CORRIERE DELLA SERA

da Corriere.it
10 settembre 2012

L'artista ucraino Taras Polataiko ha realizzato una mostra su "La bella addormentata" con una donna in carne ed ossa ad attendere il bacio del principe azzurro, al Museo nazionale dell'arte di Kiev. A svegliare una delle 5 ragazze che si alternano in attesa del principe, è stata giovedì una giovane donna. Da contratto le due ora dovrebbero sposarsi anche se la legge lo vieta.
 


di Giuseppe Cucinotta, Corriere della Sera
20 settembre 2012
 
Dopo il trasloco a La Barbuta, 104 bambini e adolescenti costretti a lunghe trasferte. Integrazione a rischio. "Andavo a lezione a piedi, ora non parlo più coi compagni".
Per Alessandra la sveglia suona molto prima rispetto agli altri quindicenni di Roma. Alle 6 e 30, fra sbadigli e proteste, è costretta a vestirsi, fare una rapida colazione e lasciarsi alle spalle il campo rom de La Barbuta.

ROSSELLA URRU, COMPLEANNO NEL DESERTO

Corriere della Sera
22 03 2012


La cooperante sarda, da cinque mesi nelle mani dei rapitori, oggi compie 30 anni

MILANO - Forse riuscirà ad avere un abbraccio. Oppure un semplice sorriso come regalo dal maiorchino Enric Gonyalons e dalla dottoressa madrilena Ahinoa Fernandez de Rincon, rapiti con lei cinque mesi fa nel sud dell'Algeria. Un abbraccio e un sorriso di speranza per il suo compleanno. Rossella Urru oggi compie trentanni. Rapita la notte del 23 ottobre nel campo profughi saharawi di Rabouni con i due cooperanti spagnoli, la giovane di Samugheo sogna come regalo una normale festa con i genitori, Graziano e Marisa, ed il fratello Mauro.

LA LETTERA DELLO ZIO - «Sono 152. Questi sono i giorni interminabili che, ora dopo ora, abbiamo contato da quel lontano 22 ottobre 2011. Cinque mesi esattamente ad oggi», scrive in una lettera aperta Mario Sulis, lo zio di Rossella, per farle gli auguri, pubblicata oggi dal quotidiano «L'Unione Sarda». «In questo periodo - continua lo zio di Rossella - noi tutti abbiamo sentito l'esigenza e il dovere di starti vicino. Di confortare con la nostra presenza i tuoi familiari, cercando di portare avanti iniziative per gridare e far sentire a tutti la nostra rabbia, la nostra incredulità, la nostra impotenza e soprattutto per farti arrivare un nostro messaggio d'amore». «Qualcuno del Comitato spontaneo - prosegue la lettera - non ti conosce personalmente, ma parlando con i tuoi cari subito si è capito quanto tu sia forte, coraggiosa, altruista e amorevole. Hai messo al primo posto nella tua vita il comandamento più importante che Dio ci ha affidato: "ama il prossimo tuo come te stesso". Ecco, questa è stata la tua priorità. Questo amore per il prossimo è ciò che ti sostenta, che ti dà gioia e ti appaga».

LA SMENTITA- Gli amici e tutta la popolazione erano pronti a festeggiarla già ad inizio di marzo quando si diffuse la voce che Rossella fosse stata liberata. Mano a mano che le ore passavano, però, nell'abitazione della famiglia Urru, a Samugheo, e in tutto il paese tornava l'atmosfera cupa come quella della notte del rapimento.

PREOCCUPAZIONE - Il parroco del paese, don Alessandro Floris, e il sindaco, Antonello Demelas, hanno incontrato a più riprese i genitori ed anche loro hanno riferito di un clima di «grande preoccupazione e tensione» per le notizie contraddittorie che si sono rincorse per tutta la giornata con annunci di liberazione seguiti da immediate smentite. Adesso è rimasta l'attesa pesante anche se non viene meno la speranza che nelle prossime ore, e sarà una notte insonne e lunga, venga una notizia positiva dal Nord Africa e dalla Farnesina. Il compleanno si potrà sempre festeggiare più avanti, con Rossella libera.
Corriere della Sera
11 06 2012


di Alessandra Coppola

Sono uomini e donne, ma è come se fossero merci, balle, parti umane, da vendere, trafficare, smembrare e smaltire. Le donne, soprattutto:

    «Le prendono, semplicemente se le prendono».

