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Amalia De Simone, Corriere TV
20 aprile 2015

Le caprette di Federica Fioretti sono allevate e curate con amore (vedi il video). Il loro latte sarebbe un prodotto pregiato, peccato che sia tossico. Avvelenato, come alcuni formaggi e le uova di tanti altri allevatori di Terni e in particolare in quell'area che si trova in prossimità delle discariche delle acciaierie, del polo di incenerimento, del polo chimico e in generale del Sito d'interesse nazionale.

Ast: manganelli e prese per i fondelli

Huffington Post
07 11 2014

C'è qualcosa che può fare più male di una gragnuola di manganellate ed è la cinica presa in giro messa in atto l'altro giorno a Bruxelles dai 73 eurodeputati italiani, fra i quali chi scrive, ai danni dei lavoratori delle acciaierie di Terni. Dopo le cariche di Roma, era partita l'idea dalla presidenza della regione Umbria di far incontrare una delegazione di lavoratori Ast con gli europarlamentari italiani, in parte per emendare l'ignobile episodio e in parte per riportare all'attenzione del parlamento di Bruxelles le ripetute violazioni delle norme comunitarie da parte della Thyssen. Gli operai si sono sorbiti 40 ore di pullman, fra andata e ritorno, per il piacere di incontrare una foltissima rappresentanza guidata dai due vice presidenti del parlamento europeo, Antonio Tajani e David Sassoli, Forza Italia e Pd, e per sottoporre agli eurodeputati nazionali una letterina di una decina di righe, assai cauta nei toni, di sostegno alla vertenza dei lavoratori e per il mantenimento di produzione e posti di lavoro. Con la preghiera di far uscire la presa di posizione prima dell'incontro di ieri fra sindacati, esponenti della Thyssen e il ministro Guidi.

È seguita davanti alle telecamere e ai taccuini una sfilata commovente e unanime d'interventi solidali, dalla destra alla sinistra, da Forza Italia, in testa lo stesso Tajani (il quale pure da commissario dell'industria non ha mai mosso un dito per difendere l'acciaio italiano) e Sassoli, ma poi senza distinzione di parte politica: grillini e alfaniani, il leghista Mario Borghezio come il capo dei socialisti europei Pittella, fino naturalmente alla lista Tsipras. Tutti si sono detti disponibili a firmare fin da subito la lettera di solidarietà congiunta e anzi molti, soprattutto Pd e Forza Italia, si sono complimentati per l'uso di toni moderati e quasi tecnici che avrebbe favorito il massimo grado di consenso. Molti hanno poi abbrancato operai singoli o gruppi per i selfies da mettere sul sito. Nessuno ha chiesto di cambiare una virgola del testo. Chi ha provato a mettere in dubbio la sincerità del presepe ("Ma com'è che con il 100 per cento di consenso dei politici contro i licenziamenti siamo arrivati a questo punto?") è stato immediatamente zittito dalla presidenza congiunta.

Ripartiti i lavoratori alla volta di Terni, per altre venti ore di viaggio, sono successe le seguenti cose. 1) Le lettera di solidarietà ai lavoratori di Terni è sparita dai radar di Bruxelles per ventiquattr'ore, il tempo perché si svolgesse l'incontro del governo con sindacati e azienda senza disturbare i manovratori. 2) La nota ex presentatrice Elisabetta Gardini ha chiesto e ottenuto da Tajani e Sassoli di censurare il testo concordato nei passaggi in cui si nominava la Thyssen, il mancato pagamento degli stipendi di ottobre, le violazioni di norme comunitarie e l'espressione "no ai licenziamenti". La versione Gardini è stata volentieri accettata dai maggiori capigruppo, che hanno anche eliminato dal testo originale la brutta espressione "governo" e sostituito il "no ai licenziamenti" con un più carino e democristiano "auspichiamo il mancato licenziamento". La versione Gardini è stata insomma accolta in toto. Tu pensa chi ci dà la linea in Europa. 3) La nuova lettera epurata è stata firmata da tutti i parlamentari dei gruppi maggiori, con l'eccezione di Sergio Cofferati, il cui sintetico commento alla capogruppo Toja è stato: "È un'indegna presa per il culo dei lavoratori, non la firmo nemmeno morto". 4) Nessuno ha ovviamente avvisato delle modifiche al testo i sindacati e i lavoratori, i quali soltanto a destinazione hanno scoperto di essersi fatti due giorni di pullman per nulla. Poi si lamentano che la gente non ha fiducia nei politici. Davvero, le manganellate in fondo non sono più oneste?

Curzio Maltese

Pagina 99
30 10 2014

La trasferta a Roma finita con 4 feriti all'ospedale, le prime pagine dei giornali e un governo sotto accusa ha lasciato il segno sugli operai degli Acciai Speciali-Ast di Terni. Il rientro nel tardo pomeriggio di mercoledì è stato salutato da centinaia di colleghi davanti alle porte della fabbrica, il giorno dopo è tempo di racconti e di bilanci. "Alla prima manganellata che ho preso non c'ho visto più, per fortuna che mi hanno portato via"; "Io in prima fila non ci sono andato, una cosa del genere non l'avevo mai vista"; "Mia mamma davanti alla televisione mi chiamava in lacrime" sono i ricordi che si scambiano gli operai. Le violenze della polizia sono l'argomento principale, nell'attesa di novità su stipendi e trattativa: "Se i nostri nonni ci vedessero verrebbero a prendere a calci noi per primi. In tanti anni di industria a Terni non si erano mai visti operai farsi picchiare" riflette Angelo, mentre le luci notturne della città umbra accolgono gli autobus di rientro da Roma.

Oggi il vice premier e ministro degli interni Angelino Alfano è chiamato alla Camera a rispondere sull'operato delle forze dell'ordine. Contemporaneamente i gruppi parlamentari di Sel, presente ieri in piazza Indipendenza, sta raccogliendo le firme per una mozione di sfiducia individuale contro Alfano: "Non è il nostro primo problema. Ci insegna la storia d'Italia che nessun singolo ha pagato per cose di questo genere. Al massimo troveranno un paio di colpevoli nella polizia e daranno addosso a loro" profetizza Stefano Gargiula, rappresentante delle Rsu Fiom. Più che su Alfano i capanneli di operai che si formano in continuazione chiedono a Gargiula e agli altri sindacalisti aggiornamenti sulla vertenza. Nell'epoca di Whatsup, anche le trattative sindacali hanno un ritmo immediato e le notizie a volte corrono più veloci della realtà.

"Degli stipendi che la Thyssenkrupp ha dichiarato di sbloccare ieri non si è vista ancora traccia e il contratto della ditta appaltatrice che scadeva oggi non è stato rinnovato a 200 dipendenti. Di questo stiamo parlando" spiega Massimiliano, ancora dolorante per una manganellata sulla schiena. C'è chi, come Francesco, vorrebbe tornare a Roma in pianta stabile invece di presidiare la fabbrica, chi si riguarda i giornali e i servizi televisivi di ieri sullo smartphone, chi prova a immaginare come andrà avanti. "Stai a vedere che da Terni è iniziata la rivoluzione" sorride Saverio, fra i più attivi su Facebook dove ricorda che "ci sono persone che hanno pagato due euro alle primarie per poi farsi manganellare da Renzi". L'appartenenza politica scala in secondo piano perché gli operai dell'Ast si sentono abbandonati dalla politica tutta: "Venivo alle manifestazioni con mio padre quando ero bambino e non è mai successo nulla. Dovevo essere picchiato da un governo che si dice di sinistra" dice Gabriele. Su Viale Brin l'attesa di vedere "cosa farà Renzi" si fa sempre più pressante. Tutti sanno che i fatti di Roma hanno chiamato in causa direttamente il premier che non a caso stamani si è presentato all'incontro con i sindacati con il sottosegretario Graziano Delrio e il ministro Federica Guidi.

Il governo si è impegnato a farsi carico della situazione, con l'obiettivo di "far migliorare il piano industriale della Thyssenkrupp insieme ai sindacati" e "portare a casa la vertenza" come ha detto lo stesso Renzi. In mattinata il premier e la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso avevano continuato la polemica a distanza: "Si abbassino i toni e non si strumentalizzi la vicenda" aveva detto Renzi, trovando la risposta di Camusso: "Lui pensi ad abbassare i manganelli e a chiamare il governo tedesco per risolvere la situazione".

L'eco di Roma arriva a Terni, dove questa mattina si vedono un paio di telecamere in più e nessuna macchina della polizia come qualcuno invece temeva. "A Roma eravamo tutti a viso scoperto e nessuno di noi ha provocato. Siamo stati bravi a far capire che non siamo violenti e che vogliamo solo salvare il nostro lavoro" conclude Alessandro. La consapevolezza diffusa è che la giornata di ieri sia stata un punto di non ritorno. La palla è sul campo di Renzi e il suo governo che solo sbloccando la trattativa immobile da tre mesi potranno dire di aver saldato il debito con le acciaierie ternane.

Andrea Milluzzi

In piazza a Roma i lavoratori delle acciaierie di Terni. Landini: "Inaccettabile". Polemiche in Aula. Il bilancio è pesante: tre sindacalisti - Gianni Venturi (coordinatore nazionale), Rosario Rappa e Alessandro Unia (Ast Temi) - e tre operai feriti. [...] Il più grave è Venturi, in osservazione all'ospedale Umberto I.
Rinaldo Frignani, Il Corriere della Sera ...
Nexus
7 giugno2013

Un ombrello di troppo, fra la selva di manganelli, e Terni è tornata all'attenzione dei media nazionali. A seguito di uno scontro fra operai Ast e polizia, lo ius umbrellis è calato impietosamente sul primo cittadino ternano: apriti testa, apriti cielo. Seguendo il trend piddino, il sindaco De Girolamo ha paragonato l'accaduto ai soprusi di #occupygezi, millantando un trascorso di lotta e resistenza. ...

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