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Liberi dalle mine

Un'esplosione secca, seguita per una volta da grida di gioia. Perché era l'ultima: il Mozambico è, da ieri, un Paese "libero dalle mine".
Paolo Salomon, Corriere della Sera ...

Corriere della Sera
16 04 2015

Una donna esplosiva che gira il mondo con una valigetta piena di sogni. Selene Biffi ha 32 anni ed ha già fondato 6 start up. Tutte di successo. La prima a 22 anni, con appena 150 euro, offrendo corsi gratuiti a ragazzi di 130 Paesi del mondo.

L'ultima Bibak, che in persiano vuol dire "senza paura", l'ha messa apunto in Silicon Valley, grazie ad una borsa di studio. E' un sistema che permette di individuare le mine antiuomo, contribuendo anche allo sviluppo delle comunità rurali dei paesi in via di sviluppo. ...

Huffingtonpost
09 02 2015

RIO DE JANEIRO - Non lo sapevo: anche la Colombia è punteggiata da un tappeto di mine che azzoppano e spesso uccidono i contadini impegnati nei campi. Oltre mezzo secolo di guerriglia, di raid militari, di assalti e violenze degli squadroni della morte hanno lasciato sotterrati migliaia di ordigni che le piogge, il tempo e l'assenza di mappe affidabili finiscono per fare scempio di ragazzini, donne, uomini, animali, famiglie intere.

Secondo la Campagna colombiana contra minas (Cccm), un'associazione civile che raccoglie le vittime storpiate da questo vero incubo, le persone colpite in tutto il paese sarebbero 11 mila. Qualcosa che ricorda da vicino l'Afghanistan i cui terreni, molti abbandonati e deserti, sono ancora costellati da milioni di mine. Nessuno conosce la loro esatta posizione. Signori della guerra, soldati dell'Armata rossa sovietica, mujihaddin, Taleban, militari americani e della Coalizione internazionale. Tutti si sono avvicendati negli ultimi quarant'anni tra scorribande e occupazioni. Le piogge incessanti, le mappe perdute o imprecise, la serie interminabile di bombardamenti e di lanci di artiglieria, rendono impossibile un serio inventario. Gli afgani si arrangiano come hanno sempre fatto: delimitano con pietre bianche le zone sicure e circondano con sassi punteggiati di rosso quelle proibite. Ma sono troppo vaste e costose per sminarle; le hanno abbandonate a loro stesse. Non sono pochi i ragazzini che saltano in aria mentre sfrecciano con i loro skateboard nelle periferie delle città.

In Colombia il governo ha iniziato a scandagliare i terreni per anni teatri di scontri e di incursioni tra le Farc e l'esercito. Ma i continui cambi di fronte, le conquiste e le sconfitte, mutano lo scenario e costringono i contadini a usare l'istinto per sopravvivere. L'ultima vittima, racconta Elisabeth Reyes sul Pais, è un ragazzo di 13 anni. Viveva a Caño Limón, un villaggio del dipartimento di Arauca, poco lontano da uno dei giacimenti petroliferi più importanti della Colombia. È saltato su una mina sotterrata nel giardino di casa. Nello scoppio ha perso una gamba, un braccio e un occhio. È sopravvissuto ma possiamo immaginare quale sarà la sua esistenza.

Non si sa come un ordigno simile possa essere scivolato nel pezzo di verde che circondava la fattoria della sua famiglia. Il padre ricorda che dietro la collina che sovrasta la zona si erano accampati per settimane delle pattuglie di soldati. "Quando se ne sono andati è arrivata la guerriglia e ha disseminato l'area di mine", racconta. "Fanno sempre così. Per difesa e per rendere inaccessibili i luoghi".

Auraca è una delle regioni che segue con ansia crescente i colloqui in corso da 18 mesi a L'Avana tra una delegazione delle Farc e quella del governo di Manuel Santos. Attende ciò che in Colombia tutti chiamano il "disimpegno del conflitto": la smilitarizzazione di intere aree adesso al centro della guerra di guerriglia. Guillermo Murcia, 32 anni, fa parte di un gruppo di 60 vittime delle mine, scelte in tutto il paese per incontrare le due delegazioni a Cuba. "Probabilmente", commenta, "finiranno per tacere i fucili ma le mine continueranno a mietere le loro vittime. Sono silenziose, subdole, nascoste. Pronte a colpire. Chi è responsabile di queste trappole deve provvedere a disinnescarle. Con le loro mappe e i loro strumenti".