Le picchiano, le drogano, le costringono a prostituirsi, a fare film porno, a servire i maschi. E poi le stuprano, tante e tante volte. «Non per istinto: per odio».

È di passaggio in Italia padre Alejandro Solalinde, convinto a prendersi una «vacanza» (all’ennesima minaccia) da chi segue il suo lavoro e sa che è prezioso (Amnesty International, la Commissione interamericana per i diritti umani, le Brigate internazionali di pace, tra gli altri). Ma è in Messico che vive, predica, denuncia, subisce pressioni e intimidazioni, coordinatore del Centro pastorale cattolico di assistenza ai migranti nel Sud-Ovest del Paese e direttore di un rifugio per migranti nella municipalità di Ixtepec, Stato di Oaxaca.

L’ho incontrato a Roma (grazie a Francesca D’Ulisse)e m’ha salutato dicendo: «C’è molto lavoro da fare. Intanto grazie». Per cosa? «Per essere donna».

Quando l’ho scritto all’amica e collega messicana Cynthia Rodríguez, lei m’ha risposto: «Sono contenta che tu l’abbia conosciuto: è una grandissima persona».

E racconta una storia atroce. Così incredibile che dovremmo occuparcene sempre, costantemente, non perderla di vista e parlarne ancora (sui quotidiani italiani lo fa solo Guido Olimpio). A partire dalle sue parole.
Migranti: rapimenti e riscatti

«Il Messico di oggi è un Paese che ci spaventa, violento, xenofobo, machista e profondamente corrotto, con funzionari pubblici nominati dai cartelli (dei narcos, ndr).

I sequestri dei migranti che attraversano il Messico verso gli Stati Uniti durano da anni, ma sono “esplosi” a fine 2008. Nel 2009 secondo il rapporto della Commissione interamericana dei diritti umani raggiungono la cifra di 9.758 casi. L’anno successivo, nel rapporto 2010, si contano 11.333 rapimenti registrati dalla Commissione solo a metà dell’anno, ognuno corredato da prove circostanziate. Nella nostra zona che adesso è più controllata (nel Sud-Ovest, ndr) le cifre stanno diminuendo, ma il fenomeno si è spostato poco più a Nord (soprattutto nella zona di Veracruz). I guadagni per 10 mila sequestri ogni sei mesi si calcola che siano di 25 milioni di dollari. Da dove prendono i soldi per il riscatto i migranti? I delinquenti, soprattutto il cartello de los Zetas, hanno scoperto che i poveri danno molto valore alla vita e se non hanno soldi possono chiamare qualcuno negli Stati Uniti, parente o conoscente, che paghi per conto loro 2-3 mila dollari o anche di più. Se il migrante poi riesce ad arrivare negli Usa, dovrà lavorare anni per ripagare il debito».
L’inferno delle donne

«Quelle che soffrono di più sono le donne. Se tutti i migranti sono merce, guadagni per rapitori con il sequestro e le estorsioni, le donne sono costrette a fare film pornografici, a prostituirsi, a subire ogni tipo di sfruttamento sessuale. In più, quando non hanno i mezzi per il riscatto, le migranti rapite sono costrette a lavorare, a lavare i vestiti dei “macellai“, come sono chiamati quelli che si incaricano di uccidere e fare a pezzi chi non paga. E per i “cuochi”, che sono quelli che ricevono questi resti umani e li fanno sparire in bidoni di benzina o acido, perché le fosse comuni ormai sono piene… Sono molte le donne che raccontano una violenza che è anche odio di genere. Le migranti centroamericane devono passare per un Paese, il Messico, che è il primo al mondo per feminicidio, per assassinii delle donne per odio di genere…

