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Domande sulle regioni che nessuno osa ancora fare

  • Lunedì, 08 Giugno 2015 08:46 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
Crisi-RegioniSergio Rizzo, Il Corriere Della Sera
8 giugno 2015

La crisi delle Regioni è profonda, e per certi versi irreversibile. A certificarlo è il verdetto consegnatoci dalle ultime elezioni: il vuoto assoluto di programmi, il degrado della classe politica, la percezione degli Enti regionali come di istituzioni ipertrofiche, fonti di sprechi e inefficienze, hanno spinto molti elettori a disertare l'appuntamento con le urne. Di fronte a questa situazione, il silenzio dei partiti è assordante. ...

Regioni in crisi ridisegnare tasse e poteri

Per alcuni dei nuovi Governatori potrebbe rivelarsi un pessimo affare l'aver vinto le elezioni regionali: si troveranno a gestire, seduti su una montagna di debiti, istituzioni che tra cinque anni saranno molto diverse. [...] È una crisi epocale quella delle Regioni, che rischiano di vedere svuotate le ragioni della propria esistenza da un doppio movimento che spostale competenze: verso l'alto dove si possono osservare ed affrontare processi globali e verso il basso dove si riesce meglio ad intercettare i bisogni dei cittadini e a coinvolgerli.
Francesco Grillo, Il Messaggero...

Ma è la Regione l'ente più inutile

Prende corpo fuori dalle aule del Parlamento. Nel senso comune degli italiani. È la secessione dalla partecipazione alla vita pubblica, l'astensione dal voto. Alla Camera si consuma lo scontro sulla legge elettorale; Renzi contro tutti. Ma quando si tratta di recarsi alle urne, il numero dei cittadini attivi è costantemente in calo. Il 45 per cento degli elettori pensa di starsene a casa tra meno di un mese quando, il 31 maggio, si voterà in sette Regioni: Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia. E un altro 18 per cento si dichiara sì orientato al voto, ma potrebbe pur sempre cambiare idea.
Luigi Vicinanza, L'Espresso ...
Eterologa e donazione di ovocitiI figli dell'eterologa made in Italy saranno per metà "stranieri". Almeno quelli concepiti in provetta nei centri pubblici. La pratica sul campo ha infatti reso evidente ciò che era prevedibile. Le donne italiane non donano ovociti e le Asl si devono arrangiare.
Margherita De Bac, Corriere della Sera ...

La Repubblica
27 01 2015

Pronto il documento sui nuovi servizi e prestazioni che dovranno essere assicurati ai cittadini a totale carico dello stato o con pagamento di ticket. Quasi mezzo miliardo di investimento. Mercoledì il ministero della Salute lo presenterà alle Regioni

di MICHELE BOCCI

ROMA - Sono pronti i nuovi Lea (i livelli essenziali di assistenza) che mercoledì prossimo saranno esaminati dagli assessori regionali in un incontro con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per le nuove prestazioni è previsto un aumento delle disponibilità pari a 470 milioni di euro. Si tratta di una tappa necessaria per l'approvazione di nuovi prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket, con le risorse pubbliche.

Nel piano del ministero entrano nei Lea la procreazione medicalmente assistita (Pma), l'epidurale, gli screening neonatali, le vaccinazioni per varicella, pneumococco e meningococco e il vaccino contro l'hpv. Le novità sono contenute nella proposta che Lorenzin presenterà alle Regioni la prossima settimana. Già domani intanto è previsto un incontro con Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e presidente della Conferenza delle Regioni.

A guidare la riforma è la cancellazione di prestazioni ritenute ormai superate che vengono sostituite con l'inserimento di nuove. Prima di tutto c'è la Pma, che vuol dire sia fecondazione omologa che eterologa. Ci sono Regioni italiane che praticamente non erano in grado di assicurare ai cittadini nemmeno la prima. Adesso dovranno avere dei centri pubblici in questo campo. Il parto con l'anelgesia epidurale era un'altra prestazione non sempre disponibile negli ospedali italiani che invece dovrà essere offerta alle donne che la richiedono (non solo per problemi clinici contingenti).

Ma le novità riguardano anche il mondo dei cosiddetti "ausili". Nei Lea vengono inseriti infatti gli Ict, cioè i computer che permettono ai disabili gravi, come ai malati di sla, di comunicare e che ora spesso le famiglie dovevano pagarsi. Andranno assicurati a chi è in determinate condizioni di salute anche apparecchi acustici digitali, barelle per la doccia, carrozzine con "sistema di verticalizzazione", scooter a quattro ruote, kit di motorizzazione per carrozzine, sollevatori fissi e per vasca da bagno, sistemi di sostegno per il bagno e carrelli servoscala.

Riguardo invece alle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, dove spesso c'è molta inappropriatezza, come ad esempio nel caso delle risonanze magnetiche, si introducono "condizioni di erogabilità" di numerose prestazioni, che saranno assicurate dal servizio pubblico solo quando ci sono certe condizioni cliniche (come avviene per certi farmaci). Per 160 prestazioni si introducono precise condizioni che devono essere rispettate dai medici che prescrivono (e le Asl dovranno controllare che i professionisti seguano le indicazioni). Trentacinque prestazioni, infine, saranno "reflex" cioè andranno in coppia: la seconda si farà solo se la prima ha un determinato esito. E nella riforma si ritoccano anche i follow up, cioè ad esempio gli esami da fare dopo un tumore, per evitare prestazioni inutili al paziente.

E il ministero propone anche di inserire alcune nuove patologie nella lista di quelle esenti dai ticket. Si tratta delle broncopneumopatie croniche ostruttive moderate, gravi o molto gravi, delle osteomieliti croniche, delle patologie renali croniche, del rene policistico, della sindrome da Talidomide, della endometriosi. E tra gli esenti entrano anche i donatori di organo. Inoltre sono state inserite circa 110 malattie rare. Infine, sindrome di Down e la celiachia non sono più considerate malattie rare ma croniche.

Il nodo della sostenibilità per le Regioni del nuovo elenco di prestazioni è da mesi al centro del confronto fra governo e Regioni. La soluzione sarebbe stata trovata, a quanto si apprende, nell'individuazione di nuove risorse che sfiorerebbero il mezzo miliardo di euro.

Pochi giorni fa la Corte dei Conti aveva lanciato un allarme, nella Relazione sulla gestione finanziaria per il 2013, sul rischio che nel medio periodo, senza investimenti, molte Regioni possano non essere più in grado di assicurare l'assistenza minima.

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