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Sono le donne a pagare il prezzo più alto alle malattie autoimmuni. Stiamo parlando di quasi un centinaio di patologie, poco conosciute e dai nomi difficili
Adriana Bazzi, Il Corriere Della Sera ...
Sono le donne a pagare il prezzo più alto alle malattie autoimmuni. Stiamo parlando di quasi un centinaio di patologie, poco conosciute e dai nomi difficili, che hanno un denominatore comune: un'alterazione del sistema immunitario che finisce per non riconoscere più certi tessuti dell'organismo e li aggredisce, provocando un'infiammazione. [...] "La sfida per il futuro è quella sì di trovare nuove terapie [...] ma soprattutto di diagnosticare precocemente queste malattie".
Adriana Bazzi, Il Corriere Della Sera ...

Visite gratuite in Italia per l'Euromelanoma Day

  • Mercoledì, 06 Maggio 2015 09:26 ,
  • Pubblicato in Flash news

West
06 05 2015

In occasione delle celebrazioni per l’Euromelanoma Day, la campagna europea di informazione sul melanoma e sui tumori della pelle, l’8 e il 9 maggio in molti centri d’Italia sarà possibile ricevere consulti gratuiti.

Un’iniziativa della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) che, grazie alla consulenza di specialisti dermatologi, ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione sui rischi derivanti da una cattiva educazione alla fotoprotezione e sulla necessità di misure preventive nel nostro Paese. Dove, ogni anno, si registrano dai 6 ai 15 nuovi casi di melanoma ogni 100.000 abitanti, con un’incidenza crescente da Sud a Nord.

Roberta Lunghini

Tumore al seno: sempre più verso la cronicizzazione

  • Lunedì, 13 Ottobre 2014 10:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Linkiesta
12 10 2014

Diagnosi precoce, ma non solo: nuove terapie arrivano anche per donne con tumore in stato avanzato

Cristina Tognaccini

Era il 1989 quando negli Stati Uniti Evelyn Lauder lanciò la prima campagna “Nastro Rosa”, diffusa poi in altre 70 nazioni e oggi famosa in tutto il mondo, con l’obiettivo di sensibilizzare le donne nei confronti del tumore al seno. Da allora ogni anno a ottobre vengono promosse campagne a favore della prevenzione e della diagnosi precoce, con punti di informazione e visite di controllo gratuite. Ogni anno in Italia oltre 45mila donne vengono colpite da questo tumore, considerato uno dei big killer a causa della sua elevata diffusione. Ed è proprio la diagnosi precoce, unita al progresso medico scientifico, che ha permesso in questi anni di fare notevoli passi avanti nella lotta contro il tumore della mammella. Un esempio è lo studio Cleopatra, i cui risultati definitivi sono stati presentati a Madrid durante il congresso dell’European Society for Medical Oncology, ESMO, che ha mostrato come l’associazione di diversi farmaci biologici, abbia allungato la sopravvivenza di una popolazione di donne colpite dal tumore al seno metastatico di circa 16 mesi. Un arco di tempo non trascurabile quando si parla di queste patologie.
Il trattamento tradizionale per le donne con tumore metastatico alla mammella di tipo HER2 positivo, prevede la somministrazione di trastuzumab (un anticorpo monoclonale) e chemioterapia. I risultati del follow up a lungo termine dello studio Cleopatra, condotto su oltre ottocento donne, ha dimostrato che aggiungendo un altro anticorpo monoclonale, il pertuzumab, al trattamento tradizionale la sopravvivenza di queste donne veniva allungata di 16 mesi, portando la sopravvivenza mediana da 40,8 mesi a 56,5 mesi. «Uno dei più importanti passi in avanti mai realizzati nello sforzo di cronicizzare questa malattia» ha dichiarato Javier Cortes, Direttore del Breast Cancer Program presso l’Istituto di Oncologia Vall D’Hebron di Barcellona.