Poniamo il caso di una donna che ha attraversato la frontiera Guatemala-Messico diretta verso Nord. Può essere vittima di polizia o di delinquenti, può venire con il marito, il fidanzato, il fratello, la madre o con i figli: li separeranno, la prenderanno e semplicemente la porteranno via. Se la persona che è con lei oppone resistenza, la uccidono. Prendono la donna e cominciano a picchiarla per farle fare un video pornografico, a suon di botte la convincono a farne almeno uno. Poi la minacciano di far vedere il video alla sua famiglia, le sequestrano i documenti, e la costringono a fare altri video ancora. Così opera la tratta di esseri umani. Migranti che hanno subito sequestri e abusi raccontano di essere state violentate con un odio di genere. Raccontano di come le hanno insultate, stuprate davanti ai familiari per umiliarle, di come le hanno costrette a fare cose orribili che io ora non racconterò… Molte hanno bisogno di lunghi percorsi psichiatrici. Il sequestro delle donne dura mesi, molto più di quelli degli uomini. Tante si nascondono poi per vergogna, perché magari sono state sequestrate anni, le hanno obbligate a usare droga e le hanno rese dipendenti dalla droga, non riescono più a proseguire il cammino…»
L’odio di genere

«Come si spiega l’odio di genere? Non ha altra origine di quella giudeocristiana, da quando Eva  è la colpevole del peccato originale, ha la colpa di aver messo il male nel mondo… Sono uomini quelli che hanno scritto la Bibbia, sono uomini quelli che la interpretano… In tutto il mondo cristiano c’è questo pregiudizio contro la donna. In luoghi di maggiori istruzione e cultura come Europa e Stati Uniti, le vessazioni e gli insulti alle donne non sono consentiti. Ma in luoghi in cui si legge poco, la Bibbia si legge meno, i pregiudizi ecclesiastici hanno permeato la società… La maggior parte dei feminicidas sono cattolici, molto devoti alla Vergine di Guadalupe…».

C’è molto lavoro da fare.

Il bimbo senza un nome, abbandonato a 4 anni

Corriere della Sera
10 08 2012


Con una merendina trovato da un camionista: «Aveva una merendina di cioccolato»

Gara di solidarietà, si dice in questi casi. Diverse famiglie della provincia di Fermo si sono già fatte avanti per chiedere l'affido del bambino cinese con l'occhietto destro di vetro e il sinistro offuscato dalla cataratta, abbandonato senza documenti all'alba di lunedì scorso sulla corsia del McDrive di Porto San Giorgio, lungo la statale 16 adriatica.

Chi l'ha lasciato solo in quel posto, al buio, alle quattro di notte, poteva avere solo due scopi, ragiona la polizia: farlo trovare per farlo curare, e in questo caso potrebbe essere stato il gesto estremo, amorevole quanto disperato, di una famiglia strozzata dalla crisi. Oppure invece condannarlo a morte sicura, facendolo investire da qualche camion o furgone che a quell'ora vanno e vengono dal porto. I poliziotti del reparto volanti di Fermo stanno dragando la comunità dei circa 5 mila cinesi della provincia, tra regolari e clandestini, che lavorano nel distretto calzaturiero. «Perché un bambino cieco - sospira triste un investigatore - in certi ambienti spietati è visto anche come un bambino improduttivo, dunque da eliminare».

Il primo ad accorgersi di lui, lunedì all'alba, è stato Ivan Pollazzon, 36 anni, rappresentante di una ditta di pellami, che s'era fermato al bar «Chicco di Grano», dall'altra parte della strada, per prendersi un caffè, al ritorno dai bagordi di un matrimonio: «All'inizio sembrava il miagolio di un gatto, poi ho attraversato la statale e l'ho visto vicino alla siepe del McDrive, tremava come una foglia», ricorda Ivan. «Ma era profumatissimo - aggiunge l'uomo -. Come se avesse fatto la doccia da poco. E con i capelli ordinati, con un ciuffetto in testa, le unghie pulite, i pantaloni e la maglietta stirati, dei sandali nuovi ai piedi. In mano aveva un ovetto Kinder. Insomma, chi l'ha abbandonato, in qualche modo, doveva volergli bene».

Poi è arrivata una volante, i due poliziotti Amedeo Cerqua e Veronica Jacono hanno provato a rifocillare il bimbo con dell'acqua e un pezzo di pizza, ma il piccolo continuava a piangere e si calmava solo quando Ivan lo abbracciava e lo teneva per mano. Un'ambulanza quindi l'ha portato in ospedale, dove i medici hanno detto che dovrebbe avere 4 anni di età. Infine sono accorsi due interpreti, scoprendo che il ragazzino parla il dialetto di Wenzhou, nello Zhejiang, la patria dei cinesi d'Italia: «Voglio mamma», «voglio papà», continua a ripetere nella sua lingua.

