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Il Corriere della Sera
23 07 2014

La cosa che fa più male, spiega, è la finzione. Essere costretto a mentire mentre gli altri colleghi parlano apertamente di famiglia, figli, vacanze in coppia. «Arrivare da solo alle feste di fine anno scolastico come se fossi single» costretto a indossare una maschera fatta di scuse, bugie e sorrisini di fronte alle facce che «ti osservano e chiedono tutte le volte: ma come mai, un bel ragazzo come te, ancora single?». In realtà questo ragazzo alto, bruno e gli occhi scuri che chiameremo Luca, 34 anni, da 7 insegnante di tecnologia in una scuola paritaria cattolica di Roma, single non lo è da un pezzo. Con lui vive sotto lo stesso tetto da più di tre anni il suo compagno Andrea, cuoco di un ristorante vegetariano del quartiere Prati. Si amano da quell’incontro sei anni fa vicino al Colosseo, una sera d’estate, amici comuni, primi sms e appuntamenti comuni a una coppia qualunque. Ma le suore questo non devono saperlo. «Quando mi hanno assunto, oltre al contratto a tempo indeterminato mi hanno fatto firmare un foglio in cui mi chiedevano di condividere il loro progetto educativo basato su valori cattolici. Non si scendeva nel particolare ovvio, ma il riferimento era chiaro». Perché, anche se di orientamento sessuale, divorzio o convivenza non si è mai discusso apertamente «l’impostazione è quella che conosciamo tutti – continua Luca spiegando nel dettaglio con un esempio -. Ogni anno i miei studenti fanno degli incontri con le autorità ecclesiastiche in alcune giornate dedicate alla catechesi e io resto sbigottito di fronte a quello che le mie orecchie sono costrette a sentire. Puntualmente in queste occasioni, quando l’argomento di dibattito vira sull’orientamento sessuale, sento parlare di omosessualità come una malattia. ‘I gay devono provare a curarsi o praticare l’astinenza’ ha detto un alto prelato a questi ragazzi più di una volta. Al secondo anno consecutivo che sentivo queste idiozie sono andato nell’ufficio della vicepreside: queste affermazioni sono poco educative e devianti per gli studenti». E lei? «E la madre superiora mi ha dato ragione».

La situazione insomma nell’istituto paritario di Luca è leggermente diversa dalla scuola cattolica di Trento dove una professoressa lesbica è stata cacciata per il suo orientamento sessuale. Un caso su cui il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha promesso un’attenta verifica («Lo valuteremo con la massima rapidità»).

«È una discriminazione inconcepibile – commenta Luca, riconoscendo che un problema, nelle scuole paritarie c’è eccome -. Un mio collega gay di un’altra scuola paritaria la vive davvero male. Io gli ripeto sempre che la dottrina cattolica non ammette neanche convivenza, divorzio: che fanno, licenziano tutti i professori separati o conviventi?».

Di sentimenti, visto che è anche di questo che si sta parlando, Luca ne prova moltissimi. «Soprattutto rabbia – puntualizza -. I miei colleghi sanno di me, conoscono il mio compagno, andiamo a cena insieme, si scherza e si ride ma con le suore vige una regola molto precisa: occhio non vede e cuore non duole. Loro non sanno o se sanno fanno finta di niente. Io da parte mia non provo neanche rancore o mortificazione. Solo rabbia per questa maschera che sono costretto a portare tutti i giorni e che non mi fa essere me stesso al cento per cento. L’atmosfera nella mia scuola è diversa da quella di Trento, ma chi mi dice che quello che è successo lì non possa ripetersi?». Da qui la decisione di usare un nome inventato, falsando dati e luoghi riconoscibili.

«Quando sono a scuola e nel parlare di cose quotidiane che mi accadono nella vita di tutti i giorni mi scappa un ‘noi’, mi fermo e ricomincio. Faccio un respiro profondo, penso ad Andrea e fantastico su una futura cena di fine anno scolastico finalmente accompagnato da lui. Ti immagini la faccia delle suore?»

Il Fatto Quotidiano
22 07 2014

La naiveté che mi porto dietro dall’infanzia mi conduce a sorprendermi di come sempre più spesso i cattolici ignorino quella che è la verità dei fatti e del mondo.

In questi giorni è assurto alle cronache il caso dell’insegnante di una scuola cattolica di Trento – una brava insegnante, a quanto pare, in servizio in quella scuola da cinque anni – alla quale non è stato rinnovato il contratto in conseguenza di voci che le attribuivano il fatto di essere lesbica. Interrogata dalla madre superiora e invitata a negare quelle voci, l’insegnante ha invece ritenuto di non avere nulla da dire. Da qui il mancato rinnovo.

