×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Non sei sbagliato: sei come sei

  • Mercoledì, 01 Ottobre 2014 13:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

D.Repubblica
01 10 2014

Accettarsi e farsi accettare non è semplice quando si hanno tredici anni, ci si sente "diversi", si ama Lady Gaga, il balletto e la recitazione e magari non si è portati per il football e il rugby. Trevor è il giovane e incompreso protagonista dell'omonimo libro edito da Rizzoli "Trevor, non sei sbagliato: sei come sei" – pensato per ragazzi, ma consigliato anche per adulti di ogni età – in uscita il primo Ottobre.
A firmarlo è l'attore e scrittore americano James Lecesne, che forse qualcuno ricorderà come fondatore del Trevor Project, un progetto di assistenza per giovani lesbiche, gay, bisessuali, transgender e per tutti coloro che ancora stanno cercando la propria identità: una linea di telefono amico e una chat in funzione 24 ore su 24, un'ancora di salvezza per moltissimi, a partire dal lancio, avvenuto nel 1997.

Il libro non è un saggio, né un'opera educativa: è la storia delicata di un ragazzino inguaribilmente ottimista, uno spirito effervescente ed entusiasta, che però non resiste al peso di battutine e insulti dei coetanei e compagni di scuola – che spesso, lo sappiamo, possono essere spietati - e inizia a pensare che sarebbe meglio farla finita. Una storia che si ripete spesso in molte scuole del nostro Paese e in tutto il mondo e a cui non si può assistere impotenti. "Spero questo libro e la storia di Trevor possano aiutare tanti giovani a capire che sono perfetti così come sono", scrive l'autore, da sempre impegnato in prima persona per questa battaglia. Perché meritiamo tutti di avere un'occasione di sognare il futuro, a prescindere da chi amiamo o dal modo in cui esprimiamo il nostro orientamento sessuale". Ne abbiamo parlato con Laura Turuani, psicoterapeuta dell'adolescenza e coautrice con Gustavo Pietropolli Charmet di "Narciso Innamorato", saggio edito dalla Bur sul nuovo modo di amare degli adolescenti di oggi.

Sappiamo che ha letto il libro "Trevor. Non sei sbagliato. Sei come sei": come le è sembrato e, secondo lei, che messaggio può lanciare?
Ho letto con interesse il libro e l’ho trovato delicato e coinvolgente, diretto e immediato nel suo messaggio, utile sia per gli adulti, insegnanti e genitori, che per i ragazzi. Mi sembra renda bene l’idea di quel faticoso “periodo finestra” in cui i ragazzi, persi nei meandri della crescita, hanno la sensazione sgradevole di essere sconosciuti a se stessi, improvvisamente estranei e distanti dai propri genitori e si buttano a capofitto sui pari, spesso senza reti di protezione. Il titolo del libro è l’obiettivo finale dell’adolescenza: l’accettazione verso se stessi e le proprie caratteristiche, limiti, talenti, specificità. Un percorso che implica un duro e lungo lavoro di consapevolezza e fortificazione.

Non sei sbagliato: sei come seiOggi si legge spesso di episodi di discriminazione sessuale tra i più giovani; esistono dei modi concreti per prevenire questi episodi?
Durante l’adolescenza si è molto bisognosi di contatto e inclusione con il gruppo dei propri coetanei. È il momento della massima confusione identitaria, non si sa chi si è, che cosa piace e che cosa si vuole, ma al contempo si assiste al proliferare di classificazioni più o meno lusighiere: “bulli”, “secchioni”, “sfigati”, “buffoni”, “sciupafemmine”, “cagasotto”, “frocio”... Tutte le etichette sono potenzialmente pericolose per coloro a cui vengono attribuite, perché incastrano in aspetti identitari non ancora affermati realmente. Nel libro viene decritto molto bene, il potenziale scioccante del ricevere un marchio dall’esterno quando ancora nel proprio intimo si vive il marasma di emozioni che è in grado di innescare la crescita. Trevor parla del tradimento cocente di un amico che da un giorno all’altro nega il suo sostegno e la sua vicinanza, dimentica lo star bene insieme fino a quel giorno in nome di un orientamento sessuale di cui lui per primo non è ancora consapevole. I suoi gusti - la danza, i musical - e le sue passioni, come Lady Gaga, in quanto diverse o non comuni, vengono considerati sufficienti a discriminarlo e a lasciarlo solo.