Ma dove saranno adesso i suoi genitori? La polizia ha mandato centinaia di e-mail a tutti gli ospedali e anche alle ditte che fabbricano protesi per gli occhi dei bambini. Ha inviato un messaggio pure all'ambasciata cinese a Roma e ai vari consolati, ma senza ricevere per ora una risposta. L'analisi dei filmati delle telecamere della zona (lì vicino si trova pure un centro commerciale e a 200 metri c'è il casello dell'A14) non hanno purtroppo fornito elementi utili. Il pm di Fermo, Luigi Ortenzi, ha aperto un fascicolo contro ignoti per abbandono di minore. Ma la vicenda è seguita anche dal pm Franco Venarucci presso il Tribunale dei Minorenni di Ancona, che dovrà dire l'ultima parola su un eventuale affido a una famiglia. Il sindaco di Porto San Giorgio, Nicola Loira, del Pd, ha firmato intanto il provvedimento per l'affidamento temporaneo al suo Comune, mentre il bimbo è stato portato nella comunità per minori «La Casa di Gigi», vicino Ascoli Piceno, sorvegliata dalla polizia: non si esclude, infatti, neppure la pista di un regolamento di conti tra famiglie mafiose, un sequestro-lampo organizzato dalle Triadi per mandare un messaggio a qualcuno.

Fabrizio Caccia
di Lea Melandri, La 27esima ora
29 luglio 2012

Ho deciso di tornare sul caso di Anne-Marie Slaughter perché penso che, nella sua eccezionalità - una donna chiamata a dirigere il policy planning del Dipartimento di Stato statunitense e che dopo due anni ha preferito lasciare il prestigioso incarico per la sua cattedra all’università di Princeton - ci permetta di riprendere il tema della “conciliazionefamiglia/lavoro con qualche argomento in più.
Corriere della Sera
03 07 2012


Ancora una. Anche ieri una donna è stata uccisa. Il cadavere di Anna Sorrentino, 26 anni, ammazzata nella notte dal marito a Palma Campania, è stato rinvenuto in una pozza di sangue con un paio di forbici di grosse dimensioni conficcato nel petto. Anna, casalinga, era stata ferita in varie parti del corpo anche da forbici di dimensioni più piccole, i cui tagli, però, non le erano stati fatali.

Il marito,  35anni, Giancarlo Giannini, l’ha inseguita in casa e fin fuori il balcone della loro abitazione, in via Municipio al civico 92, dove i carabinieri l’hanno rinvenuta priva di vita. Ad allertare i vicini, che hanno chiamato il 112, le urla della donna. Due figli, di 4 e 6 anni, erano in un’altra stanza. Ora sono stati affidati a uno zio di Anna. Le agenzie parlano di “raptus omicida”, “scaturito da motivi di gelosia e in seguito a un presunto tradimento della donna” .

Dopo, quasi sempre, si dice così: è stato un raptus. Gli omicidi di donne per mano dei partner o degli ex si raccontano spesso come la conseguenza di un momento di follia. Sono oltre 70 dall’inizio dell’anno; la media approssimata per difetto, ormai da anni, è di uno ogni tre giorni. Numeri da emergenza nazionale, eppure nessun politico lancia allarmi sicurezza – come invece succede quando ci si occupa di microcriminalità.

Perché? Uno dei motivi è che questi omicidi vengono percepiti come «privati» e «inevitabili»: se sono il frutto di un raptus, la loro origine è nella singola testa dell’uomo che uccide e nessuno può farci niente.

Molti interventi su questo blog hanno spiegato che non è vero: c’è un sostrato «culturale» che nutre la pretesa di disporre delle donne e della loro vita e legittima così la violenza. Le ultime ricerche mostrano anche qualcos’altro: che la maggior parte dei «raptus» sono prevedibili.

La psicologa e criminologa Anna Costanza Baldry ha analizzato 467 omicidi di donne avvenuti tra il 2000 e il 2004 e passati in giudicato, per i quali è stato individuato con certezza un colpevole, o che si sono conclusi con il suicidio dell’aggressore. Ha scoperto che solo il 10% degli uomini che uccidono è affetto patologie psichiatriche: tutti gli altri sono in grado di intendere e di volere, persone che sapevano quello che stavano facendo. Ma soprattutto che almeno nel 70% dei casi gli omicidi sono stati preceduti da violenze ripetute, maltrattamenti o stalking che si sono aggravati nel tempo, anche se non sempre sono stati denunciati (i risultati dello studio sono stati pubblicati in «Uomini che uccidono», scritto con il dirigente di polizia Eugenio Ferraro).

