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Il Fatto Quotidiano
24 07 2014

Due ore. Centoventi minuti. Di lamenti e rantoli. Così è morto Joseph Wood, detenuto dell’Arizona, condannato alla pena capitale per aver ucciso nel 1989 la fidanzata e il padre. Il cocktail letale che avrebbe dovuto ucciderlo in pochi minuti, però, non ha funzionato come avrebbe dovuto, dopo che la sentenza contro di lui era stata confermata dalla Corte Suprema e gli addetti avevano dato il là alle procedure.

Due ore di agonia, si diceva, durante le quali i suoi legali hanno presentato un appello d’emergenza dopo aver visto il loro assistito ansimare. L’esecuzione è iniziata alle 13.52 locali e Wood – afferma l’ufficio del procuratore generale dell’Arizona, Tom Horne – è stato dichiarato morto alle 15.49, un’ora e 57 minuti dopo che l’esecuzione è iniziata. Il condannato, un’ora e 10 minuti dopo che l’iniezione era stata effettuata, ancora respirava e si muoveva, agitandosi, rantolando e ansimando: i suoi legali hanno presentato, mentre l’esecuzione era in corso, un appello d’emergenza per fermarla.

Il caso aveva già fatto discutere ed è stata la Corte Suprema nelle scorse ore a sciogliere i dubbi e dare il via all’esecuzione. Una corte d’appello infatti l’aveva sospesa in seguito alla richiesta dei legali di Wood di conoscere il cocktail letale che sarebbe stato iniettato all’uomo e i nomi della case farmaceutiche che li producono. L’episodio alimenterà il dibattito in atto sulle iniezioni letali in seguito a due altre controverse esecuzioni. Gli Stati in cui la pena di morte è in atto non voglio rivelare i dettagli sui medicinali usati nelle iniezioni letali.

Il corpo senza vita è di Angel Diaz, ucciso nel 2006 nel braccio della morte di un carcere della Florida da un'iniezione letale i cui componenti sono considerati, proprio nella patria del liberismo, segreto di Stato. ...
Il tutto si è consumato nel giro di pochi istanti, a Los Angeles. Una donna di origini afroamericane, probabilmente in stato confusionale, tenta di attraversare una strada piantonata da pattuglie, nemmeno un richiamo, un agente corre verso di lei e si lancia in un placcaggio in stile football ...

Ecco le 70 bombe nucleari in Italia

  • Giovedì, 03 Luglio 2014 12:46 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO
L'Espresso
2 luglio 2014

C'è un angolo della provincia di Brescia dove la Guerra Fredda non è mai finita. Negli hangar dell'aeroporto di Ghedi ci sono ancora oggi caccia italiani pronti al decollo per andare all'attacco con bombe nucleari sotto le ali. Incredibile? Non è la sola rivelazione sull'arsenale atomico attivo nel nostro Paese.

Negli Usa le cure ai gay per diventare 'etero'

  • Martedì, 01 Luglio 2014 10:25 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
01 07 2014


Con diciannove stati in cui il matrimonio fra persone dello stesso sesso è legale e 31 stati in cui è intervenuta la legge a dichiarare incostituzionali i divieti esistenti in tal senso. Con un presidente che, in particolare negli ultimi tre anni, ha fatto dell’eguaglianza dei diritti uno dei punti centrali della sua amministrazione. Con un’opinione pubblica sempre più critica verso le discriminazioni basate sulle scelte sessuali, gli Stati Uniti sembrano, a uno sguardo superficiale, una “terra promessa” per la comunità gay, lesbica e transessuale.

E, per certi versi, lo sono: matrimonio, adozioni, carriera non sono più miraggi riservati agli eterosessuali, tanto che anche molte aziende se ne sono accorte e hanno cominciato a rappresentare, nei loro spot pubblicitari, famiglie diverse da quelle “tradizionali”, dove per tradizionale si intende “alle quali siamo abituati” perché composte da un uomo e una donna.

La realtà, tuttavia, è meno rosea. Soprattutto quando si scopre che in soli due stati, la California e il New Jersey, sono state vietate le cosiddette “terapie per la conversione dei gay” che, invece, in tutti gli altri, sono ammesse e perfettamente legali. “Ho perdonato mia madre e mio padre perché loro erano convinti di fare ciò che dovevano per “salvare” un figlio dalla perdizione”, dice Samuel Brinton, 26 anni, laureato in Ingegneria Nucleare ad Harvard e uno dei più ascoltati attivisti del movimento LGBT che, per un anno, quando viveva in Kansas, è stato sottoposto a terapie che dovevano “curare” la sua omosessualita’.