Spesso questi (brutti) episodi accadono nelle scuole; che strumenti ha un insegnante per insegnare la tolleranza?
Nella scuola italiana si deve fare ancora molto per educare agli affetti e ai sentimenti: la convivenza in una classe è spesso complessa e faticosa. Saper distinguere, discriminare e trattare diversamente scherzo, prevaricazione o bullismo è molto importante, ma spesso complicato. A scuola si passa gran parte della giornata ed è fondamentale che si lavori per creare un buon clima affettivo, ma questo non significa essere per forza tutti amici, né tantomeno starsi tutti simpatici: la diversità è da considerare una ricchezza e non un limite, prima ancora di parlare di tolleranza, bisognerebbe insegnare il rispetto. L’occhio vigile dell’adulto si deve affinare a riconoscere le situazioni di dolore silenzioso: sono i ragazzi che non riescono a chiedere aiuto quelli più in pericolo, e noi adulti sappiamo che chiedere aiuto è una competenza complessa.

Trevor, il protagonista del libro, ha 13 anni; perché a questa età è così difficile accettare chi è diverso da noi?
A 13 anni si tende a voler essere inclusi in una rassicurante omologazione: la dipendenza dal gruppo è alla massima potenza. È un periodo di moratoria in cui ci si lascia trasportare da mode, consumi, linguaggi scelti da altri proprio perché ancora non si sono scoperti e decisi i propri. La mente del gruppo sceglie per quella del singolo fino a quando non ci si chiarisce e non si è in grado di sostenere le proprie inclinazioni e i propri stili. È in questo momento che proteggere, difendere, salvaguardare o addirittura ostentare una qualunque forma di originalità o diversità di qualunque entità (nei vestiti, nelle scelte sportive, politiche, nell’orientamento sessuale o nel colore della pelle) richiede una forza d’animo e una determinazione fisiologicamente difficile da avere.

Sappiamo anche che subire atti di bullismo e venire isolato può condurre a elaborare pensieri suicidi; cosa può fare un ragazzo (o un adulto) che si sente discriminato?
Il bisogno e/o il desiderio di scomparire, che accompagna tutta la lettura del libro, ben racconta il pressante vissuto di vergogna di una generazione particolarmente fragile narcisisticamente, bisognosa di vicinanza, rispecchiamento e rassicurazione. Una società come la nostra votata a valori di successo, visibilità e popolarità lascia poco scampo a chi si sente inadeguato e impresentabile.

Purtroppo, però, chi si vergogna difficilmente sa chiedere aiuto, si sente solo sbagliato, non all’altezza e tende a ritirarsi: dalle scene, dagli amici, dai palcoscenici scolastici, dalla vita. Cosa bisogna fare, in questi casi?
Si tratta di non banalizzare il dolore di un ragazzo alle prese con i suoi compiti evolutivi, come un corpo sentito inadeguato, un’identità confusa, un futuro particolarmente incerto, dei conflitti particolarmente violenti o completamente assenti con i genitori, il cocente senso di esclusione dai coetanei. E dare subito ascolto e supporto qualora si abbia il minimo sentore di pensieri o fantasie di morte.

Se invece siamo genitori di un figlio che si sente "diverso", quale può essere il modo giusto per stargli accanto senza opprimerlo?
Il duro lavoro dei genitori degli adolescenti è quello di accettare che il figlio nasca socialmente proprio come entità diversa da sé e più spesso diversa da quel che ci si aspettava. È il compito di tutti i genitori! Può variare l’ampiezza della discrepanza con ciò che ci si immaginava. Proteggere i figli dai propri sguardi delusi potrebbe essere già moltissimo.

