C'è un apposito Minculpop incaricato di produrre documenti e rapporti ad hoc, a sostenere l'opera di smaltimento di civili palestinesi che sinora ha portato alla morte di 1800 persone, di cui otto su dieci sono donne, bambini e anziani. ...

Le narrazioni tossiche su Gaza

  • Giovedì, 24 Luglio 2014 12:46 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Richard Falk*, Il Manifesto
24 luglio 2014

La narrazione occidentale dell’ultimo attacco israeliano su Gaza, iniziato l’8 luglio, è costituita da due elementi: in primo luogo c’è l’appoggio incondizionato al presupposto israeliano,

Info-out
23 07 2014

Roma: occupata questa mattina la sede dell'agenzia stampa AGI per denunciare la complicità di buona parte dei media nel sostenere il massacro che Israele sta compiendo a Gaza e per rilanciare il corteo di domani in solidarietà con la Palestina. Un gruppo di attivisti è entrato all'interno della redazione occupandola fino a quando l'agenzia non ha pubblicato il loro comunicato (qui), mentre all'esterno venivano esposte bandiere della Palestina e le foto del massacro che si sta consumando nella Striscia di Gaza.

Di seguito il comunicato sull'iniziativa:


Un massacro, sì.

Questo è sotto gli occhi di tutti, specialmente di chi lo vuol vedere.
Non bastano foto di corpi dilaniati, giovani o meno che siano, o edifici distrutti a raccontare l'ennesimo violento attacco di Israele alla Striscia di Gaza.
Non basta romanzare o indurre a compassione intorno una manciata d'immagini strazianti, con il calcolo gelido che quella foto "venda" o che faccia il giro del mondo, regalando qualche migliaio di click al sito web di riferimento.

Non basta a chi dentro a quest'attacco muore o resiste, non basta a chi dietro quest'attacco riconosce 66 anni di violenza coloniale, per mano militare.
La Striscia di Gaza, pezzo di terra palestinese che tutti i media acconsentono a tener separato dalla Palestina quasi fosse un'isola, è stata occupata dai coloni e dall'esercito israeliano fino al 2005 e successivamente messa sotto assedio militare in tutte le frontiere: terra, mare e cielo.

alt"Protective edge" è solo l'ultima accelerazione della pulizia etnica della Palestina perché il progetto sionista vuole: conquistare tutte le terre palestinesi, espellere, uccidere o costringere alla schiavitù la popolazione palestinese, e saccheggiare tutte le risorse, tra cui gas, acqua e terre coltivabili.

66 anni di colonialismo brutale sono 24161 giorni di colonialismo brutale.

Massacri, prigionia, deportazioni, segregazione, campi profughi e diaspora in 66 lunghi anni che non potete ridurre a una guerra tra Hamas e lo stato israeliano.

Giornali e televisioni, seppur con sgomento davanti l'ennesima carneficina, stanno accettando la solita tesi difensiva di Israele.

Ogni giorno l'informazione rende totalmente invisibile il colonialismo sionista e tutta la popolazione palestinese che, quando uccisa dai bombardamenti incessanti, viene considerata un "danno collaterale nella guerra contro il terrorismo di Hamas".

Data la vostra passiva accettazione, veniamo a dirvelo in faccia: non restiamo immobili a contare i morti, domani 24 luglio, alle 18 da Piazza Vittorio, saremo in corteo per le vie di Roma, al fianco di chi resiste in Palestina contro il colonialismo di Israele.

La folle norma del carcere per i giornalisti “abusivi”

  • Venerdì, 11 Luglio 2014 11:42 ,
  • Pubblicato in Flash news
L'Ultima Ribattuta
11 07 2014

In pochi si saranno accorti del comunicato stampa (che ha dell’incredibile) apparso ieri sul sito dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Leggiamo. “Per chi esercita abusivamente la professione di giornalista è in arrivo una condanna penale più ‘pesante’, carcere compreso”. Roba da fare tremare il pizzo delle mutande. Eppure, questa modifica si sta facendo strada in Parlamento. Si tratterà di mettere mano al codice penale, inserendo la norma: “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello stato, è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10 mila euro a 50 mila euro”. Sì, sì, avete capito bene. Ora tutti coloro che il mestiere di giornalista lo sanno fare , ma, per scelta o per non aver superato l’esame, non sono iscritti all’Ordine, saranno dei fuorilegge, dei banditi.

Se per diventare pubblicisti occorrono due anni consecutivi di collaborazione e un determinato numero di articoli, come verrà gestita la situazione? Per due interi anni, gli aspiranti giornalisti saranno costretti a vivere nella latitanza, con il rischio di essere arrestati? L’assurdità, piano piano, viene a galla da sé.

Fortunatamente, nelle scorse settimane lo stesso Ordine dei giornalisti invitò a “correggere” la norma ora approvata dal Senato (e che in autunno andrà alla Camera) proprio in materia di pubblicisti. Affinché “tuteli quanti abbiano comunicato all’Ordine della regione di residenza la volontà di avviare il percorso di iscrizione all’Albo come pubblicista”. Ecco qua, fatta la legge, trovato l’inganno. Basterà sottoscrivere una “carta d’intento” per non essere più “ricercati”.

Immaginate, qualora dovesse passare la legge, la situazione già drammatica delle carceri italiane? “Come mai siete dentro?”, “Io, spaccio”, “Io ho rubato una macchina”, “Io non ho superato l’esame da giornalista”. Quanto fa ridere?

Ma anche l’Ordine non ci fa una bella figura. Invece di snellire le pratiche di accesso alla professione, si erge a “Leviatano” contro coloro che (spesso per una manciata di spicci) scrivono pezzi per puro amore di questo mestiere, e non certo per l’assistenza medica paga, le macchine aziendali, gli ingressi stampa ovunque… (e molti, molti altri benefit da “casta”).

Carola Parisi




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