Figlio di un missionario battista, Samuel si era ritrovato in ospedale, per la prima volta, mentendo sull’origine del suo “incidente”, dopo che suo padre, al quale aveva rivelato di provare attrazione sessuale per un suo compagno di scuola, lo aveva colpito duramente. Le “punizioni” corporali erano durate per un po’ facendo salire la quota dei suoi ricoveri di urgenza a sei; perciò la scelta era caduta sulle soluzioni che garantivano la “restituzione” di un figlio modello, purificato dal suo peccato.

La terapia, una vera e propria tortura legalizzata, era iniziata con un periodo durante il quale a Sam veniva ripetuto, quotidianamente, che lui era l’ultimo gay rimasto vivo perché il governo li aveva uccisi tutti e lo stesso avrebbe fatto con lui se lo avesse scoperto; per spaventarlo ulteriormente lo convinsero anche che era malato di AIDS.

Contestualmente, il ragazzo era stato sottoposto ad una terapia “fisica” che associava immagini “peccaminose” con il dolore: Sam, infatti, mentre guardava foto di uomini in atteggiamento affettuoso era costretto a stringere fra le mani cubetti di ghiaccio o cose bollenti. “Ancora oggi" racconta nei suoi incontri pubblici "quando stringo la mano ad un uomo sento una certa sofferenza”. Venne poi il tempo del “mese dell’inferno” in cui gli venivano conficcati quotidianamente degli aghi nelle dita per mandargli scariche elettriche ogni volta che i suoi occhi si trovavano di fronte ad immagini “proibite”. La vista di un uomo e una donna in atteggiamenti intimi non produceva nessun effetto negativo, ovviamente.

La storia di Sam si evolve quando, disperato, decide di lanciarsi dal tetto di casa. “Tutto il dolore che subivo, però" dice Sam "mi aveva fatto capire che morire non era coì semplice e che lanciarsi dal tetto avrebbe potuto significare anche solo procurarsi una sofferenza ancora più atroce”. Da lì la decisione di “fingersi guarito” per convincere i genitori a fargli smettere le terapie: dopo circa dieci anni, Sam, sentendosi abbastanza forte, fa “coming out” e viene cacciato di casa.

“Ho provato a ritornare per vedere i miei fratelli" dice "ma mio padre ha minacciato di uccidermi e allora ho smesso di insistere”. Anche in occasione del Gay Pride di domenica scorsa, Sam ha ricordato via Facebook l’inutilità delle terapie di “conversione” che però restano una triste e pericolosa realtà in quasi tutto il paese.

E se l’Illinois e lo stato di New York sembrano essere vicinissimi a una risoluzione sul modello della California e del New Jersey, i repubblicani del Texas hanno adottato, un paio di settimane fa, una piattaforma che include il sostegno per le terapie che mirano a “convertire gli omosessuali in eterosessuali”. Grazie al voto dei circa diecimila accorsi, come ogni anno, a Fort Worth alla convention repubblicana, la possibilità di “curare” i gay dall’essere omosessuali dovrebbe diventare un punto centrale della campagna presidenziale del 2016.

Ovviamente, per evitare di incorrere in qualche stop da parte della Corte Suprema, Cathie Adams, presidente del Forum conservatore “Texas Eagle”, precisa che “nulla è obbligatorio ma le terapie devono essere disponibili se scelte dal paziente”. Pazienti, ricordiamo, quasi sempre minori di diciotto anni, che come Samuel, non possono scegliere un bel niente e subiscono torture che neppure una vita lunga e felice potrà mai del tutto cancellare.

E siccome i repubblicani del Texas, come il padre di Samuel, picchiano duro ma solo “in nome di Dio e dell’amore”, hanno anche deciso di contestare le decisioni della California e del New Jersey perché “limitative” della libertà personale.

Poco importa, evidentemente, che le maggiori organizzazioni per la tutela della salute mentale abbiano espresso dura condanna, in maniera ufficiale, di queste terapie che, sottolineano, non si basano su nessun dato scientifico che ne supporterebbe la “validità o la sicurezza”.

“Le terapie per la conversione dei gay" ha dichiarato intanto un portavoce del governatore, Andrew Cuomo "sono una pratica oscena e discreditata che non può trovare posto nello Stato di New York”. L’Assemblea di Stato ha passato la regolamentazione che le renderebbe illegali ma i repubblicani, che controllano il Senato, ne hanno bloccato la votazione in aula. Non tutto, però, è ancora perduto. La battaglia continua e “io sono pronto a firmare la legge”, ha reso noto Cuomo.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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