Infine, cosa sapeva del Trevor Project prima di leggere questo libro e cosa pensa di questa rete di supporto?
Come psicoterapeuti dell’adolescenza stiamo assistendo ad un consistente abbassamento dell’età dei coming-out omosessuali. Questo ha degli aspetti positivi perché consente ai ragazzi e alle ragazze di presentare al mondo parti di sé più consapevoli, con maggiore sicurezza e a volte con orgoglio, senza subirle dall’esterno come discriminazioni. D’altro canto, spesso si trovano precocemente soli a comprendere il mondo degli affetti, dei corpi, degli eccitamenti e delle peripezie amorose che tutti noi abbiamo prima di tutto imparato nel gruppo monosessuato della prima adolescenza, cercando conforto e confronto perlopiù nella rete e nei social, senza protezione generazionale. Ben vengano, dunque realtà, protette di ascolto e discussione in cui trovare persone competenti o ancor meglio gruppi di coetanei con cui confrontarsi.

Corriere della Sera
22 09 2014

Paolo Di Stefano

Ci sono alcuni elementi confortanti nell'ultima relazione sull'uso di alcol emanata dal Ministero della Salute. Il più sensibile è che l'Italia è capofila nella percezione del problema: i nostri giovani hanno, rispetto ai coetanei europei tra i 15 e i 24 anni, un'ottima consapevolezza del rischio legato all'uso occasionale di alcol. ...

Le sbronze (sottovalutate) degli adolescenti

  • Lunedì, 22 Settembre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Secondo il ministero della Salute gli under 30 "rappresentano il 9,1% dell'utenza a carico presso i servizi per l'alcoldipendenza". Quasi uno su dieci. La prima sbronza, poi, arriva sempre più presto: già tra gli il e i 12 anni, dicono i medici. E per l'Istat più di due ragazzi su cento (nella fascia 11-24 anni) si sono ubriacati almeno una volta.
Leonard Berberi, Corriere della Sera ...

Il Fatto Quotidiano
17 09 2014

Sara ha 14 anni, è disabile dalla nascita e lunedì non è andata a scuola. Perché? Perché i suoi genitori le vogliono risparmiare l’umiliazione di farsi la pipì addosso: il suo handicap le impedisce di andare in bagno da sola. Andrea ha bisogno di un educatore specializzato per comunicare con insegnanti e compagni: non c’è. Niente scuola, nemmeno per lui. Succede che quest’anno la Provincia di Napoli, con una delibera datata 7 agosto, ha interrotto l’erogazione dei fondi per le attività e l’inserimento dei disabili, con il risultato che per seicento studenti delle scuole superiori del Napoletano l’anno scolastico non è iniziato. “Ogni impegno di spesa in materia di assistenza e diritto allo studio è sospeso perché non è stato ancora approvato il bilancio dell’ente, i cui termini sono stati prorogati al 30 settembre”, spiega Maurizio Moschetti, assessore provinciale all’Istruzione. “Spero che da qui a venti giorni sia possibile trovare una soluzione”. Dunque non chiedetevi che ne è stato dei principi costituzionali, de “la scuola è aperta a tutti”, dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, del “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”: cosa resta dell’articolo tre della Carta? Una manciata di cifre intricate, di scaricabarile e un tristissimo gioco di prestigio sulla pelle dei più deboli.

I numeri

Nel rapporto annuale Istat 2014 si legge che l’Italia è al settimo posto tra i Paesi Ue per la spesa in protezione sociale (sanità, previdenza e assistenza) destinando il 29,7% del Pil (la media europea è 29%). Ma esiste una forte disomogeneità nelle voci di spesa: le pensioni di anzianità e vecchiaia assorbono oltre il 52 % della spesa totale (media europea 39%), mentre alla disabilità viene riservato il 5,8% contro il 7,7% della media europea e a famiglia, infanzia e maternità destiniamo solo il 4,8% contro l’8% della media europea. Questi numeri ce li racconta Toni Nocchetti, medico napoletano e anima dell’associazione Tutti a scuola, che da anni lotta per il diritto allo studio dei ragazzi con handicap. “Non mi domandi perché lo faccio: tutti mi chiedono, con stupita ammirazione, i motivi del mio impegno visto che non ho figli disabili. Lo faccio perché sono un essere umano, un papà e un cittadino. La disabilità dovrebbe essere considerata come un minimo comune denominatore di civiltà”.


