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Le donne e il silenzio sulle violenze. Otto storie per raccontarne migliaia

di Dacia Maraini, La 27esima ora
31 agosto 2012

Bambine adorate dai genitori che un giorno scompaiono, ragazze che scelgono di non far nascere il frutto di uno stupro, donne che per amore continuano a cadere dalle scale. Anticipiamo due brani tratti dalla raccolta L’amore rubato di Dacia Maraini, in uscita in questi giorni.

Anche in questo ultimo libro le realtà femminili, le loro forze e le loro contraddizioni, sono raccontate partendo dalle cronache che la scrittrice indaga restituendocele con passo letterario. Il libro esce alla viglia del premio Fondazione Campiello alla carriera che le verrà consegnato alla Fenice di Venezia: il riconoscimento di una carriera letteraria in cui le donne sono sempre state al centro del racconto (e che noi ricordiamo con alcune copertine dei suoi libri nella colonna a destra). E che in L’amore rubato passano attraverso un mondo «visto con gli occhi delle donne ma che alle donne sembra non appartenere». A Dacia Maraini abbiamo chiesto di introdurlo per la 27esima Ora.

QUESTE OTTO STORIE LE HO SCRITTE IN VIAGGIO, sul block notes dell’Ipad. L’editore mi aveva messo fretta perché il libro doveva uscire entro agosto e io mi sono messa a scriverle di corsa, fra un aereo e l’altro, nelle lunghe ore di scuotimento dei treni ad alta velocità, negli alberghi di città sconosciute. Il mio problema era il linguaggio. Difficile trovare un linguaggio distaccato, equilibrato, ma anche carico di indignazione per raccontare delle storie di violenza che facilmente potevano farmi cadere nel patetico o nel granguignolesco. Volevo delle storie lucide, in cui l’ironia entrasse ma senza disturbare, in cui lo stile tenesse ma senza farsi troppo sentire. Non so se ci sono riuscita, ma queste sono state le preoccupazioni principali nello scriverle.

Otto storie della cronaca di tutti i giorni. Fra queste ho privilegiato quelle in cui il seviziatore era anche un uomo colto, un artista, un professionista stimato. È la cosa che piu mi colpisce.

Quando un uomo non porta sulla faccia il suo carattere, quando appare gentile e seduttivo, quando sembra che sia dedito solo all’armonia e alla delicatezza.

Come può succedere che improvvisamente si trasformi, quando meno te l’aspetti, in un carnefice senza pietà?

Dottor Jekyll e Mister Hide insomma. Perché questi due signori in un solo corpo hanno sempre tanto colpito l’immaginazione dei lettori?

Forse perché dentro ciascuno di noi, c’è un piccolissimo dottor Jekyll che è anche un mister Hyde, capace di grandi dolcezze e capace anche di efferatezze? Gli uomini sono stati educati nei secoli ad accettare con una certa indulgenza questo carattere di doppiezza pericolosa. La loro aggressività è stata spinta a rivolgersi verso l’esterno. Mentre le donne nei secoli sono state educate a reprimere la loro aggressività, a sublimarla. Per questo sono in generale meno portate alla violenza. La sola difesa contro la nostra, di tutti, aggressività nascosta è la sublimazione, ovvero il principio della educazione ai sentimenti, al rispetto dell’altro, alla libertà di chi si ama.

Ho tenuto anche a chiarire che non si tratta di una guerra fra i sessi. Ma di una lotta durissima fra due culture, due immaginazioni, due modi di stare al mondo. Uno che accetta i cambiamenti ed è disposto a rinunciare a molti privilegi che la storia lo aiutava a considerare eterni; l’altro che non rinuncia a quelle che considera radici profonde della sua identità e sente ogni atto di indipendenza della compagna come un terribile tradimento e un attentato alla propria virilità

Otto storie che purtroppo ne rappresentano migliaia, perché il sottofondo di violenza che rimane celato nelle storie di famiglia è immenso e sconosciuto. Non lo dico io, ma lo dicono gli esperti, gli studiosi di tutto il mondo. La maggior parte delle violenze non viene denunciata. Quelli che appaiono in superficie sono solo i fatti piu eclatanti, quando le aggressioni non possono più essere nascoste né taciute.

Nella prima storia si racconta di una giovane donna, Marina, che si presenta continuamente al Pronto Soccorso della sua città coperta di lividi e di tagli dicendo che è caduta dalle scale. Ogni volta l’infermiere, che si sente spesso ripetere questa storia delle scale, la incita a dire la verità. Ma lei tace, cocciuta e disperata ma silenziosa . È chiaro che qualcuno la picchia, ma dalla sua bocca non uscirà mai la verità. Perché Marina, come tante altre donne maltrattate, si sente complice, in un modo subdolo e profondo, del proprio carnefice e finisce per proteggerlo. Ma più lo protegge e più lui si fa subdolo e violento.

Nella seconda storia c’è una bambina che nasce dopo lunghi anni di tentativi falliti e diventa subito la pupilla di un padre sorpreso e felice. Solo che il suo amore si esprime nella fedeltà ai modelli più diffusi (quelli che si incarnano in Barbie per intenderci). Infatti , complice la moglie troppo succube, il giovane padre tira su la sua bambina come se fosse una piccola diva, attenta sopratutto alla sua bellezza e seduttività. I risultati saranno catastrofici. La bambina sarà rapita e non saprà difendersi perché quello che le è stato insegnato era solo a essere bella, docile e attraente.

Nella terza si racconta di una donna che tiene un corso di italiano in Spagna. Un giorno, nel cercare di raggiungere suo marito a Siviglia, perde il treno su cui era prenotata. Un ferroviere in divisa le propone di accompagnarla in macchina alla prossima stazione e lei accetta fidando nella sua divisa e nell’aria seria e paterna che le dimostra. Ma a metà strada l’uomo cambia voce e cambia strada. Al cambiamento della voce segue un inaspettato e sorprendente cambiamento dei modi. Da quel momento comincia l’incubo.

Non racconterò le altre storie. Voglio che rimangano delle cose da scoprire per il lettore. Ma credo di avere chiarito le cose che mi premono:

- fare sì che la violenza contro le donne diventi un tema di discussione e di indagine e non solo una occasione di voyerismo e di ostentazione del dolore;

- mettere in evidenza che l’aggressività e la misoginia non sono solo appannaggio dell’ignoranza e dell’abbrutimento;

- cercare di capire come mai tante donne rinuncino a parlare e denunciare.
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