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AGI
25 10 2013

Una ragazza indiana di 17 anni si e' suicidata dopo che i suoi genitori le avevano proibito di usare Facebook.

E' successo a Parbhani, nello stato di Maharashtra, nell'India occidentale. "Gli avevano detto di concentrarsi sullo studio", ha raccontato l'agente di polizia Nanal Peth, "Dopo la lite, si e' chiusa in camera e si e' impiccata". Le forze dell'ordine hanno riferito che la ragazzina aveva lasciato un messaggio per spiegare il gesto nel quale faceva riferimento alla proibizione di Facebook.

L'utilizzo di internet e dei social network e' ancora minoritario in India, ma sta crescendo rapidamente: secondo gli esperti entro il 2013 il web raggiungera' 200 milioni di persone, su una popolazione di 1,2 miliardi. Secondo i dati della 'Tata consultancy services', tre quarti degli adolescenti indiani preferiscono usare Facebook rispetto al cellulare per comunicare con gli amici.

La Repubblica
23 10 2013

"CHI RIESCE a guardare questo video?". La sfida viene lanciata da un utente su Facebook. I suoi contatti cliccano play, ma si ritrovano davanti a delle immagini inaspettetate. Da voltastomaco. Un uomo mascherato viene ripreso mentre uccide una donna, decapitandola. Le segnalazioni per violazione dei termini d'uso si moltiplicano. Ma dal social network nessuno muove un dito e il video rimane lì. Infatti non vìola più nessuna regola, Facebook le ha cambiate. Di nuovo. Da qualche settimana infatti, sul social network più frequentato al mondo è possibile pubblicare video violenti di qualsiasi tipo. La questione sarebbe passata inosservata se il premier britannico, David Cameron, non l'avesse commentata su Twitter. "È da irresponsabili - ha scritto Cameron - che Facebook permetta di postare video di decapitazioni, soprattutto senza alcun avvertimento. Dovranno spiegare il loro comportamento ai genitori spaventati".

Il Corriere della Sera
15 10 2013

Il sequestro della studentessa tredicenne bresciana che mercoledì scorso è stata portata fino a Lugano da un adulto conosciuto via Facebook non è il gesto isolato di un uomo affetto da turbe sessuali. All’inquietante piano hanno preso parte più persone, un gruppo organizzatosi per agganciare giovanissime prede attraverso i social network. Quella che fino a sabato era solo un’ipotesi investigativa da ieri è divenuta una pista concreta: la polizia cantonale di Lugano ha arrestato una donna di 23 anni coinvolta nel rapimento della tredicenne; abita in Canton Ticino, è di nazionalità elvetica ed è la seconda persona che finisce in carcere, preceduta dall’uomo, anch’egli un ventiseienne svizzero, che materialmente aveva adescato la vittima ed era venuto in Italia a portarla via.
La polizia ticinese, nel confermare ieri pomeriggio il secondo arresto, non ha specificato quale parte abbia avuto la donna nel piano, ha solo detto che anche per lei il reato contestato è il sequestro di persona. «Per noi si tratta di un episodio a sfondo sessuale», ammette una fonte investigativa. Episodio che prende il via a settembre quando la ragazzina, che frequenta la scuola media a Isorella, a sud di Brescia, allaccia un’amicizia attraverso Facebook con il ventiseienne. Lui è molto insistente, lei se ne invaghisce e i due hanno anche modo di incontrarsi; nell’occasione l’uomo le regala anche uno smartphone.

Mercoledì scorso scatta il piano, che l’adulto presenta come una fuga d’amore: lui arriva a Isorella in macchina e poco prima che lei entri a scuola la fa salire e parte in direzione della Svizzera. L’assenza a scuola dell’alunna viene subito notata anche perché non è la prima volta; anzi, la direzione didattica aveva già avvertito la famiglia di quel banco che rimaneva troppo spesso vuoto.
Intanto l’auto con la coppia ha raggiunto un ostello della gioventù a Figino, alle porte di Lugano. È mezzogiorno, non ci sono posti disponibili e l’addetta alla reception invita a ripassare alle 17. Secondo una prima ricostruzione la ragazzina viene lasciata sola nella hall e a quel punto realizza di essere finita in un gioco pericoloso. Telefona a casa in lacrime e racconta: «Sono con un amico conosciuto su Facebook, non so nemmeno io dove, vicino a Lugano... ». La pista delle indagini italiana e quella elvetica si incrociano, la polizia di Lugano va all’ostello, attende l’arrivo del ventiseienne, lo arresta e porta in salvo la vittima.

