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St. Louis, in scena una guerra di classe

  • Mercoledì, 20 Agosto 2014 10:15 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
20 08 2014

La rivolta di Fer­gu­son, in Mis­souri, sarà un punto di svolta nella lotta con­tro l’ingiustizia raz­ziale, oppure una pic­cola nota a piè di pagina in qual­che tesi di dot­to­rato sulle sol­le­va­zioni civili nei primi anni del XXI secolo?

La rispo­sta può essere tro­vata nel mag­gio del 1970. Avrete sen­tito par­lare della spa­ra­to­ria della Kent State: il 4 mag­gio 1970 la guar­dia nazio­nale dell’Ohio aprì il fuoco sugli stu­denti in pro­te­sta alla Kent State Uni­ver­sity. In 13 secondi di spa­ra­to­ria, sono stati uccisi quat­tro stu­denti e nove sono rima­sti feriti.

Lo shock e il cla­more sfo­cia­rono in uno scio­pero nazio­nale di quat­tro milioni di stu­denti che chiu­sero più di 450 cam­pus. Cin­que giorni dopo la spa­ra­to­ria, 100.000 mani­fe­stanti si riu­ni­rono a Washing­ton: la gio­ventù del paese si mobi­litò ener­gi­ca­mente per porre fine alla guerra in Viet­nam, al raz­zi­smo, al ses­si­smo e alla fidu­cia cieca nelle isti­tu­zioni politiche.

Pro­ba­bil­mente non avete sen­tito par­lare della spa­ra­to­ria a Jack­son State. Il 14 mag­gio, dieci giorni dopo che la Kent State aveva infiam­mato la nazione, alla Jack­son State Uni­ver­sity nel Mis­sis­sippi, in pre­va­lenza nera, la poli­zia uccise a fuci­late due stu­denti neri (un liceale e il padre di un bam­bino di 18 mesi) e ne ha feriti altri dodici.
Non c’è stato alcun cla­more nazio­nale. Il paese non si è affatto mobi­li­tato. Quel levia­tano senza cuore che chia­miamo Sto­ria ha inghiot­tito l’intero evento, can­cel­lan­dolo dalla memo­ria nazio­nale. Se non vogliamo che anche l’atrocità di Fer­gu­son sia inghiot­tita e diventi niente più che un’irritazione inte­sti­nale della sto­ria, dob­biamo affron­tare la situa­zione non solo come un altro atto di siste­ma­tico raz­zi­smo, ma come ciò che è: guerra di classe.

Foca­liz­zan­dosi solo sull’aspetto raz­ziale, la discus­sione diventa se l’assassinio di Michael Brown (o quelli degli altri tre uomini neri disar­mati uccisi dalla poli­zia negli Stati Uniti nel giro di un mese) riguarda la discri­mi­na­zione o se la poli­zia è stata giu­sti­fi­cata. Allora discu­te­remo se non c’è negli Stati uniti tanto raz­zi­smo dei neri con­tro i bian­chi quanto ce n’è dei bian­chi con­tro i neri. (Sì, c’è. Ma, in gene­rale, quello dei bian­chi con­tro i neri ha pesanti con­se­guenze sul futuro della comu­nità nera. Quello dei neri con­tro i bian­chi non ha quasi nes­sun impatto sociale misurabile.) (…)

Que­sto distrae l’America da una que­stione più ampia, cioè che gli obiet­tivi di ecces­siva rea­zione poli­zie­sca sono meno basati sul colore della pelle e più su una cala­mità che è per­fino peg­gio dell’ebola: l’essere poveri. Ovvia­mente, per molti in Ame­rica essere una per­sona di colore è sino­nimo di essere poveri, ed esseri poveri è sino­nimo di essere un cri­mi­nale. Iro­ni­ca­mente, que­sta errata per­ce­zione è vera anche tra i poveri. Ed è quello che lo sta­tus quo vuole.

Il rap­porto sul cen­si­mento degli Usa sostiene che 50 milioni di ame­ri­cani sono poveri. 50 milioni di elet­tori costi­tui­scono un potente blocco se fosse orga­niz­zato nel ten­ta­tivo di per­se­guire comuni obiet­tivi eco­no­mici. Dun­que, è cru­ciale per l’1% più ricco man­te­nere i poveri divisi distraen­doli con que­stioni emo­tive come l’immigrazione, l’aborto e il con­trollo delle armi, in modo che non si fer­mino a chie­dersi come siano stati fre­gati per così tanto tempo. Un modo per tenere divisi que­sti 50 milioni è la disin­for­ma­zione. (…) Secondo il rap­porto del 2012 del Pew Research Cen­ter, solo la metà delle fami­glie ame­ri­cane sono a medio red­dito (meno 11% rispetto agli anni ’70). La cosa scon­vol­gente è che meno che mai gli ame­ri­cani cre­dono nel man­tra dell’American Dream, per cui se lavori duro ce la farai.

