LE RIVISTE MASCHILI USANO LA STESSA RETORICA DEGLI AUTORI DI REATI SESSUALI

da Cordis
13 dicembre 2011

Le riviste maschili, rivolte specificamente a giovani uomini eterosessuali, sono da tempo al centro di discussioni: l'immagine che danno della donna è spesso controversa e desta preoccupazione in molti ambiti.
Adesso alcuni ricercatori del Regno Unito hanno condotto uno studio che dà corpo a queste preoccupazioni, mostrando che il linguaggio usato in queste riviste ha delle caratteristiche in comune con il linguaggio usato degli autori di reati sessuali e contribuisce all'oggettificazione della donna.

Anche se si è lavorato molto per studiare l'effetto che queste riviste hanno sui bambini, molti negozi li mettono in alto fuori dalla vista immediata, poca attenzione è stata prestata a come i messaggi contenuti in queste riviste influenzano il pubblico cui si rivolgono e le donne stesse, che sono poi l'argomento principale del loro contenuto. La ricercatrice principale, dott.ssa Miranda Horvath, della Middlesex University, spiega: "Molto del dibattito sulla regolamentazione delle riviste maschili si è occupato di come queste influenzano i bambini ma si è detto poco sull'influenza che hanno sul pubblico cui si rivolgono, i giovani uomini e le donne con cui questi socializzano."

Il team, formato da ricercatori della Middlesex University e dell'Università del Surrey, ha presentato gli argomenti dello studio con descrizioni di donne tratte da quattro delle riviste maschili più diffuse nel Regno Unito e commenti sulle donne fatti da stupratori detenuti. La maggior parte delle persone che hanno preso parte allo studio non erano in grado di distinguere le citazioni prese dalle riviste dalle citazioni dei detenuti per stupro.

Questi preoccupanti risultati suggeriscono che il sessismo e l'oggettificazione della donna diventa normale se appare in riviste popolari e ampiamente disponibili.

Pubblicati sul British Journal of Psychology, i risultati rivelano che degli uomini che hanno preso parte allo studio, un campione randomizzato di 96 soggetti di età compresa tra 18 e 46 anni si è identificato di più con i commenti fatti dagli stupratori che non con le citazioni tratte dalle riviste maschili.

I ricercatori hanno chiesto anche a un gruppo distinto di donne e uomini di età compresa tra i 19 e i 30 anni di dare un voto alle citazioni in termini di quanto fossero denigratorie e di cercare di identificare la fonte delle citazioni. Sia gli uomini che le donne hanno classificato le citazioni delle riviste maschili come più denigratorie, ma in generale hanno avuto difficoltà a determinare a quale gruppo appartenessero le citazioni.

La dott.ssa Hovarth commenta: "Siamo rimasti sorpresi nel vedere che i partecipanti si identificavano di più con le citazioni degli stupratori e siamo preoccupati che le strategie di legittimazione che gli stupratori usano quando parlano delle donne siano più familiari a questi giovani uomini di quanto ci aspettassimo. Queste riviste contribuiscono alla legittimazione dei comportamenti e degli atteggiamenti sessisti e devono essere più responsabili nel modo in cui descrivono la donna, sia con le parole che con le immagini. Danno l'impressione che il sessismo sia accettabile e normale - quando invece dovrebbe essere rifiutato e contrastato. Gli stupratori cercano di giustificare le loro azioni suggerendo che sono le donne a provocare gli uomini o che vogliono fare sesso anche se dicono di no. C'è chiaramente qualcosa che non va se le persone pensano che il tipo di linguaggio usato nelle riviste maschili potrebbe venire da un detenuto per stupro."

Un altro degli autori dello studio, il dott. Peter Hegarty dell'Università del Surrey, dice:
"Fondamentalmente ci si preoccupa che il contenuto di queste rivisti normalizzi il trattamento delle donne come oggetti sessuali. Non siamo guastafeste o bigotti che pensano che non ci dovrebbe essere informazione sul sesso per i giovani, ma ci chiediamo se gli adolescenti e i giovani siano meglio preparati a una vita amorosa e sessuale appagante quando considerano normale un immagine della donna che è inquietantemente simile a quella riflessa nel linguaggio dei colpevoli di reati a sfondo sessuale."

Lo studio mette in luce l'importanza di educare i giovani sul sesso in modo che non debbano basarsi sull'immagine distorta e patinata del sesso creata dagli editori delle riviste maschili. Lo studio è un invito rivolto a questo settore di comportarsi con responsabilità e rivedere le proprie posizioni.

Anna van Heeswijk, manager delle campagne per OBJECT, un gruppo attivista per i diritti umani che si oppone all'oggettificazione della donna, suggerisce che non c'è mai stato un momento migliore di questo, è in corso infatti un esame profondo della stampa nel Regno Unito, perché questo avvenga. Spiega: "Se vogliamo veramente che si metta fine alla discriminazione e alla violenza contro le donne e le ragazze, dobbiamo contrastare gli atteggiamenti e i comportamenti ad esse associati. Questo significa intervenire sulle pubblicazioni che li promuovono. L'Inchiesta Leveson sta attualmente esaminando la cultura e l'etica della stampa. Questi allarmanti risultati dimostrano inequivocabilmente il bisogno che l'immagine della donna sia inclusa nelle competenze di questa inchiesta. Adesso è il momento di agire."

Per maggiori informazioni, visitare:
British Psychological Society (BPS)

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