SE PROVASSIMO A CAPIRE LE ESCORT?

di Ritanna Armeni, Gli Altri 28 gennaio 2011

Chi sono le ragazze di Arcore? Prostitute avide ed interessate? Giocose compagne di serata del premier? Povere donne costrette a vendere il loro corpo per bisogno? E ancora: sono il simbolo del disprezzo che Berlusconi dimostra per le donne? Sono il modello femminile negativo al quale è giusto ribellarsi per il bene delle nuove generazioni? Sono, come ha detto finemente Paolo Floris D’Arcais, delle “troie” che hanno nelle loro mani il governo? Oppure semplicemente delle donne libere che autonomamente  scelgono di fare il mestiere più antico del mondo?

Tante le domande che in queste settimane di ennesimo sexgate berlusconiano si sono affollate nella testa di molti, sui giornali e nei dibattiti televisivi.
Proviamo anche noi a dare una risposta.

Intanto è evidente che le partecipanti ai festini di Arcore  non sono vittime, povere ragazze costrette per bisogno, a vendere il proprio corpo
Sono, se mai, qualcosa di più grave e preoccupante. Se il rapporto uomo donna, come si ripete oramai persino noiosamente, indica il grado di civiltà di una società,  anche la prostituzione, che è un modo antico e  mai sradicato di  rapporto fra i due sessi, indica  il carattere  della società in cui viviamo. E loro, quelle ragazze sono assai diverse dalle prostitute di un passato recente e meno recente.

Le prostitute prima degli anni 50,  prima della legge Merlin, esercitavano nei bordelli controllati dallo Stato che, con la sua presenza, legittimava il rapporto mercenario con gli uomini. Erano ragazze povere, sfruttate emarginate dalla società perchè “puttane” ma con un ruolo importante per il maschio di quegli anni. Rappresentavano  la conferma di una virilità di cui si voleva essere sicuri. I padri portavano i figli nei bordelli come rito di iniziazione. I ragazzi che andavano al fronte sperimentavano insieme alla guerra il sesso con la prostituta. Sfruttamento e mito del corpo femminile si incrociavano negli squallidi bordelli di provincia, nelle pensioni degli angiporti. Chiamarle “puttane” indicava la loro collocazione fuori dalla società per bene, ma non erano “troie”, nome che ha sempre avuto una connotazione negativa e  profondamente misogina. Le “troie”, infatti, nella mentalità maschile, non si limitano a vendere il loro corpo, perché  il bisogno le costringe, ma usano quel mercimonio per altri fini, approfittano del loro rapporto con gli uomini per accaparrarsi una fetta di potere e per esercitare un dominio sull’uomo. Si può essere “troie” anche se non si sta in un bordello. La parola tutt’altro che neutra contiene insomma una bella dose  di paura e un disprezzo  che non c’è nella parola “prostituta”, né nella parola “puttana”.

Quando i bordelli sono stati chiusi la prostituzione si è svolta per strada e sono subentrati i protettori, i “magnaccia”. Ancora emarginazione e schiavitù ma a quelle donne è stato fatto  intravedere uno spicchio di libertà. C’era l’uomo sfruttatore certo, ma c’era anche la possibilità di esercitare quel mestiere più liberamente. Anche il linguaggio negli anni Sessanta e Settanta è cambiato. Non si parla più solo di prostitute o puttane, ma di “ragazze squillo”. Non sono solo per strada, ma ricevono in appartamenti confortevoli, magari pagati dai clienti più assidui. Si possono chiamare al telefono per chiedere  un appuntamento.

Le ragazze squillo sono le precorritrici di quelle che, in tempi più recenti, sono state chiamate escort. Queste ultime fanno le prostitute, ma in modo autonomo. Possono essere ricche, frequentano le feste, gli hotel a cinque stelle, viaggiano con i loro clienti. Possiamo dire che la prostituzione ha riscattato se stessa eliminando emarginazione, povertà e sfruttamento? Le escort potrebbero farlo pensare. E in modo diverso possono farlo pensare le organizzazioni delle prostitute che negli anni 80 hanno chiesto un riconoscimento e una sindacalizzazione. Ma il mondo globalizzato ha portato nei paesi occidentali  migliaia di giovani donne straniere, dominate dai racket, loro sì vere e proprie schiave, perseguitate dagli sfruttatori, dalle leggi sempre punitive, e dalla polizia. Anche loro sono prostitute della modernità. E tuttavia le escort rappresentano un salto perché sono accolte nel mondo del privilegio. Rispetto alle donne che esercitavano nei bordelli non hanno il compito di  confermare la virilità dei loro clienti, piuttosto quello di dimostrarne  il potere e i soldi. Un uomo che va in giro con una escort giovane e carina non dice  solo della sua potenza sessuale, ma del suo potere economico. La escort ha bellezza e giovinezza, spesso anche cultura, buone maniere e uso di mondo l’ uomo ha denaro e potere.  È possibile lo scambio se non paritario con le sembianze della parità. Il mercato, ideologia dominante dell’ultimo trentennio, ha dettato legge anche nella prostituzione.

E veniamo all’oggi, a quelle ragazze di Arcore che tanto scandalo hanno suscitato quasi fossero eccezioni della immoralità di Silvio Berlusconi. E’ evidente che per loro la prostituzione non è una condizione esterna che subiscono e che  sono assolutamente consapevoli quando si prestano al gioco erotico di vecchi potenti per avere in cambio  denaro. Ma c’è di più. È altrettanto chiaro che da quegli uomini anziani a cominciare da Silvio Berlusconi, sono coinvolte.  Li apprezzano,  condividono le loro stesse priorità, desiderano  adeguarsi ai loro stili di vita, nutrono gli stessi desideri. Non c’è solo uno scambio di denaro come per le vecchie prostitute, per le squillo e neppure uno scambio realizzato ai più alti gradi del lusso. C’è una condivisione che  le porta a difendere quei rapporti come buoni, quello scambio come un modo di realizzarsi in un confuso mondo che contempla lo spettacolo e la politica, la gratitudine per l’uomo che promette e il cinismo col quale quelle promesse vengono estorte. Le donne pagate insomma  sono pienamente coinvolte nel mondo degli uomini paganti. E con loro le loro famiglie contente se le figlie si prostituiscono, tifose nella gara per attirare il benvolere del vecchio, del maschio (del premier nelle ultime vicende)  e quindi affermarsi in un mondo attraente e  luccicante.

Quello scambio, così diverso dal passato indica  un aspetto del berlusconismo, è un’altra ennesima dimostrazione di quanto  esso sia penetrato profondamente nella società italiana e non solo nella sfera  economica e istituzionale, ma anche nella cultura, nelle relazioni fra le persone,  nel rapporto fra i sessi. Le ragazze di Arcore sono interne a questo cambiamento, come lo sono le loro famiglie. Fare del moralismo nei loro confronti lascia il tempo che trova. E’ un ennesimo errore di una sinistra incapace di andare oltre l’indignazione dell’antiberlusconismo di maniera.
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