*Pub­bli­cato su time.com, tra­dotto da commonware.org

No Muos. La lotta continua...

  • Martedì, 05 Agosto 2014 11:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
GuidaSicilia
05 08 2014

Mentre qualcuno tenta di sabotare il "presidio pacifico" di contrada Ulmo, il Coordinamento regionale dei comitati No Muos cerca adesioni per il corteo del 9 agosto
Riceviamo dal Coordinamento regionale dei comitati No Muos e pubblichiamo...

APPELLO PER L'ADESIONE AL CORTEO NOMUOS DEL 9 AGOSTO A NISCEMI

Nel mese di giugno, Senato e Camera hanno respinto le mozioni presentate dall'intergruppo dei parlamentari per la pace che richiedevano il blocco immediato e totale dell’opera del Muos e un pronunciamento sulla sua incostituzionalità. Il Muos è stato ultimato in violazione di innumerevoli leggi e della costituzione. Le due mozioni sono state rigettate dal parlamento, che ha ceduto ogni sua prerogativa politica al governo italiano, sempre più piegato agli interessi  degli Usa, trasformando la Sicilia in avamposto militare americano e legandoci indissolubilmente alla politica bellica degli Stati Uniti.

Questa vicenda rafforza la nostra comune determinazione e convinzione che è sempre più necessaria una grande opposizione popolare contro le devastazioni territoriali, attraverso il coinvolgimento più ampio possibile e la lotta dal basso.
Inoltre per il 25 novembre è attesa la decisione del Tar di Palermo che dovrà pronunciarsi sulla legittimità delle autorizzazioni all'installazione del MUOS, rilasciate violando il diritto alla salute degli abitanti dell'ampia zona interessata dal fascio di onde elettromagnetiche, ed esponendo ad altissimi rischi la popolazione tutta.

Come attivisti No Muos e del Coordinamento dei Comitati territoriali, dopo aver attraversato un intenso periodo di lotta e di mobilitazione contro la base Us Navy di contrada Ulmo, che ha visto la popolazione niscemese e siciliana impegnarsi duramente e con costanza nella resistenza alla militarizzazione del proprio territorio, e pagando il prezzo di una dura repressione, abbiamo deciso di rinnovare anche quest’anno l’invito a tutte le realtà di lotta contro le devastazioni ambientali, la privatizzazione dei beni comuni, lo sfruttamento e la precarizzazione dei/lle lavoratori/rici, ai/lle militanti pacifisti e antimilitaristi di tutta l’Italia, e del mondo a supportare la nostra estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta e della Sicilia che avrà come momenti centrali il campeggio al presidio No Muos di contrada Ulmo a Niscemi, nelle date che vanno dal 6 al 12 agosto, e il grande corteo popolare che si terrà il 9 agosto, a un anno esatto dall’invasione pacifica della base avvenuta il 9 agosto 2013.

Crediamo inoltre che il nostro appello acquisti ancora più forza in questo momento nel quale a Gaza, in Siria, in Ucraina e in Libia conflitti stanno martoriando i civili, mostrando chiaramente come intere popolazioni soffrano in maniera drammatica le politiche di guerra dell’occidente, col rischio di continuare a trascinare l’Italia in criminali e costose “Missioni Umanitarie” alimentando la spregiudicata e inaccettabile militarizzazione dei nostri territori, delle nostre vite e del Mediterraneo, diventato oramai un gigantesco cimitero di migranti a causa delle politiche razziste della fortezza Europa. Non bisogna arrendersi a chi con arroganza e violenza impone scelte di cui noi pagheremo il prezzo, ammalandoci e diventando nello stesso tempo obiettivo militare e complici di tutte le guerre che gli USA faranno in futuro utilizzando il MUOS.

Oggi più che mai bisogna fermare la guerra e il significato concreto della nostra presenza a Niscemi questa estate sarà quello di autorganizzare una crescente Resistenza popolare per dare il nostro contributo a fermarla nei nostri territori.
Invitiamo tutte le realtà che si riconoscono nella volontà di vivere in una terra libera da strumenti di guerra e di devastazione, ad aderire alla grande manifestazione del 9 agosto a Niscemi.

Intanto, lo scorso sabato pomeriggio, alla luce del sole, il presidio permanente NO MUOS di Niscemi è stato saccheggiato. Ogni oggetto e suppellettile presente dentro la baracca è stato distrutto o reso inservibile. Il vile gesto vandalico sembra rappresentare un chiaro messaggio intimidatorio verso il movimento NO MUOS che si accinge a dare vita al campeggio resistente e alla manifestazione del 9 agosto, e si aggiunge agli altri fin troppo chiari segnali arrivati in queste settimane: dai fogli di via a 29 attivisti, cui è stato proibito di entrare nel territorio di Niscemi, al rifiuto apposto al percorso della manifestazione del 9 dentro la Sughereta, al continuo stillicidio di denunce e convocazioni per attivisti rei di aver preso parte a manifestazioni e iniziative diversi mesi fa.

