta Rudiae, nella parte iniziale in cui sorge la struttura, facente parte di un lotto molto esteso di proprietà di una società immobiliare: negli anni scorsi si è discusso molto di un intervento edilizio in quella che era prima la manifattura tabacchi, fiore all'occhiello di una città che non c'è più. Le forze dell'ordine hanno così dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo disposto dall'autorità giudiziaria.

Sono intervenuti anche i vigili del fuoco, probabilmente per forzare alcune porte, alcuni operai edili, quest'ultimi per murare i varchi di accesso e personale di una ditta privata di sistemi di sicurezza.

Impossibile per tutti avvicinarsi, difficile rendere quindi conto, se non in maniera frammentaria. Nel giro di un'ora un gruppo di una cinquantina di attivisti si è radunato davanti a uno dei blocchi imposti dalle forze dell'ordine per manifestare solidarietà ed esprimere la propria rabbia verso un'azione spiegata come una vera e propria azione di repressione del dissenso.

Momenti di tensione, ma senza appendici di violenza in una mattinata già di per se convulsa. Sul posto è arrivato anche un legale che si è fatto accompagnare verso il Binario 68 per verificare di persona cosa stesse accadendo. Al momento lo sgombero è di fatto concluso e si sta provvedendo al recupero degli effetti personali e alla restituzione del possesso ai legittimi proprietari.

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La Repubblica
02 09 2015

Dopo che il governo di Reykjavk si era limitato a dare ospitalità a 50 rifugiati, il 4% della popolazione ha aderito a una petizione online sollecitando l'esecutivo a fare di più e mettendo a disposizione le proprie abitazioni. Il presidente ha accolto richieste cittadini
Gli islandesi in prima linea nell'accoglienza dei profughi. Dopo che il governo di Reykjavik si era limitato ad offrire ospitalità a massimo 50 rifugiati siriani, 12mila cittadini (il 4% della popolazione di 330mila abitanti) hanno aderito a una petizione lanciata su Facebook, sollecitando l'esecutivo e fare di più e mettendo a disposizione le proprie case. A lanciare l'iniziativa era stata domenica la professoressa Bryndis Bjorgvinsdottir.

Il successo della petizione è stato tale che lo stesso premier, Sigmund David Gunnlaugsson, ha ora convocato una speciale commissione interministeriale per 'mappare' le risorse locali e studiare un piano di ospitalità più ampio. Ma soprattutto ha annunciato che non vi sarà un numero prefissato di rifugiati da accogliere.

"Da quando non abbiamo più le forze armate, ci sono molti edifici vuoti nelle vecchie basi. E' evidente che è immorale tenerli vuoti mentre la gente muore", è uno dei commenti lasciati su Facebook da un cittadino, Gneisti
Soleyjarson. Un'altra islandese, madre single, ha offerto due camere a una famiglia di siriani. Negli ultimi cinque anni, l'Islanda ha accolto 39 rifugiati, di cui 13 dalla Siria. Dal 1956 il numero totale dei profughi arrivati nell'isola atlantica è di 511.

 

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