Fin qui sembrava una storia da brivido, ma frutto dell’exploit isolato di una persona con inclinazioni pedofile («Ma io volevo solo aiutare un’amica che soffriva per il disagio in famiglia», dirà lui al primo interrogatorio). Invece la procuratrice di Lugano, Marisa Alfier, intuisce uno scenario diverso. Dispone altri interrogatori. Un’indagine esplorativa? No, una pista concreta a giudicare dall’immediato arresto scattato ieri ai danni della complice. «Di sicuro anche lei ha avuto parte attiva nell’adescamento e nel piano», dicono a Lugano. Adesso si attendono gli interrogatori delle altre persone. Ma ormai è chiaro quanto va emergendo: il sequestro è stato opera di più persone e ha avuto un movente sessuale.
Anche la Procura di Brescia, nel frattempo, ha aperto un fascicolo: ha già acquisito il computer e lo smartphone della studentessa. Là dentro forse ci sono le tracce di altri contatti avuti nel corso di questo, per fortuna breve, incubo.

Che la Rete non sia un paese per bambini, ormai è un dato di fatto. Dal cyber bullismo, passando per il cyber harassment, fino ai messaggi violenti e all'adescamento online dei pedofili, i pericoli aumentano con il passare degli anni. ...

A processo l'agente che ha insultato Patrizia Aldrovandi

  • Giovedì, 26 Settembre 2013 11:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
26 09 2013

Uno dei poliziotti condannati per l'omicidio di Federico ora alla sbarra per diffamazione con la responsabile della pagina Facebook.

A pochi giorni dall'ottavo anniversario della morte di Federico Aldrovandi, la famiglia del diciottenne ucciso nel 2005 durante un controllo e uno degli agenti condannati per l'eccesso colposo nell'omicidio colposo del giovane si troveranno nuovamente opposti in un'aula di tribunale.

Paolo Forlani e la responsabile della pagina Facebook dell'associazione "Prima difesa due" sono stati rinviati a giudizio per diffamazione, a causa delle frasi pubblicate sul social network: commenti ritenuti insultanti nei confronti della madre di Federico, Patrizia Moretti.

Il poliziotto aveva scritto: «Che faccia da c... aveva sul tg, una falsa e ipocrita, spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (2 milioni di euro, risarciti dal ministero degli interni alla famiglia Aldrovandi, ndr) possa non goderseli come vorrebbe, adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie».

Le dichiarazioni dell'agente, poi rimosse dal social network, erano state postate dopo l'intervento del presidente del gruppo, che commentava un'intervista a Patrizia Moretti, la madre del ragazzo morto nel settembre 2005 a Ferrara: «Avete sentito la mamma di Aldrovandi - aveva scritto Cenni - fermate questo scempio per dio. vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere. io sono una bestiaaaaa».

Tra i commenti, oltre a quello del poliziotto condannato, c'è qualcuno che paragona Federico a un «cucciolo di maiale».
Poi l'intervento di Forlani: «Vedete gente - scrive - non puoi fare 30 anni questo lavoro ed essere additato come assassino solo perchè qualcuno è riuscito a distorcere la verità, io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico è morto per le lesioni che ha subito...ma noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non ha fatto niente per aiutarlo, mi fa incazzare un pochino e stiamo pagando per gli errori dei genitori, massimo rispetto per Federico ma mi dispiace, noi non lo abbiamo ucciso...».

La prima udienza è fissata per il primo ottobre, davanti al tribunale monocratico di Ferrara. Il fascicolo era nato dalla denuncia-querela presentata dall'avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia. Forlani è assistito dall'avvocato Gabriele Bordoni. I fatti risalgono al giugno 2012, dopo la condanna in via definitiva dei quattro poliziotti.

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