È evidente che la mobilitazione in atto a Niscemi e in Sicilia fa paura; dal governo americano a quello italiano temono che la spinta dal basso della popolazione e dei comitati possa ulteriormente ostacolare il completamento del programma MUOS, specie in un momento in cui spirano venti di guerra da Nord, da Est e da Sud (Ucraina, Palestina, Libia) in cui gli interessi militaristici USA e italiani sono strettamente coinvolti.

Stranamente l’atto distruttivo del Presidio permanente si è svolto senza che le numerose telecamere e gli altri strumenti di intercettazione ambientale, abbondantemente disseminati dalle forze di polizia attorno alla struttura resistente, abbiano notato nulla. A ognuno di trarre le proprie conclusioni.
Al movimento NO MUOS il dovere di rispondere adeguatamente, di continuare la battaglia, di organizzare al meglio il campeggio di lotta dal 6 al 12 agosto e la manifestazione di giorno 9.

Contropiano
04 08 2014

Nel pomeriggio di sabato 2 agosto, alla luce del sole, il Presidio permanente NO MUOS di Niscemi è stato saccheggiato; ogni oggetto e suppellettile presente dentro la baracca è stato distrutto o reso inservibile. Il vile gesto vandalico rappresenta un chiaro messaggio intimidatorio verso il movimento NO MUOS che si accinge a dare vita al campeggio resistente e alla manifestazione del 9 agosto, e si aggiunge agli altri fin troppo chiari segnali arrivati in queste settimane: dai fogli di via a 29 attivisti, cui è stato proibito di entrare nel territorio di Niscemi, al rifiuto apposto al percorso della manifestazione del 9 dentro la Sughereta, al continuo stillicidio di denunce e convocazioni per attivisti rei di aver preso parte a manifestazioni e iniziative diversi mesi fa.

È evidente che la mobilitazione in atto a Niscemi e in Sicilia fa paura; dal governo americano a quello italiano temono che la spinta dal basso della popolazione e dei comitati possa ulteriormente ostacolare il completamento del programma MUOS, specie in un momento in cui spirano venti di guerra da Nord, da Est e da Sud (Ucraina, Palestina, Libia) in cui gli interessi militaristici USA e italiani sono strettamente coinvolti.

Per questo, azioni repressive “legali” e “illegali” vedono protagonisti magistratura, forze di polizia e manovalanza malavitosa, unite dal comune obiettivo di spianare la strada all’invasore americano, e di mettere a tacere con ogni mezzo l’opposizione che da anni resiste in contrada Ulmo e in paese ad uno dei più potenti progetti bellici che abbia mai interessato il territorio italiano.

Stranamente l’atto distruttivo del Presidio permanente si è svolto senza che le numerose telecamere e gli altri strumenti di intercettazione ambientale, abbondantemente disseminati dalle forze di polizia attorno alla struttura resistente, abbiano notato nulla. A ognuno di trarre le proprie conclusioni.

Al movimento NO MUOS il dovere di rispondere adeguatamente, di continuare la battaglia, di organizzare al meglio il campeggio di lotta dal 6 al 12 agosto e la manifestazione di giorno 9. Ogni atto repressivo, ogni provocazione, ogni intimidazione ci conferma di essere nel giusto e ci rafforza nella convinzione di portare sino in fondo questa lotta, fino allo smantellamento del MUOS e della base NRTF, per una Sicilia senza basi di morte, per un mondo senza guerra.

Globalist
01 08 2014

Le immagini che compaiono sulle banconote americane potrebbero in un futuro prossimo non essere più a esclusivo appannaggio degli uomini. Ma presto le cose potrebbero cambiare. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha ricevuto infatti una lettera da parte di una ragazza che gli ha chiesto come mai nessuna donna compariva sui biglietti verdi.

La giovane gli ha anche inviato una lista di personalità femminili a suo parere adeguate, e il presidente, secondo quanto riportato da The Hill, ha risposto: «Ho pensato che è una buona idea».

Secondo la zecca degli Stati Uniti, l'attivista Susan B. Anthony è stata la prima donna a comparire su una moneta in circolazione in America nel 1979, sotto l'amministrazione Carter, mentre l'unica ad essere apparsa su una banconota - un dollaro d'argento certificato - è stata la prima first lady, Martha Washington, alla fine dell'Ottocento.

Dopo la battaglia sull'Obamacare sulla copertura assicurativa per le pratiche anticoncezionali per i propri dipendenti, adesso se ne sta per aprire un'altra, altrettanto dura in tema di impiego: anche le associazioni religiose che sono federal contractor e hanno un giro d'affari oltre i 10 mila dollari dovranno assumere, senza discriminazioni, anche gay, lesbiche, transgender e bisessuali. ...

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