La verità a cui mi riferisco è data dalla considerazione, di per sé elementare, che l’orientamento sessuale non ha niente a che vedere con la capacità di essere un bravo insegnante o educatore. Sebbene continuino a esistere anche nel nostro Paese persone che hanno bisogno di essere convinte dell’assoluta irrilevanza, in termini di abilità al lavoro, dell’essere gay o lesbica, e persino del fatto che le persone Lgbt possono essere bravi professionisti in ogni campo, è chiaro che si tratta di autentici pregiudizi, privi di qualunque riscontro statistico o empirico.

A ragionare diversamente, dovremmo infatti licenziare un quarto del personale scolastico nazionale e chiudere metà delle parrocchie del nostro Paese, o magari imporre questionari a tutti i ginecologi o le ostetriche destinate ad avere a che fare con i nostri bambini, oppure svolgere pesanti interrogatori del personale delle carceri minorili, dei catechisti, e così via.

La verità è che se sei gay o lesbica, sei gay o lesbica. E se te lo chiedono espressamente puoi decidere anche di mentire, anche per la più nobile delle ragioni. Ma se lo fai, in fondo non fai altro che dire apertamente una bugia, il che sicuramente non può essere il pregio di un insegnante o di un educatore.

Certo, quella incriminata è una scuola cattolica. E i cattolici, si sa, non vedono di buon occhio l’omosessualità. E hanno ragione, visto che, come denuncia già la madre superiora, ci sono genitori che sono venuti a chiederle se l’insegnante coinvolta fosse quella assegnata ai loro figli.

Mi domando perché la madre superiora non abbia risposto, a quei genitori curiosi e magari preoccupati più di sapere quello che la gente fa sotto le lenzuola che della salute mentale dei propri figli, con quella che è la verità: che è una brava insegnante e le scuole, anche quelle cattoliche, per fortuna hanno brave insegnanti.

Ad onor di cronaca, comunque, va detto che alle cosiddette organizzazioni di tendenza come gli enti a ispirazione religiosa non è affatto consentito discriminare sulla base dell’orientamento sessuale, ma solo in virtù delle convinzioni politiche o del credo religioso. Lo stabilisce la nostra attuale legge, che per fortuna esiste e protegge i lavoratori da licenziamenti illegittimi fondati unicamente sull’orientamento sessuale, esattamente com’è il caso di specie. Essere lesbica n0n è una convinzione personale. E’ la verità.

Subire un danno per aver affermato una verità è la cosa più ingiusta che può accadere a una persona, e qui la religione non c’entra proprio niente.

Comprensione, non inquisizione, dovrebbe essere il motto di ogni scuola cattolica che si vanti di essere tale e, non va taciuto, prenda soldi pubblici – soldi che vengono da tutti i contribuenti, anche da gay e lesbiche.

Aborto, matrimonio, gay: cattolici divisi al Sinodo

  • Lunedì, 14 Luglio 2014 07:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano 
14 07 2014

di Marco Politi

Il tema più scottante per una parte dei credenti è rappresentato dal divieto assoluto di dare la comunione ai divorziati risposati. Ma sono parecchie le problematiche di etica familiare o relazionale su cui i pareri nella Chiesa sono molto divisi e il questionario inviato alla fine dell`anno scorso dalla Segreteria del Sinodo - per volontà del Papa - li ha messi in fila uno per uno. Ancor più differenziate sono state le risposte. ...

Ma i tempi "rivoluzionari" dello Stonewall Inn sono ormai lontani, e l'ala più critica della comunità omosessuale berlinese denuncia da anni la deriva carnevalesca e turistica dell'evento, che considera ormai irrimediabilmente depoliticizzato. Ragione per cui nel 1997 nacque il T(ransgender) Csd, un pride alternativo che sfila ogni anno tra le vie di Kreuzberg, quartiere riottoso per eccellenza, mentre nelle stesse ore la manifestazione ufficiale inonda le strade del centro. ...
La repressione, per ragioni sociali, religiose, di convenienza, dell'identità non eterosessuale può provocare molta sofferenza. Il 10 giugno scorso la Corte Costituzionale ha sanzionato il diritto di una coppia di rimanere giuridicamente sposata anche se il marito, dieci anni dopo il matrimonio, aveva cambiato sesso. Egli s'era sposato pur sentendosi esclusivamente donna, con un corpo maschile normale. ...

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