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domenica 24 settembre 2017



"Nell'estremo dolore, i ruoli sono capovolti: gli uomini emettono grida bestiali e le bestie grida umane".

Malcolm de Chazal


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Sabina Spielrein, all'ombra della luce

Sabina SpielreinCecilia Puca, Zeroviolenza
8 marzo 2016

Quando si fa ingresso nel Tempio delle donne, occorre farlo in punta di piedi. Celebrandone la sacralità, respirandone il calore e colmandosi della passione che deriva da un animo traboccante di magma creativo, che con vigore tutto trasforma, tutto purifica.

Con devozione, è bene muovere in questo Tempio passi morbidi, ma decisi, fino a giungere al suo centro, al Cuore.

Ebbene, è proprio questo spirito a guidare il nostro viaggio nel Tempio di Sabina Spielrein. Lasciamo che lei, sospesa a mezz'aria fra cielo e terra, prenda la nostra mano, e ci guidi verso la messa in luce di alcuni frammenti della sua biografia: la biografia di un medico psichiatra, di una delle prime donne al mondo a diventare psicoanalista, la storia di colei che ha contribuito a formulare alcune delle teorie che hanno sorretto l'impianto psicoanalitico dei grandi padri: Freud, in principio, e Jung a seguire.  

In questa sede, si desidera ricordare che, accanto a questi padri, c'è stata anche una grande madre, lasciata giacere a lungo all'ombra dei due giganti, proprio lei, che per prima sul concetto di Ombra aveva teorizzato. Abbandonata a note a piè di pagina in qualche opera dei maestri, ricordata più per il suo1 chiacchierato rapporto con Jung, che per i suoi brillanti lavori scientifici.

Inoltre, si vuole dare luce a una figura oscurata a lungo dalla dominanza androgina dei colossi della psicoanalisi, non tanto, però, sottolineandone l'aspetto di vittima sacrificale, quanto piuttosto rimarcando la sua gloria di guerriera e la sua sacra saggezza di dea, a metà fra la nordica Brunilde, e la greca Afrodite2.

Ebbene, è il 25 ottobre del 1885 quando, a Rostov sul Don, in Russia, viene alla luce da genitori ebrei Sabina Spielrein. Il padre è un ricco commerciante, la madre, odontoiatra, si è da sempre dedicata alla numerosa famiglia. Sabina ha infatti tre fratelli e una sorella, Emilia, la quale muore molto presto di tifo.

A partire da questa perdita, la quattordicenne Spielrein inizia a soffrire di quella che viene diagnosticata qualche anno più tardi come “isteria psicotica”. Malgrado ciò, conclude brillantemente gli studi classici, mostrando grande talento e spiccato senso artistico.

Nel 1904, una gravissima crisi la porta al ricovero presso l'ospedale psichiatrico di Zurigo, il Burghölzli. Da quel momento in avanti, si fa strada la sua inarrestabile rinascita dell'anima e l'intera esistenza sua diviene punto di intersezione con quella di Freud e di Jung. Proprio quest'ultimo, allora trentenne, prende in amorevole cura Sabina, sperimentando con lei il neonato metodo freudiano, e accorgendosi ben presto dell'intelligenza della giovane. Ancora non sa che quell'incontro sta per segnare la sua esistenza, ispirando i suoi studi e le sue future scoperte; soprattutto, Jung ignora che dietro Sabina si cela la custode della sua Anima3...

In soli dieci mesi di terapia, la Spielrein lascia il Burghölzli e nel giugno del 1905, si iscrive alla facoltà di Medicina di Zurigo, dietro consiglio di Jung, il quale, nel frattempo, riconosce che il nucleo vitale della giovane risiede nella sua passione e nella sua forza di indipendenza. Da questo è profondamente attratto.

Sabina, infatti, incarna l'archetipo del fuoco. Terrena quanto eterea, simboleggia l'Eros, l'arte e l'immaginazione oltre i confini. Donna dallo spirito impetuoso, mossa da desiderio viscerale di vedere le sue idee esplicitarsi, ella letteralmente travolge in un turbine ardente colui colui che la fa(ri) nascere.

Sabina diviene così nuova creatura, le sue passioni si sono risvegliate, i suoi pensieri sono pericolosi come lava incandescente, il suo teorizzare si tinge di scintille creative e il suo acume sopraffino la conduce a intuizioni degne di nota.

Donna impregnata di forti emozioni, assorbe Jung,  fino a condurlo ad un'estatica e perenne ebbrezza creativa. Possiamo dire rappresenti la Kundalini4, di cui lo stesso parlerà in seguito. Inoltre, diviene presto per lui l'immagine dell'Anima, della Donna nell'inconscio dell'uomo, fondatrice -dunque- o ispiratrice, dello stesso concetto. Questo è sufficiente a spiegare come fra loro si instauri un legame che, spezzando i limiti terapeuta-paziente, va al di là di una mera storia extraconiugale.

E dello scandalo, che Jung si cura di scampare, allontanando Sabina quando cominciano a circolare voci circa la loro presunta relazione, e mantenendo con lei, in seguito, solo corrispondenze epistolari professionali. Ma è l'indissolubile legame animico a continuare a unire i due, che ormai hanno assorbito ciascuno parte dell'Anima dell'altro.

Nel 1977, il ritrovamento del Prof. Aldo Carotenuto di importanti scambi di lettere e del diario di Sabina, fa si che si torni a parlare della celebre triangolazione Freud, Spielrein, Jung. Chissà, dopo cinquant'anni, forse la veritas invocava di uscire allo scoperto...

