LA PROSTITUZIONE AI TEMPI DEL COLERA

di Oria Gargano

Era già abbastanza complicato parlare della prostituzione in sé – ovvero di quella definita con vistosa iperbole “liberamente scelta” –, era già abbastanza impervio districarsi tra i pareri libertari e quelli abolizionisti, comprendere l’ottica neoliberista/postfordista e quella moralizzatrice, cercare di comunicare decentemente con gli uomini clienti e con gli uomini critici verso le manifestazioni della mascolinità, con le femministe negazioniste e con  quelle possibiliste, con i cattolici e con le cattoliche, con i sexworkers di ogni identità sessuata….

Era già abbastanza sfiancante cercare di opporsi alle logiche degli attuali policymakers, che con decreti e ordinanze a livello centrale e decentrato vogliono eliminare dalle strade lo sconveniente spettacolo offerto dalle persone prostitute/prostituite, senza prendere in esame il problema mondiale del traffico degli esseri umani a scopo di sfruttamento…

Era già abbastanza impegnativo ed inane lo sforzo di centrare il dibattito sulla oggettificazione/decerebralizzazione/mercificazione del corpo delle donne nel discorso mediatico pubblico, e ridefinire l’acquisto di servizi di sottomissione sessuale come pratica di potere di un genere sull’altro, come riprova estrema di un sistema valoriale costruito sull’immaginario erotico maschile e basato sulla negazione del valore della relazione paritaria e libera tra uomini e donne…

Ci mancavano le imprese del primo ministro, con tutto il dibattito che si portano dietro,  a rendere il quadro ancora più complicato, e la percezione sociale della prostituzione in sé ancora più confusa, con esiti che si rivelano estremamente pericolosi.

A differenza di quanto è accaduto per altri scandali che hanno coinvolto Berlusconi, in questa occasione il dibattito tra i diversi schieramenti non è centrato tanto su lui, per difenderlo o accusarlo utilizzando motivazioni che riguardano unicamente il suo comportamento, e sostenendo o negando la veridicità delle accuse formulate nei suoi confronti. Questa volta Berlusconi diventa il modello attraverso il quale affermare o negare valori che coinvolgono tutti, quali la prostituzione, la liceità di misurare il proprio potere attraverso il possesso di corpi e di prestazioni, il “compito”  delle donne dentro a quel problema e dentro alla società tutta. Riprova estrema, se ce ne fosse bisogno, del ruolo di compensazione delle frustrazioni e di modello di successo assunto da Berlusconi, del quale molti (troppi) ammirano l’arroganza, il disprezzo delle regole, la ricchezza comunque accumulata e la tracotanza nello sperpero.

In questo coacervo di involuzioni culturali alle donne è toccata l’unica rappresentazione possibile: quella più rozza. Anche in questo caso, pescando nel torbido nascosto dentro alle coscienze e “sdoganandolo”. Dando orrenda decenza ad un desiderio sessuale maschile che  Adriana Cavarero  definì, anni fa, come smania dell’ uomo di “possedere una donna oscena e scatenata, un essere dalla sessualità perduta completamente opposto alla sessualità delle donne che lo accudiscono”, e come illusione di essere “così affascinante e così capace di far godere, da far sì che lei non possa non essere soddisfatta”.

Quanti anni sono passati da quando gridavamo nelle piazze “Non più puttane non più madonne finalmente solo donne”? Quanto drammaticamente siamo tornate indietro?  

Oggi  arriva a compiutezza la restaurazione dei valori più vetusti riciclati in forma “emancipatoria” nella didattica televisiva inventata da Berlusconi ma copiata da molti (troppi): era già tutta lì, nei reggiseni aperti come per boutade da ragazze  sorridenti in Drive In, era la donna della pornografia decontestualizzata dal clima inquietante del vizio solitario, cupo e vergognoso e riciclata in chiave moderna e spregiudicata. Poi, l’uomo delle tette allegre scese in politica, proprio quando sembrava che un’era davvero moderna potesse avere inizio, e tra barzellette sessiste, battute esaltanti ogni stereotipo ed ostentato disprezzo per regole, istituzioni e storia  convinse molti (troppi) che tutto è lecito se ce se lo può permettere, e che ogni desiderio è legittimo.

Potevano le donne rimanerne fuori? Alle donne è stato riservato un ruolo fortemente accessorio, e l’avvenenza è stata enfatizzata come unico loro valore – anche attraverso la ridicolizzazione di quelle che non rispondono ai canoni estetici accettati.  Alle belle è stato proposto quale progetto di promozione l’essere messe tra gli oggetti di lusso degli uomini potenti, come la barca, la fuoriserie o il suv.  Offerte per compiacere, comprare o premiare, come i fringe benefits. Provate e raccomandate, se del caso, agli altri del clan in fraterna goliardia. Ricompensate con molto denaro, e, solo alcune, con carriere politiche. De-personificate, tutte le altre,  al punto di diventare lo sfarzo più invidiabile del più ricco e potente, che le interscambia tra loro come fossero cravatte.

Colpevoli e corruttrici,  ora che tutti i mass-media  le inseguono per ascoltare i loro discordanti racconti sui rapporti col premier, e molti (troppi) giustificano lui e condannano loro. D’altronde nella storia è sempre successo così: la prostituzione è stata organizzata per il piacere degli uomini e a salvaguardia dell’onore della famiglia, per  indirizzare l’incontenibile pulsione maschile allo stupro su donne che non appartenevano a nessuno, perché non erano figlie sorelle mogli, e dunque erano di tutti.

E tutte le epoche hanno espresso leggi rigide per salvaguardare l’onore della famiglia, la certezza della figliolanza e il diritto sovrano dell’uomo, munito a tale scopo di impunità, bordelli, morale sessuale elastica e approvazione sociale incondizionata. E stigma sociale, punizioni, anatemi e disprezzo contro le prostitute, che di quel sistema di controllo e mantenimento dell’ordine morale erano (sono?) uno dei pilastri. Cerchiamo di rimettere la storia vera al centro di questa orribile questione, cerchiamo di rimettere il focus sugli uomini che  comprano le donne o che reputano normale comprarle, cerchiamo di elaborare altri racconti ed altre rappresentazioni del corpo delle donne, che oggi è più che mai  “luogo pubblico”, parafrasando il titolo di un bel libro di Barbara Duden.

Presidente di BE FREE Cooperativa sociale contro tratta violenze discriminazioni
Altro in questa categoria: SE PROVASSIMO A CAPIRE LE ESCORT? »
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook