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Caro direttore, le sono grato per aver dedicato lo spazio di un'ampia intervista alla lotta al tumore di Emma Bonino. Emma non rinuncia ad esprimere la sua visione politica, ma questa volta è più importante scoprire come affronta quotidianamente una malattia seria come il microcitoma, una forma di tumore del polmone. Cosa pensa, cosa teme, cosa rimpiange, cosa mangia, come si veste.
Umberto Veronesi, La Repubblica ...

Pagina 99
06 01 2014

ANGELA SIMONE

Secondo studi e dati recenti, nel nostro Paese diminuiscono i decessi e aumenta il numero dei pazienti completamente ristabiliti dopo il tumore. E parlare di guarigione, invece che di cura e di sopravvivenza, non è solo un cambio di linguaggio. Questo articolo è parte di un dossier sulla geopolitica del cancro pubblicato su pagina99we di sabato 6 dicembre 2014.

Nonostante sia ancora difficile capire tutti i meccanismi della biologia del cancro – e più precisamente della moltitudine di malattie che possono essere raggruppate nell’universo cancro – curarsi e guarire è una realtà. In Italia, secondo uno studio pubblicato a novembre 2014 sulla rivista scientifica Annals of Oncology, il 25% dei pazienti a cui era stato diagnosticato un tumore tra il 1985 e il 2005 ha le stesse aspettative di vita, considerando sesso, età e zona in cui vive, di chi non si è mai ammalato di tumore, e quindi può considerarsi guarito. La guarigione nello studio è stata anche calcolata per ogni tipo di tumore in termini di valore medio di anni dopo il quale un paziente si può considerare fuori dalla malattia, per esempio otto anni per gli uomini e sette per le donne negli ammalati di tumore al colon-retto.

«Per la prima volta in questo studio siamo riusciti ad aggregare quattro indicatori che descrivono la guarigione dal punto di vista statistico ed epidemiologico, e i dati che abbiamo esaminato per l’Italia sono senz’altro positivi», commenta Luigi Dal Maso, epidemiologo del Centro di riferimento oncologico di Aviano, che ha coordinato lo studio sui dati di oltre 800 mila pazienti italiani raccolti dall’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum). Un trend positivo per l’Italia confermato anche dal recente rapporto 2014 di Airtum con l’Associazione italiana oncologi medici (Aiom) sui numeri del cancro in Italia, che parla di una diminuzione di decessi per cancro del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne, tra il 1996 e il 2014.

Parlare di guarigione, invece che di cura e sopravvivenza, non è semplicemente un cambio di linguaggio, che certo aiuta i pazienti a convivere con la malattia, ma ha anche più ampi significati economici. «Un paziente guarito non ha più bisogno di controlli assidui, pesa meno sul sistema sanitario nazionale che può concentrare risorse e tempo sulla gestione dei nuovi casi o di chi è ancora in cura. Inoltre, chi si ammala di tumore ha difficoltà o è addirittura impossibilitato a stipulare una polizza sulla vita. Il nostro studio ha raggiunto l’interesse di coalizioni di pazienti che ora vorrebbero far aggiungere i nostri parametri per l’accesso e il calcolo dei costi delle assicurazioni nelle indicazioni europee», continua Dal Maso.

Il problema costi è un fattore rilevante nella strada che porta verso la guarigione. «In Italia la ricerca oncologica è all’avanguardia, con professionisti di altissimo profilo sia nella clinica che in laboratorio, e con alcuni centri di eccellenza dotati della strumentazione più avanzata per la chirurgia e la radioterapia. Il nostro neo è l’accesso alle ultime cure, appena uscite dalla sperimentazione, per le lungaggini burocratiche che bloccano il rimborso da parte del sistema sanitario nazionale.

«Per fortuna, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che tratta con l’Agenzia europea per il farmaco per conto del sistema sanitario nazionale sui costi di acquisto dei nuovi farmaci antitumorali, riesce a negoziare i prezzi più bassi di tutta Europa» ci spiega Fortunato Ciardiello – docente di oncologia medica alla Seconda Università di Napoli, dove guida il laboratorio di terapie sperimentali, uno dei centri di eccellenza italiani nella ricerca molecolare nel campo dei tumori solidi, come polmone e colon-retto. «Sulle sperimentazioni in atto, ma solo in fase II e fase III, cioè su un gruppo allargato di pazienti e volontari, invece l’Italia è presente e rappresenta una voce importante e autorevole nella comunità medico-scientifica. Del resto, da 15 anni l’oncologia anche in Italia significa ricerca traslazionale, cioè un cammino che va in due direzioni: sia dal laboratorio al paziente, come classicamente accade, sia raccogliendo indicazioni dalla clinica per affinare la ricerca molecolare, per trovare terapie sempre più mirate, efficaci e con meno effetti collaterali», conclude Ciardiello.

"Un colpo di tosse e qui si pensa al mesotelioma"

Aspettare. Non la giustizia, non più, ma il prossimo funerale. Sapendo che ce ne saranno molti, da qui al 2025. L'unica certezza che resta è che si continuerà a morire. La mattina dopo la sentenza della Cassazione, a Casale Monferrato si riunisce una manifestazione spontanea che percorre le strade e arriva in piazza. 
Gianni Barbacetto, Il Fatto Quotidiano ...

Il Fatto Quotidiano
06 08 2014

Vi racconto la storia di un ex operaio Ilva. E’ di Taranto, è in pensione e ho appena finito di parlare con lui. Ha perso tanto sangue mentre urinava. Gli hanno diagnosticato tramite l’ecografia una “neoformazione” al rene. “Dottore, ho un tumore?”. “Bisogna fare la Tac e lo sapremo”. E’ andato al centro prenotazioni della Asl. Gli hanno detto che è tutto pieno. C’è una fila lunghissima di prenotazioni prima di lui. Quella Tac possono eseguirla non prima del febbraio 2015. Ho potuto vedere le carte della prenotazione.

Ma la situazione poteva essere ancora peggiore.

Infatti, questo ex operaio, per poter richiedere la Tac ha dovuto fare l’ecografia al rene, dalla quale hanno riscontrato la neoformazione. Se avesse richiesto l’ecografia tramite il centro prenotazioni Asl, l’esame sarebbe stato eseguito a dicembre e la Tac avrebbe potuto farla solo a giugno 2015. Questi sono i tempi della sanità a Taranto per casi così importanti e urgenti. Questo accade ad ex operai Ilva che – dopo una vita di lavoro ad alto rischio sanitario – vengono ora parcheggiati in sfiancanti file di attesa con un dubbio: ho un tumore?

Il dubbio si potrà sciogliere solo l’anno prossimo se si rimane nelle strutture sanitarie pubbliche tarantine. Quelle che – tanto per intenderci – dovevano beneficiare dei tanti decreti Salva-Ilva. Decreti che – ribattezzati “Salva-Taranto” dai comunicatori mediatici – avevano sempre l’angoletto dedicato alla tutela sanitaria. Il solito specchietto per le allodole.

Da tempo si conosce la gravità della situazione sanitaria di Taranto. Da tempo era nota l’insufficienza delle strutture sanitarie pugliesi. Da tempo si levano grida di allarme da parte di medici, come il dottor Gennaro Viesti che dichiarava: ”La situazione è drammatica. Non c’è giorno in cui non faccio una diagnosi di tumore”.

Ma, nonostante la drammatica situazione sanitaria, Taranto è una città abbandonata a se stessa, classico esempio di città (e di cittadini) usa e getta.

Erano state promesse fin dalla prima legge Salva-Ilva del dicembre 2012 delle misure aggiuntive di tutela sanitaria: deroghe all’assunzione di personale per la Asl Taranto, al fine di potenziare i servizi sanitari del territorio, dalla prevenzione allo screening.
Però francamente – da questa storia – non si capisce quali effetti concreti possano aver sortito tali promesse.

Alessandro Marescotti

Corriere della Sera
13 06 2014

Il sogno di un padre. Il riscatto di una donna per tutte le donne.

Negli occhi di Maurice Sandouno, 42 anni, medico guineano di Conakry, e Farzana Rasouli, 35 anni, "camice bianco" nella - un tempo - favolosa Herat di Tamerlano, passato e futuro delle loro storie personali si intrecciano al presente incerto di popolazioni antiche e fiere. ...

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