Freud, in questo triangolo, gioca un ruolo certo decisivo. Maestro (e padre simbolico) di Jung dapprima, maestro di Sabina in seguito. Quest'ultima, infatti, si laurea in medicina nel 1911 con una tesi originale sul “contenuto psicologico di un caso di schizofrenia”-la prima ad orientamento psicoanalitico elaborata da una donna, e pubblicata sullo Jahrbuch- e diventa l'unica componente femminile dell'Associazione psicoanalitica di Vienna. Ma questi ha già conosciuto Sabina quando questa opera come assistente presso il Burghölzli, e con lei intrattiene corrispondenza sino al 1923. 

Ora, al di là del fitto intreccio di trame fra i tre, affettivo, quanto intellettuale e professionale e di cui si legge nei testi di riferimento più importanti sulla Spielrein5, qui si vuole rimarcare il ruolo dell'elemento femminile al vertice del triangolo stesso. Sabina, segnata e risanata da ferite profonde, è un condensato di sensibilità, passione, intuizione, arte e musica (a cui peraltro si dedica con profitto), dunque musa ideale per due maschili dotati di profondo estro e genio.

Tanto che il sistema freudiano maturo risente profondamente dell'ispiratrice ebrea russa, così come l'evoluzione intellettuale e alcune delle teorie esistenziali elaborate da Jung. Tuttavia, seppur lasciata ai margini da entrambi, Sabina non si lascia schiacciare dagli eventi e fa udire  la sua voce (per esempio insistendo per raccontare anche la sua verità fra lei e Jung a Freud) e mantenendo, al contempo, un atteggiamento di tenerezza, rispetto e comprensione verso i due uomini.

Ingoia con fierezza lacrime amare, anche quando si rassegna al fatto di dover rinunciare a Jung e di non potergli dare il figlio mitico, su cui aveva fantasticato: Sigfrido.

Nel 1913, però, dalla sua unione con Pavel Scheftel, dà alla luce la prima figlia, Renata (rinata), ed è così che Sigfrido può risorgere per la seconda volta. La prima è nel 1912, quando consegna il frutto del loro amore a Jung attraverso la sua opera “La distruzione come causa della nascita”. Questo capolavoro di autoanalisi e sentimento, serve a Sabina per elaborare il proprio vissuto e per liberarsi con amore da Jung.

All'inizio degli anni Venti, la Spielrein si trasferisce a Mosca, dove dapprima pratica la psicoanalisi illegalmente, noncurante delle censure di Stalin verso il metodo, e dove poi si unisce alla pedagogista formata alle idee freudiane Vera Schmidt, aprendo con lei l'Asilo Bianco, così definito per i colori delle pareti e degli arredi interni. Un ospedale psichiatrico, ma più di tutto una spazio abitato da un metodo innovativo, nato dal binomio psicoanalisi ed educazione, che incoraggia e persegue la libertà e l'emancipazione del bambino e che mai dimentica che “Non esiste cura senza amore”. 

Le autorità sovietiche, però, contrarie ai metodi riformisti delle due studiose, ordinano la chiusura dell'Asilo, dunque la loro pratica sperimentale, che sta dando ottimi risultati, è costretta a finire. Ne restano teorizzazioni che anticipano quelle sviluppate anni dopo dalla Klein sullo sviluppo del bambino. E, fino a qualche anno fa, la bellissima testimonianza di un ex allievo.

Nel 1941, durante l'occupazione nazista e dopo la morte del marito, dei fratelli e della Schmidt, Sabina ritorna a Rostov, dove, nella sinagoga della città, viene fucilata insieme alle figlie Renate e Eva il  14 agosto 1942.

Si spegne così una pioniera della psicoanalisi. Una studiosa dotata di intuizioni brillanti, una donna che ha conosciuto l'amore e la passione e con essi ha nutrito i suoi lavori e il suo impegno di medico, permettendo la stesura di incancellabili contributi psicoanalitici. Indelebili come il suo ricordo. Grazie, Sabina!

Note

1 In una delle prime lettere a Freud scrive:«il Dr. Jung quattro anni e mezzo fa era il mio medico, poi divenne un amico e in seguito “poeta”, cioè amante. Alla fine mi conquistò e tutto andò come di solito accade nella “poesia”. Egli predicava la poligamia, sua moglie sarebbe stata d’accordo etc. etc., ma mia madre ricevette una lettera anonima, scritta in ottimo tedesco, nella quale si diceva di salvare sua figlia che avrebbe potuto essere rovinata dal Dr Jung» (Lettere a Freud, in A. Carotenuto, cit, p. 233)

2 Qui rimando a “La leggenda di Brunilde e Sigfrido”, della mitologia nordica. Anche per il richiamo all'opera Wagneriana “Sigrfrido”, che segnerà profondamente tanto Sabina, quanto Jung. Opero inoltre un parallelo fra Afrodite e Sabina , perché, come la dea, lei è simbolo dell'amore, di cui si fa portatrice, che incarna e rappresenta.

3 Jung donerà a Sabina una pietra da lui custodita fin dall'infanzia, che per lui rappresenta la sua Anima.

4 Qui rimando al testo di Carl Gustav Jung, La libido, simboli e trasformazioni, traduzione di Girolamo Mancuso, Newton, 2006 (1912), p. 331

5 Alcuni tra i più celebri: Aldo Carotenuto, “Diario di una segreta Simmetria”, Astrolabio 1980 e  Kress-Rosen Nicole, “La passione di Sabina. Freud, Jung e Sabina Spielrein”,  La Tartaruga 1997.