Ma anche qui, come in Afghanistan, non sarà facile. Non sempre chi ha piazzato gli ordigni ha appuntato sulle carte l'esatta posizione; le piogge filtrano i terreni e l'acqua, con il fango, li rende mobili. Un contadino di 40 anni è saltato in aria il 27 dicembre scorso mentre arava un terreno come faceva da sempre. Nessuno si spiega come quella bomba sia potuta infiltrarsi tra le zolle. La sua proprietà sorge lungo il confine con il Venezuela diventata da anni zona di contrabbando per la benzina e altri generi di prima necessità. Il governo di Caracas ha provveduto a minarla. Ma questo più che frenare il florido commercio illegale ha finito per creare un deserto dove chi non ha nulla, se non il proprio campo, è costretto a zappare e spesso a saltare in aria.

Solo in quest'area ci sono state 28 vittime l'anno scorso; 40 nel Dipartimento di Murcia; 596 in tutto il paese. Il governo colombiano ha creato un battaglione di 394 artificieri che si alternano lungo le aree rurali smilitarizzate dalla guerriglia e dall'esercito. Ma quelle ancora contese non sono state toccate: si stima che almeno 57 località in dieci Dipartimenti sono a rischio. In realtà il numero è ben più alto: 688 municipi hanno chiesto l'intervento degli artificieri. Dovranno attendere. Ci vogliono soldi e più uomini. Ma soprattutto le mappe che una guerriglia vecchia di 60 anni, divisa e un po' desueta, deve fornire. Senza un accordo pieno tra Farc e governo niente bonifica. Il tempo scorre e la nuova classe dirigente colombiana è troppo giovane per attendere l'annuncio di una vera pace che tutti vogliono ma tarda ancora ad arrivare.

I giocattoli-bomba non passano mai di moda

  • Venerdì, 06 Febbraio 2015 16:01 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
06 02 2015

Un coniglietto azzurro, una bambola vestita di rosa, una macchina rossa a pedali, una scatola di dolci.

Sotto le bombe, i giocattoli assumono una funzione non solo ludica: aiutano i bambini ad elaborare psicologicamente le mostruosità a cui assistono, facendole mimare ai giocattoli. I dolci, come qualsiasi cibo, durante le guerre scarseggiano e poi finiscono. Se se ne trova una scatola, come non prenderla? E gli adulti, gli orchi che costruiscono armi, i politici che scatenano i conflitti, lo sanno bene.

Per questo nascoste dentro ai giocattoli, da decenni, vengono nascoste le mine eufemisticamente chiamate antiuomo. ...

Il Fatto Quotidiano
27 06 2014

Gli Stati Uniti alla conferenza sulla Convenzione di Ottawa che proibisce l'utilizzo di queste micidiali armi si impegnano a seguire altre politiche che permetteranno al Paese di aderire al trattato internazionale, a cui aderiscono 160 Paesi, esclusi Cina, Russia, India e Pakistan.

Stop alla produzione e all’acquisto di mine anti-uomo. E’ questo l’impegno preso dagli Stati Uniti a Maputo, in Mozambico, alla conferenza sulla Convenzione di Ottawa. L’annuncio, della Casa Bianca, si legge in una nota, ”sottolinea l’impegno degli Stati Uniti allo spirito e agli scopi umanitari della Convenzione che proibisce l’uso, l’immagazzinamento, la produzione e il trasferimento di mine antiuomo”. Gli Usa garantiscono che non ne verranno comprate più nemmeno per sostituire quelle nei depositi.

L’amministrazione Obama, inoltre, ha fatto sapere che sta seguendo altre politiche che permetteranno agli Usa di aderire al trattato internazionale che vieta le mine anti-uomo, a cui aderiscono già 160 Paesi di tutto il mondo. Alla Convenzione, che dovrebbe raggiungere il suo obiettivo entro il 2025, oltre a quella di Washington, mancano ancora le firme di Russia e Cina, oltre a quelle delle due potenze nucleari India e Pakistan. Già nel 2009 gli Usa avevano annunciato di voler rivedere la propria posizione su queste micidiali armi ma poi, nonostante la pressione di diversi gruppi pacifisti, la firma non arrivò.

Secondo il gruppo di monitoraggio Landmine Monitor, come riporta France press - il numero di persone uccise dalle mine anti-uomo è diminuito a meno di 4.000 nel 2012, il dato più basso da quando è iniziata l’osservazione. “Il commercio di queste mine si è ridotto quasi a zero date le gravi accuse contro di esse”, ha dichiarato Nicole Hogg, della Croce rossa internazionale. Dalla prima conferenza internazionale in Mozambico nel 1999 il numero degli stati firmatari è aumentato da 45 a 161.

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