 Significa che i cosiddetti femminicidi non arrivano inaspettati, all’improvviso, ma sono preceduti da una serie di comportamenti che costituiscono altrettanti segnali di rischio e quindi possono essere analizzati e riconosciuti per mettere in moto meccanismi di prevenzione e protezione.

«In nove casi su dieci se si valuta il rischio correntemente è possibile capire se ci sarà un’escalation della violenza – spiega Baldry – Esiste un preciso protocollo che identifica la probabilità di abusi domestici, il SARA. È un acronimo: “Spousal Assault Risk Assessment”, valutazione del rischio di violenza tra coniugi. Si tratta di un elenco di fattori che fanno riconoscere gli uomini propensi a ripetere e aggravare i maltrattamenti e le donne più vulnerabili».

Tra i campanelli d’allarme ad esempio ci sono gli atteggiamenti aggressivi, la scarsa attitudine a cercare o mantenere un lavoro e un eccessivo senso del possesso. Vietare alla propria partner di uscire o imporle come vestirsi non è semplice gelosia, ma il segnale che la si considera una cosa di cui si può disporre e su cui si può esercitare violenza.

Le donne, invece, sono considerate più esposte ad abusi gravi se, tra le altre cose, hanno un comportamento ambiguo (come accettare di rivedere l’ex violento dopo averlo lasciato), oppure se sono costrette da necessità oggettive a incontrarlo di nuovo (perché hanno figli in comune, lavorano nello stesso posto o abitano in un piccolo paese). Ci sono 10 fattori riconosciuti di rischio che riguardano gli uomini maltrattanti e 5 di vulnerabilità per le donne maltrattate.

Baldry tiene corsi di formazione sul protocollo antiviolenza per assistenti sociali, forze di polizia e operatori sanitari. Adesso però per la prima volta il SARA è stato trasformato anche in un questionario anonimo disponibile online, che chiunque può fare. Qui il link. Lo ha realizzato il Cesvis, il gruppo di lavoro di Baldry al dipartimento di Psicologia della Seconda Università di Napoli, con l’associazione Differenza Donna e il progetto europeo Dafne.

Per rispondere alle domande bastano un computer e pochi minuti. «Una volta compilati tutti i moduli si ottiene un codice, come al pronto soccorso: va dal “semaforo verde” (non ci sono rischi di abusi nella relazione), al “semaforo rosso”».
 
 La luce rossa segnala alle donne già vittime di violenze il pericolo che si possano aggravare e raccomanda di chiedere aiuto ai centri specializzati. Il sito fornisce anche i numeri del telefono anti-violenza. Tutto nel rispetto della privacy.

«Di solito sottoponiamo il questionario per il protocollo SARA alle donne che si rivolgono ai centri anti-violenza – spiega Baldry – Ma chi arriva lì ha già fatto i tre quarti del percorso. Speriamo che fornirlo online sia un modo per aiutarle a chiedere aiuto: è il passo più importante».
Corriere.it
20 08 2012


Todd Arkin, vicino a Paul Ryan, scatena una protesta sul web per le dichiarazioni su aborto e violenza sessuale

Ancora una problema da affrontare per Mitt Romney. Un parlamentare repubblicano vicino al suo vice Paul Ryan, Todd Arkin, un convinto anti-abortista, è al centro di una bufera polemica per colpa di alcune sue affermazioni contro l'interruzione della gravidanza, anche nei casi di violenza sessuale. Intervistato da una tv locale del Missouri, Arkin ha detto che rimanere incinta dopo uno stupro è un fatto «decisamente raro». Specificando: «In caso di uno stupro legittimo il corpo femminile può fare in modo di chiudere tutto...». A questo punto ha anche aggiunto che nella remota evenienza di una gravidanza, «ci dovrebbero essere ripercussioni per lo stupratore, ma non il feto».