Già oggi, anche prima di questo studio, la sopravvivenza delle donne con una malattia metastatica al seno può essere di anni. E non è così difficile, o raro, ottenere una cronicizzazione della malattia con una buona qualità della vita. «La grossa novità di questo studio però, è che è il primo a mostrare un prolungamento della sopravvivenza molto importante, di quasi un anno e mezzo» spiega a Linkiesta Olivia Pagani, oncologa e ricercatrice presso lo IOSI, l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana. «È una novità in assoluto perché di solito gli studi nelle donne che hanno una malattia metastatica fanno vedere un prolungamento della “sopravvivenza libera da progressione”, ma è molto più difficile dimostrare che poi questi nuovi approcci terapeutici si traducano anche in un prolungamento della sopravvivenza.
Ci sono però anche dei limiti in questo studio: il primo è che si riferiscono a una popolazione molto specifica di pazienti, quindi le donne che hanno una malattia Her2+ positiva, e che sono tra il 15-20% di tutti i tumori al seno. Non parliamo quindi di tutte le donne colpite da tumore al seno metastatico ma solo di una sottopopolazione molto selezionata. La seconda è che queste pazienti sono state trattate molti anni fa e solo il 16% aveva ricevuto l’Herceptin (il trastuzumab) dopo l’intervento chirurgico. Mentre dal 2006, tutte le donne che hanno un tumore di questo tipo dopo l’intervento ricevono l’Herceptin. Nello studio il 90% delle pazienti era vergine da questo trattamento, quindi c’è il pericolo che oggi faccia meno effetto. Non significa nemmeno che non faccia meno effetto, ma solo che bisogna essere cauti».
L’importanza dello studio Cleopatra però sta anche nella strategia utilizzata. In questo caso infatti il tumore aveva un bersaglio biologico particolare, e identificarlo, capire come funziona il tumore, cosa lo fa crescere, permette anche di creare delle terapie mirate. «Per esempio, anche per gruppi di pazienti che hanno tumori che dipendono dagli ormoni femminili, come gli estrogeni, ci sono trattamenti mirati, vecchi e nuovi, che consentono di rimandare l’inizio della chemioterapia bloccando il bersaglio del tumore (cioè gli ormoni) che fanno crescere i tumori» continua Pagani. «E ben il 70% dei tumori al seno ha una dipendenza ormonale. In questa popolazione di pazienti bloccare questo stimolo ormonale consente delle lunghe remissioni e di posticipare l’inizio della chemioterapia».

Proprio perché oggi sono stati fatti grossi passi avanti, ci sono trattamenti efficaci e la sopravvivenza delle donne con tumore metastatico è aumentata notevolmente, Europadonna (coalizione di gruppi affiliati di donne che facilita lo scambio e la diffusione di informazioni pertinenti concernenti il cancro al seno attraverso le diverse culture che rappresenta), dopo lo screening, e i centri di senologia, ora a livello internazionale sta focalizzando i suoi sforzi sulla malattia metastatica. Mettendo sotto i riflettori le donne che hanno questo tipo di malattia, e che spesso si sentono un po’ trascurate perché tutto l’accento cade sulla cura, sulla diagnosi precoce e sul trattamento delle donne con tumori inziali.
Il 15 ottobre poi presso l’Istituto Nazionale dei Tumori verrà celebrata la Bra Day Italy 2014, la Giornata internazionale per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza delle donne circa le tecniche di chirurgia ricostruttiva disponibili, perché si discute ancora poco della qualità di vita delle pazienti che sono state sottoposte a un intervento di mastectomia totale o parziale. «Capita soprattutto che al di fuori dei centri di senologia non sempre sia disponibile un chirurgo plastico» commenta Pagani. «E questa è la ragione per cui la ricostruzione non viene offerta in prima battuta. Nei centri di senologia invece il chirurgo plastico fa parte dell’equipe chirurgica e la ricostruzione viene proposta a tutte le donne. Per questo quando a una donna sfortunatamente viene diagnosticato un tumore al seno, è meglio rivolgersi a dei centri di competenza che possono avere a disposizione tutti gli strumenti diagnostici e di cura più adeguati. Che hanno anche delle proposte di ricostruzione, o di fertilità, per le donne giovani. Dove insomma non ci si occupa solo del tumore ma della donna nel suo complesso».

Il tumore al seno è il più frequente nella popolazione femminile, e negli ultimi sei anni l’incidenza (il numero di nuovi casi) è aumentata del 14 per cento. In particolari nelle donne di età compresa tra i 25 e i 45 anni il cui incremento è stato di circa il 30%.
 «Oggi la guaribilità dal cancro del seno si è attestata intorno all’85% (20 anni fa la percentuale era solo la metà ndr)» come riporta il sito Nastrorosa.it. «Ma si potrebbe già parlare di una guaribilità del 98% se tutte le donne eseguissero i relativi previsti esami per una diagnosi sempre più precoce. Ecco perchè per tutto il mese di ottobre ogni anno la LILT, insieme a Estée Lauder Companies, attiva i suoi 397 Punti di Prevenzione/Ambulatori, per offrire alle donne l’opportunità di poter meglio avvicinarsi alla diagnosi precoce, distribuendo materiale informativo, effettuando consulti, visite, esami specialistici».
«La diagnosi precoce è fondamentale – conclude Pagani –perché aumenta le chance di una guarigione definitiva ma consente anche di arrivare a una guarigione in modo meno traumatico, facendo interventi più limitati o cure meno pesanti. Prima tratto il tumore diagnosticato in una fase iniziale, più sono elevate le possibilità di guarigione. Ma se un tumore è in fase precoce, anche tutti i trattamenti sono meno invasivi, sia in termini chirurgici che di radioterapia o cure mediche».

Giocare d'anticipo

La paura di ammalarsi è forte, e comprensibile, tra le donne, che convivono fin da giovanissime con questo "fantasma" [...]. Eppure meno della metà delle donne (il 46,6, dice AstraRicerche) conosce i dati.
Vera Schiavazzi, la Repubblica ...

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