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"Mi firmavo George per trovare un agente"

La 27 Ora
07 08 2015

Ottenere otto volte più attenzione firmandosi con un nome maschile che con un nome femminile: è quanto è accaduto alla aspirante scrittrice Catherine Nichols che ha denunciato il fatto con un articolo uscito su Jezebel e ripreso dall’inglese Guardian.

Dopo aver inviato a 50 agenti letterari il manoscritto del suo romanzo senza ottenere che due risposte, Catherine ha aperto una mail con un nome maschile — «diciamo che era George Leyer», ha spiegato — e con il falso indirizzo di posta ha inviato sei lettere, con un brano d’assaggio del romanzo, ad altrettanti agenti. Ebbene, «George» ha ricevuto a stretto giro di posta ben cinque risposte, più di quante ne avesse ottenute Catherine nei tentativi dei giorni precedenti. Non solo: tre agenti hanno richiesto a «George» il manoscritto, e tutti si sono spesi in giudizi come «intelligente», «eccitante» e così via — niente che Catherine avesse mai ottenuto.

Nei giorni successivi, su 50 invii, George ha avuto 17 risposte. Il caso ha suscitato ondate di commenti sui social, ma la questione della discriminazione delle donne è annosa, tanto da aver spinto la scrittrice Kamila Shamsie a chiedere in modo provocatorio agli editori di pubblicare solo donne per un anno, nel 2018.

Ida Bozzi

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