IL VIDEO SUL WEB - Queste affermazioni non sono passate inosservate. In poco tempo le frasi hanno alimentato un polverone di critiche, soprattutto da parte delle donne. «Da quanto ho sentito dai medici - ha spiegato Arkin - si tratta di un'evenienza davvero rara». «Supponiamo che forse non ha funzionato, o qualcosa del genere», ha aggiunto. «Allora penso che ci dovrebbe essere una punizione. Ma la punizione dovrebbe essere il violentatore e non attaccare il bambino».

LA PROTESTA ONLINE - I siti progressisti sono andati subito all'attacco. E lui, a caldo, s'è limitato a dire che le sue parole sono state «fraintese». Ma non s'è scusato. Così l'hashtag su twitter #legimitaterape è subito volato in testa al traffico. E non solo negli Usa, ma in tutto il mondo, Arkin è diventato l'obiettivo dell'ira delle donne. Inoltre, il sito obamiano Thinkprogressive ha sottolineato come il senatore sia stato più volte appoggiato dal candidato repubblicano alla vicepresidenza, Paul Ryan. Per Romney, reduce da una lunga serie di gaffe personali, si tratta dunque di un'altra gatta da pelare. Da mesi il candidato repubblicano alla Casa Bianca è al centro di polemiche per le sue posizioni sui diritti delle donne e sulla maternità consapevole.

UOMO ACCUSATO DI AVER UCCISO UNA SEX WORKER

23 12 2011 
 
Salerno: donna uccisa ad Agropoli, un fermo

Salerno, 23 dic. – (Adnkronos) – Un uomo del quale non e’ stata resa nota l’identita’ e’ stato fermato dai carabinieri nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Rosa Allegretti, uccisa ieri e poi sepolta in un terreno ad Agropoli (Salerno). La vittima, prostituta del barese, e’ stata trovata da un contadino che stava passando in via Mascagni ad Agropoli. Ancora non si conosce il presunto ruolo avuto dal fermato in merito all’omicidio.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Salerno-donna-uccisa-ad-Agropoli-un-fermo_312781150799.html


IL MACABRO RITROVAMENTO
Donna uccisa e sepolta nei campi
ad Agropoli: arrestato un 38enne
È C.P., giardiniere sposato che abita in città. Accusato di omicidio, testimoni lo avevano visto aggirarsi nel bosco

SALERNO – C’è un fermo per la morte di Rosa Allegretti. All’indomani del ritrovamento del corpo della prostituta, potrebbero già essere a una svolta decisiva le indagini sull’omicidio della 48enne uccisa e sepolta in un terreno in località Mascagni, ad Agropoli.
I carabinieri hanno tratto in arresto un uomo di 38 anni fermato nella notte dai militari diretta dal capitano Raffaele Annicchiarico. Si chiama C. P. ed è un giardiniere, sposato, che abita in città. Alcuni testimoni lo avevano visto aggirarsi due giorni fa nella zona dove ieri mattina è stato ritrovato il corpo della donna.

LE INDAGINI – Secondo gli investigatori il fermato avrebbe quantomeno partecipato all’occultamento del cadavere. L’uomo sarà presto ascoltato dal sostituto procuratore della procura di Vallo della Lucania, Renato Martuscelli, che conduce le indagini sull’assassinio.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/23-dicembre-2011/donna-uccisa-sepolta-campii-carabinieri-arrestato-40enne-1902637682914.shtml
La 27esima ora
30 07 2012


Il progetto è iniziato nel 2009 con 33 paia di scarpe. Ieri Elina Chauvet, artista messicana, ha composto la sua opera a El Paso, in Texax, con 300 paia di scarpe rosse. Tacchi 12, rasoterra, sandali e stivali. Rossi come il sangue delle donne che dal 1993 spariscono, uccise o rapite, al confine tra Usa e Messico. Ogni paio di scarpe rappresenta una donna. Sistemate lungo la strada raccontano la violenza e compongono una marcia contro lo stillicidio di rapimenti, stupri e omicidi. Quello di Elina Chauvet è un richiamo a muoversi, far presto, per bloccare questo sterminio lento e silenzioso (ne aveva parlato qui in un suo post Alessandra Coppola).

Performace artistiche e teatrali si stanno impegnando per educare, mobilitare, dire basta . Credete che i messaggi artistici possano davvero sensibilizzare e cambiare i comportamenti sociali?

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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