Privacy addio

Tutta colpa loro. Sono i geniali, potentissimi, maledetti smartphone, e i computer dai quali ormai dipende la nostra vita. È grazie a loro se siamo circondati, esposti, inermi. L'ultimo attacco viene dall'appendice finale del Jobs act.
Guido Castellano e Marco Morello, Panorama
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La Stampa
12 05 2015

Da una parte il diritto alla riservatezza dei genitori che decidono di non riconoscere la prole. Dall’altra quello dei figli che chiedono di sapere, spesso per risolvere una questione che pesa dal punto di vista della psiche, in alcuni casi per aggiungere elementi nella diagnosi delle malattie a trasmissione ereditaria. Venerdì arriva in aula alla Camera un disegno di legge che prova a tenere insieme i diritti degli uni e degli altri.

Finora la legge, che data il 1983, ha favorito i primi, impedendo ai secondi di ottenere nomi e informazioni su chi li ha generati prima che siano trascorsi cento anni dal parto. Un’epoca quasi impossibile da attraversare, una misura incongruente con la durata della vita umana. Dagli Anni 50 a oggi sono oltre 400mila i figli di persone che hanno deciso di non riconoscerli al momento della nascita. Qualcuno, grazie a un funzionario compiacente o mediante pagamento di una tangente, è riuscito a risalire alla propria famiglia naturale.

LA CONDANNA DELLA CORTE DI STRASBURGO
Poi è arrivato il 25 settembre del 2012. Con sei voti a uno la Corte europea di Strasburgo dà ragione alla signora Anita Godelli, triestina, che era ricorsa contro la legge. L’anno dopo la Corte Costituzionale cancella quell’articolo, il 28, chiedendo al legislatore di contemperare i due diritti concorrenti.
A quel punto Luisa Bossa, parlamentare del Pd, ripresenta una proposta di legge che si era vista ignorare nella sedicesima legislatura. "L’adottato - recita il testo - può accedere a informazioni che riguardano la sua origine, comprese quelle concernenti la procedura di adozione, i dati sanitari, i periodi di permanenza in istituti o altro".

Il testo prevede che l’adottato non riconosciuto, che abbia compiuto i venticinque anni di età, possa rivolgersi al tribunale per i minorenni "del luogo di residenza, il quale, valutato il caso, è tenuto a informare la madre e il padre naturali della richiesta di accesso alle informazioni da parte dello stesso adottato e a richiedere il loro consenso al superamento dell’anonimato".
Nel caso in cui i genitori siano deceduti il tribunale provvederà in automatico a fornire le generalità e l’eventuale presenza di patologie ereditarie trasmissibili e le cause del decesso, oltre al deposito di loro organi presso banche sanitarie.

LA LEGGE IN AULA
"Credo che sia una legge di civiltà - spiega Luisa Bossa - trovo legittimo che una persona abbia accesso alle informazioni circa le sue origini. Chiunque lo voglia deve poter sapere, al di là dell’adozione, chi è, da dove viene, e magari ringraziare la madre naturale che invece di abortire gli ha permesso di vivere".
Il calendario teorico del provvedimento si sviluppa tra questa settimana e la fine del mese. Oggi dopo pranzo le commissioni affari costituzionali e politiche sociali esprimono i loro pareri definitivi sul testo. Relatrici sono Roberta Agostini e Margherita Miotto, entrambe del Pd. Poi mercoledì la commissione giustizia recepirà i pareri e affiderà al relatore il mandato di portare in aula il testo, dove la discussione generale inizierà venerdì. Se tutto filerà liscio il voto dovrebbe essere calendarizzato tra il 25 e il 30 maggio. In caso contrario si finirà a dopo le elezioni regionali.

Francesco Maesano


Gianluca Nicoletti, La Stampa 
1 febbario 2015

L'identità digitale dei nuovi nati comincia a essere un problema concreto. Consultando nonni e manuali sappiamo tutto su cambi di pannolino, primi dentini, gattonamenti e alimentazione corretta, però nessuno ha ancora stilato le buone regole per sostenere la crescita della dell'"ombra digitale" del proprio figliolo. ...

L'identità digitale dei nuovi nati comincia a essere un problema concreto. Consultando nonni e manuali sappiamo tutto su cambi di pannolino, primi dentini, gattonamenti e alimentazione corretta, però nessuno ha ancora stilato le buone regole per sostenere la crescita della dell'"ombra digitale" del proprio figliolo. Ogni pargoletto inizia ad accumulare un'immensa montagna di dati, sin da quando ci rendiamo conto di averlo concepito.
Gianluca Nicoletti, La Stampa ...

Aiuto, la nostra salute non è un segreto

I dati personali sono l'oro del terzo millennio. Il nuovo petrolio, come li definisce il World Economie Forum report. Li vogliono e li cercano - attraverso l'uso delle nuove tecnologie - imprese, società di marketing, banche e assicurazioni desiderose di conoscere gusti, abitudini e stato di salute di ciascuno di noi per venderci prodotti e prendere decisioni sulla nostra vita. Nel mercato dei Big Data, le più ambite sono senza dubbio le informazioni sanitarie.
Serena Danna, Il Corriere della Sera ...

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