Nella sede di Tutti a scuola i telefoni sono impazziti: i genitori chiamano per sapere come comportarsi. Qualche istituto ha detto “tenete vostro figlio a casa”, qualche altro “portatelo a scuola, ma solo per un paio d’ore”. “Il Miur ha delegato l’assistentato materiale in alcuni territori alla Provincia, in altri ai Comuni ”, spiega ancora Nocchetti. “In termini pratici l’assistentato materiale significa la possibilità di andare in bagno, mangiare la merenda nell’intervallo, entrare e uscire dalla classe. Il ministero, in maniera del tutto impropria, scarica la responsabilità sugli enti locali, ma tra tagli e patti di stabilità non ci sono risorse e quindi ci troviamo in questa situazione”. Nell’anno scolastico 2007/2008 gli alunni disabili, secondo il Miur, erano 174.404 e l’organico di sostegno, che comprende sia i docenti di ruolo che i precari, contava 88.441 unità. L’anno scorso gli alunni disabili erano 209.814, gli insegnanti erano 110.216. “Quasi la metà: questo vuol dire che ogni allievo è seguito da un insegnante di sostegno per la metà del tempo scolastico. Voglio sottolineare che la sentenza 80 della Corte costituzionale del febbraio 2010 ha messo a disposizione oltre 15.000 insegnanti di sostegno, dopo centinaia di ricorsi delle famiglie ai Tar di tutta Italia. Ma la politica non ha fatto nulla.


La situazione per l’anno scolastico 2014

E per quest’anno? “Il Miur comunica che gli alunni disabili cresceranno solo di mille unità e ammonteranno a 210.909. E ancora una volta saremo costretti a segnalare al ministro che il Servizio statistico del Miur pratica un gioco che a Napoli è fatto per imbrogliare gli ingenui avventori, il gioco delle tre carte, mescolando i numeri e lasciando apparire cose non vere. Vuole un esempio? Sembra che le 13.342 immissioni in ruolo di insegnanti di sostegno varate dal governo Letta-Carrozza (legge n. 128/2013) in tre anni successivi (con tranche di 4.447 lo scorso anno, 13.342 questo e 8.895 il prossimo) rappresentino nuove cattedre. Si tratta invece di insegnanti che di fatto venivano già utilizzati. È semplicemente, lo dico con pacatezza, vergognoso. Una classe politica seria non mette tre bambini con difficoltà nella stessa classe, piazza un insegnante di sostegno e risolve la questione: sono prove tecniche delle classi differenziali. Sarà anche difficile da digerire, ma se le risorse non ci sono la politica ha l’onere di reperirle. O almeno di dire la verità”


Da oggi e fino al 15 ottobre Il Fatto quotidiano, insieme all’associazione Tutti a scuola (www.tuttiascuola.org), promuove una campagna di sensibilizzazione nazionale sulla situazione sempre più insostenibile dei ragazzi disabili nelle scuole italiane. Per questo vi chiediamo di segnalare all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. le situazioni di difficoltà e i disservizi negli istituti italiani. Alla fine il dossier con tutte le storie verrà consegnato al governo. L’hashtag della campagna su Twitter è #scuolaxtutti: facciamola diventare virale, ogni contributo è benvenuto

abusi commessi in reteI dati, messi a disposizione dal ministero dell'Interno, sono "inquietanti", ammette lo stesso Alfano. Le scuole sono luoghi sempre più pericolosi, i denunciati e arrestati per reati commessi dai minori ai danni di altri minori, o scendono lievemente oppure, in qualche caso, aumentano di molto. E il caso delle violenze sessuali, che pur essendo diminuite dal 2011, quando furono 192, fin giù alle 91 del 2013, nell'ultimo anno hanno subìto un'impennata del 25 per cento. ...

facebook